Givova – Assigeco: Napoli vira verso Nord, ma prima di Torino c’è da scendere in “Campus”

di Davide Uccella

Ecco un campo che fa tremar le vene e i polsi. Ecco una trasferta che piace, ecco il momento in cui devi pensare ad altre latitudini…e devi dire vittoria. Napoli è indigesta di successi casalinghi: alcuni più netti, altri decisamente meno adatti ai più deboli di cuore che frequentano i legni di Fuorigrotta, sta di fatto che la Givova vuole farsi scivolare dalla pelle l’etichetta di “brutto anatroccolo” lontano dalle mura amiche, e affrontare con decisione questo novembre pieno di bivi e momenti chiave per stabilire le reali ambizioni di questo gruppo. Vero anche che nessuno in giro sembra ancora aver dettato legge, eccetto Verona che pare in incorruttibile stato di grazia. Trapani reduce da tre KO consecutivi, la Casale dei record che arranca un pochino, Biella che comincia a fare i conti con il doppio ring, per non parlare di Ferentino e Forlì, munite di grandi nomi ma chi prima, chi poi, sembrano avvoltolate in grane senza fine, vuoi societarie vuoi di spogliatoio. Di contro però trovi realtà come Trieste, la “pioniera” Veroli,  la “brancaleonesca” Jesi, insomma tutte le “spacciate” che zittiscono i cattivi profeti, si rimboccano le manichette, e come nell’altro girone, anche questa A2 Gold ci consegna un panorama schiacciato, livellato, in cui tutti sembrano pronti a spiccare il volo e fare passi avanti… ma poi tornano sulla terra, passi indietro inclusi. E’ un pò il ritratto di questa Napoli: capace di grandi partenze o grandi fiammate, momenti di vero onanismo propiziati dal talento dei suoi sacerdoti in canotta e pantaloncini, salvo poi contrarsi, bloccarsi. E finisce che questa truppa, quasi spavalda e sfacciata perché forte delle sue qualità, si impaurisce di chi ti si affaccia sotto-canestro, o nella classica condizione di chi a tennis sa di servire per il match,  soffre del braccino con la fiamma agonistica al lumicino. Vogliamo poi tradurre tutto questo nei problemi a rimbalzo, nella gestione dei falli o delle palle recuperate? Vogliamo tradurlo in una panchina che può e deve dare molto di più? Vogliamo mettere tutta questa poesia nella prosa di un Brooks che deve risollevarsi dopo due prestazioni scialbe, di uno Spinelli grandioso ma che viene clamorosamente iper stressato? Questi sono solo aspetti di un mosaico, che letto ci dice:  i tre successi in questo avvio ci dicono che Napoli sa vincere, ma non sa ancora come. Qui, in fondo, c’è tutta la differenza tra aspirare alla leadership ed essere leader, e questo sarà il gap che coach Calvani cercherà di colmare nelle prossime settimane Forte anche di un Andrea Traini tornato tra i ranghi, ma che per diventare qualcosa in più di quelli sprazzi di “poetry in motion” visti negli ultimi tre anni avrà ancora bisogno di allenamenti e messe a punto, affinché gli incubi se ne stiano al loro posto. E la situazione del resto non chiede proroghe, visto che senza neanche andare troppo al di là, il recupero contro Torino è alle porte. La PMS viaggia col vento il poppa che soffia alla forza di tre vittorie di fila, c’è un leader limpido come l’acqua di nome Ron Lewis, tirato a lucido come neanche in quel di Brindisi si poteva immaginare, e l’assenza di Mancinelli è parsa addirittura salutare al collettivo di Bechi. Il Ruffini insomma si attende una Napoli lanciata, ed ecco che non c’è meglio di una prova come quella del Campus, e contro un’ Assigeco che reduce da una partita giocata alla pari con Torino, con un incontro da recuperare (il 13 novembre con Brescia), e un altro confronto con Biella giocato nei primi 15′ ai limiti della perfezione, ha già incamerato quattro punti utili alla corsa salvezza, e sa che per raggiungere l’obiettivo salvezza sa di dover sfruttare al meglio le gare interne. Certo, parlare di Assigeco imporrebbe poi un capitolo a parte: i miti del Gallo e Aradori, la traccia di Mario Boni, i tanti successi tra i dilettanti, poi la prima era firmata Legadue con l’esilio a Lodi – pagina nota anche a coach Calvani – quindi il ritorno umile e lungimirante in terza serie. Ma non basta: il quadro è già più completo pensando che il Campus di Codogno è una di quelle poche strutture in Italia in cui far crescere un giovane vuol dire dargli un futuro nella palla a spicchi, oppure pensando che patron Curioni ha mantenuto la passione e l’onestà di sempre, e che come la passione ci sono altre parole chiave marchiate e fuoco nel DNA della società rosso-blù: giovani, futuro, prospettiva, senza