Urania, contro la Bakery esordio insidioso. Coach Villa:”Bello riavere il pubblico, limitare i momenti negativi”

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Davide Villa Urania Milano

Domani si alzerà ufficialmente il sipario sulla stagione dell’Urania Milano. Lo splendido Allianz Cloud (la Supercoppa si è disputata in un altro impianto) tornerà ad ospitare il pubblico, dopo uno stop di quasi due anni, e tra le mura amiche sarà un vero e proprio battesimo di fuoco. La neopromossa ed ambiziosa Bakery Piacenza vorrà bagnare l’esordio facendo lo sgambetto ai milanesi, forti di un roster profondo ed esperto. Non la classica cenerentola che si presenta spaesata e fuori luogo al ballo, ma anzi un gruppo tosto e valido agli ordini di coach Federico Campanella.

L’Urania, reduce dallo scrimmage a Forlì terminato al supplementare, si presenta molto cambiata rispetto a maggio scorso: nuovi americani, secondo quintetto rinnovato, le certezze nel core italiano. Ma come ci arrivano i milanesi a questa gara? Ce lo racconta il coach Urania Davide Villa, in una chiacchierata che parte addirittura da 3 anni fa…

Ph: Stefano Gariboldi

Piacenza fu l’ultima squadra a darti un dispiacere ai tempi della B, eliminandoti in semifinale nel 2018. Cosa ti ricordi di quell’annata?
Non posso che averne un ottimo ricordo: fu la mia prima ad un certo livello, partivo con un’ambizione già alta, magari non arrivare in fondo per vincere la B ma di fare molto bene.
Già in gara1 arrivammo a tanto così dal ribaltare il fattore campo, anzi, in controllo per gran parte della partita, su un rimbalzo in attacco ci fu fischiato un tecnico per simulazione folle che ribaltò quel match. Chissà, magari senza quell’episodio la serie sarebbe cambiata…
Alla fine però è andata bene per come è proseguita anche la stagione 18/19, che ci ha visti promossi in A2. Fu in ogni caso la prima stagione ad un livello diverso, la prima lontano dalla società che mi ha formato e cresciuto (l’Aurora Desio, ndr), ho un ottimo ricordo ed è stata una stagione che mi ha insegnato moltissimo.


Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti! Come speri di iniziare questo nuovo campionato? Quali sono gli obiettivi della nuova Urania?
Sembra un periodo lontanissimo nel tempo ma sono trascorsi solo 4 stagioni, poco più di 3 anni! Ci aspettiamo un campionato difficile perché abbiamo cambiato tanto, siamo riusciti fortunatamente a tenere il nucleo portante dei tre italiani (Bossi, Montano e Piunti) più Pesenato ed i “nostri” under (Cavallero e Valsecchi, rispettivamente classe ’03 e ’04), gli stranieri però sono nuovi ed è sempre complicato.
Abbiamo lavorato al solito modo, ci siamo preparati al solito modo, provando a creare un’identità di squadra ed un sistema di gioco collettivo adeguandolo ai giocatori che abbiamo a disposizione. Non abbiamo avuto un avvicinamento lineare a questo esordio, con qualche difficoltà di troppo: probabilmente non siamo al livello cui vorremmo essere, ma la squadra ha dimostrato di voler lavorare e di voler arrivare ad un certo punto. Quale sia lo scopriremo solo quando si alzerà la prima palla a due, però vogliamo provare a partire bene.

L’obiettivo deve essere quello di salvarci: tutte le estati facciamo i conti con la nostra realtà, tra budget, mercato e tiriamo giù il nostro obiettivo minimo. Con l’ambizione individuale di provare a migliorarsi, ogni singolo componente della società, dello staff e della squadra debba partire con la voglia di fare un upgrade rispetto all’anno precedente. Se tutti riuscissero a fare ciò, in automatico rischi di migliorare di stagione in stagione. Queste ultime stagioni abbiamo fatto talmente bene che diventa poi difficile fare ulteriori step in avanti. Partiamo col salvarci, poi siamo sempre in tempo a rimodulare i nostri piani in base alle difficoltà ed agli ostacoli che incontreremo.


Il destino poi ci ha messo del suo: pronti via e ritrovi subito uno dei pilastri degli ultimi due anni a Milano, quel Nik Raivio che tanto bene ha fatto anche in maglia Urania Wildcats. Cosa gli dirai domenica? E’ stato più semplice preparare la partita conoscendo così bene uno dei due americani?

