EuroLega, F4: Anadolu Efes – CSKA Mosca, le pagelle

EuroLega, F4: Anadolu Efes – CSKA Mosca, le pagelle

Cala il sipario sulla massima competizione continentale. I nostri voti sulla finale.

di Fabio Rusconi

ANADOLU EFES

LARKIN, 7: Lotta fino alla fine ma è l’unico a farlo davvero dei suoi. L’ex Celtics confeziona un’altra partita pazzesca dal punto di vista realizzativo (29 per lui), dimostrandosi un attaccante di razza. Poco supportato in attacco mentre in difesa subisce la fisicità in post basso di Hackett e dei lunghi avversari sui cambi difensivi.

MICIC, 5: Il serbo è assente nella serata pù importante: 4/13 al tiro con poche idee e confuse. Micic non riesce a dare ai compagni il contributo che è lecito attendersi da uno che ha giocato una stagione spaziale come la sua. Seconda Final Four amara per lui, ma avrà modo di rifarsi in futuro. Per lui anche 5 assist.

MOERMAN, 4,5: Altra delusione in casa Efes. Il francese è inesistente sul parquet, si prende pochissimi tiri e segna solamente 2 punti in quasi 30′ di gioco. Anche qui, una prestazione negativa non cancella l’ottima EuroLega dell’ex Barcelona, ma lascia moltissimi rimpianti. Moerman non incide nemmeno in difesa e a rimbalzo subisce l’ottima partita di Kurbanov.

ANDERSON, 6: Parte bene segnando i suoi primi tre tiri dal campo, poi cala e Ataman non lo fa più alzare dalla panchina. Forse qualche minuto in più arebbe potuto giocarlo, specie nel terzo quarto, con Dunston impossibilitato a difendere causa falli e con Pleiss in difficoltà.

DUNSTON, 6.5: Ci mette cuore e tanto fisico ma commette anche molti errori nei primi tre quarti, esagerando in difesa e caricandosi di falli. Ataman lo mette in campo a 2′ dalla fine del terzo periodo con quattro falli sulle spalle e la sua difesa ne risente, ma il centro newyorchese dimostra comunque esperienza nel gestirsi da questo punto di vista, chiudendo in doppia doppia (13 punti e 10 rimbalzi).

PLEISS, 4,5: Disastroso e a tratti impacciato, il tedesco si mangia alcuni canestri già fatti in maniera tragicomica. Il suo tabellino recita 0 punti e un solo rimbalzo catturato: basta questo per sentenziarne l’insufficienza.

MOTUM, 6: Sopperisce e mette pezze anche dove non dovrebbe, rivaleggiando con avversari molto più grossi di lui. I suoi punti hanno grande peso specifico e arrivano in momenti difficili del match, ma purtroppo per l’Efes si rivelano vani.

SIMON, 6.5: Secondo miglior realizzatore per i turchi, l’ex Milano parte male collezionando diversi mattoni sia da tiri in corsa che da oltre l’arco. Poi si sblocca e alla fine il suo tabellino recita 15 punti, conditi da 10 rimbalzi. Il croato è bravo a inserirsi nelle pieghe del match rubando punti importanti che tengono a galla l’Efes fino alla fine.

BEAUBOIS, 5: Il nativo della Guadalupa gioca pochi minuti in questa finale. Solo 9′ con un solo canestro dal campo e tre errori. Per il resto pochissimo altro.

BALBAY, 5,5: 4′ sul parquet per in cui non scrive nulla nel proprio score personale.

SANLI, s.v.: Entra in campo solamente per 12″.

TUNCER, n.e.: Non entrato in campo

ATAMAN, 4.5 (coach): Tiene in campo Dunston con tre falli quando poteva tranquillamente toglierlo, per poi rischiarlo nuovamente al 28′, impedendogli di difendere al massimo. Quando non si affida all’ex Varese, preferisce Pleiss a un quintetto piccolo che avrebbe potuto rimescolare le carte. Gli ultimi possessi inoltre, per come sono stati gestiti, sono da mani nei capelli. Errori evidenti questi, ma che non cancellano il miracolo che il coach turco ha fatto in questa stagione con l’Efes. Il cammino suo e dei suoi ragazzi avrebbe meritato un epilogo più felice.

