[ESCLUSIVA] Edoardo Casalone: “Rivedere i tifosi al palazzetto è la cosa più importante”

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Abbiamo avuto il piacere di intervistare Edoardo Casalone, capo allenatore della Reale Mutua Basket Torino, squadra che milita in Serie A2 nel girone verde.

Edoardo ha iniziato ad allenare giovanissimo prima come assistente e poi come allenatore delle giovanili della Junior Casale. Nel 2009 è primo assistente del Derthona Basket in C1, l’anno dopo passa alla Pallacanestro Trino in C2 di coach Lorenzo Pansa dove vince la Coppa Piemonte e il campionato. Nel 2012 capo allenatore della Selezione Regionale Piemontese e nel 2013 approda alla Don Bosco Livorno come vice allenatore della Serie B. L’anno successivo ritorna a Tortona dopo la promozione dalla Serie B dove collabora con Demis Cavina e Lorenzo Pansa, con cui vince la Coppa Italia 2018. Ha fatto parte dello staff della Nazionale Italiana Under 18 in preparazione all’Europeo. Dopo i 4 anni passati in Piemonte, si accasa dal 2018 al 2021 alla Dinamo Sassari in Serie A1 come primo assistente di Vincenzo Esposito e poi di Gianmarco Pozzecco dove vince la FIBA Europe Cup e la Supercoppa 2019 e raggiunge nella stagione 2018-2019 la Finale Scudetto.

INTERVISTA

1 Quando hai deciso di intraprendere la carriera da allenatore e perché?

“Ho iniziato a fare l’allenatore, in realtà l’assistente, che ero abbastanza giovane, avevo meno di 14 anni. Io giocavo per la Junior Casale, ero abbastanza “scarso” quindi giocavo veramente pochi minuti e un giorno andai dal mio allenatore dicendogli che mi sarebbe piaciuto provare a fare l’allenatore. Mi aiutò, mi fece fare l’assistente minibasket e da lì iniziò questo percorso che va avanti. Iniziai con l’Olimpia Basket 2000 per poi passare al settore giovanile della Junior Casale”

2 Hai partecipato al Trofeo delle Regioni del 2013 rappresentando il Piemonte. Che esperienza è stata? Che ricordi ti porti?

“È stata un’esperienza bellissima perché è come far parte di una “piccola Nazionale” dove vengono selezionati i migliori giocatori di quel momento della Regione. Ho avuto la fortuna e il piacere di lavorare con ottimi giocatori come Tommaso Baldasso, Riccardo Visconti che attualmente giocano in Serie A e giocatori attualmente in Legadue come Davide Denegri e Flavio Gay. Tutti giocatori che stanno facendo un’ottima carriera. È una bellissima esperienza perché si vive una settimana di pallacanestro molto intensa, si ha la possibilità di conoscere tante persone provenienti da altre regioni, creare legami molto importanti. Ringrazio molto la Regione Piemonte per quell’esperienza, in quell’anno io feci due Trofei delle Regioni: con i ’99 da assistente e con i ’98 da capo allenatore dove raggiungemmo la finale contro la Toscana che quell’anno era veramente forte. Dall’altra parte c’era Lorenzo Bucarelli, che poi ho avuto anche il piacere di allenare a Sassari e Davide Moretti. Giocammo la finale anche un pò da outsider, fu davvero un’esperienza molto divertente che mi porto dietro sempre. Mi ha lasciato davvero tante cose”

3 Hai anche partecipato al raduno della Nazionale Under 18 agli ordini di coach Andrea Capobianco. Ti ha aiutato a crescere professionalmente?

“Sì, anche questa è stata un’esperienza incredibile. Mi ricordo che ero a vedere le finali nazionali a Udine quando mi arrivò la telefonata prima di Andrea Capobianco e poi di Antonio Bocchino che mi preannunciavano che ci poteva essere questa possibilità. Mi ricordo che quella notte non dormii perché per me poter far parte del raduno della Nazionale era ed è ancora adesso un qualcosa di pazzesco, far parte di un gruppo che rappresenta l’Italia credo sia un sogno che tutti i bambini sognano e io sono uno di quelli che lo ha sognato e continuo a farlo. È stata una bella esperienza e voglio ringraziare Andrea per questa possibilità. L’esperienza si è creata perché Andrea Capobianco aveva conquistato l’accesso ai Mondiali con l’Under 19 e quindi era in Egitto a vincere la medaglia d’argento. Io andai a sostituirlo. In quel raduno Vincenzo Di Meglio fu il capo allenatore, Luciano Nunzi era l’assistente e io andai a fare l’assistente in preparazione all’Europeo. Fu anche quella un’esperienza indimenticabile perché ripeto, poter far parte di un gruppo che rappresenta la propria Nazione è un’esperienza di cui non ti puoi mai dimenticare nella vita”

