Euroleague Final Four, la preview

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www.euroleague.net Ogni fine settimana è già di norma anelato con trepidazione, ma l’attesa per quello che ci aspetta tra venerdì e domenica prossimi non è paragonabile a quella per nessun altro weekend: sono le Final Four di Eurolega, il top del basket europeo senza se e senza ma. Ecco l’analisi delle 4 squadre che si sfideranno al Forum di Milano nelle semifinali di venerdì, vale a dire CSKA Mosca-Maccabi Tel Aviv e Barcellona-Real Madrid. CSKA Mosca

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L’Armata Rossa è, come tutte le squadre di coach Messina, una roccaforte difensiva. Meno di 70 punti subiti a partita fanno del CSKA una delle migliori difese dell’Eurolega, ma non è certo solo questa fase del gioco che vede primeggiare i russi: il 40.4% nel tiro da 3 e i 19 assist di media sono altri primati che rendono Weems & compagni tra i più accreditati alla vittoria finale. Vittoria che non arriva dal 2008, anno che vide sempre il Fiero Ettore in panchina e Khryapa e Vorontsevich in canotta e pantaloncini, nonché il Maccabi Tel Aviv temibile avversario (ma allora s’incontrarono direttamente in finale); nelle 5 stagioni successive il CSKA ha raggiunto le Final 4 per 4 volte e la finale per 3, ma seppur confermandosi squadra di eccelso livello, hanno dovuto guardare gli altri alzare la coppa. Quintetto base: Milos Teodosic, Sonny Weems, Andrey Vorontsevich, Victor Khryapa, Sasha Kaun Nessun giocatore del CSKA ha iniziato tutte le partite di Eurolega di quest’anno, e considerando l’abilità di Messina nel mischiare le carte, è difficile prevedere quali saranno i 5 giocatori che partiranno contro il Maccabi. Questi sono i miei più accreditati: un quintetto molto alto (quasi 203 cm di media) ma comunque veloce, con 4 bocche di fuoco che sanno anche avvicinarsi al ferro, e un lungo come Kaun che finora in 28 gare ha tirato col 69% dal campo. Panchina: Vladimir Micov, Vitaly Fridzon, Aaron Jackson, Jeremy Pargo, Nenad Krstic, Kyle Hines, Alexander Gudumak, Aleksey Zozulin, Grigory Shukhovtcov Senza dubbio le migliori riserve di queste Final Four, se non di tutta l’Eurolega: i primi 6 giocatori qui sopra potrebbero tranquillamente partire in quintetto in tutte le squadre d’Europa, così come in questa stessa semifinale. Esperienza, grinta, buone mani e tonnellaggio: la lunghezza delle rotazioni del CSKA potrebbe rivelarsi l’arma in più, in una competizione da 2 partite in 3 giorni. La stella: Milos Teodosic
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Tralasciando coach Messina, che è sempre e comunque la stella delle sua squadre, l’uomo che fa la differenza per i russi è il play serbo. In difesa è spesso e volentieri un palo della luce, ma quando è in giornata Milos è semplicemente immarcabile, e anche quando si è allacciato male le scarpe può risolvere una partita con un canestro o un assist decisivo tirati fuori dal vuoto cosmico. Non nascondo di essere un suo fan: spero in una sua grande partita, e che si lasci la barba sfatta perché rasato sta proprio male. Maccabi Tel Aviv
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Vari sono gli intrecci tra Maccabi e CSKA: l’attuale assistente di Messina lo è stato sia di Blatt (alla Dynamo Mosca) che del Maccabi, e più di un giocatore di ciascuna squadra ha prestato i suoi servigi per l’allenatore avversario, che fosse in squadre di club o in Nazionale. L’ultima vittoria in Eurolega per gli israeliani risale al 2005, anno della doppietta con Jasikevicius, Parker e Vujcic. Quest’anno i giallo-blu sono partiti benissimo anche grazie a un girone non esattamente proibitivo, e dopo le fatiche delle Top 16 (8 vinte e 6 perse) hanno saputo avere la meglio sull’Olimpia Milano soprattutto grazie alla splendida vittoria in rimonta di gara 1, che ha di fatto lanciato