Diego Flaccadori e il Lockdown, The Right Thing

Il giocatore del Bayern Monaco e della nazionale ha ammesso di aver cambiato mano di tiro. Ecco l’intervista rilasciata alla FIP.

di La Redazione

Quando a marzo il Bayern Monaco ha sospeso gli allenamenti di squadra e il campionato tedesco sembrava definitivamente concluso, Diego si è chiuso in palestra per cambiare la mano di tiro, passando dalla sinistra alla destra. “Il mio gioco è cambiato, ora sento di avere un’arma in più”

 

Mentre a marzo del 2020 l’Europa iniziava a chiudersi dentro casa spaventata dalla diffusione di un virus maledetto e sconosciuto, c’è chi decideva che quel periodo oscuro sarebbe stato terreno fertile per costruire qualcosa di tangibile, per ampliare il proprio bagaglio. Per crescere insomma, in un momento in cui il pensiero di quasi tutti era quello di sopravvivere. Parliamo della lucida follia di Diego Flaccadori, esterno del Bayern Monaco e della Nazionale, che in pieno lockdown ha deciso di chiudersi in palestra per settimane per cambiare la mano di tiro. Non più la sinistra, ma la destra.

 

Diego, raccontaci come è andata…

«In Germania la percezione della diffusione del virus è stata molto più leggera rispetto all’Italia, soprattutto nelle prime settimane, quando invece da voi la situazione è precipitata. Dopo il primo periodo di lockdown qui piano piano hanno provato a riaprire, al punto da organizzare un mini-torneo in bolla per portare a termine la stagione. Ovviamente io, avendo contatti quotidiani con l’Italia, mi sono subito reso conto di quanto la situazione fosse drammatica. I miei genitori sono di Bergamo, quei giorni non sono stati affatto semplici. Fortunatamente per i miei familiari e per i miei amici alla fine è andato tutto bene ma quelle settimane per forza di cose hanno cambiato la vita della città».

 

Il Bayern non ha sospeso l’attività.

«No, non sono mai tornato a casa durante la stagione. Quando è iniziata la quarantena non sono rientrato in Italia perché noi abbiamo continuato ad allenarci individualmente, per evitare contatti tra giocatori. Tornato a Bergamo a giugno, la situazione si era decisamente rasserenata».

 

Quando hai deciso che era arrivato il momento di fare il grande passo?

«La mia decisione è stata in parte casuale: quando ci hanno detto che gli allenamenti di squadra erano stati sospesi, eravamo certi che la stagione non sarebbe mai ripresa. In realtà già in passato avevo pensato di cambiare la mano di tiro ma poi non avevo mai avuto il tempo necessario, stimato da me approssimativamente in 5-6 mesi. D’altra parte in estate sono sempre stato con le Nazionali e quella non era una cosa che pensavo di fare in pochi giorni».

Flaccadori

Fondamentale è stata la spinta di Emilio Kovacic, centro croato visto in Italia con la Fortitudo Bologna dal 2001 al 2003.

«Emilio è il responsabile “Player Development” del Bayern e mi è sempre stato molto vicino. E’ stato lui all’inizio a spingermi a lavorare sul tiro con la mano destra, abbiamo trascorso tante ore insieme in palestra. Ho iniziato con 1000 tiri dalla media distanza e progressivamente mi sono allontanato da canestro, fino ad arrivare alla linea del tiro da tre. Poi da un giorno all’altro ci hanno detto che sarebbe ripartito il campionato tedesco e quindi la mia tempistica è completamente saltata. Fortunatamente, grazie a Emilio, mi sentivo abbastanza sicuro e nelle poche partite della bolla di Monaco ho giocato discretamente. Finita la stagione, sono tornato a lavorare sul tiro con la destra per farmi trovare pronto al raduno, in modo da completare il passaggio e poter stare in campo senza alcuna esitazione».

 

Un passaggio complesso, immagino, anche a livello psicologico.

«Emilio è stato bravo anche in questo, sostenendo un’idea che non è comune per un giocatore di 24 anni. Di lui mi fido, sentirmi rassicurato sul fatto che il mio tiro ogni giorno diventasse più bello, fluido ed efficace mi ha aiutato davvero molto».

 

La mano destra non era stata esplorata fino in fondo da Diego.