4 Dal 2014 al 2018 sei stato assistente in Serie A2 a Tortona prima di coach Demis Cavina e coach Lorenzo Pansa poi, con cui hai vinto la Coppa Italia 2018. Quali emozioni hai provato nel vincere il primo premio importante della tua carriera?

“È stata la mia prima esperienza Senior, avevo già fatto delle esperienze prima in C2 a Trino, in C1 a Tortona e avevo fatto l’assistente in Serie B a Livorno. Quella di Tortona è stata la mia prima esperienza in una squadra Senior. Prima con Demis che mi ha insegnato davvero tante cose, soprattutto nel rapporto con i Senior. Fino a quel momento avevo fatto tanta giovanile ed è chiaramente diverso, poi l’esperienza con Lorenzo, che ritrovavo dopo gli anni passati insieme a Casale. È stata una grandissima emozione poter vincere un trofeo con Lorenzo perchè intanto è bello condividere queste cose con gli amici; i giocatori in quella settimana avevano disputato delle partite assolutamente incredibili. Avevamo onestamente dominato quella Coppa Italia e ancora adesso tutte le volte che ricorre l’anniversario della Coppa ci scriviamo sul gruppo Whatsapp perché è un qualcosa che ricordiamo con grande affetto e grande emozione. Era una vittoria inaspettata, da quarti in classifica sfidevamo nel primo turno Trieste, che poi quell’anno vinse la Legadue, squadra veramente fortissima, andammo poi giù con la mente molto leggera. Poi si inanellarono una serie di situazioni tra cui uno stato di forma direi veramente buono da parte della squadra. Vittoria dopo vittoria alla fine portammo a casa un trofeo che ricordiamo ripeto, con grande affetto”

5 Nel 2018 è arrivata la chiamata in Serie A1 da parte della Dinamo Sassari come primo assistente di coach Vincenzo Esposito. Perché hai scelto una realtà come Sassari?

“È facilissimo da rispondere perché è una squadra molto attrezzata, un club molto organizzato e quindi non ci sono stati dubbi non appena ho ricevuto la telefonata di Esposito e poi di Federico Pasquini. Non ho avuto mezzo dubbio sulla scelta da fare e direi che ho indovinato. È stata un’esperienza estremamente positiva prima di tutto per le persone che ho incontrato e per il bagaglio tecnico e umano che mi porto via da quest’esperienza di tre anni e poi chiaramente per gli ottimi risultati ottenuti sul campo ma la cosa più importante che mi porto dietro con più affetto sono le relazioni umane che si sono create dentro al Club, con i tifosi, con i Sassaresi. Sono stato molto fortunato a ricevere quelle telefonate perché mi hanno permesso di crescere veramente tanto come allenatore ma soprattutto come uomo”

6 Con l’addio di Esposito nel 2019, la Dinamo è alla guida di coach Gianmarco Pozzecco. Com’è stato vincere la FIBA Europe Cup e la Supercoppa da vice allenatore?

“Sono emozioni anche quelle indescrivibili perché l’idea di aver vinto una coppa europea è qualcosa che pochissimi club possono vantare e Sassari è uno di questi. Aver preso parte a quella spedizione, a quella squadra è un qualcosa che rimarrà per sempre nella mia testa, sia in quella dei tifosi sia nel Club per cui mi inorgoglisce molto, per la Supercoppa uguale. Ma in realtà la “fotografia” che mi porto dietro con maggiore affetto è Piazza d’Italia dopo la finale Scudetto persa. Arrivare a Sassari e trovare la piazza con 5000 persone che sono contente di salutare e acclamare la squadra nonostante avessimo perso lo scudetto all’ultima partita, credo sia una cosa che non succede in nessun’altra città. È un ricordo indelebile nella mia testa e credo mi rimarrà per tutta la vita, ancora adesso parlandone ho i brividi”

7 Più volte hai dovuto sostituire coach Pozzecco sia in campionato che in Champions League. Che responsabilità ti sei sentito addosso?

