[ESCLUSIVA] Marco Mollura: “Trapani è casa mia ed esserne il capitano è un’emozione indescrivibile”

0

Abbiamo avuto il piacere di intervistare Marco Mollura, ala classe 1993 in forza alla Pallacanestro Trapani. L’esterno italiano, nativo di Erice, ha iniziato a giocare a basket in giovane età nelle giovanili del Basket Trapani restando fino al 2009, anno in cui è stato aggregato alla prima squadra disputando i campionati di A Dilettanti (2009/2010 e 2010/2011) e poi quello di Serie C (2011/2012).

Nel 2012 passa a Torino con il quale gioca due campionati di Serie B, alternati da alcuni match disputati in doppio tesseramento con il Kolbe Torino in Serie C Regionale. Dal 2014 si trasferisce alla Zannella Basket Cefalù dove disputa due campionati di Serie C, nell’ultimo dei quali si è reso protagonista della promozione in Serie B. Nel 2016/2017 ha giocato il campionato di Serie B con Cefalù prima di rientrare a Trapani nel Luglio 2017. Dal 2017 fino ad oggi difende i colori della maglia della Pallacanestro Trapani, squadra che milita nel Girone Verde della Serie A2.

INTERVISTA

1) Ciao Marco, innanzitutto grazie della tua disponibilità. A che età hai iniziato a giocare a basket? E perché hai scelto questo sport?

“Ciao, è un piacere essere qua. Ho iniziato a giocare a pallacanestro quando avevo quattro anni perché praticamente sono nato con la palla in mano essendo figlio di due ex cestisti, diciamo che sono cresciuto con il basket nelle vene. Mi è piaciuto tanto ed è una cosa che ho intrapreso a quattro anni e da lì non sono più riuscito a viverne senza”

2) Che cosa hai provato nel fare l’esordio in campionato con la maglia della tua città?

“Sinceramente non ricordo nemmeno quando è stato perché parliamo forse degli anni della B1. Comunque alla fine quando si è ragazzino avere la possibilità di esordire in un palazzetto come quello di Trapani, come era ai vecchi tempi che venivano tremila/quattromila persone a sostenere la squadra, che c’era tutta la città attorno alla società, attorno a quella squadra è stata un’emozione veramente grandissima. Poi quando sei piccolo hai sempre il sogno di poter un giorno giocare nella squadra della tua città, di essere una persona importante per quella formazione, però diciamo che sono sogni che hanno tutti i bambini e riuscire a renderlo verità è stata una cosa molto bella per me.”

3) Nel 2014 ti sei trasferito alla Zannella Basket Cefalù, con il quale hai disputato due campionati di Serie C e ti sei reso protagonista della promozione in Serie B nel 2016. Che cosa ci puoi dire di quell’esperienza?

“Allora innanzitutto è stata forse un’esperienza più difficile di tutta la mia vita perché praticamente io due anni prima ero andato via da Trapani per andare a Torino, nel Cus Torino che giocava la Serie B. L’ultimo anno ho avuto un sacco di infortuni che mi son costati cari, tra cui anche la rottura di un piede, però per una cosa o per l’altra poi non sono riuscito a trovare squadra in Serie B anche a causa degli infortuni e mi è arrivata questa chiamata da Flavio Priulla, ex allenatore della Pallacanestro Trapani, dicendomi che mi voleva a tutti i costi in Serie C a Cefalù.

Sinceramente ero molto titubante perché non volevo e avevo paura di scendere di categoria, di quello che potesse succedere e di non poter mai risalire di categoria, però alla fine è stata una cosa che mi è servita tanto anche perché mi ha dato tantissima fiducia, mi ha fatto sentire a casa. È stata una città fantastica con della gente super e ti fa sentire veramente una persona importante e poi mi ha dato tanto, mi ha dato consapevolezza, fiducia in me stesso e poi lì abbiamo vinto anche il campionato quindi per me è stata un’esperienza veramente molto bella perché è come se fosse la mia città Cefalù. Mi manca tanto e spero magari un giorno non di andare perché qua Trapani è casa mia, ma spero che Cefalù possa risorgere come sempre ha fatto perché è molto importante”

4) A luglio 2017 sei tornato a giocare con Trapani diventando subito protagonista in A2. Che cosa ti hanno lasciato le esperienze con Torino e Cefalù?

“L’esperienza con Torino è stata più che un’esperienza di lavoro diciamo che è stata molto per divertimento perché comunque ero ancora piccolino e non avevo capito bene come funzionasse, non mi ero messo la testa a posto se così si può dire, non curavo il fisico, non curavo bene gli allenamenti, non facevo per niente vita professionista però è stata la mia prima esperienza fuori di casa e mi ha aiutato tanto come persona più che secondo me come giocatore di pallacanestro. Poi appunto la svolta è stata l’anno in cui ho rotto il piede perché comunque ero un pò pesante, ero ingrassato tanto e da lì è stata una svolta che non sarebbe mai più accaduto una cosa del genere e ho deciso che avrei comunque provato a fare la differenza l’anno dopo.

Cefalù, come ti ho detto prima, è stata una seconda casa e ancora adesso sono in contatto con tantissime persone, quando posso ci scappo sempre. Riuscire ad arrivare in A2 e farlo con la propria città, con la società in cui sei cresciuto, con le persone davanti, con i tuoi amici, con la tua famiglia è stato un’emozione indescrivibile che non riesco ancora adesso a descrivere nonostante sia il quarto/quinto anno. È veramente un’emozione davvero troppo grande”

5) Che effetto ti fa essere capitano della squadra della tua città e che responsabilità ti senti addosso?

