Napoli verso Forlì. Cercare il riscatto nella terra del trionfo

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LA PRESSIONE DEL “DOVER VINCERE” – Vincere con le mani e con le gambe, con la tecnica e con la tattica, con la testa e con il cuore. Insomma, tirando fuori da dentro tutto ciò che si ha: questo è l’imperativo in casa Napoli, reduce da uno scrimmage infrasettimanale contro Caserta (81-83 questa sera al PalaBarbuto, 37 di Weaver). E tanto più ora, con alle spalle un giro di boa non proprio da incorniciare, e un calendario che grida punti ma anche prove di carattere, la Expert di Demis Cavina è chiamata oggi a guardarsi allo specchio, risolvere i suoi dubbi, chiarire le sue contraddizioni, a controbreakkare davvero, per dirla tennisticamente. DALLE STELLE DI DICEMBRE ALLA CRISI NATALIZIA, PERCHE? – Il momento non è facile, anzi forse il più difficile della stagione, un vero paradosso pensando al tris inanellato dai partenopei non più tardi di 15 giorni fa. Eppure due sconfitte consecutive come quelle contro Barcellona e Jesi non bastano a spiegare una crisi che chiusa e riaperta in poco o più di un mese, ha mostrato una Napoli capace di tutto e il contrario di tutto, di alternare le migliori cose ad errori frustranti, anche nella stessa serata. Dunque un vero e proprio black-out, che ha fatto ripiombare l’Azzurro nei rimorsi e nelle delusioni delle prime giornate, e se lo stop interno con la Sigma si è limitato a fermare il trend positivo della Cavina-band, il passo falso di Jesi ci consegna  una squadra che si sfilaccia alla distanza, manca persino nel suo fatidico terzo quarto, perde non solo per numeri, cifre e piani tattici rivedibili, ma è una squadra che paga tutta l’assenza di gerarchie precise, di un’identità costante, con tutti i pregi e i difetti del caso: insomma, la peggior Napoli della stagione. JESI: PEGGIOR PARTITA STAGIONALE? – A questo proposito non mancano i paragoni con il 57-47 di Veroli, e per qualche verso non ci si sbaglia: domenica scorsa come il 13 ottobre c’era un giocatore che “insultava” il pubblico venuto da Napoli con il suo gioco disordinato e pretestuoso (all’epoca Weaver – ma c’erano valide ragioni personali – stavolta Bryan, con tutti i suoi limiti tecnici, non a caso al centro di eventuali manovre di mercato); allora come domenica scorsa c’era una squadra che a rimbalzo mostrava tanta, troppa leggerezza, e c’era come allora una gestione insufficiente dei minuti finali,  fase in cui Napoli è stata a lungo sul -6 prima di alzare bandiera bianca, fase in cui Jesi – fin troppo decantata dalla sua stampa – non ha fatto altro che stare a guardare, e coinvolgere i suoi effettivi per ciò che sanno fare meglio. I tagliafuori delle torri e di Migliori, le conclusioni acrobatiche di quel leader che è Goldwire – nonostante le sue pessime percentuali – infine la zona, una zona con accenni di press che pure Napoli nel primo tempo aveva saputo aggirare al meglio grazie al pick n’pop con Brkic, il buon contributo degli under nella circolazione, i giocatori giusti a centro area, ma poi ha subito improvvisamente, con la ripresa e il cambio di ritmo, fino alla fine: nasce così un mix letale per le speranze di un colpo esterno, e che pone domande a tutti, dopo 15 partite. FORLI’, DOVE TORNARE A VINCERE – Isolamenti forzati, pochissimi mis-match e uno contro uno per gli americani, tante conclusioni da tre a freddo, un gioco corale spesso assente, ma anche rotazioni che da punto di forza teorico dell’Expert, hanno ancora una volta lasciato a desiderare, soprattutto dal punto di vista dei giovani e degli esterni: Il quadro, inutile nasconderselo, è quello di una performance scialpa, e che apre ora la strada a una serie di partite senza ritorno, e che sanno di ‘dentro o