Bari:intervista a Marco Cardillo

0

Con la sua energia, determinazione e grande agonismo ha impiegato poco ad entrare nel cuore dei tifosi della Liomatic Group Cus Bari. Stiamo parlando di Marco Cardillo, esterno classe ’85, originario di Benevento, leader silenzioso e specialista difensivo, capace di coniugare qualità e quantità. Giocatore intenso, ma anche tecnico. Secondo miglior realizzatore (124 punti) della Liomatic Group, alle spalle di Antonello Ruggiero (140), domenica autore di 15 punti contro San Severo, rivelatisi decisivi nel successo finale. Sua la tripla del +11, a 2′ dalla fine, che ha fiaccato gli ultimi tentativi di rimonta ospite, suo l’ultimo canestro del match, che ha fissato l’80-70, utile anche per un discorso di differenza canestri negli scontri diretti (San Severo è inserita nella stessa Division dei baresi). “Volevamo partire subito forte, con aggressività e determinazione – è la sua analisi del derby con San Severo – e penso che, a parte qualche sbavatura difensiva nel primo quarto, siamo riusciti nel nostro intento. I primi venti minuti sono stati quasi perfetti e il vantaggio acquisito in quelle fasi è la dimostrazione della bontà del nostro lavoro. Nella terza frazione, poi, abbiamo subito il loro rientro, forse a causa di qualche forzatura offensiva che ci ha portato ad avere scarso equilibrio di squadra e a concedere canestri che hanno sortito l’effetto di fargli prendere fiducia. Anche in quel caso, però, siamo stati bravi a compattarci, a resistere all’inerzia contraria e a ribaltarla a nostro vantaggio, rimettendo la testa avanti. Alla vigilia temevamo le uscite dai blocchi dei loro esterni, ma penso che la tattica orchestrata dal nostro staff tecnico ci abbia permesso di non patire troppo l’abilità di Rugolo, Scarponi e Marzoli”. Quanto al suo impiego, per larghi tratti di match e soprattutto nelle fasi decisive, nel ruolo di ‘4’ atipico, Cardillo svela di esserci abituato: “Nella mia carriera mi è capitato altre volte. Si è trattata di una situazione particolare, anche perchè dall’altra parte c’erano lunghi atletici e perimetrali, come Amoroso e Fattori, bravi anche nel gioco fronte a canestro. Noi, con quattro piccoli, ne guadagniamo in imprevedibilità, ma anche quando c’è Gigena in campo, oltre ad un lungo di ruolo, restiamo pericolosi sul perimetro”. L’ultima battuta di Marco è dedicata alla splendida atmosfera, ricreata al palazzetto di Japigia, dagli oltre 4500 tifosi biancorossi: “È bello giocare in cornici come quella del PalaFlorio – conclude l’esterno campano -. L’anno scorso mi è capitato di giocare il derby Ferentino-Anagni, ma i palazzetti non avevamo le dimensioni del nostro. L’aspetto principale da rimarcare è che siamo riusciti a creare questo effetto, dopo appena dieci giornate e solo cinque davanti al nostro pubblico. Avanti così!”.