Punto Napoli, lo sfogo pre-Casale di Calvani: “Sono stufo delle voci e delle chiacchiere, voglio fatti dalla società e fare pallacanestro”

di Davide Uccella

E’ tempo di ultime dal PalaBarbuto, con la partenza dell’Azzurro targato Givova – Flor do Café alla volta di Casale Monferrato preceduta dalla consueta conferenza stampa pre-partita.

Novità positive ed ufficiali arrivano dall’infermeria che inizia a svuotarsi, dopo il picco raggiunto lunedì sera con la ripresa degli allenamenti: saranno del match Brkic (schierato in quintetto) e Ganeto (quest’ultimo a lavoro differenziato), un attento monitoraggio sarà riservato fino all’ultimo per le condizioni di Malaventura (problema muscolare al quadricipite sinistro) e di Metreveli (fastidio alla schiena) ma c’è ottimismo per entrambi, nessuna speranza per Spinelli (rimasto a Napoli per completare il lavoro riabilitativo in piscina), con lo spot di play che però stavolta sarà presidiato dal ticket Traini-Sabbatino.

Non mancano però i riferimenti alle notizie che sul fronte societario si sono susseguite nel corso della settimana, con tanto di presunte manovre di mercato legate a potenziali riduzioni di budget (Jackson verso Caserta?), manovre che il coach ha respinto categoricamente, con outing pesante rivolto soprattutto alla società: “Lo avrei fatto per chiunque fosse stato oggetto di altre voci, al momento nessuno della società mi ha detto che la squadra è in fase di smantellamento, e se qualcuno al suo interno lo ha fatto con altri operatori, chiedo nomi e cognomi per dovere di cronaca. Jackson è un mio giocatori, e finché non c’è una disposizione o una richiesta da parte del giocatore, lui è un mio giocatore come tutti gli altri. A scanso di equivoci, ho scritto ciò che ho scritto su Twitter, in italiano e in inglese”.

Lo stato d’animo: “Ho sempre riscontrato un atteggiamento serio e professionale, nella squadra come nello staff, ad ogni allenamento. Ho piacere nel lavorare con questo organico, e in una situazione di emergenza e di difficoltà nessuno è scappato, né fisicamente né mentalmente. Questo è un segnale importante,che avvalora ancora di più quanto ho scritto ieri sera. Io sono qui tutti i giorni, con le mie esigenze, le mie ambizioni, e tutti continuiamo. In questa ridda di voci che sono uscite nelle ultime due settimane, ho ritenuto opportuno convocare una riunione il giovedì successivo alla partita di Torino, proprio qui in questa stanza: c’era la proprietà, il Presidente, c’erano tutti, e ho confessato che la situazione era ingestibile. Le problematiche non erano legate ai risultati ma anche a fattori esterni di altro tipo, con i quali si sarebbe dato alibi  per poter dire che qualcuno fosse mancato in qualcosa. Non mi è stato detto nulla, poi negli ultimi giorni i fatti sono agli occhi di tutti. Io sono stato chiamato qui a fare l’allenatore, non a gestire situazioni che non sono di mia competenza: l’ho fatto presente con mail, telefonate, riunioni individuali e di gruppo, manifestando che ci fosse qualcosa che non andava bene per lo svolgimento del nostro lavoro. Io voglio fare pallacanestro, e voglio farla senza alibi, così invece ne abbiamo, e non di poco conto. Mi dispiace tutto questo, perché purtroppo Napoli, non certo per colpa di questa gestione – almeno fino a domenica scorsa – , viene da una lunga serie di mancanze e gestioni assolutamente deficitarie, e non attinenti a ciò che Napoli meriterebbe. La pallacanestro in questa città è stata riempita di fango, e questo non è bello, soprattutto quando qualcuno vuole sguazzarci dentro: Napoli ha cultura, merita palcoscenici diversi, e questo è stato un tema dibattuto ampiamente quando sono stato contattato dalla società. Per fare qualcosa di diverso serviva darsi una guida, essendo perfetta nei primi mesi di gestione. A voi la risposta… […]… Noi cerchiamo di bypassare ciò che viviamo quotidianamente, ma se qualcuno nei miei confronti ha un impegno, poi ci si vede confermando quest’impegno e in ultima battuta viene disatteso, ci si domanda nello spogliatoio cosa succederà domani, come finirà la stagione, se sarà necessario trovarsi un altra squadra, e come fare fronte a necessità personali. Nessuno ha obbligato qualcuno a fare la pallacanestro, per di più con un budget impegnativo di spesa, legato a una certa entità. Tutto è relazionato a decisioni prese consapevolmente, nella quotidianità ognuno sceglie cosa fare di sé stesso, se farla in un certo modo o in un modo differente. Nessuno mi ha obbligato a chiamarmi, e con una proposta pluriennale, nessuno ha obbligato gli altri giocatori : se dopo quattro mesi ci sono passi indietro, non bisogna dimenticarsi che ci sono venti famiglie che non hanno colpa, e bisogna prendere coscienza di un impegno che deve proseguire e andare avanti fino a fine stagione, in cui ci poi ci si può resettare su altre idee, diverse o meno. Martedì l’ho ricordato al Presidente Balbi: se fino ad oggi si pensa che i giocatori siano dei robot, penso che siano valutazioni alquanto supponenti e scorrette. Bisogna archiviare le chiacchiere, e rispondere con i fatti. Vogliamo parlare di pallacanestro”.

Nuovi imprenditori? Parla il GM Mirenghi: “Ci sono imprenditori già vicini alla società e a Dario Boldoni per rapporti di lavoro. C’è stata un’accelerazione negli ultimi quattro giorni, siamo in una fase avanzata. Ieri all’allenamento c’erano persone mai venute prime, molto probabile che una di queste traghetterà la squadra per il resto del campionato, fino all’anno prossimo, rilevando il pacchetto di maggioranza”.

Prima di scendere in campo, cosa chiedere a Traini? La parola torna al coach: “Noi dobbiamo aiutare Andrea come squadra: noi siamo in pista da tre mesi e mezzo, lui dopo tre allenamenti si è fermato. Noi non rimuginiamo su quanto è avvenuto, ma il ragazzo dovrà superare una serie di passaggi. Il primo è stato quello della tenuta del campo e lo ha superato, ora mi preoccupa l’impatto mentale nei contatti e nell’atteggiamento, e devo dire che a un primo riscontro sono rimasto favorevolmente sorpreso. C’è grande enfasi nel suo gioco, quasi a voler dimostrare qualcosa a tutti noi”.

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