fuori’, dal punto di vista delle ambizioni. Vero che ne mancano ancora 15, una vita, e che la classifica è ancora cortissima, ma proprio quando scorgi poco lontano le targhe di altre squadre tecnicamente (e sostanzialmente) alla tua portata, il tutto può diventare stimolante o faticoso: un bel dilemma, soprattutto dal punto di vista mentale. Dunque, obiettivo uscire coi due punti, uscire braccia al cielo, ripetere in piccolo un gesto che pensando al prossimo parquet nel mirino – quello del PalaFiera di Forlì – sembra anzi fare al caso, rievocare un grande passato. FORLI’, 2003-2004-2006: EMOZIONI UNICHE – In Romagna infatti c’è il ricordo più bello per i più giovani della tifoseria partenopei, ma c’è anche il punto più alto della pallacanestro napoletana dopo i fasti vissuti con la Fides Partenope, la vittoria della sua Coppa Italia 1968, della sua Coppa delle Coppe 1969. Forlì, prima ancora che il palcoscenico del trionfo in Coppa Italia targato Carpisa, nel 2006, è stato simbolicamente il tempo delle prime prove di quel banchetto al tavolo delle grandi che era l’obiettivo n.1 dell’allora S.S. Basket Napoli di Mario Maione: i quarti vinti al supplementare con la Siena di Ergin Ataman, e l’anno successivo la sfida a due facce con la Fortitudo, sono state croce e delizia di quel percorso sofferto, fatto anche di scelte difficili, ma poi premiate con la vittoria di quel 19 febbraio di otto anni fa. La Milano di un Lardo già sulla graticola, incapace di confermare l’exploit dell’anno precedente; la Treviso di Blatt che di norma non sbaglia mai, ma che in quel venerdì sera confermava l’adagio per cui sono proprio le eccezioni a confermare le regole; la Roma di Bodiroga ed Hawkins, di Tonolli e Pesic, favorita nei singoli ma scollata nel suo gruppo: di tutto questo l’allora Napoli di Piero Bucchi si fece un sol boccone, e confezionò solo il primo regalo di un’annata che consegnerà alla storia altri momenti indelebili, dalla semifinale con la Fortitudo scudettata all’Eurolega che verrà. FORLI’, DOVE IL BASKET SI DIFENDE AD OGNI COSTO – E pensando che quell’impresa sia cominciata dalle mura dell’attuale PalaCredito, e che oggi lo scenario completamente sia completamente diverso impressiona, anche se fino a un certo punto. Infatti oggi come allora si lotta sempre, ma la posta in palio è sempre alta, e ora forse di più: all’epoca è vero, c’era un trofeo di prestigio da portare a casa, sotto i riflettori di mezza Italia, domenica però c’è in gioco la speranza di un cammino che sia finalmente diverso dai disastri degli ultimi anni, e che nei prossimi mesi, partita dopo partita, ricostruisca per davvero il patto con la città, il sostegno di un pubblico che sa essere grande, e che ha solo bisogno di una miccia per accendersi, ed esplodere. Domenica quindi, e ancora in diretta per tutti – stavolta sul  WEB grazie a LNP TV (ore 18) – , non c’è solo Napoli – Forlì,  prima di ritorno: c’è il primo round di una partita incide sull’esito di una stagione ma non solo, può influenzare l’entusiasmo di quello che fino ad oggi è un progetto nobile, per come portato avanti da Maurizio Balbi, e che ha bisogno dei risultati per ingranare le marce più alte, quelle che contano. FORLI’, ENNESIMA RIVOLUZIONE – Di fronte un cliente apparentemente sfavorito, una squadra di quelle che la carta e i pronostici vedono sempre sconfitte, una di quelle realtà che vivono nella competenza e nella passione dei propri tifosi, eppure faticano ogni anno a sopravvivere, a trovare le risorse economiche per stare in piedi. E’ tutto questo la Fulgor Libertas, è tutto questo Forlì, nel cuore di una Romagna che pulsa di basket, ed è spesso culla di idee di basket sano, autentico, a volte per questo vincente. Un esempio? Proprio la truppa bianco-rossa, lo