Un paradosso “a spicchi”: La giovane Fortitudo Agrigento è diventata grande

Un paradosso “a spicchi”: La giovane Fortitudo Agrigento è diventata grande

E’ una Fortitudo che, nonostante l’età media bassissima, fa della maturità la sua arma principale.

di Salvo Trifirò

Vincere il derby siculo con l’Orlandina al supplementare può essere anche un caso; andare a Biella ed espugnare il BiellaForum può essere anche fortuna; giocarsela alla pari contro la Leonis Roma, squadra sulla carta molto più forte crea fiducia; annientare Legnano regala consapevolezza; vincere giocando da grande a Bergamo è l’occasione giusta per definire la squadra di Ciani come il più bell’ossimoro di questo inizio di stagione.

L’esempio scolastico di “ossimoro” più frequente è “tacito tumulto”, l’accostamento di due parole che esprimono due concetti diametralmente opposti. Sul campo da basket l’esempio può regalarcelo Agrigento e la sua “giovane maturità”. Era un caldo giugno 2017 quando Moncada, stizzito notevolmente da un’annata contrassegnata da vicissitudini interne ed esterne alla squadra, decide di dare un taglio netto ad una filosofia precedentemente adottata e di passare ad un’altra differente sotto ogni punto di vista. Progetto giovani, questa la definizione in due parole di un’idea nata forse in un momento di rabbia e destinata a diventare strategia concreta e vincente con alla guida l’uomo che ormai conosce Agrigento meglio degli agrigentini, Coach Ciani. Eh si, l’allenatore friulano conosce benissimo la piazza e sa benissimo che è questo il contesto giusto dove lavorare ad un’idea complessa e, inevitabilmente, con una tempistica di realizzazione piuttosto lunga. Ecco, questa tempistica ipotetica sembra aver trovato il riferimento in esattamente una stagione. La scorsa è stata quella delle scoperte e degli aggiustamenti, di Zilli arrivato quasi per caso in seguito al problema di Rotondo, oggi nuovo giocatore di Chieti (mai notizia fu più bella). Di Zugno che ha mancato l’appuntamento con la consacrazione da play titolare, da cui poi è scaturita la scelta di affidare il playmaking ad un rookie americano, tale (ed ancora per poco “tale”) Amir Bell. Evangelisti fa il fratello maggiore, è un ruolo che lo soddisfa, è il punto di riferimento, forse per la prima volta nella sua carriera non tecnico. Per il capitano agrigentino l’età avanza e con lui cresce anche una leadership silenziosa, quasi camuffata in un atteggiamento che appare passivo da fuori ma che ispira i più giovani da dentro. Questi giovani sono più che ispirati, sembra abbiano un fuoco dentro che per paura di non spegnerlo sarebbero disposti a credere anche nelle imprese più ardue. Consapevolezza nei propri mezzi, frase che sembra scontata ma che calza veramente a pennello. Questa è la vera differenza con la stagione scorsa: spensieratezza e consapevolezza di chi ha solo da dimostrare e lo vuole fare crescendo. Contro Capo D’Orlando Agrigento va due volte al supplementare dopo aver praticamente consegnato la partita agli avversari, poi bastano due difese e la situazione si ribalta in un minuto. A Biella non va in in gita d’istruzione, costante degli ultimi 3 anni, Agrigento gioca con il volto intriso di rabbia agonistica e convinzione di poter portare la partita a casa, soprattutto se i primi due quarti li regala ma si accorge che giocando la partita la sta riprendendo. Il mini-ciclo di partite si conclude con Bergamo, dopo aver perso a Ferentino una partita tiratissima contro la Leonis e schiantato in casa Legnano. In Lombardia prima della Fortitudo giocò la Virtus Roma che letteralmente andò a sbattere contro un muro di mani veloci e contro un Roderick paranormale. Agrigento invece entra con la solita maturità, non si lascia intimidire dalle armi bergamasche e porta a casa una partita che consacra, definitivamente, la realizzazione del progetto giovani su cui Moncada tanto aveva puntato. Ecco la giovane Agrigento che diventa grande, ecco il paradosso concretizzarsi sotto forma di un primato in classifica del tutto impronosticabile dopo cinque giornate. Ecco l’inizio di un nuovo sogno alla quale la città dei Templi aveva quasi iniziato a smettere di abituarsi, ma Agrigento è storicamente la piazza dei sogni, dove l’impensabile diventa reale. Ecco perché è il luogo giusto dove dieci ragazzi “giovani maturi” possono provare a superare i propri limiti. L’inizio sta decisamente promettendo bene, per il seguito non possiamo fare altro che aspettare di vedere cosa il futuro riserverà, gustandoci una realtà pronta a (ri)diventare l’orgoglio sportivo di un’intera provincia.

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