EuroLega, 29° giornata: il Fenerbahce distrugge Milano e la allontana dai playoff

EuroLega, 29° giornata: il Fenerbahce distrugge Milano e la allontana dai playoff

Obradovic porta a scuola Pianigiani, e le grandi prove di Muhammed e Kalinic mettono l’Olimpia con le spalle al muro

di Stefano Bartolotta

L’ambiente milanese si era avvicinato a questa partita con molta positività, viste le pesanti assenze in casa avversaria e l’idea che chi deve lottare per un posto nei playoff debba avere un po’ più di voglia rispetto a chi è già qualificato. Ma avere dalla propria parte un allenatore molto limitato tatticamente come Pianigiani contro il maestro assoluto Obradovic è stato uno svantaggio impossibile da colmare per l’Olimpia. Va detto senza mezzi termini: questo risultato è soprattutto figlio della differenza a dir poco abissale tra i due coach. Obradovic, pur con rotazioni limitate, è stato molto più rapido nel leggere la partita e nel capire quali fossero le mosse giuste per mettere in difficoltà gli avversari, sia come scelta dei quintetti da mettere in campo che come impostazione difensiva. Pianigiani, invece, è sempre rimasto interdetto nei confronti delle scelte dell’avversario, e quando capiva come poter risolvere i problemi tattici, in men che non si dica veniva messo di fronte a nuovi problemi, che ci metteva invariabilmente troppo tempo ad affrontare nel giusto modo.

Ovviamente, poi, in campo ci vanno i giocatori, e la stella in campo dell’Olimpia, ovvero Mike James, è incappato nella peggior serata della sua stagione proprio nel momento meno opportuno, mentre, dall’altra parte, il Fener è stato guidato da un Muhammed perfetto per tre quarti e da un Kalinic chirurgico nell’ultima frazione. Sarebbe facile, però, dire che Pianigiani non poteva farci nulla con un James messo così male e con avversari così in palla, perché la verità è che almeno parte di ciò che spinge un giocatore a giocare bene o male è dovuta all’allenatore, e in questo caso, James non ha mai potuto sentirsi a proprio agio, mentre i giocatori del Fener si sono sempre trovati in situazioni comode anche per come le due difese hanno scelto di contrastare tatticamente gli attacchi avversari, ovvero con scaltrezza ed efficacia quella ospite e risultando troppo spesso fuori posizione quella di casa.

Milano si è appoggiata soprattutto a un grande Nunnally, con Jerrells e Micov che hanno fatto cose buone in momenti limitati della partita. Non poteva bastare, e non è bastato, anche perché i teorici gregari di Obrdovic hanno risposto alla grande, sempre con molto merito di questo immenso allenatore.

Quintetto Milano: James, Micov, Tarczewski, Nunnally, Brooks
Quintetto Fenerbahce: Green, Melli, kalinic, Muhammed, Duverioglu

Milano si presenta a questo nuovo crocevia fondamentale per la propria stagione europea senza Della Valle, ufficialmente fuori per un risentimento muscolare da rivalutare, ma per il quale le voci parlano di un mese e mezzo di stop. Al suo posto c’è Fontecchio, ma ovviamente sono molto più rilevanti le assenze in casa Fener, di cui si è abbondantemente parlato nei giorni scorsi. Datome e Melli ricevono ovviamente molti applausi alla lettura delle formazioni, e l’ex della partita parte in quintetto. Muhammed inizia subito forte con 5 punti, facendo subito vedere che almeno lui non è certo qui a fare una passeggiata, mentre dall’altra parte è Micov il motore del gioco, sia quando si mette in proprio che quando libera i compagni. Nessuna delle due squadre sembra molto interessata ad accelerare il ritmo, e a difesa schierata, entrambi gli attacchi trovano spazi invitanti senza troppa fatica; attorno alla metà del quarto, Milano riesce a intercettare un paio di passaggi, ma l’equilibrio regna sovrano (9-10). Gli uomini di Pianigiani iniziano a essere imprecisi e impacciati nel far giare palla, e gli ospiti ne approfittano allungando sul 9-16 grazie soprattutto alla coppia Muhammed – Green, bravi sia a mettere in difficoltà l’attacco avversario, che ad affrontare nei possessi offensivi i pari ruolo senza paura e con efficacia. James è sonnolento, così ci provano Micov e Nunnally a dare una scossa alla loro squadra, ma il problema milanese è difensivo: è evidente come nessuno sia in grado di tenere gli 1vs1, e ciò porta a una serie di rotazioni e di cambi dei quali il Fener può trarre indubbi vantaggi. James emerge dal mondo dei sogni con un perfetto assist per Tarczewski per il 2+1, poi stranamente Obradovic punta su un quintetto piccolo, che sembrerebbe proprio il terreno tattico più favorevole e Milano, ma ovviamente se lui fa le cose c’è sempre un motivo, infatti Milano si trova in difficoltà negli ultimi possessi e il quarto si chiude sul 17-22.