scorso anno:  una squadra fatta di americani a buon mercato, giovani promettenti, e dirigenti con la testa sulle spalle (fra tutti un certo Ario Costa), l’allora Le Gamberi ha stupito tutti con un clamoroso 6° posto, il pass per una post-season che interrotta da Brescia, è stato comunque un successo, un grande successo. Il problema è che sarebbe ancora più grande, se non fosse che di anno in anno si lotta per non morire, ed ecco allora che della creatura di Dell’Agnello non resta che un dolcissimo ,lontano ricordo. L’estate ha portato con sé tante nubi, tra le quali una drastica riduzione del budget, oltre a una sanguinosa penalizzazione di due punti per tasse non pagate in tempo utile. Massimo “Cedro” Galli, combattivo vice di Sandrokan, si è preso l’onere per nulla semplice di guidare una squadra completamente rinnovata e ringiovanita in mezzo alla tempesta, mentre Stefano Benzoni si è reinventato direttore sportivo, raccogliendo l’S.O.S. societario. La situazione, non è sicuramente delle più semplici, la salvezza è una parete di sesto grado da scalare a mani nude, ma questo ai 2.000 di media del PalaCredito non importa. D’altronde, è nei momenti più duri che viene fuori la grinta, la passione più genuina, la molla per portare a casa dei punti d’oro: proprio come quelli che Forlì ha messo in cascina solo in casa, solo tra le mura amiche, i punti che oggi sono il lato positivo di un bilancio con luci e ombre. FORLI’, LUCI E OMBRE DEL GIRONE D’ANDATAA fine andata infatti si paga un pesante penultimo posto, con solo carbone nella propria calza, la netta sconfitta di Brescia, maturata pochi giorni fa. Lo stop d’altra parte era ampiamente preventivabile e, a giochi fatti, non fa troppo male visto che Ferentino e Jesi hanno sì vinto allungando in classifica sui biancorossi (anche questo “quasi” da pronostico), ma Casale Monferrato ormai virtualmente fuori portata, tenendo anche conto del -20 dello scontro diretto, vincendo a Trieste ha fatto un favore ai romagnoli fermando la squadra di coach Dalmasson a un solo successo di distanza da Cain e compagni. Insomma sperare in una chiusura d’andata con una classifica migliore era utopistico, considerando l’ennesima volta in cui la compagine di Galli – spesso insufficiente nel controllo dei ritmi offensivi – si presentava anche e soprattutto con diversi problemi fisici. SERGIO E CROW, ULTIMI PAZIENTI DELL’INFERMERIA FULGOR – Una vera e propria costante quella degli infortuni, fino a ieri l’infermeria di Forlì è stata un mezzo lazzaretto. Gli ultimi due casi quelli di Luigi Sergio (9,1 pts + 3,5 rimb in 25,7 min, 43,9% dal campo, 44% t3), e Nicholas Crow (12,4 pts + 4,5 rimb, in 32′, 37,9% t3, 58,8% tl), le due ali ci saranno, ma che fatica! Quanto al primo, vera e propria spina nel fianco della partita d’andata, ha confermato le impressioni di quel quasi ventello shock a Fuorigrotta, con l’appassionata sfida a distanza vs Marco Ceron: in campo agonista vero, dotato di malizia e intelligenza, oltre che un tiro dall’arco decisamente affidabile (44%) che spesso ha tenuto a galla Forlì, l’ala scuola Juve Caserta ha dimostrato di essere pedina fondamentale nello scacchiere bianco-rosso, e lo sa. Tanto da scendere in campo al San Filippo perché lui stesso lo ha chiesto al suo coach, e lo ha fatto con una caviglia semi-immobile. Situazione ancora più contorta è stata quella del riminese ex Orlandina, Avellino e Brescia, fin troppo condizionata dai problemi al ginocchio, e che solo ieri  ha avuto sviluppi positivi: un più agibile edema, che con ghiaccio e terapie può riassorbirsi, il figlio di Mark Crow, ammirato negli anni ‘80 a Rimini e Fabriano, un vero e proprio cavallo pazzo, l’arciere al servizio di Galli, specie sugli scarichi in angolo, è uscito dalla visita con