Forlì, a tu per tu con l’assistant coach Danilo Quaglia

La surreale trasferta di San Severo, coach Dell’Agnello ed il futuro: parola al neo assistant-coach di Forlì.

di Lorenzo Cremona

Danilo Quaglia è nato e cresciuto a Roseto degli Abruzzi. Ha iniziato proprio nel Lido delle Rose a muovere i primi passi e, nella sua giovane carriera, può annoverare diverse esperienze, ultima delle quali quella a Piacenza.

Il tuo recente passato si chiama Assigeco Piacenza: che stagione è stata fino all’interruzione?
È stata una stagione molto particolare sin dall’inizio, piena di alti e bassi. A causa di infortuni a ruota dei giocatori americani, siamo stati costretti più volte a cambiare modo di giocare e se all’inizio è stato un vantaggio, sul lungo periodo l’abbiamo pagato. Non siamo mai riusciti ad allenare lo stesso gruppo per più di 30 giorni e purtroppo ne ha pagato le spese in primis il coach, poi la società ed infine tutti noi poiché le vittorie stentavano ad arrivare. Detto ciò ci tengo a ringraziare ancora una volta coach Ceccarelli, coach Martelossi, Andrea Locardi e tutta la società che mi hanno dato la possibilità di continuare la mia crescita e soprattutto perché mi hanno fatto sentire a casa.

La vostra è stata una delle zone più colpite dal Covid: raccontaci del clima di quei giorni.
Le prime due settimane sono state davvero strane… la nostra società e l’intera attività era suddivisa tra Codogno, sede della società, e Piacenza. Al momento della chiusura dei paesi del basso lodigiano ci siamo ritrovati praticamente da un giorno all’altro, senza assistente allenatore, team manager, collaboratori, presidente, e tutte le attrezzature necessarie; perciò tutti ci siamo fatti in quattro per poter continuare l’attività rimediando alle mancanze. Il clima era surreale poiché a 15km da Piacenza erano completamente chiusi in casa con l’esercito in strada mentre noi continuavamo la nostra attività, essendo in una regione differente, come nel resto d’Italia. Siamo andati avanti, per un paio di settimane, vivendo alla giornata, fino all’assurda trasferta di San Severo del 7 Marzo. Fino alla fine la società ha cercato di evitare la trasferta per evidenti disagi ma tutto ciò non è stato possibile. Dopo 7 ore di viaggio e con una sosta per pranzare in autogrill dove nessuno si avvicinava a noi in quanto vicini a Codogno, siamo arrivati a San Severo. Il tempo di sederci a tavola e arriva la notizia del lockdown su tutto il territorio nazionale dal giorno successivo. Morale della favola il mattino seguente siamo tornati a Piacenza e, come il resto degli italiani, siamo rimasti in casa fino a fine lockdown. La cosa che più rimarrà nella mia testa sarà la sirena delle ambulanze che ogni 3 minuti si sentiva in strada.

Dopo la lunga gavetta nella tua terra d’origine, sarai assistente di coach Sandro Dell’Agnello, anche lui ex Roseto: cosa ti aspetti da lui e cosa si aspetta da te?
Sandro è un allenatore che ha ottenuto ottimi risultati sia con squadre mediocri sia con ottime squadre. È un allenatore ed un uomo molto pratico, onesto, che non gira intorno alle cose ma va dritto al punto. Ha una grandissima autorevolezza in campo e fuori. Con lui sto apprendendo moltissimo sull’aspetto mentale del gioco e mi piace moltissimo come riesce a chiedere ed ottenere fisicità, intensità e responsabilità dai propri giocatori. All’inizio può sembrare duro ma in realtà arriva dritto al punto, anche brutalmente a volte ma sempre con rispetto. Questo suo modo di essere vero e onesto allo stesso modo con tutti, ha come risultato che tutti siano giocatori e uomini più maturi e responsabili.

Cosa si aspetta lui da me?
Non so, vorrei semplicemente essere utile a lui ed a tutta la squadra in ogni modo possibile. Se si aspetta invece che inizi a capire i detti tipici toscani che dice ogni tanto, ho paura di deluderlo…

Quali obiettivi vi siete prefissati a Forlì per la stagione 2020/2021?
L’unico vero obiettivo ad oggi è giocare! Non ne possiamo davvero più. Dovesse prima o poi iniziare il campionato, l’obiettivo sarà fare meglio della scorsa stagione. Il roster allestito è di ottimo livello per la categoria ma sappiamo che bisogna sempre dimostrarlo sul campo.
Il sogno sarebbe giocare i playoff con i palazzetti pieni e per noi sarebbe anche un grande vantaggio dato il grande afflusso di tifosi nelle partite casalinghe.

Il tuo futuro: dove si vede Danilo Quaglia fra qualche anno?
Soprattutto in questo momento è molto difficile pensare a cosa succederà tra qualche anno poiché si vive alla giornata.
Ogni anno è sempre molto difficile trovare lavoro, quindi in un futuro a breve termine spero di continuare a trovare una panchina sulla quale poter migliorare e supportare il capo allenatore. Fra qualche anno invece mi piacerebbe diventare capo allenatore ma sono giovane, ho tempo… al momento è più un sogno che un obiettivo.

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