Napoli a Imola: cercare il bis per rilanciare la stagione

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DOPO VEROLI: TUTTO PIU’ TRANQUILLO, FORSE… – Respirare, cercare di allentare la morsa della tensione, spezzare la cappa del momento no, ripartire da zero. Certo, con diciassette giornate di ritardo tutto questo suona strano, ma la Napoli che prova a guardare oltre la gestione Cavina non è sola. Una squadra si muove sempre in un campionato con cui fare i conti, e l’aria che tira è quella per cui con testa, cuore e lavoro si possa comunque aggiustare la rotta, forse trarre il meglio possibile da questo cambio della guardia. L’AFFAIRE PALACASORIA – Nel frattempo si rincorrono le notizie su una questione mai toccata, ma che rivela un certo movimento dell’Azzurro su un fronte che potremmo chiamare PalaCasoria. L’agibilità del PalaBarbuto – come comunicato dal GM della Expert Antonio Mirenghi nella conferenza stampa di sabato scorso – è stata prorogata fino al 30 aprile, intanto il prossimo 30 gennaio il consiglio comunale del comune limitrofo di Casoria si riunirà per esaminare la “manifestazione di interesse della società Azzurro Napoli Basket per la gestione del PalaCasoria”. Dunque un interesse a beneficiare della struttura di circa 3500 posti, a due passi dall’Aeroporto di Capodichino e dal quartiere di Poggioreale, stando a quando riporta il “Roma” di ieri mattina: ” l’idea consisterebbe nello “spezzettare i due strumenti sportivi…una parte del bando per la gestione… sarà per l’amministrazione dell’area puramente sportiva; un’altra parte sarà per la direzione della piscina, in pratica due gestioni dello stesso edificio…”. Vero? Non vero? Il futuro dove si orienta? Tante domande, ma il prossimo giovedì potrebbe aprirsi (o riaprirsi) il capitolo più spinoso della storia recente di Napoli legata al basket. Intanto – per quanto possibile – torniamo a guardare il campo oltre il nostro naso, e in attesa di tempi più maturi per occuparci dell’extra-basket. 2013/2014, UNA STAGIONE IN CUI CREDERCI CONVIENE – E cosa ci troviamo? Beh, ci troviamo la continuità di Trento e Orlandina, poi però il panorama delle cadette è sostanzialmente schiacciato, e ci offre tutt’altro che dominatrici, o schiacciasassi senza appello: ecco allora che l’Azzurro di Massimo Bianchi può ancora permettersi di essere un cantiere, un gruppo da costruire e ricostruire, in uno scenario che fluido al suo interno è dire poco. Un cantiere di squadra, un cantiere di identità, un cantiere di nuove e diverse rotazioni, un cantiere di leaders ritrovati o da ritrovare, è tuttavia un fatto che il treno per un buon piazzamento play-off – al di là dei problemi interni da risolvere – sia tutt’altro che sfumato. Del resto l’aria di novità e di discontinuità soffia qui come ad altre latitudini: Brescia perde al fotofinish con Trento, ma perde ancora e lo fa nel suo amato San Filippo, poi c’è Torino che non fa i conti con Jesi, quindi Barcellona che si sfilaccia a Ferentino (e tenta la carta Calvani, forse corteggiato da Napoli non più tardi della scorsa settimana), infine Verona che lontano dal PalaOlimpia non sa cosa fare, e frana a Casale. Quattro squadre non estratte a caso, la convinzione è che tutto – nel bene e nel male – tutto possa ancora essere possibile, a -8 dal terzo posto, con ben 11 squadre (su 16) racchiuse in un fazzoletto di appena 8 lunghezze, ed essendoci ancora 30 punti potenziali a disposizione di tutte. Anche di Napoli. Il tutto però nasce anche dal coltello fra i denti di quelle formazioni che da reiette del gruppo a detta dei soloni (noi compresi), quelle che non dovrebbero fare altro se non contendersi la salvezza, sono diventate poco alla volta le migliori interpreti della categoria, le più esemplari, incredibilmente consistenti, con più vento in poppa. Forlì, Trieste, Casale Monferrato: ecco le squadre che dovendo giocare ogni partita con il sangue agli occhi, riuscire ad avere un atteggiamento combattivo per tutti e 40′ e con tutti, provocano un effetto domino devastante, e per il quale nessuno si possa sentirsi al sicuro con nessuno, tanto in casa quanto fuori. VS VEROLI, UN PRIMO PASSO… – Dunque zero punti di riferimento, in questa lega in cui pure Napoli, oggi in coda, e con tanto da ripensare a livello