Punto Mantova, il Presidente Negri a tutto campo: “Stings momento difficile, ripartiamo tutti insieme”

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E’ clima di vigilia per il 9° Trofeo Truzzi, tradizionale passerella che gli Stings organizzano ogni anno ospitando una formazione di peso (sarà ancora Reggio Emilia ha confermato la sua presenza, appuntamento alle 19.30 di domani al PalaBam, ingresso gratuito), il n.1 della Pallacanestro Mantovava Adriano Negri ha sfruttato la conferenza stampa di presentazione dell’evento per un chiaro, franco, necessario punto sulla difficile situazione che segna la prima squadra di Alberto Morea. Oltre al trend negativo, la Dinamica ha dovuto registrare negli ultimi giorni l’addio di Jhondre Jefferson, oltre a un certo incrinarsi dei rapporti con la tifoseria, che ha risposto alle dichiarazioni rilasciate a caldo dallo stesso Presidente in sala stampa, nel post partita contro Verona.

Negri dunque parla a tutto campo, su tutti i temi più caldi, e senza peli sulla lingua, oscillando tra una sincera autocritica e battute al vetriolo.

Primo capitolo i tifosi: “Domenica ero tentato da andare in campo e dire ai giocatori di non salutare i tifosi, ma mi sono trattenuto. La scorsa settimana avevo avuto un incontro con i tifosi, e sono rimasto deluso dal modo in cui si sono comportati. Chiedo scusa per le esternazioni forse un po’ troppo forti di domenica, ma sono state fatte per il grande amore che ho per questo progetto che è la Pallacanestro Mantovana. Domenica ho visto un rallentamento in questo progetto, ho visto facce intorno a me che avevano smesso di sognare, a partire da giocatori, e via via gli allenatori, i dirigenti e i tifosi. Io non voglio che si smetta di sognare, ho semplicemente espresso la mia delusione e la mia amarezza in modo forte per dare una scossa: dobbiamo migliorare tutti insieme, perché stiamo vivendo tutti delle difficoltà, e l’unico modo per riprenderci è rimanere uniti”.

Altro tema scottante la partenza di Jefferson, a cui viene dedicata un’ampia fetta dell’incontro: “La società è stata criticata per non aver detto prima cosa faceva Jefferson…beh: la società non è una fonte di pettegolezzi. La società deve agire con una specifica procedura, e non può andare a lamentarsi sui giornali. Io so che noi ci siamo comportati in modo lineare, abbiamo provato a trattenerlo, ma ci siamo visti costretti a cederlo in seguito al suo comportamento. Mi ha ferito la sua reazione, dopo che gli abbiamo dato tanto, e mi sono sentito tradito vedendo i miei giocatori che uscivano con le lacrime agli occhi mentre lui si faceva i selfie con le ragazzine. La mia rabbia però è rivolta anche ai suoi procuratori, visto che hanno ignorato il fatto che il nostro roster fosse incentrato su di lui.  Ho invitato i giocatori a dirmi se qualcuno volesse andarsene, Jefferson non l’ha mai detto, però negli ultimi tempi ha iniziato ad allontanarsi dal nostro stile, mostrando un disinteresse verso gli Stings: se si fosse comportato correttamente domenica sarebbe stato salutato come un eroe, così non è stato. Anche per questo ci siamo impuntati sul buy-out, per quanto non compensasse il valore del danno d’immagine e tecnico fatto alla società”.

Altra pagina da sfogliare è quella della squadra: del momento difficile, degli errori fatti, delle prospettive, anche di mercato: “La mia sofferenza è la stessa che provano loro, e mi dispiace che vengano accusati da chi non li conosce di scarso impegno.  Noi siamo una società giovane, che quest’anno ha probabilmente sbagliato alcune decisioni, forse abbiamo accettato troppe mediazioni, che ci hanno portato a rallentare il nostro sviluppo. Però abbiamo la capacità di capire dove abbiamo lasciato troppo spazio alle mediazioni, e quindi vogliamo migliorare sotto sia sul piano tecnico e dirigenziale sia fuori dal campo. Gli Stings stanno portando avanti un progetto di cui i giocatori sono solo una parte, i risultati però sono troppo influenti sulle risposte del pubblico mantovano: fa male vedere che contro Torino c’erano 2000 persone mentre con Brescia e Verona, ci siamo trovati in 900 o 1200 rispetto ai loro 400-500. Noi abbiamo bisogno di attenzione, perché il progetto è difficile ma siamo decisi a portarlo fino in fondo, e quindi abbiamo bisogno che i mantovani capiscano la bontà di quanto fatto e di quanto faremo. È stato caricato troppo l’ambiente di aspettative? Quando vieni da una stagione esaltante come la scorsa, forse non bisognava tirare le briglie. Abbiamo cercato di cavalcare quest’onda di entusiasmo, formando una squadra di medio-alto livello che potesse continuare appassionare i tifosi, ma forse siamo cresciuti in modo molto veloce, e quindi ci possono stare alcune difficoltà”.

Punto anche sul mercato: “In panchina Morea non è in discussione, e non abbiamo ancora preso decisioni riguardo a nuovi innesti: è un discorso tecnico che i tecnici faranno e che porterà a una decisione. Quello che voglio è che se dovesse arrivare un giocatore sarà un operazione in prospettiva,  Ome fatto con Wojciechowski su cui abbiamo un opzione biennale. Nota a parte per Fultz: “Siamo attenti agli sviluppi di qualsiasi situazione, ma il ruolo di Fultz non è assolutamente in gioco. Se prenderemo un nuovo giocatore sarà un innesto per Rinforzare, ad oggi non si è mai pensato ad una sostituzione. Poi non posso mettere la mano sul fuoco, visto anche quello che è successo con Jefferson, del quale un mese fa dicevo che non sarebbe mai partito”.

Sul futuro, invece? “Se dovessimo perdere un altra gara sarò ancora più dispiaciuto, ma ad ogni modo il progetto andrà avanti, qualunque cosa succeda. Sarò presidente fino al 30 giugno? Oggi rappresento una società perché i soci mi hanno eletto, e lo farò fino in fondo, ma sono pronto a mettermi in discussione qualora i risultati non siano soddisfacenti”.