Buducnost, Voli? Le lacrime di coach Dzikic la dicono lunga sull’impresa di Podgorica

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A fine partita hanno chiesto a coach Dzikic cosa ne pensasse della sua squadra, lui ha risposto senza pensare. That’s a good team. Ed è chiaro che in quel termine, “good” (palesemente insufficiente), il serbo ci avrebbe infilato almeno dieci aggettivi accrescitivi in più, se soltanto non avesse avuto il fiato mozzato da quell’incredibile emozione vissuta pochi minuti prima. A Podgorica, il ritmo è stato scandito dall’incitazione passionale del pubblico che, da poco meno di settant’anni, sognava quel fatidico momento cruciale in cui la propria squadra, e non quella di un altro paese, avrebbe prevalso in una sfida europea.

Era il 1949 infatti, quando la sezione cestistica della Polisportiva Sportsko Drustvo Buducnost venne fondata, iscritta alla Yuba Liga e, soltanto nel 1980, fatta debuttare nel massimo campionato jugoslavo. La capitale montenegrina veniva chiamata ancora Titogrado, in onore reverenziale al presidente Josip Broz Tito, tra l’altro mal visto proprio dai moscoviti. Tali radici, che senza dubbio si perdono nei meandri della memoria collettiva recente, vengono inevitabilmente oscurate a favore di una rilettura più attualizzata degli eventi: annata 2006-2007, costituzione del primo stato montenegrino in grado di potersi chiamare indipendente e creazione del campionato di basket nazionale.

Il Buducnost Podgorica trova dunque terreno fertile per auto-consacrarsi miglior team del paese, vincendo a raffica tutti i campionati tranne uno, incredibile ma vero, l’ultimo. Ora capite che, per storia e sorte, questa non è una società “ordinaria”, anzi, partecipa alla sua prima Eurolega nel momento più nefasto, se così si può definire, della propria storia; dimostra di poter far parte della più importante lega europea con onore, ma regala il titolo casalingo al sorprendente (e ignoto) Mornar Bar. Poco male però, la chiamata ormai è arrivata, sarà Coppa Campioni (il termine serve a rendere l’idea, anche se quasi desueto) nel 2018. Ed è peculiare come la vittoria di venerdì abbia leggermente oscurato la prima gioia iridata dell’esperienza europea del Buducnost. Infatti il Baskonia, il 15 Novembre, cede sotto i colpi di Jackson e Clark, che contribuiscono alla vittoria e al record di triple segnate in una partita (21), dopo una stagione, quella montenegrina, iniziata con soli passi falsi (legittimi): all’esordio con Milano, poi con Darussafaka, Maccabi, Real Madrid, Pana, Zalgiris e, dopo il saccheggio a Vitoria-Gasteiz, reiterati contro il Khimki Region del top scorer Alexey Shved.

PODGORICA, MONTENEGRO - NOVEMBER 23: Players Buducnost Voli Podgorica celebrating with supporters afther the in action during the 2018/2019 Turkish Airlines EuroLeague Regular Season Round 9 game between Buducnost Voli Podgorica and CSKA Moscow at Moraca on November 23, 2018 in Podgorica, Montenegro. (Photo by Savo Prelevic/EB via Getty Images)
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Quello che è successo al Moraca Sport Center qualche giorno fa allora, come potrebbe essere chiamato? Perché non si è più trattato di affrontare i baschi, bensì la squadra fino a quel momento imbattuta in otto turni filati, cinque volte campione d’Europa e guidata da un allenatore sapiente quale è Dimitris Itoudis. Attenti a urlare al miracolo però, perché un miracolo accade in circostanze clamorose e inaspettate, mentre l’impresa di venerdì ha sfumature più aderenti a quella che è l’anima del Buducnost Voli Podgorica, ostentata, nonostante tutto, fin dall’inizio della stagione (e quindi mai stata una novità): la determinazione. Quando Danilo Nikolic infila una tripla pesante come il marmo, all’indietro, con due mani in faccia e poi riesce a ripetersi altre due volte nel finale di gara, sempre dall’arco, oppure segna in sottomano dopo aver strappato il rimbalzo in attacco decisivo, capisci che c’è qualcosa nell’aria di più concreto di un miracolo. Lo ribadisce Gordic in penetrazione, o Jackson negli extra-possessi. Il primo, serbo, nato e cresciuto cestisticamente nel vivaio di Podgorica, è l’uomo-chiave di questo gruppo, capace di mettere in ritmo il macchinario. Il secondo, francese, fluidifica le transizioni e più volte pesca gli uomini adatti a completare l’azione. La squadra di Dzikic, che si completa grazie a comprimari di prim’ordine, come Omic, e cestisti montenegrini giovanissimi (in lista europea, il più giovane è Fedor Zugic, classe 2003), ha avuto la forza mentale di rispondere ad ogni singolo attacco inferto dai russi, ha avuto (ma non solo con il CSKA) la capacità di posizionare almeno un uomo libero sul perimetro (Jackson, Nicolic, Ivanovic e chi più ne ha più ne metta) pronto per scoccare la freccia da tre punti, vero asso nella manica e allo stesso tempo marchio di fabbrica.
L’impressione è che il risultato finale sia il giusto premio di un nucleo compatto, determinato (è l’aggettivo-chiave) e di talento, dopo aver faticato tanto nelle prime partite, mettendoci sempre tanta intensità salvo in quei parziali inevitabili (vedi a Madrid 89-55; a Mosca contro il Khimki 85-69), e sviluppando una consapevolezza tattica e soprattutto difensiva da non sottovalutare se si considera che, sulla carta, era una squadra già data per spacciata.
E adesso? Adesso resta il piacere di aver assistito ad una partita storica, rimane comunque il dilemma se il Buducnost Podgorica sia una vera stella cestistica in ascesa ed in grado, addirittura, di timbrare un biglietto per i Playoffs un giorno(non mettiamo le mani troppo avanti…), oppure se sia soltanto una meteora di passaggio, accontentandosi di vincere partite qua e là, il quale sarebbe senz’altro un risultato che non lascerebbe deluso nessuno.
E’ vero anche che, tutto ciò, poco importa al vero tifoso e amante del Gioco. Per ora è un piacere avere il privilegio del dubbio e svegliarsi alla mattina leggendo di queste o di quelle imprese. Per tutto questo e altro, grazie Buducnost, e a coloro che si lasciano cullare dai dubbi, ci vediamo alla prossima riconferma sul campo.

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