DNA Gold Review – Le otto pretendenti alla A e le escluse ai raggi X

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Mai come quest’anno, i playoff della seconda serie nazionale (quest’anno denominata DNA Gold), presentano equilibrio ed incertezza. Andiamo ad analizzare, squadra per squadra, i possibili temi di questa post-season che partirà nel weekend.

AQUILA BASKET TRENTO

PERCHÉ PUÒ VINCERE – In assoluto, si è dimostrata la squadra più compatta e quadrata, come ben testimonia il primo posto finale. I momenti di sbandamento durante l’anno sono stati davvero pochi (mai due sconfitte in fila), una continuità di rendimento che in assoluto nessun’altra squadra è riuscita a mantenere nell’arco del torneo. L’Aquila può contare inoltre su un gruppo rodato ed abituato a vincere: due anni fa il trionfo in DNA, l’anno scorso una stagione di altissimo livello da neopromossa, con la vittoria in Coppa Italia e le semifinali playoff. Avere un centro come Pascolo (il miglior lungo del torneo) è un’arma in più, e non va dimenticato il fattore campo a favore in tutte le serie di questi playoff: un vantaggio importante, considerando che gli uomini di Buscaglia hanno vinto 13 gare interne su 15 (striscia aperta di sei in fila).

PERCHÉ NON PUÒ VINCERE – I ritmi forsennati dei playoff richiedono rotazioni lunghe per dosare al meglio le energie: in questo senso l’Aquila è meno attrezzata di tante concorrenti, anche con la preziosa aggiunta di Santarossa. Un aspetto che giocando una volta a settimana può essere mascherato, ma andrà valutato all’interno di un periodo più intenso di gare. Da tenere d’occhio anche le condizioni di BJ Elder, infortunatosi contro Biella ed elemento importante in un reparto esterni a volte troppo dipendente dalle lune di Triche.

CALENDARIO – L’inedito scontro con Agrigento si presenta come un’occasione ideale per accedere alle semifinali, e c’è da scommettere che Pascolo e compagni non sottovaluteranno l’impegno. Anche perché lo scorso anno proprio Trento fu protagonista di un clamoroso upset, eliminando da ottava in classifica la testa di serie #1 Barcellona.

UPEA CAPO D’ORLANDO

PERCHÉ PUÒ VINCERE – Dopo un inizio balbettante dovuto anche ai problemi in infermeria, l’Orlandina ha viaggiato su ritmi forsennati (21 vittorie in 27 partite dopo lo 0-3 iniziale) rimanendo stabilmente ai vertici della graduatoria. La grande esperienza dei vari Basile e Soragna può risultare un fattore decisivo, come il fatto di avere un quintetto perfettamente bilanciato: Mays e Nicevic agli estremi, e un altro ottimo americano come Archie in mezzo. Tre giocatori che durante la regular season hanno messo insieme quasi 50 punti di media, senza dimenticare la verve di Portannese.

PERCHÉ NON PUÒ VINCERE – La grande esperienza, tradotta anche in età avanzata (tre Over 35) può diventare un problema, soprattutto a livello fisico, giocando ogni due giorni. Per questo sarà forse necessario attingere un po’ di più da una panchina chiamata poco in causa quest’anno: in questo senso aiuta l’innesto di Valenti (anche lui non giovanissimo), che finora ha avuto impatto superiore a quanto dicano le cifre. Infine sarà una sorta di esame di laurea per coach Pozzecco: finora si è disimpegnato benissimo, ma alla prima vera esperienza in un playoff così competitivo non sarà certo una passeggiata.

CALENDARIO – Chiudere la regular season al secondo posto e trovarsi subito di fronte il derby con Barcellona non va certo considerato un colpo di fortuna. Bravi dovranno essere i paladini a trasformare un sorteggio sfortunato in un vantaggio, cavalcando l’onda dell’entusiasmo e sfruttando il calore del PalaFantozzi (imbattuto dallo scorso dicembre).