entusiasmo, tutto ben incanalato nello scrimmage sostenuto al Pala Credito contro Ravenna, neopromossa ma già tra le grandi del Girone Silver. A Brescia si è limitato a tirare da fuori, evitando il suo classico uno contro uno, con una difesa di conseguenza tenera su qualsiasi avversario, un tagliafuori a rimbalzo molto al di sotto del solito: fin troppo chiaro che si sarebbe dovuto fermare, ma anche che Forlì non poteva permetterselo. Interventi sul mercato? Esclusi, se non cedendo l’indifendibile Jack Eliantonio – chiamato da Benzoni per dare chili e sostanza sotto canestro –  per un nuovo lungo al suo posto, un lungo che cancelli la stagione fino ad oggi incolore dell’ex Mens Sana e Barcellona: difende pure benino, specie sui cambi, ma sono troppi gli indizi della sua stagione incolore, dalla scarsissima confidenza al tiro, il 23% dal campo in 19′, oltre all’assetto con Sergio in ala forte, che ha dato un ulteriore colpo alle quotazioni già in picchiata. FORLI’, OBIETTIVO SALVEZZA? VINCENDO IN CASA E’ POSSIBILELa strada scelta quindi è stata quella dell’attesa, della pazienza, e delle terapie, e anche di qualche mugugno interno che invocava un ala, un giocatore che sapesse dare peso interiore e attaccare il ferro. Sarà quella giusta? Fino ad ora aspettare, nonostante tutto, è convenuto, anche perchè  in considerazione delle previsioni di inizio anno che vedevano Forlì partire tra tantissimi dubbi e scetticismi, il clima dell’accerchiamento ha reso i bianco-rossi ancora più forti, e a dispetto di un’età media di poco superiore ai ventuno anni. Cinque vittorie (8 punti considerato il pesantissimo -2 di penalizzazione di partenza), giocarsela alla pari praticamente con quasi tutti gli avversari incontrati, dimostrare di avere un buon gruppo solido: sono obiettivi importanti, per chi parte con poco.  Non a caso, nonostante l’attuale penultimo posto a due lunghezze dalla quota salvezza occupata da quella Trieste sconfitta in casa la settimana scorsa, le cifre a partita sono più che dignitose: 73,6 punti (13° posto), 35,5% da tre (7°), 48% da due (14°), 12,27 assist (9°), 29,47 rimbalzi (14°). Numeri che collocano solitamente in posizioni migliori delle ultime due piazze che significherebbero retrocessione. Inoltre è proprio con Napoli che parte un terzetto di sfide importanti: partite in casa con Napoli e Jesi, perse di 1 all’andata, Forlì potrebbe ribaltarle sostenuta da un fattore casa che la vede vincente nelle ultime tre. Tirando poi altre somme, Forlì delle ultime otto ha battuto Imola (+2), Trieste (+1 ), Ferentino (+13) e Trapani (+8) e ha ceduto le armi di fronte a Jesi (-1), Casale (-20) e Napoli (-1). Insomma, i giochi sono tutti da fare, e con questo gruppo. GLI USA  FL, LA TORRE CAIN E CRAZY FERGUSON – Parlando del gruppo, precedenza massima ai due USA, con Tyler Cain (17,2 pts + 11,3 rimb in 36′, al 58,2% t2 e 60,3% tl) in pole. Il due volte campione lettone con Riga, nativo del Minnesota, è stato l’unico a non aver mai deluso l’esigente pubblico mercuriale: 17 punti, 11 rimbalzi, stoppa e intimidisce, gran passatore, quasi un play aggiunto, migliore per valutazione e miglior rimbalzista del campionato, Forlì non può fare a meno dell’ex North Dakota, anche se sembra accusare le fatiche di un girone d’andata a tutta nelle ultime uscite. E nonostante abbia solo 25 anni, si è confermato tra gli elementi più navigati del gruppo: solido e attento in difesa, in fase offensiva ha carattere e tanta determinazione, nonostante non sia proprio un gigante coi suoi 203 cm, dalle sue dita passerà il 90% dei punti chiave. Fra i migliori lunghi di tutta l’Adecco Gold e abbonato settimanalmente alla doppia doppia, la sua sponda è solo in parte Jazzmar Ferguson (17,9 pts, 2,6 rimb, 3,4 ass, 46,5% t2, 38,9% t3, 