Qui Roseto: Sylver Bryan, un centro…che cerca la gravità permanente

di Luca Maggitti

Franco Battiato lo cerca dal 1981, coach Tony Trullo potrebbe averlo trovato nella prima domenica di novembre del 2014.

Parliamo del “centro di gravità permanente”, che a Roseto ha il volto color ebano di Sylvere Bryan, dominicense classe 1981 di 208 cm, italiano per matrimonio e “passaportato” dal quale gli Sharks si aspettano molto.

Contro Treviglio, il Capitano ha sfoderato una prova da doppia doppia: 13 punti e 12 rimbalzi in 31 minuti, con 8 falli subiti, 26 di valutazione, una manciata di schiacciate e qualche urlo scacciacrisi.

In conferenza stampa, la grinta vista in campo si è trasformata in elegante eloquio con accento francese. Il centro (di gravità permanente) del Roseto, che in campo ha fatto sentire ai suoi annichiliti avversari la voce del padrone, ha spiegato ai giornalisti perché ha reso così bene contro un avversario forte come Emanuele Rossi, mentre contro gente meno valida nelle passate giornate aveva fatto più fatica: «Giocare contro un avversario bravo come Rossi mi aiuta. Perché è grosso come me e posso giocare come so. Quando trovo avversari più piccoli, che appena mi muovo volano a terra, diciamo che gli arbitri non mi lasciano giocare e io devo ancora abituarmi al loro metro».

La carriera di Bryan, prima di questo campionato, è stata tutta fra Serie A e attuale A2 Gold, con le perle della Coppa Italia vinta nel 2008 ad Avellino e la promozione in Serie A ottenuta nella stagione 2009/2010 con il Brindisi. Scendere nel terzo campionato italiano, per di più dovendo recuperare da un intervento estivo al ginocchio destro, ha quindi comportato un avvio balbettante.

Nelle prime 6 gare, comunque, è sempre andato in doppia cifra di punti salvo alla seconda giornata, nella disgraziata prova contro Treviso (2 punti e 7 rimbalzi, contro due tiranni della categoria come Powell e Rinaldi).

Domenica, contro Treviglio, si è invece visto forse per la prima volta il trascinatore dell’area pitturata che Trullo spera di avere fino al termine del campionato.

Merito anche del nuovo arrivo, Josh Jackson, che con la sua esperienza ha permesso alla squadra spaziature migliori, oltre che, giocando da guardia, restituire Pierpaolo Marini al suo ruolo naturale di ala piccola, precedentemente occupato dallo straniero tagliato Davon Usher.

In merito al suo nuovo compagno di squadra, Bryan osserva: «Jackson è un giocatore veterano che conosce il basket europeo. Direi che il suo innesto, anche se ha potuto allenarsi soltanto due giorni con noi, ha dato equilibrio alla squadra, rendendola meno prevedibile».

Vero: più equilibrio, meno prevedibilità vista l’accresciuta pericolosità della coppia di esterni composta da Jackson e Marini, meno pressione per Pitts e più spazio anche per la coppia di lunghi Janelidze-Bryan.

Che Roseto abbia finalmente trovato il suo centro di gravità permanente?

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