Avendolo già incrociato in pre-season non ci diremo nulla di nuovo! Lo saluterò comunque calorosamente perché è un ragazzo con cui è impossibile non andare d’accordo ed a cui non voler bene. Oltre al fatto che molte (ma non tutte) fortune di Urania nelle ultime due stagioni sono passate da lui, che ci ha permesso di giocare quel basket di squadra che amiamo, essendo un giocatore che riusciva a fare bene “sopportando” un sistema di gioco che prevedeva protagonisti sempre diversi. Gli dirò di fare il bravo, ecco!

Quando conosci così bene una persona il rischio è quello di sottovalutarla: giochiamo contro un giocatore che la categoria la conosce bene e l’ha sempre fatta alla grande. La Bakery ha una coppia di americani (oltre a Raivio troviamo Anthony Morse) importante: non sono tante le squadre della nostra fascia con un duo così. Entrambi hanno fatto già la categoria ad un ottimo livello, bisognerà stare molto attenti a tutti e due.

Ph: Stefano Gariboldi

Facciamo le carte alla nuova stagione: chi vedi favorito? Il livello medio del girone si è alzato, nonostante la promozione di una società storica come Tortona?
Ti direi che se la giocano, in questo momento, Udine e Cantù. Torino potrebbe essere il terzo nome che mi gioco per il ruolo di favorita, anche se ora leggermente più indietro, e come outsider ti dico Treviglio, una squadra che ha un ottimo allenatore, costruita in modo intelligente, senza grandi nomi ma con un equilibrio interno che le permetterà di fare molto bene!
Forse l’anno scorso c’erano più squadre con budget alti, ma credo che il livello sia più o meno simile rispetto al passato.

Il precampionato Urania, compreso di Supercoppa, come lo valuti? Bella vittoria con Torino, poi due partite tirate contro Casale e Biella, che per poco non vi hanno visti replicare la partecipazione alle F8 dello scorso anno.
In una sola parola: altalenante. Abbiamo avuto qualche difficoltà, qualche problema di rendimento, un paio di infortuni leggeri… Tutte cose che capitano, fisiologiche. Avendo un sistema di gioco che prova a coinvolgere tutti e non si basa su un singolo giocatore, fondato su letture e non su situazioni preimpostate, c’è chi ci arriva prima e chi impiega un po’ di più ad adeguarsi.
Con Torino abbiamo fatto una buona partita, ma anche con Biella e Casale ha dimostrato di saper reagire, abbia messo in campo un atteggiamento positivo, anche nella sconfitta in trasferta. Bisognerà raggiungere al più presto un equilibrio, evitando quei momenti di pesante down che abbiamo visto nelle prime gare. Va ricercato il bilanciamento di questi fattori. Tristin pian piano stava ingranando e trovando fiducia, ma poi si è fermato per un problema alla schiena: le nostre fortune dipendono da come riusciremo a re-inserirlo e quanto lui riuscirà a crescere. Sarà fondamentale anche il ruolo dei giovani, che tipo di upgrade riusciranno a portare.
Ci sarebbe piaciuto tornale alle F8, la sconfitta a Casale ci è costata il pass per Lignano. Anche lo scorso anno il percorso è stato simile, non era importante il risultato ma le prestazioni che ci hanno fornito le singole partite. Ci sarà ancora tanto da lavorare, ma le basi per fare bene ci sono.

Tornate a giocare in un impianto incredibile come l’Allianz, dopo quasi due anni con pubblico sugli spalti: cosa può portarvi in più a livello emotivo? Sei d’accordo sulla riapertura al 50% o credi si potesse osare di più?
Tornare ad avere il pubblico sarà una grande spinta per tutti, non avendolo avuto in Supercoppa sarà effettivamente la prima volta. Spero che il pubblico milanese risponda allo stesso modo con cui ci eravamo lasciati a febbraio 2020, presenza contingentata ma spero il più pieno possibile. Ci sono mancati, e l’Allianz vuoto da meno carica. Siamo contenti di tornare a giocare davanti ad un pubblico, nostro o meno: sarebbe sinonimo di normalità che tanto vogliamo.
Non spetta a me dire se sia giusto il 50% o più, ovvio ci sia una disparità con lo stadio, essendo questo un impianto aperto, è evidente debba esserci una differenza! Sicuramente ho visto e vissuto eventi al chiuso che non rispettavano i distanziamenti ed i protocolli sanitari richiesti. Per me è sbagliato il fatto che alcuni settori sono controllati e penalizzati mentre invece in altri contesti ci sia il “liberi tutti”. Avvenimenti al chiuso devono essere gestiti allo stesso modo, noi non possiamo avere il 35% in un palazzetto ed in altri posti sembra di stare alla notte bianca di Milano Marittima! Credo ci debba essere uguaglianza e correttezza a parità di situazioni, ed attualmente non ci sono.