80,5% tl in 34′). Certamente un po’ discontinuo e dal ruolo indecifrabile (play o guardia), ma che sta crescendo partita dopo partita e che nella sconfitta di Brescia ha scritto un 7/9 da TRE punti con 25 punti all’attivo, il prodotto di Indiana University è un giocatore essenzialmente istintivo, anzi un “americano atipico”, il primo a spronare i compagni in caso di necessità. Letture ondivaghe e non sempre illuminate, non un grandissimo difensore; al tempo stesso spesso decisivo, in un senso o nell’altro, giocatore di striscia al tiro, con fiammate impressionanti e con la costante voglia di prendersi le responsabilità necessarie in una squadra così giovane, il giocatore di Louisville – precedenti esperienze in Canada e Australia – è migliorato nella selezione dei tiri, e resta comunque nei primi 10 marcatori della Lega con i suoi 18 punti di media: il miglior realizzatore forlivese è una autentica mina vagante. GLI “ALTRI” ITALIANI, BASILE E SACCAGGI – Accanto a questo nucleo, troviamo un quartetto di italiani  che ben si completano e in grado sempre, a turno, di trovare chi si erga a protagonista per provare a portare a casa i due punti. Un quartetto che proprio in Campania fece male all’Azzurro, e che oltre a Crow e Sergio, trova nel reparto esterni due ottimi prospetti, esterni con idee, e che con l’ottima difesa a zona, furono due grandi ingredienti per lo sfiorato colpaccio a Fuorigrotta: stiamo parlando di Niccolò Basile (4,2 pts + 2,4 rimb, 1,5 ass in 20′) e Lorenzo Saccaggi (11,9 pts, 3,7 ass, 3,4 ass, 50,6% t2, 26,7% t3, 75,4% tl). Basile, cugino del più noto Gianluca, classe 1995, è l’unico sopravvissuto in maglia Fulgor- Libertas della stagione 2012/2013. Nell’estate della rivoluzione, era uno dei punti interrogativi, invece è stato una delle sorprese del campionato forlivese: gioca minuti veri, non sente il pressing per impostare il possesso, segna, recupera, dà assist, ha una buona difesa e garantisce buone soluzioni, non solo smistando ma anche in avvicinamento, la sua crescita in termini di fiducia e impatto è tangibile e, al momento, è l’unica garanzia che si alza dalla panchina mercuriale. Con lui in regia si alterna Saccaggi, “Lollo” – promosso in A con Pistoia . ha accettato la dura visibilità e il grosso onere di un posto da titolare, oggi è l’under 22 più utilizzato del campionato, con oltre 35′ di media, è il barometro della squadra, l’eroe del derby contro Imola (vinto senza Ferguson, deciso da un suo buzzer-beater che ha ammutolito il pubblico del PalaRuggi), ed è fresco di prima convocazione assoluta nella Nazionale di Simone Pianigiani: quattro volte sopra i 15 punti, quattro vittorie per Forlì,motore pulsante, giocatore di temperamento, grande capacità di lettura e buone doti tanto difensive quanto a rimbalzo, tende a volte ad andare fuori giri, ma se arrivasse la costanza, le porte della A sono non aperte, di più. A subentrare a gara in corso completano le rotazioni la guardia Riccardo Ravaioli, già a Forlì in B1 e lo scorso anno allo Scirea Basket Bertinoro in DNC; Leonardo Battistini, ala uscita dalle giovanili di Reggio Emilia, e Julian Gualtieri, play-guardia Nazionale U18 sammarinese che vanta anche un’esperienza alla Miami High School. Tanto per cambiare, anche sul primo e sul terzo si è abbattuta la scure degli infortuni. EXPERT-FL 74-73, IL PESO DI UN PRECEDENTE – La gara di Napoli ha un grande pregio, quello di aver già mostrato tutte le potenzialità e tutti i limiti di un roster in continua evoluzione. Forlì infatti si dimostra squadra coraggiosa,  assolutamente insidiosa, capace di tenere la partita in bilico fino all’ultima azione. O con grandi rimonte, o nonostante le clamorose rimonte avversarie, è sempre lì, da Trento a Torino, da Jesi, Verona a Veroli, da