Napoli: a Barcellona bisogna giocarsela, ma quanto pesa l’incertezza

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C’è chi per mesi è stato nell’occhio del ciclone, e chi ahimè ancora lo è, certo è che la sfida di domenica tra Napoli e Barcellona può essere ribattezzata a pieno titolo come lo “spetteguless derby” della A2 Gold. In effetti, se mettiamo da parte Forlì e la sua macabra saga (e non è facile), sono state proprio loro le squadre più chiacchierate e discusse dell’intera cadetteria targata LNP, ma con una differenza. Tutta la differenza che c’è tra chi oggi gioisce – ed è il caso dei giallo-rossi – e chi ancora è in agonia. In effetti, lo stato d’animo di casa Azzurro è quanto mai interlocutorio, di attesa. Ci si prepara nei limiti del possibile, tra le mura del PalaCasoria, e si cerca di trovare la concentrazione giusta per una trasferta dura, ostica, su uno dei campi più minati ed esplosivi dell’intera categoria. C’è da affrontare l’ennesima sfida da prendere con le molle, con attenzione e impegno, ma inutile nasconderselo: la testa della piazza, del roster a ranghi ridotti e di ciò che resta della società è concentrata su altri fronti, altre scadenze. Su tutte quella del 14 febbraio, termine entro il quale andranno pagati i 17mila euro di contributi NAS e i 5mila euro di quota iscrizione, pena l’esclusione dal campionato. Serve allora qualcuno che sia in grado di salvare capra e cavoli, e serve che si metta un punto fermo alla trattativa “fiume” entrata lunedì nelle sue fasi cruciali, all’indomani della stoica sconfitta contro Agrigento, e che vede in contatto continuo l’ex Presidente Balbi, l’ex AD Fabio Muro e il gruppo edile Castaldo, rappresentato da Carmine Russomando, con la mediazione dell’Ing. Dario Boldoni. Martedì sera in realtà già si pregustava la svolta: Givova stanziava la somma necessaria per pagare l’ultima mensilità, l’esame contabile degli acquirenti dava il via libera, praticamente fatto l’accordo per il pacchetto di controllo la società, se non fosse per qualche frizione arrivata all’improvviso. Negli ultimi giorni sia Balbi che Muro non hanno mancato l’occasione per smentirle, e del resto sarebbero inspiegabili, visto che chi comprare vuol dire accollarsi anche un monte debiti non da poco (7 lodi di ex giocatori che frenano il mercato, e pari a 100mila euro; 21mila euro per l’utilizzo del PalaBarbuto; 3-400 mila euro in totale). Nei fatti però il passaggio di proprietà è ancora un lieto fine tutto da scrivere, gli stipendi non sono stati ancora pagati, intanto il “Corriere del Mezzogiorno” riferisce di un Boldoni spazientito, il gruppo Educazione Napoletana – attraverso un comunicato ufficiale – ,rinuncia alla trasferta “dopo aver assistito al più squallido dei teatrini”, e il timore è che lunedì non sia il giorno più atteso degli ultimi mesi. Nel frattempo anche radio-mercato ci mette lo zampino, con un possibile interesse di Trieste per Andrea  Traini. Non c’è dubbio: la resa dei conti deve arrivare, bisogna mettere fine alle chiacchiere. Chiacchiere da cui invece la realtà siciliana è uscita. E, inutile negarlo, sta vivendo un momento di euforia sportiva, dopo che a livello societario si è rischiato il tracollo. La lunga romanza in riva al Longano comincia ovviamente in estate, troppe le puntate per farne una degna sintesi, ma la sostanza è che da qualche settimana il disimpegno di patron Bonina, dopo gli ultimi anni fatti di proclami estivi e cocenti delusioni, non è più un ostacolo insormontabile per continuare a fare basket. Certo, da agosto fino ai primi di gennaio, la tifoseria di contrada Zigari ha vissuto un bel put-pouri di passaggi traumatici. Fino a dicembre, infatti, sembrava che potesse reggere quel faticoso equilibrio raggiunto con lo stimolo del trust di tifosi giallo-rossi “BarBasket” nato a giugno, accanto a un impegno del patron magari ridimensionato, low-cost, ma sufficiente per arrivare a un budget complessivo di 800mila euro. Le tensioni non mancano, gli strappi vengono ripetutamente ricuciti dal Vice Presidente Genovese e dal Sindaco Collica, la squadra intanto si fa: la stessa Napoli ne fa le spese in pre-season, e nei primi quattro mesi quel roster allestito in fretta e furia dall’eterno “Sceriffo” Perdichizzi conquista i cuori e i palati della tifoseria. Sui risultati pesa anche l’esilio forzato a Patti, ma a ridosso di Natale non è il solo fattore PalaSerranò a remare contro. Sempre più minaccioso infatti incombe un nuovo potenziale dietro-front di Bonina: Perdichizzi a nome della squadra denuncia lo stallo e chiede chiarezza, il tutto mentre le sfide natalizie con Biella e Casalpusterlengo sono l’esatta metafora del paradosso. Da una parte la società non può rispettare gli impegni, dall’altra la squadra perde qualche pezzo, ma nella sostanza ci crede. Come i suoi tifosi, che in data 11 gennaio, e oltre ogni previsione, raccolgono quasi 10mila euro in poco o più di 9 ore. Il tentativo però è disperato: bisogna raggiungere una quota di 50mila euro, sufficiente per pagare gli stipendi e tenere viva la fiammella. Sembra finita, ma proprio nel momento cruciale si fa largo Canditfrucht: un’azienda che proprio nella città messinese ha il suo core-business, e produce succhi di frutta biologici e frutta candita con il prodotto di nicchia Orange Moon. Questo sarà il nome dell’atteso main-sponsor, con un impegno economico che offre un porto sicuro, essenziale per far ripartire la truppa con entusiasmo. E proprio nelle difficoltà (salutato l’americano Alfrie ‘Tre’ Kelley, con l’addio annunciato del lungo Jacopo Borra, prima diretto proprio a Napoli, poi girato a Roseto), la compagine ha prima consolidato il fattore casalingo, cogliendo un paio di scalpi pesanti nel tripudio del PalaAlberti (Verona e Ferentino), poi cedendo, ma solo di misura, nel fortino di Casale. Veniamo allora ai protagonisti, e a cominciare da quel Gabriele Spizzichini che promosso forzatamente in quintetto, ha risposto presente: 10 punti e 5 rimbalzi per il play ’93 ex Ferrara e di proprietà Virtus Bologna nella sfida vinta contro Ferentino, ma nei rinnovati equilibri del roster giallonero ha trovato grande giovamento anche Matteo Da Ros. Capace di segnarne quasi 13 a gara, con 7 rimbalzi di media e 2.8 assistenze per i compagni, l’ex Verona mostra fisico e forza sia sotto canestro sia sul perimetro. Esperienza e mestiere sotto le plance arrivano poi dall’eterno Luca Garri, terzo marcatore di squadra con 11.9 ppg (sommati ad oltre 9 rimbalzi). Ma il giocatore con più talento in roster è certamente l’ala nativa di Toronto, Jevohn Shepherd: in arrivo da Omegna (A2 Silver), dove ha costituito il magico tandem con Mike James, il canadese si è confermato giocatore di grande solidità, con capacità di segnare in modi diversi (17.6 ppg + 3,7 falli subiti), avendo anche un buon raggio di tiro (35% da 3 pt), e tanta cattiveria a rimbalzo (4.6). A capitan Giuliano Maresca (8.8 punti e 2.7 rimbalzi al 34% dall’arco), il ruolo di collante di un quintetto dotato di grande qualità e chimica – dote già mostrata in occasione delle ultime gare -, chiudono le rotazioni a sette il giovane scuola Cremona Marchetti , unico vero play di ruolo, e dotato di grande velocità, senza dimenticare le scelte chirurgiche e la difesa firmata Simone Fiorito, classico gregario, ma cresciuto a vista d’occhio grazie alle ottime esperienze maturate in quel di Trento e Casalpusterlengo. Dal punto di vista tecnico, quanto resta della Givova dovrà mantenere per tutta la gara un alto livello di attenzione difensiva, confermando quello che è ad oggi è un vero e proprio marchio di fabbrica del collettivo di Calvani: servirà aggressività nel chiudere le linee, costringendo Barcellona a soluzioni secondarie, con tiri diversi dal solito, specie nel caso di Shepherd e Da Ros, eccellenti nelle soluzioni in uno contro uno. Altro punto critico da registrare sotto le plance, memori dell’andata: i siciliani sono infarciti di rimbalzisti atipici, oltre i punti fermi di Garri e Da Ros. La speranza è che per quanto questo basti sul campo, si possa vincere un’altra la sfida più importante: quella della sopravvivenza del basket a Napoli.

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