TEZENIS VERONA

PERCHÉ PUÒ VINCERE – Dopo un girone d’andata balbettante, Verona è esplosa in modo prepotente nel girone di ritorno: dodici vittorie su quindici, con la costante di un PalaOlimpia rimasto inviolato. Un ruolino di marcia che rende la Tezenis una delle squadre più calde del momento, anche grazie ad un gruppo italiano ricco di qualità e quantità che ha dato la vera spinta agli uomini di Ramagli. Sono infatti migliorati i risultati quando i vari Reati, Gandini, Carraretto e Boscagin hanno aumentato il proprio rendimento. Ma la base resta l’ottima solidità difensiva, marchio di fabbrica dei gialloblù soprattutto nelle gare interne.

PERCHÉ NON PUÒ VINCERE – I playoff chiariranno se i veneti hanno davvero risolto la loro difficoltà principale nelle ultime stagioni, ossia la mancanza di continuità (soprattutto offensiva). Potrebbe essere un problema anche la mancanza di un vero go-to-guy: Smith, Taylor e Callahan viaggiano tutti intorno ai 15 punti di media, ma nessuno di loro durante l’anno si è davvero preso la squadra sulle spalle. Lo dimostra anche il fatto che Verona sia cresciuta quando, come ribadito in precedenza, é salito di giri il nucleo italiano. Non dare punti di riferimento certi alle difese avversarie può essere un vantaggio, a patto che quando la palla scotti ci sia un uomo fidato a cui affidare l’ultimo tiro.

CALENDARIO – L’accoppiamento con Veroli sulla carta è il migliore che la Tezenis potesse trovare, esclusa (forse) Agrigento. Ma è quantomai pericoloso considerare facile il quarto di finale, soprattutto per una squadra che al quarto anno consecutivo nella categoria non ha ancora superato un turno di playoff. Nell’eventuale semifinale, meglio Barcellona di Capo D’Orlando: gli uomini di Ramagli usufruirebbero del fattore campo a favore, dettaglio che può fare la differenza in una post-season del genere.

ANGELICO BIELLA

PERCHÉ PUÒ VINCERE – Entusiasmo a mille e zero pressioni. In estrema sintesi, questo il maggior vantaggio di un Angelico che nonostante la retrocessione dello scorso anno ha ben presto ritrovato il feeling con il suo pubblico. Merito di un’annata ampiamente superiore alle aspettative, con la vittoria in Coppa Italia ed un girone di ritorno a ritmi altissimi. Ottimo il contributo dei tanti giovani a disposizione di coach Corbani, ma i piemontesi possono anche contare su un fortissimo duo straniero (forse il migliore del campionato): il micidiale Voskuil sfiora i 19 punti di media con il 40% abbondante dall’arco, il lungo Hollis (clamorosamente esploso nel ritorno) abbina senza problemi gioco dentro e fuori dall’area.

PERCHÉ NON PUÒ VINCERE – Non aver costruito una squadra per puntare all’immediato ritorno in Serie A può farsi sentire nei playoff, considerando il tasso di esperienza non altissimo dell’Angelico. Un po’ scoperta anche la cabina di regia, visto l’infortunio di Laganà che produceva oltre 10 punti a partita (in estate si fermò subito anche Mathis, originariamente scelto per il ruolo di play titolare). Bloise ha dato un apporto superiore alle attese, ma ovviamente nella post-season sarà più dura. Profondità di organico e freschezza non mancano certo ai piemontesi, molto dipenderà però anche dalla qualità che riusciranno a dare i cambi di coach Corbani.

CALENDARIO – Visto il progetto estivo di ripartire con un progetto mirato sui giovani, senza l’assillo immediato del risultato, la stagione può già considerarsi un successo. Difficile pensare però che a Biella abbiano la pancia piena, anche perché il derby con Torino richiamerà entusiasmo ed un pizzico di rivalità regionale: vincerlo significherebbe diventare, ancor di più, una vera e propria mina vagante.

MANITAL TORINO

PERCHÉ PUÒ VINCERE – Il gruppo italiano è senza dubbio il più attrezzato della categoria: giocatori come Amoroso e Mancinelli valgono a tutti gli effetti come degli stranieri, in questo campionato. In generale, l’organico costruito dalla PMS ha pochi eguali per qualità e quantità in tutti i reparti. E Torino può contare anche su una società solida e ambiziosa, oltre che su una parte di roster che lo scorso anno assieme a coach Pillastrini vinse in carrozza il campionato di DNA. Una base importante per affrontare questi playoff, in cui è richiesto un contributo importante anche dai “fedelissimi” come Evangelisti, Sandri e Gergati oltre al lungo Wojchechovski.

