EuroLeggende: Dimitris Diamantidis – 2011, Il Diamante più splendente di sempre

EuroLeggende: Dimitris Diamantidis – 2011, Il Diamante più splendente di sempre

Ripercorriamo la fase ascendente della carriera di Dimitris Diamantidis, culminata con l’ultimo sirtaki ballato dal Panathinaikos sul tetto d’Europa alle Final Four di Barcellona.

di Filippo Stasi

Non più tardi di una settimana fa il Panathinaikos ha salutato la stagione di EuroLega 2018/19, sconfitto per 3-0 nel titanico scontro playoff contro i campioni in carica del Real Madrid. Un risultato netto e spietato, un verdetto che ai passionali tifosi di OAKA susciterà nostalgia dei tempi gloriosi, non poi così tanto lontani. Il Pana manca le Final Four da 8 anni, dalla stagione 2010/11, la penultima di Zeljko Obradovic sulla panchina dei Greens. Stagione che ogni tifoso del Gate 13 ricorderà in maniera dolce e vivida: un roster fortissimo allenato dal miglior allenatore del Vecchio Continente e impreziosito dalla presenza di un fuoriclasse o – è il caso di dirlo – di una punta di Diamante. Stiamo parlando naturalmente di Dimitris Diamantidis, di quel numero 13 che per 13 anni ha vestito i colori bianco-verdi ad Atene, per la gioia e le fortune del Panathinaikos. Quel numero 13 che dal 17 settembre 2016 è visibile sulla volta di OAKA, come una stella che brilla adamantina nella notte ateniese. Una stella che non si spegnerà mai, perchè il privilegio del ritiro della maglia si deve solo agli immortali, a coloro che han scritto pagine indelebili di storia del loro club e che per questo non verranno mai dimenticati.

L’avventura di Diamantidis nella capitale greca comincia nel 2004, dopo cinque annate trascorse all’Iraklis Salonicco, durante le quali il suo talento scintillò tanto da meritare la chiamata di Mr. Europa Obradovic, segretamente innamorato di lui prima ancora di poterlo allenare. Il 24enne Dimitris si ritaglia sin dal primo anno un ruolo fondamentale in squadra, pur in uscita dalla panchina, contribuendo in maniera determinante alla qualificazione alle Final Four 2004/05 di Mosca. L’avversario in semifinale però è il Maccabi Tel Aviv campione in carica di Anthony Parker, Jasikevicius e Maceo Baston tra gli altri… Una squadra ingiocabile anche per il Pana di Obradovic, anche per l’insaziabile voglia di emergere e vincere del giovane Dimitris, il quale risulta il migliore dei suoi: 16 punti con 5/7 dal campo e 4/6 in lunetta, 5 rimbalzi, 5 assist, 3 recuperi al netto di 3 perse e una stoppata in 34 minuti giocati da sesto uomo di lusso. Una partita totale ampiamente nelle corde del greco, cresciuto nel mito di un altro all around player che risponde al nome di Toni Kukoc e abituato a rendersi utile alla squadra in ogni fondamentale e situazione, sporcando ogni casella delle statistiche. Senza dimenticare la difesa, una delle specialità della casa! Non per nulla Diamantidis ha infatti vinto – tra il 2005 e il 2011 – 6 dei 7 premi disponibili di “miglior giocatore difensivo dell’anno” in EuroLega… Un playmaker di quasi 2 metri d’altezza, con braccia lunghissime, piedi rapidi, capace di difendere magistralmente almeno 3 ruoli e che per questi motivi è stato indicato da Kobe Bryant come il giocatore internazionale che avrebbe voluto portare con sè ai Los Angeles Lakers, nell’intervista rilasciata il mese scorso dalla Cina, in occasione del sorteggio dei gironi del prossimo Mondiale. Un attestato di stima davvero speciale, quello del Black Mamba.
Ma la fama di Diamantidis non è dovuta solamente al fatto che sia globalmente riconosciuto come un difensore d’élite: è anche un eccellente passatore, un giocatore altruista e tremendamente intelligente, un leader democratico, autorevole ma non autoritario, che ha in dote la qualità rara di saper gestire il ritmo partita facendo sempre la scelta giusta al momento giusto e tendendo a salire di colpi quando la posta in palio diventa rilevante, prendendosi più responsabilità. Coach Obradovic lo sa meglio di tutti e ci mette poco a dargli in custodia le chiavi per far girare la squadra.

