[ESCLUSIVA] Sandro De Pol: “Basile giocatore stupendo, dopo quella serata all’Hollywood… “

Sandro De Pol ci ha parlato della Champions League e delle italiane che la stanno disputando. Ci ha ricordato poi un aneddoto simpatico relativo a Basile.

di Massimo Mattacheo, @MaxMattacheo

Conclusa la Coppa Italia, per le squadre italiane è tempo di rituffarsi nelle coppe europee. Abbiamo intervistato in esclusiva Sandro De Pol, commentatore Rai, per chiedergli la sua impressione sulla FIBA Basketball Champions League e sul momento di forma di Venezia, Sassari e Avellino. Non è mancato un aneddoto divertente su Gianluca Basile, che ha da poco annunciato il ritiro.

Ciao Sandro, cosa pensi della Basketball Champions League? Partita un po’ a fari spenti, si sta rivelando una competizione interessante.

“Penso che sia una competizione molto interessante, ci sono diverse squadre che non sfigurerebbero in altri tornei. Basti pensare al Banvit che ha vinto la Coppa di Turchia contro l’Efes, oppure anche al Monaco che sta facendo molto bene in Francia, ha vinto la Coppa e ora si sta rivelando una squadra competitiva anche in Europa”.

Venezia si è presentata alla Coppa Italia con rotazioni ridotte ed è uscita subito. Pensi che arrivare in fondo avrebbe aumentato il morale della squadra di De Raffaele, pur togliendo energie?

“Venezia è una squadra che adesso non è giudicabile, ha tanti problemi di infortuni e paga secondo me la condizione fisica non ottimale di altri giocatori che hanno dovuto giocare molto in questo periodo. Questo con Brescia si è visto, penso che con il recupero di Tonut, e Haynes, McGee e Peric in forma sia una squadra competitiva. Adesso hanno aggiunto Batista sotto canestro, si tratta di un centro che ha un peso specifico importante ed è diverso rispetto ai centri che Venezia ha sempre avuto. Bisognerà vedere che impatto potrà avere sulla squadra”.

Sassari invece è in un momento molto positivo della sua stagione. Secondo te può andare in fondo sia in Italia sia in Europa?

“Secondo me Sassari può fare bene, ha tanti giocatori al suo attivo e nessuno è sovraccaricato: chiaramente ci sono delle gerarchie ma è una squadra che gioca con 12 giocatori. Ha trovato i propri meccanismi dopo gli arrivi di Bell e Lawal, perdendo solo due partite in campionato da quando sono arrivati loro e penso che abbiano tutte le potenzialità per essere competitivi su più fronti”.

L’uscita prematura di Avellino può essere considerata una delusione? Cosa aggiunge l’innesto di Logan alla squadra?

“Parlare di delusione mi sembra sbagliato, loro hanno perso perché il tiro di Ragland non è entrato: la Coppa Italia ha visto tante partite risolte per un dettaglio. Avellino è una squadra che ha superato brillantemente la prima fase di Champions League, è riuscita a qualificarsi per gli ottavi senza dovere passare dai playoff, giocando spesso senza uno dei due centri, e ha tre giocatori americani che sono alle prime esperienze in Europa. Randolph e Thomas hanno avuto qualche periodo di alti e bassi ma il loro contributo è sempre stato positivo, mentre più altalenante è stato Obasohan: la società lo sa e per questo motivo ha preso Logan. Si tratta di un giocatore esperto, che potrà portare la sua leadership e la sua capacità di giocare da playmaker mettendo in ritmo i compagni, servirà per allungare le rotazioni per avere giocatori più freschi nei momenti decisivi”.

Gianluca Basile ha annunciato recentemente il ritiro. Tu hai giocato con lui, che giocatore è stato? C’è un aneddoto che condividi con lui che ricordi piacevolmente?

“Basile è un giocatore e una persona stupenda, io e lui siamo amici e ci sentiamo spesso: colpisce la grande umiltà che lo ha sempre contraddistinto nonostante fosse un giocatore di grande classe. Di lui mi ricordo un episodio relativo ad un raduno a Milano: alloggiavamo all’Executive, che è un hotel dietro la discoteca Hollywood. Non abbiamo saputo resistere alla tentazione e la sera abbiamo deciso di uscire tutti per andare in discoteca, con Tanjevic che ci aspettava in calzoncini e con il suo immancabile sigaro. Siamo tornati intorno alle 5 e il giorno dopo avevamo atletica alla montagnetta di San Siro. Dovevamo salire in verticale, c’erano giocatori come Damiao che cercavano di nascondersi, altri che non ce la facevano, mentre i due più splendidi e in forma erano il Baso e il Menego, come se la sera prima non avessero tirato fino a tardi. E non era finita, perché avevamo allenamento anche al pomeriggio: il Baso non ha fatto una piega, a testimonianza della sua mentalità e della sua voglia di essere sempre competitivo”.

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