Veroli a Napoli: sarà trasferta a pronostico chiuso?

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Alla luce della terza sconfitta in altrettante gare, con Casalpusterlengo che dopo Verona passa al Palas di Frosinone (49-58), il basket Veroli si appresta a disputare una trasferta davvero complicata in casa della Givova Napoli.
Le due formazioni si sono già affrontate in una amichevole di preseason (74-60), ed in quella occasione a sorpresa erano stati i ciociari (già privi di Mike Nardi) a spuntarla. Prestazione allora convincente della squadra di D’Arcangeli, che mise in mostra da subito le qualità che avrebbero dovuto contraddistinguerla per la stagione, già a partire da questo primo spicchio: difesa aggressiva, ritmi alti, buona condizione atletica e una coppia di americani come Legion e Shaw, in grado di tenere la leadership di un gruppo giovanissimo, che trova comunque le sue punte in Wojciechowski, Grande e La Torre. Ovviamente il campionato è tutta un’altra cosa, e anche se in questi casi si dice che la palla è rotonda, è oggettivamente molto difficile che Veroli riesca a portare i due punti a casa, con un roster cortissimo, e senza un vero play che diacon continuità ritmo e identità al gioco giallo-rosso.
Dall’altra parte dunque la Givova di coach Marco Calvani che, se all’epoca dovette registrate gli infortuni (non gravi) di Spinelli, Metreveli, Brkic ma soprattutto Traini (ancora in ripresa dall’intervento al menisco), oggi ha praticamente svuotato l’infermeria,  e si presenta come una formazione molto solida e fa dell’esperienza il suo punto forte. Pensiamo a un tiratore e motivatore come Malaventura, a un mestierante consumato come Allegretti, oppure a Gabriele Ganeto (difensore e fondamentale negli equilibri tattici), ma soprattutto alla regia affidata ad un non più giovanissimo Valerio Spinelli, che  dopo i numerosi anni trascorsi nella massima serie con la casacche di Scafati, Biella e poi Avellino, ha deciso di tornare a casa e di dimostrare che in Gold ha ancora da dire molte cose. Del resto lo scugnizzo lo ha già fatto per il risultato bulgaro ottenuto contro Forlì (88-59), con un apporto da 17 punti ed 11 assist, fondamentale per riscattare il primo stop interno rimediato contro Ferentino (69-75), anche se le bocche da fuoco principali sono due vecchie conoscenze del basket giallorosso, ovvero Jarrius Jackson e David Brkic. I due hanno vestito insieme la maglia di Veroli arrivando a giocarsi una semifinale playoff. Jackson è reduce dai due tornei disputati in Serie A con Cremona dove ha messo su cifre importanti. A Napoli sta viaggiando a 14 punti per partita a cui aggiunge 4 rimbalzi e 3 assist. Brkic sta facendo un po’ più di fatica e le sue medie ci parlano di soli 7,5 punti per match.
Tuttavia ad oggi il vero crack della formazione napoletana è l’ala rookie22enne De’Mon Brooks. I suoi numeri sono davvero impressionanti: 19 punti di media a cui aggiunge 11,5 rimbalzi. Sicuramente una delle chiavi fondamentali dell’incontro, per quanto riguarda Veroli, è quello di limitare lo strapotere fisico di Brooks. Se riusciranno a compiere questo passo potrebbero avere la possibilità di compiere il miracolo, altrimenti non ci sarà scampo per i ragazzi di D’Arcangeli.
QUI NAPOLI (a cura di Davide Uccella)
C’è chi dice che sia Davide contro Golia, c’è chi dice che bissare il risultato bulgaro di mercoledì contro Forlì sia (e debba essere) a portata di mano, e c’è chi dice che Veroli, tra meno di 30 ore, sarà senza se e senza ma destinata al ruolo di vittima sacrificale sul parquet di Fuorigrotta. Di sicuro c’è che alla luce della terza sconfitta in altrettante gare (nell’ordine Verona, Trieste e Casalpusterlengo), il Basket Veroli di Germano d’Arcangeli ha tanta rabbia, ma davvero poche risorse, per scalare quella muraglia di fiducia e motivazione che motivazione che invece l’Azzurro di Spinelli, Brooks e co. vuole cavalcare sempre di più, soprattutto dopo il successo netto sui romagnoli, il rientro di Metreveli, e la speranza che Andrea Traini bruci le tappe con il suo menisco destro.
Del resto, il contesto dell’avversario parla chiaro:  allenamenti nel centro della Stella Azzurra e partite a Frosinone, solo l’accordo sancito durante la scorsa estate tra il club della capitale, uno dei più importanti a livello giovanile, e il sodalizio ciociaro di Massimo Uccioli, ha permesso di conservare il titolo di A2 Gold ottenuto nel lontano 2007 in piena “Legadue-era”, con la “cambiale” di una certa freddezza da parte della tifoseria locale, e con l’impegno/opportunità di rappresentare, attraverso la guida in mano ai tecnici stellini, una bella vetrina per i giovani talenti del proprio vivaio.