PERCHÉ NON PUÒ VINCERE – Dopo un’ottima prima parte di stagione, il brusco calo dopo la Final Six di Coppa Italia (in cui i piemontesi sono usciti contro Ferrara, militante in DNA Silver) ha compromesso una delle prime quattro posizioni e quindi il fattore campo a favore nei quarti. Sono di conseguenza aumentate le perplessità sul rendimento del duo americano Steele-Bowers, che doveva essere il fiore all’occhiello del roster ma finora ha reso meno del previsto. Il gruppo sembra aver perso qualche certezza rispetto al girone di andata, ma nei playoff può bastare poco per riaccendere la scintilla.

CALENDARIO – Il derby con Biella, ovviamente, è lo spartiacque: un incrocio difficile a cui la Manital si è però condannata con le sue stesse mani, visto il cammino balbettante negli ultimi due mesi di regular season. Obbligatorio ribaltare il fattore campo e guadagnarsi almeno le semifinali, altrimenti la stagione d’esordio in DNA Gold non potrà che essere considerata una grande delusione.

GZC VEROLI

PERCHÉ PUÒ VINCERE – Obiettivamente sono pochi i motivi tecnici per cui i ciociari possono pensare di giocarsi la promozione: il roster di Veroli, costruito in economia rispetto alle scorse stagioni, doveva teoricamente giocarsi la salvezza. Proprio per questo, aver chiuso al sesto posto ha ancora più valore: i giallorossi di coach Ramondino ci sono riusciti grazie ad un gruppo coeso, senza prime punte ma in cui ognuno ha portato il suo prezioso mattone. Il resto l’ha fatto, soprattutto nei match interni, una ferrea organizzazione difensiva, senza dimenticare il contributo di due “vecchietti” come Blizzard e Cittadini: uno può puntare senza mezzi termini al titolo di sesto uomo dell’anno, l’altro (Pascolo a parte) è risultato il miglior lungo italiano del torneo.

PERCHÉ NON PUÒ VINCERE – L’organico della GZC è inferiore, per qualità e quantità, a quasi tutte le altre partecipanti. Veroli non ha tanti punti nelle mani, specialmente in trasferta dove dovrà costruirsi la sua post-season visto il sesto posto finale. Soprattutto in regia, la coppia Tomassini-Rossi è forse troppo poco attrezzata per un simile livello di competizione.

CALENDARIO – L’incrocio con Verona nei quarti di finale, senza fattore campo a favore, è un ostacolo particolarmente duro. Ma senza alcuna pressione sulle spalle e l’entusiasmo di una stagione molto positiva i ciociari si giocheranno tutte le proprie carte, magari tentando di allungare la serie nelle partite casalinghe.

SIGMA BARCELLONA

PERCHÉ PUÒ VINCERE – A livello di organico, i siciliani non sono inferiori a nessuna, e non a caso in estate venivano additati come una delle principali candidate al salto di categoria. Anche perché, assieme a due americani di primo livello, il roster giallorosso può contare su numerosi elementi che la Legadue l’hanno già vinta (i vari Maresca, Filloy, Toppo, Fantoni e Pinton). Per talento e profondità, un gruppo che mette paura a tutti, al di là del settimo posto finale in classifica.

PERCHÉ NON PUÒ VINCERE – Chiudere al settimo posto con un organico del genere significa ovviamente che molte cose non sono andate per il verso giusto. A metà stagione ha pagato coach Perdichizzi (anche a causa di qualche scoria dello scorso anno), ma l’arrivo di Calvani non ha rimesso del tutto a posto le cose: soprattutto perché in trasferta, la Sigma ha perso con tutte e sei le prime della classe. Un dato preoccupante, considerando che Barcellona ha bisogno di vincere fuori casa per fare strada in questi playoff. Da migliorare la continuità nell’arco dei 40 minuti, spesso inoltre le sorti dei siciliani sono dipese eccessivamente dal duo americano: questo anche a causa di un rendimento non sempre all’altezza dei (pur ottimi) italiani a disposizione.

CALENDARIO – Resurrezione o fallimento totale, non ci saranno mezze misure nel derby contro Capo D’Orlando. Uscire al primo turno contro i rivali biancazzurri sarebbe una delusione ancora più bruciante rispetto alle passate stagioni, ma trionfare nel derby cambierebbe tutte le prospettive al gruppo di coach Calvani.

