[ESCLUSIVA] Diego Flaccadori: “Gli italiani in Serie A sono un po’ protetti. Sto lavorando per diventare playmaker”

[ESCLUSIVA] Diego Flaccadori: “Gli italiani in Serie A sono un po’ protetti. Sto lavorando per diventare playmaker”

Abbiamo intervistato in esclusiva Diego Flaccadori del Bayern Monaco. L’italiano ci ha raccontato i suoi primi mesi in Baviera e i suoi ricordi legati al basket italiano, in particolare a Trento.

di begumunal

Abbiamo intervistato in esclusiva Diego Flaccadori del Bayern Monaco. L’italiano ci ha raccontato i suoi primi mesi in Baviera e i suoi ricordi legati al basket italiano, in particolare a Trento.

 

Quali erano gli obbiettivi per te ad inizio stagione e quali sono ora i progressi?

“Sicuramente non pensavo di trovare questo spazio sin da subito, sono contento di come sta andando. Una volta che avevo firmato qua con il Bayern Monaco, i miei obbiettivi erano sicuramente quelli di allenarmi più forte possibile in modo tale di poter stare in campo in una squadra del genere. Sono contento perché sto avendo parecchio spazio, soprattutto in campionato, sia per i miei progressi che per le assenze di alcuni giocatori… bisogna quindi continuare così!”

Sei stato scelto come miglior U22 della Serie A per 3 volte. Come mai hai poi scelto di emigrare all’estero e tentare l’avventura tedesca?

“Era arrivato un momento per me, di mettermi alla prova in un livello più alto. Si è presentata l’opportunità di giocare in EuroLega in una squadra importante come il Bayern e non ci ho pensato neanche un secondo. Non volevo fermarmi nella mia crescita e non volevo rimanere in Italia dove gli italiani sono un pò “protetti”. Quando si ha un’opportunità del genere, così stimolante, bisogna sfruttarla.”

Hai avuto altre offerte in Estate? Da squadre italiane o di EuroLega?

“Appena il Bayern Monaco mi ha contattato, ho focalizzato tutto su questa offerta. Per questo non ho voluto sentire neanche altre possibili offerte. Mi ha convinto subito l’idea di poter giocare qua.”

Nonostante la giovane età, hai già parecchia esperienza tra i professionisti. Con Trento hai raggiunto grandi risultati, sia in EuroCup che in Serie A dove avete raggiunto anche le finali. Che differenze hai notato in questo inizio tra basket italiano e tedesco?

“A livello di fisicità, il livello in Bundesliga è più alto. Non ci sono squadre con cui puoi giocare al di sotto del 100%, altrimenti non riesci a portare a casa la vittoria. Non sto dicendo che in Italia questo avvenga, assolutamente. Ma in Germania ci sono tante buone squadre ed è un campionato molto equilibrato, competitivo e stimolante.”

Per quanto riguarda il tuo gioco… In cosa credi di essere già ad un buon livello e in cosa di dover migliorare?

“Quest’anno abbiamo deciso di fare una “transizione” al ruolo di playmaker, point guard. Non è una cosa automatica, avendo giocato sempre da guardia nella mia carriera. Penso che sia un cambiamento fondamentale per la mia carriera, un cambiamento che mi possa permettere di giocare tanti anni ad alti livelli e in EuroLega. Devo migliorare fisicamente, anche se sono più atletico di quello che sembra. Posso pressare la palla, attaccare 1 vs 1 e creare vantaggi, creare tiri per me e per i miei compagni. Devo lavorare sul mio tiro, avendo iniziato con brutte percentuali al tiro da 3 punti. Poi devo assolutamente lavorare sul dettare il ritmo, giocando da playmaker, cosa che non fai di solito quando sei impiegato come guardia.”

Il tuo unico titolo sin qui è stato quello di Mannheim. Sei fiducioso per il resto della stagione? Come vedi questo Bayern Monaco?

“Ho assaporato il fatto di giocare 2 finali scudetto con Trento. Era ovviamente diverso rispetto qua, perché nessuno si aspettava che Trento potesse arrivare in finale scudetto, però è stato molto bello arrivarci e poter lottare per vincere. Il mio rammarico è quello di non aver potuto giocare la seconda finale a causa della piccola operazione che ho subito. Adesso, sono venuto qua per giocare ad un livello più alto, migliorare e soprattutto per vincere titoli perché é la cosa più importante di tutto per un giocatore. In EuroLega dobbiamo cercare di rimetterci in corsa, giocando più duri e compatti; in campionato dobbiamo continuare così cercando di qualificarci primi in Regular Season in modo tale di avere il fattore campo per i Playoffs. Non dobbiamo nasconderci, l’obbiettivo è quello di vincere nuovamente il campionato.”

La prima volta che avete raggiunto la finale con Trento, avete fatto prima una serie strepitosa in semifinale contro Milano. Poi contro Venezia non siete riusciti a replicare. Che sensazioni ti ha lasciato quell’esperienza?

“La prima finale è stata una cosa incredibile che è accaduta tutto così velocemente. Noi pensavamo solo a giocare…eravamo molto uniti. Quell’anno lì, penso sia stata la Trento più forte e l’anno in cui siamo andati più vicini a vincere. La gara 5 persa con Venezia con il canestro di Bramos sullo scadere è stata decisiva. Tornare a Trento sul 3-2 invece che 2-3 forse… Però dopo il rammarico dei primi giorni, con i tifosi e i ragazzi ci siamo detti bravi. Infatti l’anno successivo si è provato a riformare un gruppo che tentasse di arrivare in finale nuovamente.”

Per la seconda finale invece, si è ribaltata la situazione. Vinto con Venezia in semifinale e poi perso con Milano…

“È stata una stagione completamente diversa rispetto a quella precedente, una stagione in cui venivamo da molti alti e bassi. Il girone di ritorno era stato incredibile, come i quarti di finale giocati ai Playoffs. In quella serie contro Avellino avevamo mostrato grande qualità. Con Venezia è stata una serie incredibile, una serie che ormai è diventata una rivalità vera e propria in questi anni. Sono stato sfortunato nell’aver trovato una piccola ciste al cuore poco prima della finale con Milano. Era una cosa da togliere e quindi non potevo giocare. Ho vissuto molto male quella finale da fuori, perché ho visto quanto eravamo vicini a compiere una grande impresa… giocavo tanti minuti e viverla dalla panchina non è stata facile. Sono stato molto orgoglioso di come i miei compagni hanno affrontato quella serie. Anche lì, gara 5 è stata decisiva nel finale… diciamo che gara 5 non ci piaceva! (risata).”

5 stagioni a Trento per te. Qual è stata la più speciale?

“La quarta. Non ho giocato la finale, tuttavia è stato un gruppo unito che ha vissuto momenti negativi, ma che è anche stato bravo a recuperare e lottare insieme nei momenti difficili. Arrivare la prima volta in finale è fantastico, ma ripetersi è ancora più difficile. Essere riusciti a raggiungere la finale per la seconda volta consecutiva ci ha dato molta consapevolezza dei nostri mezzi e ha fatto anche molto bene ad una società come Trento. Ora le persone hanno una visione di Trento come una società molto competitiva…”

Sei un classe ’96. Sembri forse più maturo, rispetto alla tua giovane età?

“Il fatto di essere andato via di casa a 16 anni, quando mi sono trasferito a Treviglio, per poi aver avuto la fortuna di giocare in Serie A a 17-18 anni, tutto questo mi ha aiutato tantissimo. Se devo pensare al mio percorso prima di arrivare qua, mi sento molto fortunato. Ho avuto la fortuna di vivere a Trento e ora, di stare a Monaco a 23 anni, giocando all’estero. Non sono molti gli italiani che hanno avuto questo privilegio, mi viene in mente Nicolò Melli quando è andato a giocare all’estero, anche se era un po’ più grande di me.”

Che rapporto hai con la tua famiglia?

“Sono il mio punto di riferimento. Vengono spesso, anche perché in treno ci vuole poco. La mia ragazza, mia madre e mio padre sono le tre persone che ti danno quell’equilibrio che ti permette di pensare solo alla pallacanestro. Una famiglia alle spalle di sani principi e valori è il 30% della tua stabilità e del tuo equilibrio nella vita.”

Com’è vivere a Monaco?

“È una città molto simile a Trento, che mi piaceva tantissimo. Una città super organizzata, tante cose da fare e da vedere, è una città bellissima. Con il cibo invece… sto cercando qualche ristorante italiano… ero abituato benissimo a Trento! (ride). C’è la fortuna di avere tantissima scelta anche sotto questo punto di vista.. e a me piace provare tanti tipi di cibi differenti, dal vietnamita all’asiatico e via dicendo. Appena arrivato, sono andato in alcuni ristoranti italiani e mi sono detto ‘Ok c’è un problema’. Poi piano piano ho trovato di meglio!”

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