Napoli Basket, la rivoluzione di Sacripanti. “Obiettivo salvezza, inizieremo un ciclo importante”

Napoli Basket, la rivoluzione di Sacripanti. “Obiettivo salvezza, inizieremo un ciclo importante”

Prima che ai playoff bisogna pensare una salvezza tranquilla. Prima di sognare l’impossibile, bisogna pensare al futuro del Napoli Basket, inteso come progetto a lungo termine. Parola di Pino Sacripanti, che chiarisce le idee urbi et orbi nel suo primo incontro con la stampa.

di La Redazione

Prima che ai play-off bisogna pensare una salvezza tranquilla, il prima possibile. Perché prima di sognare l’impossibile bisogna pensare al futuro del Napoli Basket, inteso come progetto a lungo termine. Parola di Pino Sacripanti, che chiarisce le idee urbi et orbi nel suo primo incontro con la stampa.

Chiaro, diretto, immediato: si conosce lo stile del neo tecnico azzurro, ma non così dirompente rispetto a un ambiente dove spesso gli allenatori non parlano, spesso mettono le mani avanti. Del resto la proprietà ha affidato un mandato forte al guru brianzolo, che prima di concedersi a taccuini e microfoni sfrutta ogni minuto, ogni secondo con i suoi nuovi ragazzi. Domani c’è Scafati: altra piazza ambiziosa, altra piazza con un cambio pesante di guida tecnica, da Griccioli a Perdichizzi. Un cambio che lo stesso Sacripanti non ha compreso, ma con cui deve fare i conti, in un derby che in ogni caso non lo tocca. “La partita in sé è giustamente sentita dai tifosi, ma dal mio punto di vista preoccupa di più il fatto che sarà la prima di tre in sette giorni, il che rallenterà il mio lavoro”. Per questo forse, ancora più del solito, in allenamento è meticoloso, puntiglioso, attento a ogni dettaglio. Sul parquet di Fuorigrotta mima blocchi, simula passaggi, corregge posizioni e marcature. Perché ogni minuto è importante.

Tre sconfitte infatti sono state troppo per la proprietà, che ha scelto di archiviare la gestione Lulli per puntare forte. Uno sforzo immane, ma che per patron Federico Grassi era necessario, nell’ottica di un “nuovo corso, in un campionato che si è rivelato più difficile del previsto”. Grassi parla anche di critiche “legittime” da parte dei tifosi, ma aggiunge che ora “serve il loro sostegno”. Una linea prudente e di chiamata alle armi che sposa anche il n.1 di GeVi Alfredo Amoroso, sottolineando come si debbano “aggregare nuovi sponsor, migliorare l’esperienza all’interno del PalaBarbuto, accogliendo persone di qualità in termini di struttura”.

Ecco alcuni dei perché della prima volta in A2 per Sacripanti, ma non prima assoluta in Campania. Che sarebbe potuta essere Napoli, nel lontano 2005, se l’allora presidente di Cantù, il compianto Corrado, non l’avesse implorato di restare. “Quell’estate rimasi cinque giorni qui con Pierfrancesco Betti. Era un vero scugnizzo, fece di tutto per convincermi, un po’ come in questi giorni il presidente Grassi. Non potei dire di no al mio presidente, ma sapevo che sarebbe stato un arrivederci”. Un arrivederci a oggi, a una nuova sfida, come quelle che avevano segnato le sue esperienze a Caserta e Avellino, entrambe vincenti. “L’anno prima la Juve si era salvata all’ultima giornata, alla prima stagione raggiungemmo la semifinale scudetto – ricorda il coach – quando presi Avellino la Scandone si trovava in un momento di gravi difficoltà societarie, l’anno successivo mettemmo le ali”.

Cicli lunghi e positivi, dunque, come quello che Sacripanti vorrebbe inaugurare a Napoli. “Ho accettato questa occasione non tanto perché Napoli sia una delle città più belle in cui si possa vivere. E non ho accettato per l’aspetto economico, quanto per la serietà della società e la volontà di migliorarsi. Qui, diversamente che altrove, ho la possibilità di avere del tempo per lavorare, senza che una partita vinta o persa cambi tutto. Perché io non voglio che Napoli faccia la fine di altre società che alzano i trofei e poi spariscono”.

Ma per andare incontro al futuro bisogna anche lavorare da oggi, da subito. “Ho visti i ragazzi un po’ straniti, è chiaro che per loro tutto è cambiato. C’era una diversa filosofia di pallacanestro, alcune idee sì ma che poi sono crollate. Anche io dovrò adattarmi a una squadra che non ho costruito io. Diciamo che siamo partiti dal lavoro difensivo, per evitare che si prendano 95 punti a partita, mentre in attacco abbiamo cambiato tutti i giochi, cercando di cucire un vestito diverso e più adatto a squadra e ai singoli. Dobbiamo essere più realisti e pragmatici possibili. Ci vorrà tempo, siamo al punto zero, già da adesso ogni partita sarà una finale”.

Quasi una rivoluzione, quella di Sacripanti, che non nasconde un possibile ricorso al mercato. “Non vi nascondo che il gigante mi piace, sotto ci manca un giocatore, stamattina addirittura ci siamo allenati senza Spera”. Una situazione che ricorda al coach il primo anno da head a Cantù. “Quando presi in mano la squadra, eravamo una vinta e dieci persa, poi nel girone di ritorno ne vincemmo 11 su 15. Anche in quel caso ci mancava anche lì un lungo”. Ma poi chiarisce: “Non si compra a prescindere. Serve pazienza anche su questo, possibile che si tocchi qualcosa nel girone di ritorno ma è un’operazione difficile. In alternativa potremmo prendere un esterno da inserire in quintetto con un solo lungo ma è tutto da valutare”.

Intanto bisogna dare certezze tecniche a questo roster e a questo gruppo, cui il coach mostra bastone e carota. “Le ambizioni li hanno confusi, ora non dobbiamo farci prendere dall’ansia. E loro non devono preoccuparsi di quintetti e di cambi, voglio che giochino a mente sgombra e si affidino alle mie indicazioni. Non mi sento il migliore del mondo, ma se non andava bene Lulli, poi non va bene Cavaliere e non funzionassi neanche io, qualche responsabilità ce l’hanno anche loro. Sarò tollerante ma premierò chi si becca sfondamenti rompendosi i denti, e punirò chi non torna indietro in difesa. Voglio concretezza, lacrime e sangue”.

Possibile che arrivi tutto già da domani? Per Sacripanti sarebbe comunque irrilevante. “Potremo anche vincere e festeggiare con lo champagne, magari ci saranno fiammate come questa squadra ha dimostrato, ma poi bisogna giocare per 40 minuti. Serve identità, serve struttura. Solo così il progetto avrà il suo sviluppo, e la gente si appassionerà”.

Pensiero tipico di un nordico da stereotipo, ma che non se ne va prima di dire a chi vorrebbe assomigliare, nell’immaginario dei tifosi. “Qualcuno mi ha mostrato un vecchia foto degli anni 80′. C’era la squadra del minibasket di Cantù, e c’era mio padre che lavorava con Arnaldo Taurisano. Ha vinto tutto con noi, ha lasciato bei ricordi anche qui, aveva due squadre nel cuore”. E’ il sogno di Sacripanti, che da oggi è il sogno di Napoli.

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