De’ Longhi, sarà rivoluzione estiva?

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Per il secondo anno consecutivo la stagione della De’ Longhi si conclude al Paladozza in gara 4, questa volta però con un turno di anticipo. La squadra vincitrice del girone Est, infatti, vede concludere la sua corsa alla promozione ai quarti di finale, senza passare per la bella in casa e avendo perso le prime due tra le mura amiche del Palaverde. È vero che, probabilmente, se la Fortitudo si fosse piazzata dove meritasse si sarebbe parlato di una finale, ma se vuoi salire prima o dopo quelle forti devi batterle. Questo è l’epilogo della stagione trevigiana, non certo dei più felici, e come sempre a stagione finita è tempo di bilanci.

Tirare le somme di questa stagione non è affatto semplice, soprattutto perché le aspettative erano alte, davvero alte, e poi era ancora vivido il ricordo della scorsa annata, quando Treviso da matricola era arrivata ad un passo dalla finale promozione e aveva largamente condotto la stagione regolare.

Partiamo dall’inizio quindi e spiegando gli antefatti speriamo di giungere ad un giudizio quantomeno obiettivo.

“Vogliamo arrivare al nostro apice per i playoff, sono loro il nostro obiettivo e l’intera stagione sarà volta a questo, per migliore il risultato dell’anno scorso”, queste le dichiarazioni di tutto lo staff tecnico, Vazzoler, Gracis e Pillastrini ad agosto. Parole che nella testa di molti tifosi trevigiani hanno suonato come “puntiamo alla promozione o almeno alla finale”, parole che in realtà hanno tutt’altro significato. È chiaro che una squadra come la De’ Longhi dovesse puntare alla promozione, ma è altrettanto chiaro che “Avere la promozione come unico e solo obiettivo significherebbe fallire in partenza, vista la formula del campionato” come ha più volte detto coach Pillastrini. L’intento dello staff e della squadra era quindi migliorarsi a 360 gradi, migliorare i singoli giocatori colmando le carenze del loro bagaglio tecnico, migliorare a livello di squadra, il gioco, l’agonismo, la concentrazione la gestione all’interno di una partita, ma anche di una stagione e dei playoff. Tutto questo non significa, banalmente, fare una vittoria in più in regular season e arrivare a gara 5 delle semifinali, tutto ciò ha un significato ben più articolato e la stagione della De’ Longhi è convissuta con questa tara di semplificazione.

Si potrebbe anche dire che la formazione in pratica era la stessa dello scorso anno, fatta eccezione per due nuovi stranieri e la staffetta Fabi – Saccaggi e anche questo significherebbe semplificare oltre ogni limite, infatti la TVB 16/17 ha un assetto completamente diverso rispetto a quella del 15/16. Mettere un americano nel ruolo di ala piccola, com’era stato inizialmente fatto con DeCosey, ha voluto dire stravolgere l’equilibrio di un ingranaggio perfettamente oliato, tutto ciò con lo scopo di valorizzare ciò che si ha in casa e cioè il talento di Davide Moretti nel suo ruolo naturale di guardia. Il ragionamento sulla carta filava che era un piacere, salvo poi essere smentito da quanto visto in campo, o meglio: Moretti in guardia era perfetto, ogni tanto in appoggio a Fantinelli ma quasi sempre con licenza di uccidere al tiro, mentre DeCosey non ha reso il dovuto e per questo si è verificato il divorzio di metà stagione. Tutto ciò però non mina le basi del ragionamento, ma dimostra soltanto quanto sia difficile trovare uno straniero di livello nel mare magno del basketmercato. Se privarsi di Fabi ha significato modificare assetti ed equilibri nei reparti, lascire andare Powell ha implicato rinunciare alla spettacolarità e, inutile negarlo, ad un pizzico di divertimento che aveva tanto entusiasmato i tifosi durante lo scorso anno, il sostituto di The Bomb è quanto di più concreto esista su un parquet, Jesse Perry infatti non sarà un esteta del gioco ma ogni suo singolo movimento in campo è utilissimo e necessario allo svolgimento dell’azione, oltre ai punti e rimbalzi ha portato tanta difesa e manovalanza, stando sempre zitto e lavorando a testa bassa si è rivelato la prima punta trevigiana insieme a Moretti. Altrettanto non si può dire di Saccaggi invece, l’ambientamento è stato immediato ma in campo, tra infortuni e difficoltà a trovare il canestro, non ha inciso quanto si sperasse. Questo non significa certo che Gracis ha portato a casa un bidone, il talento del toscano è cristallino e lo si è visto ad Agrigento, semplicemente è stata un’annata no.