strappi. C’è poi chi dice che così non si va lontano, che questo non porti ad obiettivi raggiunti, a vere emozioni. Intanto credendoci, ma senza svenarsi – se non con il lavoro in palestra e sul territorio –  in A2 Gold l’Assigeco ci si è ritrovata (via ripescaggio in seguito alla promozione d’ufficio nella massimo serie dell’Upea Capo d’Orlando al posto di Siena), dopo la finale persa con Mantova. E dopo un’estate resa magica dallo storico scudetto Under 19, figlio della super programmazione portata avanti sul campo dal bravo Michele Carrea, ecco che va in porto un progetto ambizioso per i canoni casalini: un gravoso impegno dal punto di vista economico per la costruzione di un PalaCampus a 2000 posti e A2-Compatibile, quindi un roster che l’A2 la difenda con le unghie e con i denti, fatto non solo di ben sei conferme della scorsa stagione, quanto di un gruppo portante composto da giovanissimi di straordinaria qualità. A cominciare dal play Marco Spissu (8,6 pts +2,3 ass in 23′, con il 28% da 3 e l’84,6% dai liberi), MVP delle Finali Under 19 Nazionali a Udine e da tempo uno dei talenti più importanti in Italia: pupillo del vivaio di Sassari e compagno tra i baby azzurri di Laquintana, con Torino ha fatto registrare 14 punti. A lui vanno aggiunti Luca Vencato (3,5 rb e 1,5 ass in 15′) e lo scuola Cremona Daniel Donzelli (2,8 pts + 3,0 rb in 15′)che partono nel quintetto titolare, ma siamo solo all’inizio. Perchè di fatto non ci sono nomi roboanti nella squadra di coach Andrea Zanchi, ma l’organico è profondo, con una lunga serie di giocatori esperti e di promesse, tutti in grado di tenere tranquillamente il campo con intensità. E inutile negarlo: poter ruotare 11 elementi fa così dei rosso-blù una squadra di grande energia e buon atletismo, ma che non rinuncia al pilastro della difesa tanto caro a coach Zanchi, rampa di lancio per le veloci, pungenti transizioni rossoblu. Ovvio che per riuscire in questo mix eccezionale  ci sarà anche il rientrante Alvin Young (13,0 pts in26′, con il 53% da 2 e l’83,3% dai liberi): veterano di nome e di fatto, americano di collante è dire poco, uno che sanno crearsi tiri da soli per definizione,  ma non solo. Pensiamo poi a due giocatori più navigati come Manuel Carrizo (7,3 pts + 2,5 rb, 50% da 2 e 41,2% da 3), oriundo già noto ai partenopei in maglia Ferentino qualche anno fa (15 punti con Torino), oppure Mitchell Poletti (13,2 pts + 8,2 rb in 32′, 57,5% da 2, 70,8% dai liberi), cresciuto nel settore giovanile dei lombardi, e che nonostante i 26 anni, è uno dei centri più esperti del campionato. L’anno scorso a Imola, è stato insieme a Warren Niles, il leader della squadra emiliana (13 punti e 9 rimbalzi di media). A loro va aggiunto il cubano classe 1991 Howard Sant-Roos (8,8 pts + 6,5 rb + 3,5 ass in 30′, con il 37% da 2 e il 19% da 3 + 54,5%dai liberi), che per caratteristiche piace al mondo della Nba, con tanto atletismo e propensione a un gioco all-around anche se ha ancora tanto da lavorare, soprattutto in controllo del ritmo gara. Zanchi infine può contare ancora suuna spina dorsale quasi “storica”, risalente addirittura all’era Lottici, e composta dal tandem di lunghi fac-totum Alberto Chiumenti e Giampaolo Ricci (stellino doc, anche lui 1991, 11,2 pts + 4,2 rb, 43,8% da 3 e 78% dai liberi n 25′), solidi all’ombra del canestro e sempre pronti a iniziative da fuori,più il classe 1989 e già grande mestierante delle minors Filippo Alessandri (3,8 pts in13′). Ecco dunque gli ingredienti del mix: peccato che per averlo ci volesse un roster a pieno regime, e peccato che tutto questo sia stato un vero lusso per il coach lodigiano, costretto a debuttare a ottobre con quattro defezioni importanti e via via smaltite (Chiumenti, Vencato, Donzelli e Sant Roos). Inevitabile il ricorso al mercato, ingaggiando fino al 15 novembre con un contratto a gettone l’ala ventottenne Matteo Canavesi (già vista a Latina, Scafati, Biancoblù Bologna e Montegranaro), di fatto questo sarà il primo match con un’Assigeco al completo, ma senza dimenticare il credo di sempre: difendere bene e duramente, proporre contatti robusti e pressione, e un volta abbassati i ritmi (67.4 punti di media),  giocare in avanti cercando di attaccare il ferro (29% da 3)e provando a caricare gli avversari di falli, magari anche con le iniezioni di equilibrio tattico garantite da Alvin Young. Riuscirà tutto questo per fermare la marcia di Napoli? Meno di 48 ore, e sapremo la risposta.

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