MONCADA AGRIGENTO

PERCHÉ PUÒ VINCERE – Con una promozione in DNA Gold già ufficializzata, la pressione sulle spalle dei siciliani sarà sostanzialmente nulla ed inversamente proporzionale all’entusiasmo. Il gruppo guidato da coach Ciani viene inoltre da tre anni di successi: una promozione nell’anno in DNB, dominando la concorrenza, un’ottima stagione di esordio con il raggiungimento dei playoff in DNA, e la trionfale cavalcata in Silver. Un organico vincente dunque, che si conosce a memoria e di anno in anno è stato ulteriormente rinforzato con acquisti mirati.

PERCHÉ NON PUÒ VINCERE – La differenza tra Gold e Silver resta importante, come dimostra anche il precedente di Coppa Italia in cui Agrigento fu nettamente sconfitta da Capo D’Orlando (pur se il successivo upset di Ferrara ai danni di Torino ha ribaltato la tesi). E soprattutto, la scelta di rinunciare ad un americano non ha influito al piano di sotto ma rischia di pesare più del dovuto a questo livello. Infine, la panchina: il quartetto Di Viccaro-Giovanatto-Anello-De Laurentiis garantisce equilibrio ma rischia di pagare qualcosa in termini di produzione offensiva.

CALENDARIO – Esordire contro Trento riduce ulteriormente le possibilità della Moncada: ovviamente, tutto quello che arriverà andrà preso e portato nel bagaglio per affrontare la prossima stagione in DNA Gold. Centrare la doppia promozione appare infatti un traguardo fuori portata, anche per un gruppo vincente come quello fortitudino.

LE ESCLUSE

Un’occhiata anche a chi questi playoff non è riuscito a centrali: le due mancanze eccellenti sono sicuramente quelle di Brescia e Napoli.

La Centrale del Latte, reduce da un’annata ampiamente superiore alle aspettative (ironia della sorte) con una Finale persa solo in gara-5 contro Pistoia, aveva costruito un roster importante con l’obiettivo di rimanere quantomeno ad alti livelli di classifica. E invece un girone di ritorno disastroso ha spedito addirittura la Leonessa fuori dalla post-season, obiettivo minimo della stagione. Ha pesato probabilmente l’eccessiva dipendenza da Giddens, anche visto il rendimento negativo di Tamar Slay, in assoluto una delle maggiori delusioni del torneo.

Obiettivo post-season sfumato anche per Napoli, che in estate si era posta l’obiettivo di riportare stabilità ed entusiasmo attorno ad un ambiente partenopeo scottato dai recenti fallimenti. Missione riuscita dal punto di vista societario, meno da quello tecnico, visto che nonostante un roster infarcito di grandi nomi l’Expert ha navigato per tutto il campionato fuori dalle prime sette. Weaver e compagni hanno trovato troppo tardi la giusta chimica di squadra, terminando comunque in crescendo la stagione: un buon punto di partenza per provare a costruire qualcosa di importante già nel prossimo torneo.

La più vicina ad acciuffare i playoff nelle ultime giornate era stata Ferentino, che dopo un inizio difficile dovuto anche ai tanti infortuni si era guadagnata il ruolo di matricola terribile del torneo. I tanti colpi (anche esterni) contro big del campionato avevano infatti risollevato la classifica della FMC, che a poche settimane dal termine si era portata al settimo posto, prima di sciupare nelle trasferte di Jesi e Napoli la possibilità di giocare i playoff. Resta un po’ di rammarico, anche per aver lasciato la qualificazione ai cugini di Veroli (battuti due volte su due in stagione) ma di certo la delusione non è paragonabile a quelle di Brescia e Napoli, anche perché gli uomini di Gramenzi si sono giocati fino all’ultima giornata la possibilità di agguantare la post-season.

A lungo in zona-playoff è rimasta anche Trapani, che al primo anno di militanza di categoria si è ben comportata soprattutto nei match casalinghi. Un calo nel finale di stagione (complice un duo americano sceso di tono nel momento clou) ha compromesso la partecipazione alla post-season, non cancellando però l’ottimo lavoro della società siciliana che riproverà la scalata nella prossima stagione, con un anno di militanza già alle spalle.

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