EuroLega, 17ª giornata: una Milano brutta, sporca e cattiva vince la battaglia contro lo Zenit

EuroLega, 17ª giornata: una Milano brutta, sporca e cattiva vince la battaglia contro lo Zenit

Una partita bruttissima da vedere viene risolta solo nel finale dagli uomini di Messina che chiudono la prima metà di EuroLega con un record positivo

di Stefano Bartolotta

Milano inaugura il proprio 2020 con una vittoria di misura contro lo Zenit, e l’unica cosa di cui può essere contenta è il risultato. Gli uomini di Messina, infatti, hanno offerto una prestazione largamente insufficiente dal punto di vista del gioco, e sono anche apparsi molto sfiduciati e poco coesi dal punto di vista tecnico in più di un momento. Hanno vinto solo perché la disorganizzazione dello Zenit meriterebbe di essere processata come un crimine contro il gioco della pallacanestro, e davvero vorremmo capire con quali motivazioni Plaza sia ancora al proprio posto. Guardando questa partita, si capisce perché la dirigenza fosse così disperata da ipotizzare che Pianigiani potesse rappresentare un miglioramento.

Per Milano, Sykes ha giocato a lungo ma è apparso, comprensibilmente, molto spaesato, ma comunque nessuno ha brillato particolarmente, a parte alcuni sprazzi singoli di Scola e Micov. È emersa, in questo grigiore, la grinta di un Tarczewski encomiabile, che coi suoi 9 rimbalzi e 5 falli subiti ha contribuito in modo determinante. Certo che così non si può andare avanti, e ciò che preoccupa è che sembra più difficile per i giocatori trovare l’atteggiamento giusto rispetto a qualche tempo fa. Ogni tanto ci riescono, ma devono proprio sforzarsi e non durano a lungo. Se la squadra molla dal punto di vista mentale, si prospettano tempi durissimi.

Quintetto Milano: Micov, Roll, Rodriguez, Tarczewski, Scola
Quintetto Zenit: Iverson, Thomas, Khvostov, Abromaitis, Ponitka

Milano inizia il ciclo di 4 partite casalinghe per inaugurare il 2020 escludendo dal roster Cinciarini, Burns e Mack, oltre all’infortunato Nedovic, mentre fa il proprio debutto nei 12 il nuovo arrivato Sykes. Dopo il minuto di silenzio in memoria di David Stern, si parte con Milano che prova subito a innescare Tarczewski, marcato da un Iverson più leggero di lui. La difesa dello Zenit, comunque, si piazza bene per evitare che il mis-match si verifichi, ma così lascia scoperto il perimetro e Rodriguez si fa subito sentire. Dall’altra parte, l’attacco russo produce subito una tripla di Thomas, ma poi una serie di possessi dalle idee scarse e confuse, e la conseguenza è un eloquente 9-3 iniziale. Il problema sono i due falli dello stesso Rodriguez dopo 3’ di gioco, con Sykes che deve subito entrare, e che ovviamente non può già essere inserito nel meccanismo della squadra. Milano, comunque, mantiene il controllo della partita, visto che la maggior parte dei tiri presi dallo Zenit sono forzati e figli di manovre lente e senza un filo logico. La regia del play Khvostov è a dir poco deficitaria in questa fase, e lo Zenit tira molto da 3 proprio perché i giocatori, non sapendo cosa fare, quantomeno si allargano per dare migliori linee di passaggio. Plaza, allora, prova con l’esperienza di Hollins e Ayon, ma il solo fatto che lo Zenit commetta ben tre infrazioni di 24” in 6’ di gioco dice molto sui problemi dell’attacco ospite. Messina prova a rispondere col quintetto più fisico che ha, a parte Sykes, e succede che, per alcuni minuti, si giochi male in attacco e ci si affidi solo alle soluzioni individuali, da entrambe le parti. Così si fa il gioco dello Zenit, visto che è Hollins il più talentuoso in campo, e da solo piazza uno 0-7 per il 15-15 a 2’ dal termine del quarto. Hollins è un fattore anche in difesa, e dà anche spettacolo con una schiacciata al volo su rimbalzo offensivo davvero travolgente. Milano è sfiduciata, concede molti rimbalzi offensivi e si salva dal subire un parziale ancor più devastante perché i giocatori ospiti commettono diversi errori gratuiti. Il quarto finisce 19-17, e se l’Olimpia può rammaricarsi di aver sprecato un vantaggio interessante, deve anche essere contenta per non essere finita sotto nel punteggio.

