[ESCLUSIVA] Diego Monaldi: “L’obiettivo principale è di raggiungere la massima serie”

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Foto di Vito Massagli

Abbiamo avuto il piacere di intervistare Diego Monaldi, playmaker della Givova Scafati, squadra che milita in Serie A2 nel girone rosso.

Diego inizia a giocare nella sua città con la Virtus Aprilia, spostandosi poi alla Virtus Roma e alla Mens Sana Siena. Qui esordisce in Serie A nel 2010 dove vince uno Scudetto, una Coppa Italia e una Supercoppa. Nel 2011 va in prestito alla Pallacanestro Firenze in DNA e nello stesso anno conquista la medaglia di bronzo ai Mondiali Under 18 3vs3 di Rimini. La stagione successiva si trasferisce, sempre in prestito, alla Junior Casale in Legadue. Nell’estate 2013 si aggiudica l’oro agli Europei Under 20 in Estonia e viene ingaggiato dal Cus Bari, ma nel dicembre 2013 va in prestito alla Viola Reggio Calabria in Divisone Nazionale A Silver. L’anno dopo passa alla Proger Chieti in Serie A2. Dopo due anni approda alla Dinamo Sassari per giocare in Serie A1, dove esordisce anche in Basketball Champions League. Nell’estate 2017 passa alla VL Pesaro dove contribuisce alla permanenza nella massima serie. Nel 2019 si accasa alla GeVi Napoli dove vince da capitano la Coppa Italia LNP e il Campionato Italiano Dilettanti. In questa stagione è a Scafati, temporaneamente capolista del Girone Rosso di Serie A2.

INTERVISTA

1 Quando e perché hai scelto il basket?

“Quando ero più piccolo ero un calciatore. Dopo due anni di calcio, per merito di mio padre, ho provato il basket verso l’età di 7 anni. Mio padre era un dirigente della società della mia città di Aprilia. Mi disse di provare e da lì è partita la strada per la pallacanestro. Ci fu Roma, Siena e via dicendo tutto il resto”

2 Hai vinto i Campionati Nazionali Under 15 e Under 17. Che emozioni hai provato?

“Sicuramente una bella emozione. Quando indossi la maglia della Nazionale è sempre un grande onore. Ci sono state delle manifestazioni dove abbiamo vinto il bronzo al Mondiale 3vs3 e l’oro con la Nazionale Under 20. È stato bello perché raggiungere, secondo me, qualche traguardo con la Nazionale per un giocatore, penso, possa essere un grande premio, non a livello di un normale Club ma di qualcosa che sta un pò più sopra”

3 Che ricordi hai dei tuoi esordi in Serie A e in Nazionale?

“Il primo ricordo dell’esordio che ho in Serie A è che fu con la maglietta di Siena e avevo 17 anni. La partita fu contro Milano in casa di Siena dove appunto feci il mio primo canestro in Serie A. È quel piccolo sogno che hai fin da bambino: entrare in campo in una partita di Serie A e riuscire a fare canestro. È stata una grande emozione perchè è come realizzare un piccolo sogno del cassetto e questo non me lo scorderò mai. Stessa cosa, per quanto riguarda, la maglia della Nazionale perché per la prima volta quando la indossi ti senti vivido. Hai faticato anche tanto per raggiungere un determinato obiettivo e hai anche addosso una grande responsabilità e carico perché rappresenti il tuo Paese. In entrambi i casi è stato molto emozionante anche se sono state due emozioni differenti ma entrambi forti e belle”

4 Com’è stato aggiudicarsi molto giovane uno Scudetto, una Coppa Italia e una Supercoppa con Siena?

“Quando sei aggregato alla prima squadra è una grande emozione ma più che altro una grande possibilità per imparare tutto quello che puoi apprendere dai migliori. All’epoca Siena era la squadra migliore in Italia. Fece addirittura, appunto, le Final 4; faceva ottimi campionati in Eurolega. Già stare a quei livelli ed essere aggregato all’interno di una squadra così è stata una fortuna per me perché mi ha lasciato apprendere tanto da loro. È stata una grandissima esperienza. Ovviamente in quel periodo vincemmo tutto quello che c’era (ride). Rientrare in questa squadra fin da giovane è stato bello”

5 Con la Nazionale hai vinto un bronzo ai Mondiali Under 18 3vs3 nel 2011 e un Europeo Under 20 nel 2013. Raccontaci l’esperienza di laurearsi Campione d’Europa.

