EuroLega, 3ª giornata: Milano tiene testa al Partizan ed espugna Belgrado

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partian milano shields
Olimpia Milano flickr

In una partita molto più basata sulla tenuta mentale che su qualunque aspetto tecnico-tattico, Milano mostra più solidità da questo punto di vista e prevale su un Partizan che sbaglia tutte le scelte negli ultimi minuti. Stranamente, le responsabilità più importanti se le è prese il giovane Madar, ma se in molti incolperanno lui, dovrebbero in realtà chiedersi perché gli altri, più blasonati ed esperti, si siano nascosti e abbiano lasciato la patata bollente in mano al ragazzino.

Milano ringrazia e vince senza meriti particolari, se non, come detto, quello di aver tenuto mentalmente quando contava, che sarebbe anche il minimo visti i nomi che ha a roster, ma che non è mai scontato nella realtà, e soprattutto di fronte a un pubblico come quello serbo.

Shields è stato il più produttivo dei suoi, ma è chiaro che, in una vittoria così, in molti hanno portato il proprio mattoncino. Segnaliamo in particolare diverse giocate intelligenti e utili di Voigtmann, degli ottimi momenti di Davies e i punti decisivi nel finale di Pangos, che è vero che viene pagato per quello, ma non è che poi la cosa possa venire automatica ed è sempre un merito per il giocatore quando lo fa.

Si aspettano giorni decisamente migliori per i biancorossi in termini di chimica di squadra e efficacia della manovra. Ma intanto una vittoria in più è sempre una vittoria in più.

Quintetto Partizan: LeDay, Punter, Papapetrou, Exum, Lessort
Quintetto Milano: Thomas, Pangos, Melli, Shields, Hines

La gara inizia con il predominio delle difese, quella milanese abile a subire sfondamenti, e quella del Partizan capace di costringere gli uomini di Messina a tirare quasi solo da fuori. Con il passare dei minuti, però, i padroni di casa prendono le misure agli avversari, trovando per tre volte il giusto 1 contro 1, mentre gli ospiti non riescono mai ad avere un gioco interno. La conseguenza di tutto ciò è un 8-2 che costringe Messina al time out, ma si sa che nel basket di oggi se non batti mai nella vita il marcatore in palleggio sei spacciato. Lessort in questa fase è dominante nel pitturato, mentre Milano o sbaglia da fuori, o si fa stoppare se attacca il ferro. Il vantaggio interno si dilata fino al 13-2, poi Shields si ribella e piazza un personale 0-5, subito parzialmente vanificato dalla seconda tripla di LeDay. Milano riesce comunque a muovere meglio la palla, in modo da poter attaccare in palleggio in situazioni più favorevoli e a guadagnare dei falli. Il problema è che per il Partizan ci sono troppe marcature individuali che vanno a proprio favore, ad esempio è ovvio che Pangos farà una fatica bestiale a marcare Madar, e lo stesso succederà a Voigtmann con LeDay. Messina deve rinunciare proprio a Pangos, chiedendo a Hall di agire da regista, e la cosa funziona perché Baron piazza due triple, ma rimangono troppi i mismatch a favore del Partizan, ad esempio Thomas non riesce per niente a tenere Papapetrou fronte a canestro. Nel momento in cui ci sono tutti questi problemi in difesa, Milano può solo sperare di segnare molto, e infatti arriva un’altra tripla, stavolta di Thomas, per il 21-17, Certo che, sui 40 minuti, è difficile sperare di competere giocando a chi segna di più quando gli avversari hanno marcature così favorevoli per loro. Infatti arrivano altre due triple per i padroni di casa per il 27-17 al termine del primo quarto.

Milano prova a fare tanti movimenti senza palla per trovare situazioni più favorevoli, ma in difesa siamo alle solite: Papapetrou quando lo marca Thomas è come se lo marcasse l’aria, Voigtmann si comporta con LeDay come Will E Coyote contro Beep Beep, e Punter è Punter e la mette a giochi rotti che è un piacere. Il Partizan sbaglia comunque qualche ghiotta opportunità e Milano, che in attacco ora ha un suo perché, si avvicina fino al 31-27 e poi al 33-30. Davies, in particolare, sa sempre dove mettersi e i compagni lo vedono e lo servono con conseguenti canestri a ripetizione. Obradovic poi prova a coinvolgere un po’ tutti, per non far sentire nessuno fuori dalla partita, mentre Messina si affida più o meno agli stessi, così, nel breve periodo, gli ospiti sono sempre più a contatto (35-34), ma bisognerà vedere alla lunga cosa succederà. Intanto Andjusic, l’ultimo a entrare per il Partizan, piazza due triple, mentre Messina continua con rotazioni molto meno ampie rispetto al collega (Ricci e Biligha ne e Tonut 16 secondi), e guarda caso il Partizan mostra molta più freschezza atletica e lucidità nel finale del primo tempo. Andjusic continua a maramaldeggiare, i padroni di casa ritrovano la doppia cifra di vantaggio (46-36), e si va all’intervallo lungo sul 49-41 con una tripla di Tonut quasi allo scadere.