È stato un anno in cui si è convissuto molto con gli infortuni e i lunghi recuperi. Se è vero che la lussazione della spalla destra per Matteo Negri non dipende da una preparazione non perfetta (e anche qua sarebbe da discuterne), è altresì chiaro che ci sono stati troppi problemi fisici che hanno riguardato tutto il roster ed è naturale pensare che forse la preparazione sia un po’ da riprogrammare. Giocatori come Negri e Saccaggi hanno perso circa due mesi tra infortunio e riabilitazione, segnando la loro stagione irreversibilmente; lo stesso Fantinelli ha avuto un riacutizzarsi del problema alla schiena e Rinaldi e Moretti hanno spesso convissuto con problemi muscolari. Tutto questo dovrebbe far riflettere.

Un’altra questione che ha lasciato un grande punto di domanda è quella riguardante il rinforzo per i playoff. È vero che la De’ Longhi cercava un lungo ed il mercato ne è particolarmente povero dato che chi ce li ha non li molla, ma prendere un giocatore solo come polizza assicurativa per poi non farlo giocare non è stata la mossa migliore del mondo. Positivo e molto, invece è stato l’innesto a stagione in corso di Perl, classe 1995 proveniente da Capo D’Orlando. Zoltan è stata un eccellente sostituzione di DeCosey, dimostrando grande personalità e coraggio nonostante la giovane età e rivelandosi prezioso nei playoff.

Analizzate le mosse compiute dalla società spostiamoci ora a quanto sentenziato dal campo. Si è vinto la stagione regolare per il terzo anno consecutivo, questo è inutile negarlo, però il gioco espresso, passi che non sia stato entusiasmante, non ha realmente convinto. Giocatori come Negri e Rinaldi, determinanti negli scorsi playoff, hanno avuto sempre meno un ruolo chiave cosa che li ha un po’ privati di fiducia e tranquillità, salvo il secondo riscattarsi nei playoff; lo stesso capitano, Matteo Fantinelli, ha fatto un passo indietro rispetto allo scorso anno, non solo a livello di cifre, ma proprio come padronanza e controllo dei ritmi della squadra, e Andrea Ancellotti, partito bene ad inizio stagione, non ha avuto l’evoluzione che si sperava per un giocatore importante su entrambe le metà campo. Chi invece si è esaltato è stato Moretti, per Davide è stato l’anno della consacrazione, fin dalla prima partita quando ha affondato Trieste con una prestazione individuale super e crescendo in tutta la stagione, nei playoff poi si è dimostrato il faro della De’ Longhi e nelle quattro partite contro la Fortitudo è stato sempre il migliore in campo. Deve ancora crescere sulle letture e imparare a gestire il vizietto del tiro da tre in transizione, ma l’età è senza dubbio dalla sua.

Una stagione di luci e ombre, difficile da giudicare viste le tante e vere giustificazioni, ma che senza dubbio ha lascito un po’ l’amaro in bocca. Una stagione però estremamente utile e produttiva perché, al di là di un ulteriore anno di esperienza, si è dimostrato di poter giocare punto a punto, vincere allo scadere, rimontare sfruttando le proprie armi tattiche. Una stagione che poteva finire meglio, non lo nega nessuno, ma che porta con sé molte luci come la miglior difesa del campionato (aspetto da cui ripartire) e qualche ombra (poca fluidità di gioco).

La sensazione è che questa sia la fine di un progetto, la speranza è di sbagliarsi. Si parla già di sostituzioni e nuovi innesti, a cominciare dalla guida tecnica dove si vocifera un cambio di allenatore e si sono fatti i nomi di Ciani, in uscita da Agrigento, e Vitucci, che però sembra tanto fantabasket, è vero però che Pillastrini ha altri due anni di contratto ed ha dichiarato di voler salire con Treviso e che sarebbe la coronazione di un sogno. Per quanto riguarda i giocatori, la situazione contratti è un caos: Rinaldi e Saccaggi hanno l’opzione per un secondo anno, Moretti sta valutando tre opzioni (Treviso, serie A, NCAA) avendo altri tre anni di contratto ma anche l’escape per il college basket, Fantinelli è a tutti gli effetti ancora sotto contratto ma su di lui si sta muovendo Reggio Emilia proprio come lo scorso anno, Ancellotti e Malbasa sono in scadenza, Perl e Perry pure e l’unico che a conti fatti ha ancora un contratto senza clausole è Matteo Negri. Se sarà una rivoluzione estiva e si getteranno le basi di un nuovo progetto o se si ripartirà da un nucleo noto ancora non è dato saperlo.