la volata per queste Final Four. Menzione speciale per la marea gialla, ovvero le migliaia di tifosi che seguono ovunque i loro beniamini incitando e cantando senza soluzione di continuità. Quintetto base: Yogev Ohayon, Ricky Hickman, Devin Smith, David Blu, Sofoklis Schortsanitis Anche Blatt non ha fatto partire nessuno dei suoi per ciascuna delle partite di quest’anno; il quintetto che immagino vedremo fronteggiare l’Armata Rossa prevede Ohayon e l’ex Pesaro Hickman a dividersi il compito di portar palla, Smith e Blu quello di colpire dalla distanza e/o portare i propri avversari spalle a canestro, mentre per il reparto sportellate vicino al ferro ci pensa Big Sofo, che dovrà riuscire comunque a tenere a bada la sua foga per non incorrere nei soliti problemi di falli. Panchina: Tyrese Rice, Joe Ingles, Alex Tyus, Guy Pnini, Andrija Zizic, Sylven Landesberg, Ben Avi Albert Altit, Arad Harari Tanta energia e muscoli (leggi anche: falli da spendere) si alzano dalla panca israeliana, sicuramente più corta e meno blasonata di quella degli avversari. Ma l’atletismo di Tyus e Rice potrebbe mettere in difficoltà i rispettivi difensori, così come la duttilità di Pnini e Ingles li potrebbe vedere in campo sia da guardie che da ali grandi, a seconda delle esigenze di coach Blatt. La Stella: Sofoklis Schortsanitis
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Il Maccabi è l’unica squadra di queste Final Four senza una stella di valore assoluto. Ho scelto il centrone con passaporto greco perché obiettivamente non c’è single coverage o raddoppio che tengano: se riesce a prendere posizione vicino a canestro è fermabile solo con un fallo, e spesso neanche con quello. Data la stazza ha al massimo 20 minuti di autonomia, ma se li sfrutta bene può cambiare la gara. Barcellona
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I blaugrana arrivano a queste Final Four con quella che numeri alla mano è la miglior difesa delle contendenti, con una media di 69.4 punti subiti a partita. E’ infatti soprattutto grazie all’asfissiante pressione difensiva e al controllo dei tabelloni che il Barcellona ha saputo portare a casa 22 delle 27 gare disputate finora, senza contare il 57.1% nel tiro da 2 (miglior percentuale tra tutte le squadre di Eurolega), figlio di una precisa tattica votata alla ricerca del tiro migliore sempre e comunque. L’ultima vittoria dei catalani nella massima competizione continentale risale al 2010 quando, dopo una stagione da schiacciasassi, a Parigi regolarono anche CSKA e Olympiakos. I dominatori di questa stagione invece saranno proprio i loro avversari, il temibile Real Madrid pieno di campioni, per la rivincita di El Clasico delle scorse Final Four. Quintetto base: Marcelinho Huertas, Juan Carlos Navarro, Kostas Papanikolau, Erazem Lorbek, Ante Tomic Età media piuttosto alta per i primi 5 del Barça (quasi 29 anni, con 3 giocatori sopra i 30), il che significa esperienza a grappoli e ritmo basso. Con un Tomic che finalmente sembra aver imparato a esprimere il suo talento vicino a canestro con continuità (miglior rapporto di valutazione al minuto in Eurolega per lui, quest’anno), Lorbek può limitarsi a prendere i suoi classici tiri dai 5 metri in poi; solita licenza di fantasia per Huertas, mentre Navarro è alla sua ottava Final Four e si prevedono scalate ad altri record per lui. Papanikolau è il più giovane della combriccola ma allo stesso tempo viene da 2 vittorie consecutive in finale di Eurolega, quindi difficilmente all’ala piccola mancina tremerà la mano al tiro, o le gambe in difesa su Rudy Fernandez. Panchina: Jacob Pullen, Joey Dorsey, Victor Sada, Alejandro Abrines, Brad Oleson, Maciej Lampe, Bostjan Nachbar, Marko Todorovic, Mario Hezonja Non si ravvedono giocatori di primissima fascia nella panchina del Barcellona, ma il livello medio è altissimo. L’atletismo e la faccia tosta del 21enne Abrines potranno essere decisivi anche a questi livelli, così come le manine fatate di Oleson e Pullen (quest’ultimo, neo detentore del record di triple segnate in una partita di ACB, con 12). Sada avrà il difficile compito di infilare la museruola a Sergio Rodriguez, mentre Dorsey, Lampe e Nachbar faranno assaggiare muscoli ed esperienza ai lunghi avversari. La stella: Juan Carlos Navarro