dirigenziale e di strategie future, ha sfiorato e sfumato diverse vittorie, super Trento compresa. E che questa Napoli, volenti o nolenti, chiudere il rubinetto o meno, crederci o no, possa ancora dire la sua in questa stagione, lo si vede dal successo che per quanto sofferto, e prima inatteso, poi agguantato, infine riacciuffato per un soffio, è comunque arrivato domenica scorsa contro Veroli. Meriti dell’Azzurro nuovo formato o meno? Proviamo a ragionarci, sta di fatto che la GZC di Marco Ramondino, oltre un buon approccio difensivo a zona, è sembrato tutto meno che una terza della truppa, quella formazione che iper-organizzata, briosa e compatta che in 16 giornate, ha raggranellato la bellezza di 11 vittorie, alcune ad altissimo peso specifico, piazzandosi soltanto a -4 dall’Aquila capolista. Napoli – lo sappiamo – non è una catechista di basket-champagne, ma ha l’enorme dote di far scendere le qualità dei migliori, e portarli anche sul terreno sporco delle gare punto a punto, e dei testa a testa in cui più che la pulizia tattica contano gli attributi, la scaltrezza nel portare a casa gli episodi decisivi, l’impatto emotivo. Ecco allora la Veroli che arranca: americani più “clever” che di puro talento – in particolare Samuels-, assolutamente impalpabile la regia di Tomassini, apporto dei lunghi molto inferiore alle aspettative(complice anche un Ramondino che ha fatto il gioco di Napoli schierando nella ripresa quintetti più bassi), non ha invece deluso Brett Blizzard, che esorcizzando gli spettri dell’ infortunio ha comunque garantito quell’equilibrio di cui il sistema ciociaro aveva bisogno. Se poi si passa alla voce “vere spine nel fianco”, in cima senz’altro i nomi di Marco Rossi e Andrea Casella. Il primo con la sua lucidità e la sua abitudine ai giochi in pick, il secondo completo, cecchino quanto intelligente nelle sue sgattaiolate a canestro, non a caso le loro performances hanno tastato con mano i punti deboli della difesa Expert: Tim Black e Marco Ceron. “Capitan Futuro” ha spesso perso l’ex canturino, a volte libero di tirare in solitudine, rischiando il suicidio, ma chi preoccupa è TJ, ancora nel limbo di chi fa storcere il naso e non poco, soprattutto in attacco, con la sua incapacità di battere l’uomo, di subire falli soltanto in transizione, oppure con il suo eccessivo ricorso al tiro da fuori, i palleggi prolungati, come anche i rarissimi pick games. In attacco come in difesa molto molto poco, quel che ha colpito è stata l’assoluta inerzia nel rispondere all’appello del neo-coach, il palesare i difetti di sempre, tanto da rendere persino nocivo il suo ingresso al posto di un Matteo Montano eccezionale, e che con il suo valore aggiunto, fatto di difesa asfissiante e maggiore umiltà in attacco, ha preparato la strada al grande exploit dell’altro Matteo, per tutti Malaventura. DOVE NAPOLI PROVA A CAMBIARE –  Matteo si è riscoperto, e noi lo abbiamo riscoperto come capitano che insegna il basket concretamente, come tiratore purissimo, come giocatore che da sempre esempio per tutti e sprona i suoi dimostrandolo a 360°, con i fatti. I suoi punti e i suoi tiri impeccabili, assolutamente decisivi in una fase topica del match – in cui i vari Weaver e Ceron hanno stentato nel trovare falli e punti (specialmente in transizione) – sono il biglietto da visita di una squadra che prova ripartire dai suoi “vecchi” e dai “giovani”, nel filo rosso del carattere e della voglia di lottare fino all’ultimo. Anche la voglia di Sylvere Bryan, che forse è stato il più rigenerato dalla rimescolata di Bianchi in fatto di rotazioni. Cominciando infatti da un quintetto assolutamente inedito, l’ex coach di Viola e Teramo Basket ha quasi ribaltato il rapporto di minuti che abitualmente vedeva un Brkic stra-abusato come cinque, e un dominicense di rimessa, viziato anche dai falli. Un primo passo, almeno da questo punto di vista è stato fatto, adesso serve un David diverso, magari più libero di esprimersi ala grande, anche meno legato all’emotività di certi contatti e di certi episodi, ma pronto soprattutto a incanalare la rabbia per onorare in tutto e per tutto quell’investimento economico che la società ha fatto puntando su di lui. CALENDARIO RICCO, MI CI FICCO – Il momento d’altronde è ghiotto, visto che con Veroli alle spalle l’Azzurro si prepara per una parte di calendario in cui vedi impegni precedenti (e deludenti), si può fare e si può dare di più. Il PalaBarbuto dovrà essere sicuramente il fattore per lanciare e rilanciare la causa della Bianchi-band, avendo in casa Biella e Trapani – quattro punti strategici per guardare con serenità alla trasferta non facile di Casale Monferrato – ma prima di Angelico e Lighthouse si va, anzi si ritorna in Romagna. Di fronte l’Andrea Costa Imola che, partita con un certo assetto, oggi si ritrova totalmente stravolta, o per meglio dire smantellata, forse pronta per una discesa che fa male, soprattutto per i 2000 che dopo anni di esilio a Faenza, popolano sempre con calore ed entusiasmo gli spalti del PalaRuggi. IMOLA, PIAZZA DI PASSIONE, CHE SOFFRE E LOTTA – E pensare che la stagione – l’undicesima consecutiva di Imola nella vecchia A2, dopo i fasti del magico triennio in A (1998-2001) – era nata sotto una buona stella. Il varo della tanto agognata fondazione, il ritorno in panca di Vincenzino Esposito, alias “El Diablo”, protagonista dello storico scudetto casertano nel 1991, primo italiano a completare una stagione nella NBA, con i Toronto Raptors nella stagione 1995-’96, ma soprattutto eroe di quelle stagioni in massima serie che Imola e gli imolesi hanno impresse nella loro memoria, quindi una squadra che sembrava offrire un discreto equilibrio tra usato sicuro e qualche scommessa, con tanto di risultati lusinghieri in casa, nonostante le sconfitte. Insomma una squadra dalla doppia faccia: coriacea e diffìcile da battere al Pala-Ruggi, disunita e lontana, dalla perfezione in trasferta. IMOLA, QUANDO LA SITUAZIONE SI COMPLICA – Poi però arrivano delle partite che spezzano le gambe, intorpidiscono l’orgoglio, vedi il derbissimo contro Forlì, ed ecco che il buzzer-beater di Saccaggi sembra spaccare in due la stagione dell’Aget, dando quasi il colpo di grazia a chi impallinato mille e una volta, cerca comunque di stare in piedi, trovare la forza di camminare. Gli infortuni senza sosta (prima Ian Young e Marco Passera, oggi Esposito e Mitchell Poletti), poi i problemi con gli stipendi congelati, quindi l’impossibilità della società di piazzare colpi di mercato (vedi la vicenda di Patrizio Verri, prima acquistato de facto a fine anno ma poi strappato dalla nuova Fortitudo): la situazione oggi è da rompicampo, e che può chiudersi soltanto tornando al cuore di uno scugnizzo speciale from Terra di Lavoro, a 44 anni capace di rimettersi in gioco come atleta sul campo (al suo posto promosso in panchina il vice Vecchi), ma poi anche lui bloccato per infortunio, nel corso del penultimo match casalingo contro Trapani (si spera di rivederlo in campo il 6 febbraio contro Ferentino). IMOLA, UN ROSTER RIFATTO E DECIMATO – Nel frattempo però, oltre alle mattanze – anche casalinghe – arrivano anche le offerte per gli Americani (proposte per Young dal Qatar, a Niles invece sembrerebbero interessati i cugini di Ravenna in Silver), e le cessioni vere e proprie sono purtroppo all’ordine del giorno: di ieri la partenza di Gigi Dordei diretto a Pesaro, l’uscita del capitano è la terza in poche settimane dopo quelle di Mirco Turel (verso il Nord Barese) e Marco Passera (destinazione Chieti), ed evidenzia come il club dell’AD Domenicali abbia deciso di smobilitare per iniziare a risparmiare qualcosa dal lato degli stipendi, oggi tenuti al minimo sindacale. Del resto, dando un occhio ai conti, le cifre parlano chiaro, considerando i 180mila di debiti bancari da coprire entro fine mese, quindi i 25mila euro da pagare con scadenza 24 febbraio, causa seconda rata dei contributi Fip legati ad arbitri, giudici di gara, ecc. Il tutto senza dimenticare che solo pochi giorni fa se ne sono andati altri 25mila euro spesi per Nas e seconda rata di Lega. L’unico innesto, nel caos generale, è stato quello di Armando Iannone (5,5 pts + 5 rimb, 20% t3 in 25 min): play/guardia classe ’90 cresciuto nella Stella Azzurra, già grande prospetto nella ex B Dilettanti, per lui solo una puntata in Legadue con la maglia di Veroli, quindi una lunga trafila in DNA (Castelletto, Chieti, Bari). Lascia la Puglia per affiancare in regia il 19enne Alessandro Maccaferri (3,1 pts, 1,6 ass in 17,2 min, 36,7% t3, 72,2% tl) – protagonista nelle ultime due annate al Basket San Lazzaro (formazione di DNC), e sarà con ogni probabilità supportato da Young nelle vesti di portatore di palla. Ma può bastare tutto questo per un gioco offensivo e in velocità, può bastare tutto questo senza un vero uomo spogliatoio e senza un totem nel reparto lunghi? Si era pensato al prospetto casertano Dario Cefarelli, fin troppo ai margini nella Poz-band a Capo d’Orlando, ma tutto pare essere sfumato nelle ultime ore. IMOLA, DA CHI PROVARE A RIPARTIRE – Con questi chiari di luna dietro alla scrivania, davvero difficile pensare ad un campionato in cui l’unica vittoria è arrivata il 27 ottobre, in casa contro Casale, e in cui Imola è parsa sempre tutto fuorché un sistema organizzato, sia in difesa (lì è stato più lampante da subito), sia in attacco, dove invece le fiammate di alcuni elementi e le dichiarazioni di Esposito coach legate ad un voluto ritardo nel dare precise gerarchie hanno ritardato la sentenza definitiva. Peggior attacco (66,3 punti); peggiore difesa, con poca abitudine all’aiuto (85,3 punti); reparto lunghi poco attrezzato (con quasi 31 punti in area concessi a gara) e che probabilmente senza Poletti e Dordei è ridotto al minimo di apporto – quasi tutto affidato all’ex Mirandola Alessandro Mancin (3,4 pts + 3,5 rimb, 40% t2, 60% tl, 13,4 min), in coppia con lo scuola Virtus Roma Filippo Gorrieri, classe ’93 (0,9 pts, 1,3 rimb in 10′). Ma la crisi dell’Andrea Costa di legge anche nel 44% da 2, nel 32,2% dall’arco, quindi nelle quasi 18 palle perse per match e nei rarissimi recuperi (appena 5,5 per allacciata di scarpe). Insomma, l’impresa è decisamente disperata, del resto è anche difficile trovare delle chiavi di lettura con un occhio al precedente: 85-55 alla 3a di campionato, furono proprio Poletti e Dordei gli ultimi a mollare, la squadra è completamente diversa da quella che Napoli affronterà. Indubbio che tanto, tantissimo per Imola passerà dalle mani (e dalle prestazioni) degli americani: Ian Young, fermo dal 26 dicembre fino alla scorsa settimana per una lesione muscolare al bicipite femorale della gamba destra (12,4 pts, 2,7 rimb, 2,3 ass, in 32,3 min, 36,6% t3, 8,62% tl), originario di Trinidad e Tobago ha giocato in pratica in tutte le leghe minori (Finlandia, Libano, Arabia Saudita, Venezuela, Messico) dimostrandosi sempre un ottimo realizzatore, ma non ha sfondato come leader offensivo dell’Aget. In ala piccola invece c’è il più giovane Warren Niles (14,6 pts, 4,8 rimb, 51,7% t2, 31.8% t3, 66% tl in 32 min) , uscito da Oral Roberts con 19 punti di media e il 40% da tre punti. Ottimo tiratore, con ampi margini di miglioramento (soprattutto nel ball handing e in difesa), il suo impatto e la sua maturazione lo rende come visto appetibile per il piano di sotto, ma nel frattempo è ad Imola, e Imola ha bisogno di lui. UN POSSIBILE PIANO PARTITANelle sue varie versioni, passando dalla filosofia più offensiva di Esposito a quella di retroguardia firmato Vecchi, l’Imola vista fin qui (e che forse finisce qui) è una squadra lanciata nel gioco in velocità, abituata alla zona, e da limitare in contropiede, in particolare con i tiri da tre punti. Una squadra quindi che vuole trovare soluzioni indifferentemente sia con i lunghi che con gli esterni, creandosi le possibilità di trovare vantaggio nelle situazioni di uno contro uno, punterà molto su un quintetto con quattro esterni e un lungo che faccia da pendolo per attrarre i raddoppi difensivi su di sé e quindi scaricare verso il compagno libero all’esterno, lasciandogli il tiro con piedi a terra e visuale aperta. Napoli con ogni probabilità potrà chiudere l’area e i tabelloni ai biancorossi con la profondità e la maggior stazza a disposizione, ma potrebbe lasciare sguarnito il perimetro. Parliamo però di un avversario fortemente decimato, e che chiuso sui tiratori esterni, dovrebbe attaccare l’area, aprendo gli spazi per le incursioni. C’è poi un fattore non scritto, il PalaRuggi: avversario indebolito sì, non sereno, ma che tra le mura amiche può cambiare radicalmente atteggiamento; forse, se pungolati nell’orgoglio, possono dare parecchi grattacapi e da questo punto di vista avranno grande spirito di rivalsa. Ma succederà?    

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