Partizan Belgrado twitter

La ripresa inizia con errori a ripetizione da entrambe le parti, e soprattutto quelli del Partizan sono abbastanza clamorosi. Shields e Pangos ne approfittano per un 0-7 che porta il punteggio sul 49-48, e certamente è difficile pensare che i padroni di casa continuino a sbagliare così gravemente, ma intanto il punteggio è in equilibrio. Anche dopo il time out, gli uomini di Obradovic sbagliano tiri che appaiono comodissimi, iniziano a spaventarsi e perdono anche palloni in modo banale, e Milano. Zitta zitta, va in vantaggio 52-55, senza grandi meriti ma non è importante. L’unico lucido per i padroni di casa è LeDay, indiavolato in attacco e in difesa: solo grazie a lui, arriva un parziale interno di 7-0 che cambia nuovamente l’inerzia. Melli e Baron, però, non sono d’accordo: il capitano segna da 3 e poi stoppa LeDay, e il nuovo acquisto realizza un fantastico 3+1. Al di là dei singoli episodi, comunque, ciò che conta è che, mentalmente, le squadre appaiono ora sullo stesso piano, e tutto può succedere. Il quarto si chiude sul 61-62.

La pausa prima dell’ultimo quarto fa bene al Partizan e agli ex Nunnally e LeDay, che mettono insieme un 5-0 e soprattutto spingono il tifo di casa ad alzare il volume, e si sa cosa possa significare. Milano smette di segnare e commette anche errori imperdonabili, figli probabilmente di un improvviso indebolimento mentale. Il parziale diventa di 10-0 e il dominio che si vede in campo è addirittura più ampio di quanto dica questo punteggio. Messina è obbligato al time out, e i suoi sembrano ritrovare un po’ di tranquillità, piazando uno 0-5 che potrebbe riaprire tutto. Stavolta è il Partizan a perdere in lucidità, così il parziale esterno si estende fino allo 0-7 per il 71-69 di punteggio a 6’ dal termine. Davvero è difficile raccontare qualcosa dal punto di vista tecnico, perché semplicemente sta tutto nella testa dei giocatori. La terza persa dei padroni di casa in pochi minuti conferma quanto appena detto, e lo stesso vale per un errore di Exum su un comodo appoggio al tabellone senza nessuno attorno. Milano sbaglia diversi di tiri quando non se lo potrebbe permettere, ma rimane in vita anche grazie a un blocco irregolare di LeDay. Come spesso accade nei finali, Pangos segna da 3 per il 73-72, poi Shields sorpassa dalla lunetta a 2’ dalla fine. La palla pesa, sbagliano prima Madar, poi Melli, poi ancora Madar e Punter all’inizio dell’ultimo minuto, mentre Davies realizza due liberi per il 73-76 a 48” dalla sirena. A Milano basterebbe una difesa, la missione riesce ma la palla viene riconquistata dopo pochi secondi, così gli uomini di Messina devono segnare, oppure fare fallo sistematico in caso di errore. Pangos tiene palla, poi penetra e appoggia al vetro come solo lui sa fare, e per i padroni di casa scende la notte. Finisce 75-80.

PARTIZAN MOZZART BET BELGRADO – EA7 EMPORIO ARMANI MILANO 75-80

TABELLINO PARTIZAN: Vukcevic ne, LeDay 23, Koprivica ne, Punter 7, Papapetrou 5, Exum 7, Nunnally 2, Glas ne, Lessort 12, Trifunovic, Andjusic 9, Madar 10

TABELLINO MILANO: Davis 15, Thomas 3, Pangos 12, Tonut 3, Melli 7, Baron 10, Ricci ne, Biligha ne, Hall, Shields 25, Hines, Voigtmann 5

PARZIALI: 27-17, 22-24, 12-21, 14-18

PROGRESSIVI: 27-17, 49-41, 61-62, 75-80

BASKETINSIDE MVP: Shavon Shields