L’inizio del secondo quarto mostra chiaramente a Pianigiani che, se Obradovic punta su un assetto, adeguarsi a lui porta solo problemi, così il coach di casa rinuncia al quintetto con Kuzminskas pivot e si gioca la carta Burns. Qualunque cosa, però, possa fare Pianigiani, c’è sempre una contromossa di Obradovic che lo mette in difficoltà, in questo caso Melli e Kalinic escono a turno per portare fuori gli avversari e batterli inesorabilmente sul primo passo. Più passano i minuti e più la lezione tattica si fa pesante, e se il punteggio non è drammatico (24-30 dopo 13’), la sensazione che dà il campo è quella di un maestro assoluto che ridicolizza un avversario che è diversi giri indietro in quanto a capacità di leggere la partita e dare le indicazioni giuste ai giocatori. I biancorossi in campo ci mettono comunque voglia e restano aggrappati alla partita, e anche il pubblico prova a dare il proprio apporto, ma nemmeno un bel 6-0 interno gira l’inerzia della partita, e il Fener continua ad avere il controllo tattico di quanto succede sul parquet. Pianigiani, poi, commette l’errore di fare le rotazioni con cronometro in mano, senza rendersi conto che, in un momento come questo, l’importante è non perdere la fiducia, e perché ciò accada, il leader James deve essere in campo, e non a riposare. Che poi in realtà Jerrells è pure tra i più positivi, ma il punto è che Milano viaggia a sprazzi e ci crede sempre di meno ogni minuto che passa, ed è in questo casi che il tuo leader deve essere lì a prenderti per mano. Milano non affonda nel punteggio proprio per merito di Jerrells, ma non dà mai l’impressione di potersi porre al livello degli avversari. Si va all’intervallo lungo sul 42-52, e per quello che si è visto, il risultato è bugiardo, e il Fener meriterebbe almeno altri 5-6 punti in più di vantaggio.

Pianigiani sa che deve far giocare James, e infatti lo rimette in campo, tenendo comunque dentro anche Jerrells. La faccia e il body language della stella dell’Olimpia non promettono niente di buono in realtà, e infatti le prime iniziative se le prendono lo stesso Jerrells e Nunnally. Il terzo tiro è proprio di James, ma la sensazione che non ci stia per nulla credendo è sempre più netta. Nunnally in attacco e Tarczewski in difesa provano a risvegliare i propri compagni e il pubblico, ma Muhammed stasera è indemoniato e anche abile a prendersi gli spazi giusti, senza esagerare, ma colpendo solo quando ce n’è davvero il bisogno. Obradovic rimette il quintetto piccolo con Kalinic e Melli come lunghi e Pianigiani stavolta non si adegua, ma anche così il Fener è messo molto meglio in campo: Milano sembra infilarsi in un imbuto ogni volta che attacca, ingolosita dalla voglia di sfruttare il gap fisico sotto canestro ma intrappolata dalla scaltra difesa dei turchi, mentre dall’altra parte, l’attacco è arioso e armonico come sempre. James toglie lo zero alla voce punti segnati dopo oltre 25’ di gioco, e Pianigiani riprova con l’adeguamento al quintetto piccolo avversario, con Brooks e non Kuzminskas come unico lungo di ruolo. Qualcosa di buono ne esce, soprattutto in termini di fiducia che prendono sia i giocatori che i tifosi. Obradovic prova una nuova contromossa abbassando ulteriormente il quintetto, ma Milano ha ormai iniziato almeno a crederci, e una tripla di Micov per il 64-69 sancisce che la partita è viva e incerta. Il terzo quarto si chiude sul 68-73, e sicuramente i turchi si sentono molto più a disagio rispetto a quando erano andati negli spogliatoi per l’intervallo lungo.

Il Forum fa un tifo fatto bene all’inizio dell’ultimo quarto, ma il Fener parte meglio, e un 2+1 di Kalinic raffredda subito gli entusiasmi del pubblico di casa. Milano insiste nell’attaccare il ferro, ma la difesa ospite continua a farle credere che ci siano spazi per farlo e poi la stringe in una morsa ferrea quando il portatore di palla milanese fa la scelta di penetrare. Mahmutoglu e Guler approfittano degli attacchi a vuoto dei biancorossi e scavano un solco che appare difficile da colmare sul 70-83 a poco meno di 8’ dalla conclusione. Pur in mancanza del faro Muhammed, gli stessi Mahmutoglu e Guler orchestrano magistralmente l’attacco dei turchi, e Kalinic è il loro implacabile braccio armato. James fa il primo canestro alla James, ma un inspiegabile tecnico a Jerrells annulla pure questa possibilità di un traino psicologico. La tripla di Datome per il 76-91 a poco più di 5’ dalla fine sembra mettere la parola fine alla contesa, e un altro tecnico subito, stavolta da parte di Nedovic, è una chiara indicazione che Milano non c’è più con la testa. Gli ultimi 4’ sono di puro garbage time, e il Fener vince agevolmente per 90-104. Pianigiani fugge subito negli spogliatoti e il pubblico lo subissa meritatamente di fischi.

AX ARMANI EXCHANGE OLIMPIA MILANO – FENERBAHCE BEKO ISTANBUL 90-104

TABELLINO MILANO: James 8, Micov 15, Fontecchio, Tarczewski 7, Nedovic 3, Kuzminskas 4, Cinciarini ne, Nunnally 26, Burns, Brooks 7, Jerrells 20, Omic

TABELLINO FENERBAHCE: Green 12, Tirpanci ne, Melli 6, Hersek, Mahmutoglu 10, kalinic 22, Biberovic ne, Guduric 9, Guler 6, Muhammed 23, Duverioglu 4, Datome 12

PARZIALI: 17-22, 25-30, 26-21, 22-31

PROGRESSIVI: 17-22, 42-52, 68-73, 90-104

BASKETINSIDE MVP: Alì Muhammed

Fotogallery a cura di Claudio Degaspari

Nunnally

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