CSKA MOSCA

DE COLO, 7: Altra solida partita per lui dopo la semifinale: 15 punti e un solo errore dal campo. I falli limitano il suo tempo di permanenza sul parquet ma quando gioca il francese crea non pochi grattacapi allo staff difensivo di Ataman, anche in una sfida non propriamente calzante alle sue caratteristiche. In difesa tenere Larkin non è semplice, ma protetto dai compagni porta a termine la sfida in maniera egregia. MVP delle Final Four solamente sfiorato.

HACKETT, 7: Quando in campo c’è “Danny Boy” il CSKA ha più equilibrio. Match di grande maturità per il romagnolo, che è bravissimo a leggere i mismatch che lui stesso crea o che si vengono a creare, distribuendo ben 5 assist ai compagni. Segna anche 7 punti, mette in difficoltà Larkin sui due lati del campo ed è importantissimo per armare le bocche da fuoco dei russi.

CLYBURN, 7,5: Mezzo voto in più per il titolo di MVP della manifestazione, a coronare una stagione super giocata dal nativo di Detroit. 20 punti con 4/6 dalla lunga distanza che si uniscono ai 18 delle semifinali per legittimare un premio meritato. Per Clyburn anche 5 rimbalzi e 2 assist.

KURBANOV, 7: Fa tanto lavoro sporco sotto le plance, facendo diventare matto Moerman e vincendo il duello con quest’ultimo. Nel pitturato è importantissimo e non si fa mancare anche 7 punti. Terza EuroLega vinta dal russo (tutte col CSKA) che viene spedito di diritto nell’Olimpo dei giocatori pluricampioni di questa competizione.

HUNTER, 6.5: Match di grande disciplina e attenzione difensiva, ma anche estremamente intelligente in attacco, riuscendo ad attaccare a dovere Dunston per farlo sedere in panchina, dopodichè spadroneggia nel pitturato in sua assenza.

HIGGINS, 7,5: Quasi perfetto, se si considera solo la finale, l’MVP è lui. 20 con 4/5 da tre punti, per l’ala californiana questa finale rappresenta il riscatto dopo una semifinale opaca. Con Clyburn è protagonista di un costante fuoco vincente da oltre l’arco, e soprattutto nel primo tempo è una sentenza.

HYNES, 6,5: Ancora qua, ancora a lottare nel cuore dell’area. La prestazione di Hines è quella classica di chi è abituato da anni a certi palcoscenici. Punti, rimbalzi, difesa e fisicità: nonostante l’età avanzi e i centimetri spesso lo mettono in una posizione si svantaggio, Hynes non sfigura ed è anzi prezioso in difesa sui cambi, non facendo mancare pressione sui palleggiatori avversari

RODRIGUEZ, 6,5: Il “Chacho” c’è, risponde presente e timbra il cartellino che gli vale la sua seconda affermazione europea. Due triple (di grande rilevanza) e poco altro, ma grande senso di gioco e regia per lo spagnolo.

BOLOMBOY, 6: In tre minuti mette energia, fa rifiatare i compagni e mette a referto due rimbalzi.

PETERS, 5: Il peggiore dei suoi, probabilmente sente la pressione della sua prima finale in carriera. Impalpabile e pasticcione, non creando però troppi danni rispetto al dovuto.

UKHOV, s.v.: solo 21″ di gioco per lui. Troppo poco per un giudizio.

VORONTSEVICH, n.e.: non entrato in campo.

ITOUDIS, 7,5 (coach): Condottiero di una squadra che a volte mostra una fluidità offensiva perfetta, da lasciare ammaliati. Il coach greco ha sempre in pugno il match e sa cosa fare nei momenti di difficoltà dei suoi, sa dove trovare i mismatch e come mettere in condizione i suoi giocatori di sfruttarli a pieno. Affermazione per un coach che in questi anni al CSKA è riuscito a costruire una dinastia e vederlo sciogliersi in lacrime al suonare della sirena fa sicuramente molto piacere.

 

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