«Alcune cose già le facevo con la destra, naturalmente, ad esempio giocare a freccette. Più in generale sentivo che con la destra avevo una sensibilità maggiore, un tocco più preciso e infatti quando mi avvicinavo a canestro spesso mi veniva naturare abbandonare la sinistra. A questa vocina che mi ripeteva “Devi provare, devi provare, devi provare”, alla fine ho dato retta. E ora mi auguro di migliorare ancora».

 

La scelta del Bayern, l’Eurolega da giocare. L’asticella si è alzata e non poco lo scorso anno.

«Sicuramente sì. A livello mentale è stata una stagione importantissima. Ho capito una volta di più che per essere competitivi a questo livello dovevo curare ogni dettaglio e magari aggiungere frecce al mio arco. Da una parte c’era la paura del Covid-19, dall’altra la sfida per arricchire il mio bagaglio in un momento in cui tutto il mondo si stava fermando».

 

Come è cambiato, se è cambiato, il tuo gioco?

«E’ cambiato. Sento di avere un’arma in più. Sono un giocatore di uno contro uno che va più volentieri a sinistra, adesso è più inusuale difendere su di me considerato che posso tirare con entrambi le mani. Più soluzioni, più imprevedibilità».

 

Altri ambidestri nella storia? Michael Jordan e LeBron James…

«Buono a sapersi, spero di non rovinare troppo la stirpe…».

Getty Images

Anche quest’anno sei al Bayern, con coach Andrea Trinchieri in panchina.

«Sono alla prima esperienza col coach, speriamo di toglierci tante soddisfazioni con la maglia di un club così prestigioso».

 

La chiacchierata rischia poi di interrompersi prematuramente, quando l’intervistatore sbaglia domanda… “Sei della Juventus, vero?”. La voce, fino a quel momento gentile, si fa gelida.

«No, no, io sono del Milan…».

 

Capisci che qualcosa si è rotto ma provi a rimediare chiedendo a un grandissimo appassionato di calcio come Diego quanti e quali siano le connessioni della sezione Basket col Bayern fresco vincitore della Champions League.

«Il Bayern è una polisportiva, il cappello alla fine è lo stesso. Non c’è un rapporto personale tra noi e loro ma spesso participiamo insieme ad eventi di promozione o di solidarietà. Diversi calciatori sono appassionati di basket e non era raro vederli alle nostre partite, così come molti di noi andavano più che volentieri all’Allianz Arena, fino a quando si poteva. Stadio impressionante e sempre sold-out».

 

Vivere a Monaco, un valore aggiunto.

«E’ una città pulita e super organizzata, nonostante sia una metropoli è molto vivibile e a misura d’uomo. Ti dà mille possibilità ma non ti soffoca mai».

 

Pensando al 2021, non può mancare un pensiero alla Nazionale.

«Certo, è uno dei miei obiettivi per il prossimo anno. Spero di vincere qualcosa col Bayern e di giocare una stagione di alto livello. La chiamata in Maglia Azzurra sarebbe la logica conseguenza».

Flaccadori

 

LA SCHEDA

Diego Flaccadori è nato a Seriate, in provincia di Bergamo, il 5 aprile 1996. Guardia di 1.93, in Nazionale Senior vanta 6 presenze e 19 punti. L’esordio in Maglia Azzurra è avvenuto il 23 febbraio 2018 a Treviso, in occasione del successo sui Paesi Bassi (80-62): in quell’occasione “Flacca” segnò 10 punti. Ha fatto tutta la trafila delle Nazionali Giovanili (Under 16, U18, U19 e U20). Ha disputato l’Europeo Under 16 nel 2012 e l’Europeo U18 nel 2014. Nello stesso anno anche l’Oro al Torneo di Mannheim. Nel 2015 ha giocato il Mondiale Under 19 e l’Europeo U20. Per quanto riguarda i club, ha esordito in A2 nel 2013 con la maglia di Treviglio, per poi passare nel 2014 a Trento, squadra con cui ha fatto il suo esordio in Serie A e raggiunto per due anni la finale Scudetto. Dall’estate 2019 è un giocatore del Bayern Monaco, che l’ha fatto esordire in Eurolega. Nella stagione 2015/2016 è stato eletto Miglior Under 22 della Serie A.

Flaccadori

 

 

Ufficio Stampa FIP

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