Un’indagine della GdF vede coinvolta l’Andrea Costa Imola Basket

Un’indagine della GdF vede coinvolta l’Andrea Costa Imola Basket

Ma l’amministratore unico Domenicali non ci sta: “Solo io nel registro degli indagati, il club non è coinvolto”

di Alberto Dalmonte

Come una burrasca di fine estate, l’Andrea Costa Basket Imola viene sconvolta in queste ore da una notizia che ha gettato nell’incredulità prima, nello sgomento poi, la piazza romagnola.

IL FATTO. La Guardia di Finanza di Imola, su incarico della Procura di Bologna, ha diffuso ieri un comunicato dove si afferma che “una società di basket di Imola, nota a livello nazionale, e una femminile, con sede a Parma”, sarebbero al centro di un giro di fatture per sponsorizzazioni false o gonfiate. Ed ecco quanto riportato dai quotidiani locali.

L’indagine prende il via nel 2015 quando, a seguito di controlli di routine, la GdF si imbatte in una fattura emessa dalla società imolese di basket per una sponsorizzazione, non direttamente alla azienda sponsor, bensì ad una società con sede a Londra, l’Advanced Marketing Consulting, di cui si era avvalsa come intermediaria. Da una successiva indagine, questa è risultata essere poi una sede fittizia, mentre tutta l’operatività veniva gestita da Bologna, da dove si diramava una catena di altre società, prestanome e fiduciarie, sparsi tra vari paradisi fiscali, creata ad arte per aggirare le tasse, restituire agli sponsor parte dei corrispettivi versati e, va da sé, accumulare provviste indebite a beneficio degli ideatori del giochino, tra cui quattro bolognesi. Ai quali sono stati sequestrati beni immobili e mobili per quasi 25 milioni, mentre il giro di fatturazioni false o gonfiate si aggirerebbe sui 75 milioni, coinvolgendo un centinaio di aziende sparse in tutta Italia.

LE REAZIONI. Trovare il nesso tra le dimensioni di quest’ affaire e il valore delle sponsorizzazioni che raccoglie annualmente l’Andrea Costa, poche decine di migliaia di euro, non è facile e desta parecchie perplessità. L’amministratore unico della società imolese, Gian Piero Domenicali, sta valutando con gli avvocati la redazione di un comunicato ufficiale, ma intanto ha rotto il silenzio per affermare che “il club ha subito un danno d’immagine”. Nessun sequestro infatti riguarda il club, né lo stesso Domenicali, che è uno dei 16 indagati. All’epoca, cioè prima dell’ottobre 2015, quando l’AMC ha cessato l’attività, l’Andrea Costa si avvaleva di questa come di altre società per reperire sponsorizzazioni. Solo quando queste venivano regolarizzate da un contratto, si procedeva ad emettere fattura per l’importo della provvigione, e solo dopo aver incassato la sponsorizzazione si procedeva al pagamento. Non è, ribadisce l’ amministratore, la società Andrea Costa tra gli indagati, ma solo lui, e per questo motivo si procederà verso gli ex proprietari dell’AMC per il danno di immagine subito dal club.

Il pasticcio, al momento, è parecchio ingarbugliato, e si aspettano sviluppi per fare un po’ più di chiarezza.

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