Quale futuro per la Fulgor Libertas Forlì? Per ora si prospetta solo sofferenza

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FORLI’ – Reduce dalla retrocessione matematica rimediata domenica a Trieste, la Fulgor Libertas si appresta a passare la settimana in preparazione dell’ultimo match casalingo contro Brescia.

Animi caldi in terra di Romagna, a partire dal “tuttofare” Stefano Benzoni trasformatosi da addetto stampa a Ds con il compito di costruire in estate la nuova Fulgor Libertas (reduce dai playoff della stagione ‘12-’13) con pochi spiccioli, messi a disposizione dalla “crew” di soci che ancora tengono le redini del basket forlivese e che lamentano ogni stagione il solito passo del “mettere le mani in tasca” e risollevare il budget per sopravvivere nelle leghe che contano,

Tanto di cappello per colui che, in poco tempo, ha pensato a tenere saldi i contatti con la stampa, ha pensato di costruire un roster proponibile per l’Adecco Gold con il budget più ridotto della categoria, ha pensato a far atterrare due americani umili di cui uno con la possibilità di vederlo, un augurio il nostro, calcare i campi di due categorie superiori rispetto alla Fulgor Libertas odierna, ma da forlivese doc per Benzoni il finale di stagione è del tutto indigesto “sono rammaricato ma, non ho rimpianti per il roster costruito. Avevamo un budget ridotto in estate e risicato a gennaio da non poterci permettere il giocatore che ci serviva. Avevamo a taccuino due atleti che hanno rifiutato la possibilità di trasferirsi in Romagna preferendo la panchina in A1, Flamini e Metreveli non davano le garanzie giuste e l’uomo che poteva spostare non era sul mercato” Il gap della penalizzazione ha reso difficile la partenza ma, come sentenzia Benzoni ,“sapevamo del nostro status e abbiamo cercato di lavorare consapevoli del nostro handicap” ha influito poco in merito ma, facendo una rapida analisi, difficile pensare di potersi salvare vincendo solo un match in trasferta allo scadere contro una squadra retrocessa ormai dal giro di boa con una bomba disperata di Saccaggi e la sorte versa sui colori biancorossi forlivesi. Trieste, dal canto suo, per raggiungere un terzo ultimo posto a messo sotto Torino ed ha vinto comunque match importanti, cosa che, per Forlì, non è riuscita soprattutto contro quei profili di medio/alta classifica.

Jazzmar Ferguson
Il roster, come coach Galli e lo staff dal canto suo, hanno commesso i propri errori magari entrando nello status giustificativo del “siamo più scarsi degli altri” da far apparire ogni vittoria conquistata un dono divino, ma guardando la stagione ormai giunta al termine, se esaminiamo in componenti partendo dal duo USA non hanno affatto sfigurato considerando il rapporto qualità/prezzo scovato dal Ds Benzoni anzi, a parte le “cianfrusaglie” nei minuti finali di “crazy” Ferguson, il supporto del lungo Cain – a tratti – è stato di qualità sopraffina. Saccaggi poi, entrando nello specifico, ha indossato anche qualche giorno la maglia azzurra, il duo Crow/Sergio catalogati in estate con il “… chi sono questi” hanno dato il loro apporto principalmente nel girone d’andata dove il “buono” non glielo negava nessuno, al contrario del mediocre girone di ritorno dove, infortuni e poca esperienza nel gestire i momenti “hot” hanno fatto scendere il loro voto all’insufficienza. Purtroppo, come è accaduto in alcuni circostanze, il supporto dalla panchina è stato un po’ pochino: Basile ha fatto un girone d’andata ad un buon livello, mentre al giro di boa è stato risucchiato nel vortice generale che lo hanno relegato a riserva come il compagno Eliantonio, mai entrato nelle grazie del pubblico di casa. Per il resto la panchina ha offerto poco, le rotazioni ridotte a disposizione di coach Galli hanno inciso a differenza di altre realtà dove le prestazioni dei giovani in panchina si fanno apprezzare (vedi Ruzzier, mattatore nello scontro salvezza domenica a Trieste). Ora bisogna far terminare la stagione e fare il punto in merito, il general manager Giannelli propone il solito moto “del risparmio” che ha pagato (secondo lui) in merito a costi e gestione, con lo scopo di rivedersi in una Silver League con il solito budget ridotto all’osso che simulerebbe la stagione prossima come la gemella appena terminata, negando quindi alla piazza ambiziosa di Forlì un palcoscenico degno del Pala Credito di Romagna, oppure l’alternativa è aspettare il tanto sospirato “messia” che prenda in mano le redini della baracca e che punti a far diventare il basket forlivese quello che era fino a poco tempo fa.

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