“Per quanto riguarda l’oro agli Europei, è stata una doppia emozione perché nessuno se lo aspettava da noi e non eravamo tra le favorite. Abbiamo intrapreso quel percorso non essendo nessuno. Partita dopo partita si è creato un gran feeling tra di noi e si è creata una vera squadra. L’unica pecca che hanno le Nazionali è che non tutti stanno insieme sempre e riuscire a creare un gruppo coeso e forte in poco tempo non è per niente facile. A noi è quello che ha fatto tanto la differenza. Salire sul tetto d’Europa e vincere l’oro negli Under 20 in un palazzetto dove era pieno di 20mila persone lettoni, perchè la finale l’abbiamo giocata contro di loro, è stata una vera emozione. Lì iniziavi a sentire quant’ è bella la pallacanestro perché uscivamo da settori giovanili e ti affacciavi nel mondo del professionismo. Vedere un palazzetto pieno di persone che guardano una partita di pallacanestro di 19/20 anni è stata una vera e propria emozione. Penso che questi ricordi uno se li porta dietro per sempre. Lo stesso vale anche, senza sminuire, il bronzo 3vs3 che era la prima edizione svoltasi a Rimini. Anche lì fu una bella esperienza anche se 3vs3. È un altro sport rispetto alla pallacanestro giocata 5vs5. Ti dà la possibilità di imparare tanto perché sembra che sia lo stesso sport ma poi in realtà non è proprio così. Essere riuscito a fare due competizioni del genere ti danno e ti lasciano tanto. Mi ritengo molto fortunato e sono contento di aver avuto l’occasione di averle fatte”

6 Dopo varie esperienze in Serie A sei approdato a Napoli in Serie A2 nel 2019 con cui hai vinto una Coppa Italia e raggiunto la promozione in Serie A1. Che emozioni hai provato nel vincere questi trofei da capitano?

“Un’emozione unica perché fu bello il primo anno che arrivai a Napoli con una società nuova e a malincuore, non per colpa loro, ma perciò che era successo in passato, nessuno aveva ancora fiducia nel basket a Napoli. Io feci una scelta convinta ed era quella di intraprendere questa strada insieme a Napoli. Ero convinto e avevo tanta fiducia nelle parole che aveva la società perché voleva riportare il Napoli in Serie A. La vera emozione è stata andare in un Club nato da poco che aveva un grande progetto e essere riuscito a compiere il volere loro e di conseguenza quello mio. Era un mio obiettivo vincere sia la Coppa Italia sia il Campionato a maggior ragione da capitano. È andato tutto perfetto. Un’emozione ancor più grande perchè hai rispettato la tua parola e questo è stato veramente meraviglioso”

7 Quest’anno sei a Scafati, capolista del Girone Rosso. Quali sono i tuoi obiettivi e quelli di squadra?

“Ho accettato la proposta del presidente e del Club di Scafati perché anche loro hanno un obiettivo serio, è una società che vive da tantissimi anni la pallacanestro, è solida e seria. Quello che è l’obiettivo della società rispecchia il mio. Loro vogliono conquistare la Serie A ed è quello che voglio anche io. I due obiettivi si “sposano” e la mia scelta è ricaduta su Scafati dopo il tanto interesse. A me questo ha fatto solo piacere. Sento tutto il dovere e ho abbracciato il desiderio che ha il Club. L’ obiettivo di questa stagione è riuscire a conquistare la massima serie. Siamo primi nel girone, abbiamo fatto un buon lavoro ma allo stesso tempo non abbiamo fatto ancora niente. La prossima settimana, se Dio vuole, dovremmo giocare la prima partita dopo un pò di tempo e dobbiamo rimanere su questa strada. L’obiettivo principale, quindi, è di raggiungere la massima serie”

8 C’è un giocatore a cui ti ispiri?

“Il mio idolo fin da piccolino è stato Jason Williams. È stato il giocatore che vedevo quando ero piccolo e mi faceva impazzire nel senso positivo. Il mio idolo ed eroe è lui”

9 Qual è l’allenatore che ti ha insegnato tanto?

“Penso che durante la storia di un giocatore non ce ne sia uno in particolare, ameno per quanto riguarda me. Tutti mi hanno lasciato qualcosa e anche in maniera differente. Per me non è facile sceglierne uno perché, per me, tutti sono stati importanti a partire dal minibasket dove gli allenatori oltre a insegnarti il gioco ti devono insegnare a vivere. Fin da lì io sono stato fortunato perché tutti mi hanno lasciato qualcosa di buono e infatti per me è stato fondamentale incontrarli durante il mio percorso. Li ringrazio sempre e continuerò a farlo perché, ripeto, tutti mi hanno lasciato qualcosa di importante”

Ringraziamo la società Scafati Basket 1969 per averci dato la possibilità di intervistare Diego Monaldi e anche al giocatore stesso per la sua enorme disponibilità.