Trieste ad Imola. Salvo però gli ultimi due casi, arriva il braccino del tennista, l’acido lattico, il fiato corto, quel che volete. E il tutto parte da quel 74-73 di quasi quattro mesi fa, deciso da TJ Black con il suo arcobaleno amaro (visto che gli è costato uno stiramento con strascichi). Forlì non deluse con il suo totem Cain, e stupì un pò con il quintetto tutto italiano (Basile, Crow, Saccaggi, Sergio, Eliantonio), un pò con il talento enigmatico e prendi-contatti di un rookie come Ferguson e di una prima di Saccaggi da non specialista, aggredendo poi nel finale con il talento on-fire di Sergio. La coppia Ceron-Black, una difesa più ad uomo (molto efficace sugli esterni), e un gioco in alto-basso più efficace, hanno permesso di domare una squadra che sempre incollata, nell’ultimo quarto il colpaccio l’ha davvero sfiorato, arrivando finanche sul +9, +3 sul 70-73, 16” al termine. Napoli batteva così il primo colpo, ma quei due punti non nascondevano le polveri bagnate dalla lunga (appena 5/26 con il 19%), un Ceron decisivo nella ripresa, ma che nel primo tempo era stato poco utilizzato da Cavina (nonostante una gran difesa su Saccaggi), un Black a cui si doveva sì il canestro della vittoria ma che usciva con un  1/7 poco rassicurante dalla lunga, scelte in attacco discutibili, tanti, troppi palleggi con Brkic  tanto, forse troppo impegnato in area pitturata. Le grandi differenze, all’inverso sono quelle di Bryan e Weaver: il dominicense, che pure nel primo tempo offrì un buon impatto, oggi convive con le critiche; l’ex OKC, come a Jesi, riusciva solo a sprazzi a far intravedere la sua classe, ma nel frattempo è diventato il miglior marcatore, ed è da lui che deve ripartire l’Azzurro. UN POSSIBILE PIANO PARTITA – Difesa compatta, dura e organizzata; ritmi lenti; attacco in continuo movimento – segnando magari nei primi secondo dell’azione o in corri e tira – e supporto del pubblico – che spesso alza il rendimento di alcuni giocatori, in primis Ferguson: sono queste le armi che, per coach Massimo Galli, la FulgorLibertas dovrà utilizzare per tentare di battere l’Expert. Evidentemente ancora oggi Forlì non è una squadra che sa gestire e controllare le partite, specie quelle punto a punto, in cui è mancato l’apporto di chi avrebbe dovuto dare ordine e lucidità. Qui pesano due fattori: ritmo e rotazioni. Da una parte – e come con Jesi – l’Azzurro ha in sè la carta di una panchina con quattro giocatori impiegabili, d’altra parte deve muoversi togliendo ritmo a Forlì: far palleggiare giocatori come Saccaggi e Ferguson, che possono spesso scegliere la conclusione in proprio (mandandoli in lunetta, dove non hanno cifre stratosferiche), o far tirare con minore tranquillità, quindi dagli errori possono arrivare rimbalzi, ma anche palle recuperate e contropiedi. D’altra parte i mercuriali sanno che Cain sarà un punto di forza nell’80% delle partite: si può raddoppiare, ma sarebbe meglio una difesa progressiva e sul pick n’roll. Il rischio, infatti, è quello di scoprirsi sul perimetro, e concedere troppo spazio per tiri dalla lunga,  e molti mis-match che Forlì sfrutta sistematicamente, giocando anche con quattro tasselli perimetrali, e questo crea sempre problemi nella fase di rientro e negli accoppiamenti. Non sempre si ha la possibilità di schierare la difesa come si vuole. Cain però è anche un’arma a quadruplo taglio: è determinante, e quindi va preservato dai falli con la zona, ma Napoli, almeno fino a Jesi, è stata impeccabile nel far correre il tassametro falli dei lunghi di ruolo avversari, e in più la zona scopre a rimbalzo, dove nonostante la leggerezza del reparto, ci si può giocare la partita.E questa partita, andrà giocata, fino in fondo.

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