La conseguenza è una squadra super rinnovata rispetto a quella che raggiunse il 6° posto quattro mesi fa, arrivando a un soffio da una clamorosa semifinale playoff contro Verona. Tutto è nuovo. L’allenatore, Germano D’Arcangeli. E pure tutto il gruppo. Giovani e meno giovani. Americani da scoprire in un gruppo diverso, alchimia da trovare. E sul campo passeranno i vari Alex Legion e Matt Shaw – tra i migliori americani dell’ultima DNA Silver, rispettivamente con Roseto e Chieti -,  poi il gigante scuola Treviso ed ex Torino Jakub Wojciechowski, dotato di atletismo e mano delicatissima, quindi l’ex play della Scaligera Alessandro Grande, ma soprattutto Andrea La Torre, uno dei migliori prospetti di Via Flaminia: ala classe 1997, decisivo per la salvezza della realtà capitolina in Serie B, ma che già da tempo è salito alla ribalta del mondo giovanile: 3° posto all’Europeo Under 16 con 14 punti e 7 rimbalzi di media a partita, sfiorando la conquista di una medaglia dopo 23 anni, poi la conferma della sua leadership a livello Under 17, centrando un’altra semifinale europea, da 5° marcatore della manifestazione, quindi l’esperienza mondiale a Dubai sotto l’ala di Andrea Capobianco.
Insomma tanti spunti, a volerli cercare. Scopriamo come li inquadra, assieme ad altri, coach Marco Calvani:
Lo spirito del pre-match, il cambio di passo tra Ferentino e Forlì: “Mi è ancora impressa l’immagine di mercoledì sera: sono favorevolmente sorpreso dalla fiducia e del credito che i tifosi ci danno, nonostante il risultato della prima giornata, e delle iniziative della società per avvicinarli, per nulla scontate. Resta comunque in noi la consapevolezza di far conoscere questa nuova squadra lavorando con i risultati, con determinazione, combattività, proseguendo sulla strada del successo e sulla scia di un atteggiamento che è partito anche dalla loro umiltà”.
Contro Veroli, che sfida sarà: “Ci avviciniamo a questa sfida con il rispetto che si vede a una squadra giovane, che deve fare esperienza, e non può essere ancora valutata. Li abbiamo affrontati già in preseason, dove siamo stati letteralmente rullati, e presentano un organico che ha anche due ottimi americani, bravi a superare la stagione di ambientamento in Italia, oltre a un talento come Wojciechowski, che presenta ancora enormi margini di miglioramento. In campo, detto positivamente, ci hanno messo le mani addosso: sono stati molto aggressivi, veloci in attacco mentre in difesa applicano anche un’ottima zone press, cercano l’organizzazione attraverso Alessandro Grande, che ha comunque buone capacità di finalizzazione. Tutto questo ci ha creato non pochi problemi, il nostro approccio non fu positivo”.
Un giocatore in più? : “Se potessi, aggiungerei Traini”.
Gli obiettivi: “Noi abbiamo qualità, restano gli stessi, sia per le Final Six di Coppa Italia sia per i Playoff. Il campionato sta esprimendo un livello medio-alto, pensiamo alle classifiche bugiarde di Forlì o Torino, anche se pieni meriti a squadre come Agrigento, Barcellona, Biella o Trapani: chiunque può vincere contro chiunque, servirà attenzione costante. Su Napoli credo che molto sia stato travisato dall’esterno: ci vedono come vincitori, io sono anche contento, ma credo che sia un giudizio un pò sbilanciato, viste le novità in quintetto e nello staff, almeno per il momento”.
Spinelli leader e uomo da quintetto:”Con Ferentino forse ho sbagliato a far partire Sabbatino, il suo livello è in linea con quello che sente a livello di atmosfera, di trascorsi, e di responsabilità. In questo momento mi auguro che possa replicare, ma anche se è un pelo sotto sarò ampiamente soddisfatto”.
Zona in futuro?: “Ci lavoreremo”
Capitolo Brooks, un esempio da seguire: “Solare, positivo, tutti lo vorrebbero come amico, fratello e giocatore. Ha un approccio serio e professionale, credo che lui sia un’immagine di come qualche compagno possa prendere esempio da lui”.
La Torre e le curiosità del progetto Veroli: “Alessandro è nel mirino degli scout NBA già da qualche anno, ha disputato negli Stati Uniti nel Jordan Brand Classic, in cui vengono selezionati giovani talenti in tutto il mondo, è nel mock-draft di diversi siti specializzati. Molto interessante l’esperimento di provare a farlo giocare playmaker nonostante i 202 cm, è mancino, ed è la metafora del progetto di Veroli e di questo pensiero nuovo che è nato dall’accordo con la Stella Azzurra”.