Cantù-Scafati, la sala stampa di gara 4 finale

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Cantù batte Scafati in Gara 4 e forza la serie alla bella. Di seguito le parole dei due coach.

Coach Alessandro Rossi: «Complimenti a Cantù per la vittoria e complimenti ai miei ragazzi per non aver mai lasciato nulla di intentato in questa gara 4, nella quale, pur essendo imprecisi, non abbiamo lasciato nulla di intentato al caso, giocando con grande orgoglio e spirito di sacrificio, senza mai disunirci, neppure nelle difficoltà. Abbiamo avuto un grave passaggio a vuoto a cavallo tra i due tempi, che alla fine ci è costato caro. C’è rammarico, perché potevamo fare meglio tante cose, ma usciamo comunque a testa alta. Ora dobbiamo recuperare le  energie fisiche e mentali, per presentarci al PalaMangano nelle migliori condizioni possibili».

Così coach Marco Sodini al termine della partita: «Che questa non sarebbe stata una partita bella ve lo potevo mettere per iscritto. Devo dire che abbiamo fatto una fatica incredibile, specialmente nel primo tempo, a tenere gli uno contro uno, cosa che non era mai successa. Nemmeno nelle due partite giocate a Scafati, avevamo preso delle penetrazioni dritte come ci è successo stasera, soprattutto a cavallo tra la fine del 1° quarto e l’inizio del 2° quarto. Dopodiché, siamo stati, secondo me, poco bravi a chiuderla nel 3° quarto quando, per cinque possessi consecutivi, abbiamo regalato falli e tiri liberi gratuiti quando già eravamo in bonus. Altrimenti la partita doveva essere chiusa prima. Detto questo, sapete che sono obiettivo e devo dire che ci hanno fatto penare anche oggi con un americano fuori e uno che ha giocato sei minuti. Loro sono bravissimi. Noi dobbiamo sapere che abbiamo fatto esattamente quello che volevamo fare, però dobbiamo essere altrettanto consapevoli come squadra se vogliamo ambire a quella che sarebbe un’impresa eccezionale. Laggiù è un campo che da 29 partite non viene mai violato e loro ci stanno picchiando senza mollare di un centimetro. Avremo, dunque, bisogno di avere la miglior pallacanestro che possiamo produrre. Come l’ambiente nostro, in Gara 3 e Gara 4, è stato assolutamente determinante, noi dovremo essere bravi, ma anche consapevoli, di quello che andiamo ad incontrare perché, nelle prime due partite, in quel contesto lì, non siamo stati in grado di competere. Dobbiamo, quindi, certamente avere la consapevolezza di quello che succede. Noi siamo stati bravi perché, partita vita o morte, l’abbiamo vinta e, ancora, partita vita o morte, l’abbiamo di nuovo vinta. Siamo arrivati a Gara 5, l’ultima partita dell’anno: l’ultima volta che ci siamo visti vi ho detto che dovevamo dimenticare immediatamente Gara 3, adesso, invece, vi dico che dobbiamo assolutamente ricordare tutte le cose che funzionano contro di loro e ricordare, ancor di più, quelle che invece non funzionano. Queste ultime le dobbiamo escludere il più possibile da una partita che sarà ancora più difficile di questa. Noi dobbiamo andare a fare un’impresa per vincere in casa loro, un’impresa che nessuno ha mai fatto. Mi sento che lo possiamo fare? Sì. Però, lo ribadisco, dobbiamo andare consapevoli che è una impresa. Se pensiamo di andar lì e che possiamo giocare “easy” e permetterci di concedere falli in bonus, lasciar prendere rimbalzi in attacco, far prendere rimbalzi da tiro libero, bene, per vincere quella partita lì, non possiamo permettercelo. Martedì non vincerà la squadra che giocherà meglio, vincerà la squadra che farà meno errori e, noi, non possiamo fare l’errore capitale di non sapere che andiamo in un posto che è l’inferno, sportivamente parlando. C’era un carro del Carnevale di Viareggio intitolato “Si va a morire e poi si torna”, noi cercheremo di tornare».

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