“La responsabilità è soprattutto nei confronti dei giocatori. Avevano grande attenzione per cui ci tenevo a fare in modo che i giocatori stessi fossero nelle migliori condizioni possibili per disputare la “loro partita”. Volevo fare in modo che loro fossero a loro agio, è questa la pressione che senti, non tanto legata al risultato. Sai che loro hanno tanta fiducia in te, non vuoi deluderli. Bisogna ringraziare Gianmarco, ogni tanto andava negli spogliatoi anticipatamente e io ho potuto divertirmi un pò (ride ndr)”

8 Quest’anno sei capo allenatore di Torino e torni in Serie A2 dopo 3 anni. Cambierà qualcosa? Che cosa ti aspetti da questa stagione?

“Cambiano tante cose; ci sono responsabilità differenti tra fare l’assistente e il capo allenatore. Il lavoro in palestra non cambia più di tanto, è sempre un lavoro di staff ma invece cambiano altre responsabilità. Credo che sarà una stagione divertente. La società sta lavorando per crescere giorno dopo giorno e i giocatori lo stesso stanno lavorando per migliorarsi allenamento dopo allenamento quindi sono molto contento di come sta andando. Chiaro che è presto, abbiamo giocato solo due partite di campionato. È appena iniziata la stagione ma credo ci siano i presupposti per fare bene. La cosa più importante è che, per fortuna, si sta tornando alla normalità. Purtroppo una delle cose che ci sono mancate in questi ultimi due anni è il contatto con il pubblico, con i tifosi. Adesso stiamo tornando a rivedere i palazzetti che si stanno riempiendo di appassionati e questa è la cosa più importante di tutte. Chi fa questo mestiere vuole vivere determinate emozioni e queste sono portate dai tifosi, dal pubblico, dalla passione. Senza questo il nostro sport e in generale perde tantissimo”

9 Hai collaborato con grandi allenatori, ognuno ti ha insegnato qualcosa?

“Assolutamente, come dicevo dal minibasket ho sempre cercato di “rubare” qualcosa da ogni allenatore e sono stato molto fortunato perché tutti gli allenatori che ho incontrato sulla mia strada e col quale ho avuto il piacere di lavorare mi hanno insegnato tanto. Ho sempre trovato grandi appassionati di questo lavoro, di questo sport che hanno speso il loro tempo per insegnarmi qualcosa. Da ogni allenatore porti via caratteristiche diverse ma tutte servono per formare l’allenatore che vuoi diventare. Questa è il valore aggiunto nel fare esperienze diverse durante la propria carriera, durante il proprio percorso”

10 In quale città hai “respirato” più basket?

“È una domanda bella che mi piace ed è una domanda assolutamente difficile. Ho avuto la fortuna di “nascere” cestisticamente a Casale Monferrato in cui in quegli anni si respirava veramente tantissima pallacanestro. Marco Crespi era riuscito a costruire una società assolutamente professionale da subito. Ho avuto la fortuna di lavorare a Livorno che è una città che vive di pallacanestro, si va “in Baracchina” e si sente parlare di pallacanestro. Tortona ha una grande passione e lo ha dimostrato arrivando a giocare la Serie A1 spinta dalla passione degli imprenditori locali come il dott. Gavio e Sassari, è inutile che lo dica, l’ho citato prima, quando trovi una piazza con 5000 persone che ti aspettano dopo aver perso credo sia indice di quanto vivano di pallacanestro. Domenica sera qua a Torino abbiamo fatto il tutto esaurito (con le limitazioni del governo ndr). Credo sia stata una delle pochissime realtà, forse l’unica a fare il tutto esaurito in queste prime due giornate di campionato. Credo che qui a Torino ci sia tantissima passione. Come dicevo prima sono contento che si stia tornando alla normalità. Non sarà facile riprendere l’abitudine di tornare al palazzetto ma credo che una volta che ripartirà tutto il “sistema” sarà bello ritrovarsi e andare a tifare per la propria squadra. Questa è una cosa che manca a tutti, manca ai tifosi, manca ai giocatori, credo si debba tornare a questo”

Ringraziamo la società Basket Torino per averci dato la possibilità di intervistare Edoardo Casalone e anche all’allenatore stesso per la sua enorme disponibilità.

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