“Sinceramente la prima cosa che ho pensato appena coach e società mi hanno detto che sarei stato il nuovo capitano mi son guardato indietro tutta la storia della Pallacanestro Trapani, del Basket Trapani, insomma tutti i vari nomi del campionato e ho visto le grandi persone che adesso son passati da qui dove sono io adesso. Sicuramente è una cosa per me che mi rende pieno di orgoglio e un giorno magari quando sarò grande potrò guardare indietro e dire che tra tutti i capitani di Trapani ci sono stato anche io. Questa, come ben possono immaginare le persone essere il capitano della tua squadra, della tua città è veramente una cosa incommentabile perché, magari, se un giorno speravo di tornare a giocare qui a casa, non avrei mai pensato e sperato di essere il capitano della Pallacanestro Trapani in A2, quindi diciamo che son stato anche fortunato”

6) Che cosa ti aspetti da questa stagione?

“Personalmente sono uno che chiede parecchio da se stesso, mi aspetto tanto sempre con umiltà e piedi per terra però sono uno che non si accontenta e tende sempre all’eccelso anche in maniera negativa certe volte. A livello di squadra potremmo anche essere un po’ sopravvalutati secondo me come squadra, anche se comunque la Supercoppa non è stata una delle migliori però io sono fiducioso perché la squadra comunque è nuova, sta iniziando a girare piano piano, ogni giorno la vedo migliorare, vedo sempre più coesione tra di noi. C’è tanta gente giovane, tanta gente che ha voglia di fare, voglia di dimostrare, sono diciamo delle scommesse personali un po’ per tutti, quindi secondo me potremo toglierci qualche bella soddisfazione e chissà, comunque sicuramente il tempo darà la sua risposta e vedremo come andrà”

7) Che legame senti tra la maglia e la tua città? 

“Son andato via da Trapani che veramente il palazzetto era una bomba che poteva esplodere perché era piena di gente, tutti che incitavano, tifavano, gridavano, facevano casino. Quando son tornato invece ho visto grandissimi passi avanti fatti dalla società perché l’ho vista veramente cresciuta in tutto e per tutto, sono rimasto un po’ deluso dalla gente che ha iniziato ad allontanarsi, magari anche il posizionamento in classifica durante l’anno o l’andamento della squadra ma non so con precisione la motivazione.

Però ho visto un passo indietro da parte delle persone nei confronti della Pallacanestro Trapani e questo sinceramente mi spiace tanto perché è una realtà che viviamo da tanto tempo perché comunque son dieci anni che siamo in A2 ed è una cosa che non si è mai vista da nessuna parte, quindi secondo me sarebbe bello tornare a vedere il palazzetto come quello che era una volta anche perché il calore del pubblico trapanese è caldo, ho girato tanto l’Italia, ho girato dappertutto e l’unico posto in cui ho sentito più calore, non me ne vogliano i tifosi trapanesi, ma è quello visto alla Fortitudo. Poi per il resto dei ricordi che ho di quando ero piccolino Trapani è sempre stata una delle piazze più calde, più belle in tutta Italia”

8) Quali giovani di Trapani secondo te potrebbero avere un futuro importante? 

“Sicuramente Tommy Pianegonda è un ragazzo che ha tanto talento, deve lavorare tanto di testa perché secondo me ancora gli manca qualcosina però come ho detto prima ha tanto talento, ha tanta voglia di fare ed è pronto secondo me per avere il suo spazio. Luciano Tartamella è un ragazzo che da tutto in campo e spesso e volentieri mi sembra di rivedermi in lui quando ero più piccolino. Un altro che secondo me potrà fare il suo è Giovanni Minore perché è un bravissimo ragazzo che si impegna e dà sempre il mille per mille in ogni cosa che fa, è un ragazzo molto umile, ha voglia di fare e penso e spero che farà strada. Anche Salvatore Basciano ha talento ma deve lavorare tanto anche lui”

9) Il tuo quintetto dei migliori giocatori italiani e stranieri con cui hai giocato contro o in squadra

“Come Italiani sicuramente Andrea Renzi perché penso sia uno dei centri più forti che io abbia mai visto da quando sono arrivato a Trapani in A2, come quattro faccio veramente fatica a ricordarne uno perché ce ne sono veramente tanti. Come americani quelli con cui ho giocato sono Rotnei Clarke, La’Marshall Corbett perché è una spanna sopra tutti e anche Shonn Miller perché nell’ultimo anno ci ha fatto divertire, ci ha fatto fare delle cose belle”

10) Che rapporto hai con il coach Daniele Parente?

“Con Daniele mi trovavo già benissimo quando lui era il secondo di Ugo Ducarello, ma poi quando lui è diventato capo allenatore mi son trovato ancora meglio ovviamente perché già il rapporto è bello, poi sento tanta fiducia da parte sua e io apprezzo tanto il suo lavoro perché è uno che ne capisce tanto, ci mette il cuore in quello che fa e lo fa con passione. È il tipico allenatore che arriva al palazzetto alle otto di mattina e sta lì a lavorare fino alle dieci di sera perché è veramente un gran lavoro/hobby che lui fa con amore e passione”

Ringraziamo la società Pallacanestro Trapani per averci dato la possibilità di intervistare Marco Mollura e anche il giocatore stesso per la sua grande disponibilità.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here