Dimitris Diamantidis

Quella del 2005 sarà la prima e l’ultima Final Four mancata dal Diamante in carriera. Il Panathinaikos ritorna infatti tra le prime quattro d’Europa nel 2006/07 e nel 2008/09, vincendo ambedue le volte l’EuroLega a scapito dello sfortunato CSKA di Ettore Messina. In particolare, Diamantidis viene eletto MVP dell’edizione casalinga della finale 2007, ciliegina sulla torta a rendere ancor più dolce il primo trofeo continentale del suo palmarés.
“La legge degli anni dispari” – che ha visto il Pana giungere all’atto conclusivo dell’EuroLega nel 2005, nel 2007 e nel 2009 – viene rispettata anche nel 2011. Diamantidis ha raggiunto i 30 anni d’età ed è all’apice della carriera: vince l’MVP stagionale della manifestazione, guidando i suoi con prestazioni da campione assoluto. Su tutte, memorabile la partita vinta il 9 dicembre 2010 contro l’Olimpia Lubiana dopo un tempo supplementare, forzato dall’incredibile rimonta griffata Dimitris Diamantidis, autore di 13 punti personali negli ultimi 75 secondi dei regolamentari. Impresa che rievoca quella di Tracy McGrady, asso degli Houston Rockets che impiegò 40″ in meno per segnarne altrettanti agli Spurs esattamente 6 anni prima, il 9 dicembre 2004! L’Avvocato Federico Buffa avrebbe detto: “Do you believe in miracles (and coincidences)?”.

La straordinaria annata del Diamante trascina il Panathinaikos a Barcellona per due volte: la prima per i playoff, vinti in rimonta 3-1 contro i Blaugrana detentori del titolo; la seconda per le Final Four del Palau San Jordi, dove ad attendere i greci in semifinale c’è la Montepaschi Siena di Simone Pianigiani in una delle sue edizioni più devastanti. Ma è l’anno di Dimitris, che tra l’altro festeggia il trentunesimo compleanno proprio il giorno della sfida contro la Mens Sana (6 maggio). Siena parte meglio ma alla lunga emerge la maggiore esperienza dei greci, con Diamantidis magistrale nell’orchestrare le trame offensive. Una partita dominata silenziosamente dal numero 13 che si prende appena 3 conclusioni in 32 minuti, segnando il suo primo e unico canestro dal campo nell’ultimo periodo. Agli 8 punti però aggiunge 4 rimbalzi, 9 assist, 2 recuperi e 6 falli subiti che gli fruttano 22 punti di valutazione. Senza parlare degli intangibles che la sua sola presenza in campo comporta in termini di leadership. Un killer silenzioso, occulto, un giocatore sempre sotto controllo, capace di attendere che venga a lui la partita senza forzare la giocata o cercare ostinatamente la gloria individuale. Non ne ha bisogno, non gli interessa. Dimitris è un ragazzo umile, schivo, che anche nella giornata del suo compleanno lascia che i protagonisti della ricorrenza siano i suoi “familiari”: Calathes, Batiste, Fotsis… Tutti invitati alla festa del canestro dagli assist favolosi dell’illuminante faro col numero 13 sulla schiena, tutti felici e concentrati per un 77-69 che significa una cosa sola: la finalissima dell’8 maggio 2011 se la contenderanno Panathinaikos e Maccabi.

Da 6 anni Diamantidis aspettava quella partita. Da 6 anni sognava di vendicare sportivamente la sconfitta di Mosca 2005 in semifinale proprio contro il Maccabi. Una sete di vendetta ancora più marcata in coach Obradovic e nei tre giocatori reduci da quella serata: Kostas Tsartsaris, Dimitris Diamantidis e Mike Batiste. Quest’ultimo era il bersaglio prediletto dal Diamante, il compagno con cui aveva più feeling sul parquet. Insieme han dato vita a un pick’n roll duo europeo paragonabile – con le dovute proporzioni – a quel che è stato Stockton to Malone negli USA: un asse play-pivot devastante, un rebus irrisolvibile per qualunque formazione. L’MVP 2011 Dimitris Diamantidis e Mike The Beast Batiste, lungo atletico ma dotato anche di ottimi fondamentali tecnici vicino al ferro. L’incubo di ogni difesa compresa quella israeliana, assaltata sin dalle primissime battute del match dall’approccio questa volta aggressivo alla gara del fuoriclasse greco.
Dimitris si mette subito in partita segnando tre canestri di mano destra, vale a dire con la mano debole: i primi due facili facili in contropiede, l’ultimo invece è un reverse in mezzo al traffico, segnato facendo finta di tirare con la sinistra per poi proteggersi con il ferro e concludere di destra dall’altra parte. Un gesto tecnico e atletico da applausi, il momento iconico del match che rimarrà impresso nella memoria degli appassionati. Il greco è caldissimo e segna anche da 3 punti a inizio secondo quarto, infiammando il duello tra numeri 13 mancini con Chuck Edson, mattatore della semifinale vinta dal Maccabi contro il Real e osservato speciale in difesa da Diamantidis e compagni. Oltre ai 9 punti produce 5 assist indirizzati ai due big men in the middle, Vugioukas e Batiste. Poi ha il merito di far entrare in partita Romain Sato, che nella fase centrale del match piazza 3 bombe innescate dallo scintillio del genio del Diamante. Sostenuto anche dai canestri di Drew Nicholas, il Pana tenta la fuga verso la vittoria toccando il +13 all’alba dell’ultimo periodo, il +10 a 3 minuti dalla fine, ma gli avversari non mollano e dimezzano lo svantaggio: 69-64 con ancora 80 secondi sul cronometro. Obradovic chiama timeout inviperito, disegna lo schema da eseguire in attacco sulla lavagnetta e nel momento clou si affida al suo pupillo, che nel momento cruciale non tradisce: 9° assist di serata a pescare Mike Batiste nel pitturato, punendo con grande lucidità il mismatch concesso dal Maccabi. Poi sul ribaltamento di fronte completa il capolavoro fiondandosi su una linea di passaggio, recuperando palla e strappando un fallo sul tentativo di ripartenza offensiva. Fallo che lo porta in lunetta e 2/2 che chiude virtualmente i giochi. L’incontro termina 78-70 per il Panathinaikos.

A una manciata di secondi dalla fine, Dimitris alza i pugni al cielo, stringendo tra le mani una vittoria che non può più sfuggirgli, una rivincita personale maturata in 6 anni d’attesa ossessionata. I festeggiamenti hanno inizio, il Panathinaikos è nuovamente campione d’Europa per il terzo anno dispari consecutivo.
Ad alzare la coppa si presenta proprio il trio di veterani presente anche a Mosca 2005: Tstartsaris, Diamantidis, Batiste. Perchè è stata la coppa più significativa, la più agognata in assoluto dai pilastri dello spogliatoio del Pana e da Zeljko Obradovic in primis.
Il Diamante viene anche premiato per la seconda volta in carriera come MVP delle finali di EuroLega, in virtù di una endgame da 16 punti (con 4/10 dal campo e 7/8 in lunetta), 5 rimbalzi, 9 assist, 2 recuperi, 7 falli subiti e la valutazione più alta della partita (24) ad affossare l’ambizione del Maccabi. I tifosi greci, accorsi in massa da Atene a Barcellona, cantano entusiasti “Diamantidis olé olé olé” in segno di venerazione e profonda gratitudine nei confronti del loro beniamino. Obradovic abbraccia il suo playmaker con l’affetto tipico di un padre orgoglioso dei risultati raggiunti dal figlio e se lo mangia con occhi dolci che non siamo abituati a vedergli fare su un campo da pallacanestro, per via della sua particolarmente focosa interpretazione del mestiere di allenatore. Ma come dirà lui stesso: “Ci sono i buoni giocatori, ci sono i campioni e poi c’è Dimitris Diamantidis”.
Una spanna sopra tutti anche per Mr. Europa.

Diamantidis

Perchè Diamantidis è il sogno a occhi aperti di ogni allenatore e purista del gioco della pallacanestro.
Perchè Diamantidis rappresenta il perfetto equilibrio tra istinto e ragione, il punto d’incontro perfetto tra pathos e logos.
Perchè Diamantidis è Il Diamante, e Il Diamante è per sempre.

Prima puntata: EuroLeggende: Dejan Bodiroga – 2002 e 2003, Panathinaikos e Barcelona ammirano l’onnipotenza cestistica

Seconda puntata: Euroleggende: Dino Meneghin – 1986 e 1987 le ultime due vittorie di 12 finali in 18 anni

Terza puntata: EuroLeggende: Tyus Edney – L’impresa con lo Zalgiris nel 1999 ed il bis sfiorato con Treviso

Quarta puntata: EuroLeggende: Sarunas Jasikevicius – 2003, 2004, 2005 e 2009. Vincere non basta

Quinta puntata: EuroLeggende: Juan Carlos Navarro – 2010, l’arcobaleno su Parigi

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