Eurolega Final Four – Le pagelle di Barcellona-Efes: Micic Point God, Ataman più sicuro di Jasikevicius

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EuroLega Final Four
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Qui il recap e il boxscore della finalissima dell’EuroLega 2021, Barcellona-Efes, vinta dai turchi di coach Ataman.

FC Barcellona

Brandon Davies – 7: dopo una semifinale giocata sottotono per i suoi standard, comincia la finalissima con una carica agonistica esagerata, cosa che lo porta anche a sbagliare certe letture per eccedente impeto. Ma per il resto, la sua energia è tale da illuminare tutte le case della Catalogna. Gioca a tutto campo pressando i piccoli come Jasikevicius gli chiede sin dai tempi dello Zalgiris. A rimbalzo è tarantolato, segna 10 punti nel solo primo quarto e dovrà sedersi solo per problemi di falli. Chiude con una mostruosa doppia doppia da 17 punti e 11 rimbalzi. Non basteranno.

Adam Hanga – sv: lo specialista difensivo per eccellenza del Barcellona non mette praticamente piede in campo. Solo 7 secondi. In una finale nella quale si hanno di fronte due brutti clienti come Micic e Larkin, l’ungherese avrebbe potuto garantire qualche defensive stop in più ai suoi.

Leandro Bolmaro – 6,5: l’argentino non ha paura di nessuno, nemmeno dell’MVP Micic e tanto meno del piè veloce Larkin. Gioca aggressivo sia in attacco che in difesa. Pecca di precisione al tiro da fuori, talvolta anche di ingenuità, ma resta in campo perché gioca con coraggio, senza mai esitare, peculiarità decisamente gradita a Saras Jasikevicius. Sufficienza piena a premiare la personalità del ragazzo di Bahia Blanca.

Rolands Smits – 5: una decina di minuti in campo per il lettone, falloso e mai pericoloso per l’Efes.

Pau Gasol – 6: a 40 anni suonati si è rimesso in gioco, ancora non sazio di pallacanestro, per vincere l’unico grande trofeo che gli manca in bacheca. Gli sfugge, ma va applaudita la spasmodica voglia di vincere ancora, il più possibile. Deve avergliela insegnata un suo caro amico, quando giocava dall’altra parte dell’oceano… L’ha messa in campo tuffandosi per tenere in campo un pallone che aveva appena stoppato, giocata premiata come magic moment of the match. Campione senza età, sebbene oggi non abbia vinto.

Pau Gasol FC Barcelona Euroleague Final Four
Sua Maestà Pau Gasol [Euroleague.net]

Pierre Oriola – ne.

Alex Abrines – 6: entra bene nel match; si fa apprezzare per l’applicazione con la quale cerca di limitare Larkin. Tuttavia, non è più il realizzatore formidabile degli anni migliori. Oggi qualche sua tripla avrebbe fatto comodo, ma con soli 10 minuti a disposizione non incide.

Cory Higgins – 8: primo tempo non sfavillante dell’ex CSKA, che sembra attendere la partita. Nella ripresa però prende per mano la squadra, da autentico leader. Gioca un terzo quarto spaziale e anche nell’ultimo periodo prova a rimettere davanti il Barcellona, ma alla fine il suo sforzo da 23 punti personali risulta vano.

Kyle Kuric – 7: il fromboliere ex Gran Canaria è salvifico per i suoi, tremendamente in difficoltà a mettere punti a referto nella fase centrale del match. Le sue soluzioni balistiche sono ossigeno puro per la squadra; nel finale però è costretto a sparacchiare alla disperata, senza trovare fortuna.

Victor Claver – 6,5: è la mossa neanche troppo a sorpresa di Sarunas Jasikevicius, che fa partire in quintetto il veterano, inviato speciale sulle piste del pericolo numero uno, Vasilije Micic.

Nikola Mirotic – 5: mano fredda per il fuoriclasse montenegrino nel primo tempo. Il primo canestro dal campo lo trova solo a fine terzo quarto, dopo una serie di giocate non del calibro di quello che è il giocatore più pagato d’Europa. Le statistiche finali sembrano assolverlo: 11 punti e 9 rimbalzi, ma il campo lo inchioda. Non è stata affatto una grande finale per l’ex Real.

Nick Calathes – 5: miracolosamente in campo nonostante la distorsione al ginocchio rimediata contro l’Olimpia 48 ore prima, dimostra di non essere al meglio disputando una partita priva di lampi di classe e giocate degne del suo cognome.

Coach Sarunas Jasikevicius – 5,5: sente la partita come se la stesse giocando assieme ai suoi 12 ragazzi. Prende un tecnico e rischia l’espulsione già nel primo quarto; rimane nervoso tutta la partita e non riesce a trovare gli adjustments che sarebbero serviti alla sua squadra per trovare fluidità offensiva contro la vischiosa difesa turca. Dà molta fiducia al giovane Bolmaro nel secondo tempo, con coraggio, ma il rischio non paga fino in fondo. Rispetto ad Ataman, molto sicuro di sè e del suo Efes, Jasi è parso irrequieto. Quel che ha visto in campo non era quello che si aspettava: un Barcellona ancora non pienamente consapevole della sua forza, o per lo meno meno consapevole di quanto lo sia stato l’Efes.

Anadolu Efes Istanbul

Shane Larkin – 8: nelle prime battute del match sembra ancora una volta l’ombra di se stesso, ma è bravo a mettersi in partita dalla lunetta. Rompe la prima linea della difesa blaugrana con una facilità disarmante e le sue accelerazioni brucianti nel secondo tempo vengono spesso concluse al ferro. Il bottino finale conta 21 punti e 10 falli subiti, molti dei quali anche pesanti per un piccoletto come lui. Si è sempre rialzato, senza mai fare una piega, punendo glacialmente dalla linea della carità (12/12). In missione.

Rodrigue Beaubois – 6: non brilla. Si spende in difesa, morde poco in attacco, ma oggi non c’era particolare bisogno delle sue fiammate.

Chris Singleton – 6,5: Ataman lo fa giocare meno del previsto, data la serata positiva dell’altro ex Moerman, suo pari ruolo. Rientra nel finale per mettere la museruola a Mirotic, salito di colpi nel finale; tutto sommato ci riesce. Poco appariscente, ma sempre essenziale.

Dogus Balbay – 6: gioca appena 12″ il capitano dell’Efes, uno dei più scatenati nei festeggiamenti post partita. Ne ha ben donde. Vittoria storica e orgoglio immenso per un giocatore cresciuto con quella maglia sulla pelle.

Sertac Sanli – 7: parte benissimo, segnando i primi 8 punti dei suoi. Soffre il dinamismo e l’energia di un Brandon Davies tarantolato, viene caricato di falli, ma il suo contributo anche oggi è fondamentale.

Adrien Moerman – 6,5: preziosissimo a rimbalzo offensivo e diligente in marcatura su Mirotic, che a dirla tutta non fa nulla di particolare per impensierirlo. Regala due punti al Barça in un momento cruciale, spazzando malamente il ferro su tiro libero dello stesso montenegrino.

Bugrahan Tuncer – ne.

Tibor Pleiss – 6,5: non impiegato da Ataman in semifinale, si fa trovare pronto per la finalissima. Mano sempre morbida a dispetto dei 220 cm di altezza, è costretto a guardare dalla panchina i compagni nel secondo tempo per una noia al polpaccio.

Vasilije Micic – 9: osservato speciale della difesa del Barça, ci mette un po’ di minuti a trovare il primo canestro, una prodezza a battere la super difesa catalana. Dopo un primo tempo difficile però, nella ripresa giustifica – non che ce ne fosse bisogno – il premio di MVP stagionale mettendo a referto 22 punti – solo 3 nella prima metà di gara. E non contento, si prende anche il premio di MVP delle Final Four. 50 punti in due partite per il playmaker serbo dell’Efes, che saluta Ataman e il Vecchio Continente come meglio non poteva: cantando canzoni tradizionali del suo paese in diretta tv. MVP! MVP!

Vasilije Micic Efes Barcellona Final Four 2021
Vasilije Micic, la point god europea [Euroleague.net]

James Anderson – 6: gioca dieci minuti. Non si vede granché, ma Ataman lo schiera anche nel finale nelle sequenze difensive dell’Efes.

Bryant Dunston – 6,5: Con Sanli aggravato di falli e Pleiss infortunatosi a gara in corso, il pivot ex Olympiacos fa valere tutta la sua esperienza rendendosi utile come sempre alla causa. Ormai stagionato, ma rimane pur sempre un usato sicuro.

Krunoslav Simon – 7: la sua partita ad essere onesti sarebbe al di sotto della sufficienza, ma diamo il 6 politico a tutti e per Kruno anche un voto in più. D’altronde, se l’Efes è arrivato alle Final Four, molto è dipeso dal numero 44 croato… Ricordate quella tripla da 8 metri nell’ultimo minuto di gara 5 contro il Real Madrid? Ecco spiegato il 7 in pagella.

Coach Ergin Ataman – 9: Nel 2019 l’epilogo della finale era stato opposto, in favore del CSKA. Lo scorso anno invece, l’improvvisa sospensione della stagione dovuta al Covid-19 è stato tremendamente frustrante, perché l’Efes stava esprimendo la pallacanestro migliore d’Europa, di almeno due spanne sopra tutte le altre contender. Quest’anno infine, tante difficoltà: i playoff che a un certo punto sono sembrati lontani, ma poi raggiunti. Poi la serie playoff all’ultimo sangue contro il Real. I vecchi fantasmi di 48 ore fa contro il CSKA, che è andato a un passo da una clamorosa rimonta… Ma alla fine, questa sera, la squadra più forte degli ultimi tre anni ha finalmente trionfato, chiudendo finalmente il cerchio. Non era per nulla scontato, che si chiudesse, con tutto quello che è successo nel mentre. Complimenti a coach Ataman e all’Anadolu Efes.

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