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Non può che essere lui il faro del Barcellona, come quasi sempre è stato nell’ultimo decennio abbondante. Che sia con un arresto e tiro da 3 sul pick ‘n roll, con un arcobaleno in penetrazione, o con una palla rubata d’astuzia, ci aspettiamo sempre che La Bomba esploda nei momenti cruciali della gara. Real Madrid
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Il miglior attacco dell’Eurolega, e obiettivamente anche il gioco più divertente da vedere: questo è il Real Madrid 2013/14, la squadra che ha (seppur di poco) i miei personalissimi favori del pronostico sulla vittoria finale. Se il Barça ha Tomic a guidare la classifica di valutazione al minuto, ben 4 dei primi 6 giocatori in questa categoria sono dei Blancos. Il Real è, tra le 4 semifinaliste, la squadra che aspetta da più tempo di salire sul trono d’Europa: era il 1995 quando ce la fecero l’ultima volta (erano i tempi di Sabonis, sembra passato un secolo). L’anno scorso persero in finale contro l’Olympiakos, ma quest’anno gli uomini di Pablo Laso hanno un MVP barbuto in più per tentare la scalata al titolo continentale. Quintetto base: Sergio Llull, Rudy Fernandez, Tremmell Darden, Nikola Mirotic, Ioannis Bourousis E’ il miglior starting five di queste Final Four, e di conseguenza dell’intera Eurolega. Un terrificante mix di velocità, pressione difensiva, tecnica, gioventù, esperienza, e chi più ne ha più ne metta. Mirotic potrebbe essere alla sua ultima stagione in Europa e probabilmente vorrà chiuderla col botto, Bourousis ha la stazza e il talento per tenere testa anche a Tomic, Rudy e Llull volano in contropiede con una facilità imbarazzante; forse l’unico anello debole del quintetto è Darden, ma solo se paragonato agli altri 4. Panchina: Dontaye Draper, Felipe Reyes, Sergio Rodriguez, Jaycee Carroll, Marcus Slaughter, Salah Mejri, Jonathan Barreiro, Daniel Diez, Alberto Martin Non capita tutti i giorni di vedere un MVP dell’Eurolega che parte dalla panca, ma anche questo paradosso testimonia l’altissima qualità media del Real Madrid. Sergio Rodriguez comunque è panchinaro sui generis, visto che nei momenti caldi della partita è sempre in campo a tenere le redini dei suoi. La coppia di lunghi Reyes-Slaughter porta alla causa tanta difesa, rimbalzi e canestri da sotto, con qualche tiro del capitano Felipe preso anche da più distante. Jaycee Carroll può prendere fuoco in qualsiasi momento e infilare 2 o 3 bombe in altrettante azioni. Se il quintetto del Real è il migliore dei 4 presenti a Milano, sicuramente non si può dire lo stesso della panchina, che rispetto a quella delle avversarie è forse un po’ troppo corta e di valore medio inferiore. La stella: Sergio Rodriguez
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El Chacho sta disputando una stagione ai limiti della perfezione, e il riconoscimento col meritato titolo di MVP ne è testimone: 13.5 punti a partita tirando col 50.7% da 2 e addirittura il 48.8% da 3, il tutto condito da 5 assist (molti dei quali stellari). Quest’anno è uno di quei giocatori che ti stupisci di più quando sbaglia un tiro o perde un pallone, piuttosto che quando segna una bomba da 9 metri o smazza un assist no-look in mezzo a 3 avversari. Non c’è altro da dire, solo da sedersi (sui seggiolini del Forum per i più fortunati, sul divano per noi comuni mortali) e godersi il weekend più bello della stagione.

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