Messina insiste con lo stesso quintetto in apertura di secondo quarto, ma Plaza ha trovato le contromisure giuste, con Albicy su Sykes e Hollis su Moraschini. Come spesso accade, la capacità di difendere bene dà anche fiducia in attacco, così ora il parziale diventa davvero preoccupante per Milano. Sul 19-23, che significa un parziale di 4-15, ci vuole una zampata da 3 del Professor Micov per tamponare l’emorragia, ma Albicy è on fire e detta legge a suon di canestri e falli subiti. Anche gli arbitri ci mettono del loro, non fischiando un’evidentissima infrazione di passi ad Ayon, ma proprio nel momento di difficoltà, Diversi giocatori di Milano provano a essere prima di tutto uomini e si buttano senza paura a canestro. Grazie a questo atteggiamento, il punteggio torna in parità a quota 27, ma Albicy è sempre più un rebus per la difesa milanese, e Roll è una presenza totalmente inutile in entrambi i lati del campo. L’allungo dello Zenit sul 29-35 è fisiologico, e Messina prova il back court leggero, con Sykes e Della Valle. In ogni caso, tra palle perse, falli che vedono solo gli arbitri e altre componenti negative sparse, l’atmosfera al Forum è molto dimessa e, onestamente, il rischio sonnolenza è alto per gli spettatori. La situazione del punteggio non è tragica, ma al 95% dei presenti sembra non interessare nulla di ciò che succede in campo, e i giocatori cercano stimoli dentro se stessi o chissà dove per non affondare, ma ci riescono solo a tratti. Una squadra che fosse tale si mangerebbe in un sol boccone una Milano così malridotta, ma lo Zenit è un semplice ammasso di talenti senza un minimo di organizzazione. Così, si va all’intervallo lungo sul 41-41, dopo 20’ di livello infimo, con due squadre che hanno problemi diversi ma che insieme concorrono a mettere in scena una partita fin qui inguardabile.

Le due squadre confermano di essere in una brutta serata all’aperura della ripresa. Tatticamente, un’idea di base ci sarebbe: lo Zenit attacca il più possibile il ferro, mentre Milano gioca in modo ragionato e cercando di creare spazi il più possibile ampi, ma poi nella pratica si sbaglia tantissimo e la partita è sempre più brutta da vedere. Rodriguez, dopo aver passato quasi tutto il primo tempo in panchina, prova a incidere ma non ci riesce, ma ci pensa Scola a dare finalmente più di un possesso di vantaggio ai suoi sul 48-44, e dall’altra parte, l’attacco ospite è sempre più impresentabile, e se, ad esempio, avete visto Ponitka ai Mondiali e poi ora, penserete che si tratti di un impostore, ma il problema è che è semplicemente vittima di una disorganizzazione offensiva a dir poco criminale. Un’altra tripla di Scola dà un bel + 7 a Milano (51-44), ma sul più bello, proprio Ponitka si inventa un canestro impossibile e Ayon chiude una transizione sulla decima persa di Milano. Si continua su un livello generale sempre più deprimente, lo Zenit ritrova la parità a quota 51, ovvero completa un parziale di 0-7, Sykes prova ad accendersi costruendosi tiri dal palleggio secondo le proprie caratteristiche per trovare confidenza, ma è sempre più spaesato a livello di letture e regia, e Milano si tiene a galla quasi solo grazie alla grinta di Tarczewski, giocatore ultimamente un po’ sottostimato dalla tifoseria, ma che in serate come queste è importante per l’esempio che dà a livello di atteggiamento. Il quarto si chiude sul 55-56.

L’inizio dell’ultimo quarto vede il livello di gioco sprofondare ulteriormente (sembra impossibile, ma è così), e i giocatori, sempre più frustrati, giocano sempre più d’istinto e col sangue alla testa tipo tori nell’arena. Sembra veramente di essere al campetto, in cui si corre e si lotta e non si pensa, e tutto letteralmente può succedere. Ad esempio, succede che Della Valle e Moraschini segnino di pura voglia, che Rodriguez li segua, e dall’altra parte succede che Ayon sia sempre più punto di riferimento per i suoi. Si entra negli ultimi 5’ in parità (63-63), e nessuna delle due squadre sembra essere in grado di fare qualcosa per imprimere il proprio marchio sulla gara. C’è la seria possibilità che si decida tutto all’ultimo secondo o che si vada al supplementare, ma intanto Milano fa la cosa giusta caricando Ayon di falli e facendogli commettere il quarto con ancora quasi 3’ di gioco restanti. Una fantastica rubata di Micov con conseguente canestro del 69-65 potrebbe essere il momento clou, anche in virtù di uno 0/4 ai liberi dello Zenit, ma Albicy da 3 riapre tutto. Milano entra comunque sopra di un punto nell’ultimo minuto, e Gudaitis attacca giustamente Ayon e segna. Il centro messicano sbaglia il semigancio ma lo Zenit ha ancora la palla in mano a 12” dalla fine sul 71-68. Milano non riesce a fare fallo, poi Rodriguez ce la fa a 3”40 dal termine, Hollins segna il primo e sbaglia volutamente il secondo, e a rimbalzo, puntuale, c’è lui, Tarczewski, colui che ha dato il contributo più importante alla vittoria. Kaleb subisce fallo, segna entrambi i liberi, così l’ultima tripla a segno sulla sirena di Trushkin è inutile. Finisce 73-72.

AC ARMANI EXCHANGE OLIMPIA MILANO – ZENIT SAN PIETROBURGO 73-72

TABELLINO MILANO: Della Valle 3, Micov 13, Biligha ne, Gudaitis 10, Moraschini 5, Roll 2, Rodriguez 8, Tarczewski 11, Sykes 7, White, Brooks 4, Scola 10

TABELLINO ZENIT: Iverson, Albicy 12, Hollins 14, Thomas 11, Renfroe ne, Khvostov 7, Pushkov, Trushkin 5, Zubkov, Abromaitis 6, Ponitka 2, Ayon 15

PARZIALI: 19-17, 22-24, 14-15, 18-16

PROGRESSIVI: 19-17, 41-41, 55-56, 73-72

BASKETINSIDE MVP: Kaleb Tarczewski

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy