EuroLeggende: Juan Carlos Navarro – 2010, l’arcobaleno su Parigi

EuroLeggende: Juan Carlos Navarro – 2010, l’arcobaleno su Parigi

LaBomba in una delle sue stagioni più belle, coronate col successo in Euroleague e col riconoscimento di MVP delle Final Four parigine, grazie a una pagina da libro cuore nella finale con l’Olympiacos.

di Marco Arcari

Parigi. 7 maggio 2010, ore 18:00. Il Regal FC Barcelona del diciannovenne astro nascente della pallacanestro iberica, al secolo Ricky Rubio, si gioca la semifinale di Euroleague contro la corazzata moscovita del CSKA, allenato da coach Pashutin e forte dell’assassino dell’Alaska, Trajan Langdon, e del fenomenale playmaker J.R. Holden, oltre ai vari Kaun, Khryapa, Planinic, Siskauskas e Smodis. Juan Carlos Navarro è una delle stelle a disposizione di coach Xavi Pascual e nei precedenti Playoffs ha messo tutti a tacere, soprattutto gli acerrimi rivali di Madrid.

Perché se c’è un qualcosa che ha diviso e, al tempo stesso, unito la Spagna, per lo meno quella sportiva, quello è stato Juan Carlos Navarro. Odiato sportivamente dagli amanti della camiseta blanca quando “El Rey” difendeva i colori blaugrana del suo unico amore; idolatrato quando portava in giro per il mondo i vessilli della monarchia cattolica, anzi cattolicissima, di Spagna, seppur con un numero di maglia diverso (il 7, anziché l’11). E non è un caso se in Catalogna abbiano deciso di ritirare la sua “11” proprio durante un Clasico: inizialmente la sfida coi rivali di sempre avrebbe dovuto essere quella di Liga, ma la prematura scomparsa del padre di Navarro fece rimandare tutto di qualche mese e la “Bomba-night” si tenne il 1° marzo scorso.

La storia di quel 2010 inizia proprio in un doppio confronto col Real, a Madrid. Sono Gara-3 e Gara-4 dei Playoffs, dopo che in Gara-2 il Barça aveva perso parte del fattore campo, venendo sconfitta 63-70, segnando solamente 8 punti nel 1° quarto della sfida e trovando davvero poco da “LaBomba”: 1/9 al tiro – 2 di valutazione. Una giornata così storta che, per ritrovare un ranking talmente negativo del giocatore, bisognava risalire al 4 aprile 2006, sempre in un Clasico coi madrileni (allora -7 di valutazione, ma +14 finale per il Barça). Rispetto a quel 2006, Navarro era ora un punto fermo delle rotazioni di coach Pascual, un giocatore che l’anno prima era stato incoronato MVP dell’intera campagna europea. E il tradimento, quello, se in Spagna non te lo perdonano granché, in Catalogna non te lo graziano mai. Navarro lo sa bene e al Palacio Vistalegre fa piangere circa 15.000 spettatori di fede madridista. In Gara-3 piazza 24 punti in meno di 30′ giocati, vanificando la grande prova di Tomic (allora centro del Real) e rispolverando un campionario di scelte offensive semplicemente abbacinante. In Gara-4 si ferma “solamente” a quota 21, tirando peggio (sic!) da 3 (4/8, contro il 4/6 della partita precedente), ma Rubio e Lorbek gli danno una gran mano e la squadra allenata da Ettore Messina è costretta ad alzare bandiera bianca. 3-1 Barça. Final Four. Si vola a Parigi.

La semifinale col CSKA è però molto più complessa del previsto. Nonostante il record fatto registrare da Rubio per il maggior numero (8) di assist in una sfida di Final Four conclusasi entro i tempi regolamentari, il Barça necessita di un parziale di 10-0 in chiusura di 1° tempo, che, in una sfida a così basso punteggio e deficitarie percentuali di tiro, risulterà alla fine fondamentale. Sono proprio le triple del “Re” in apertura di ripresa a garantire il mantenimento del margine di vantaggio ai blaugrana, mentre la squadra allenata da Pashutin, dopo aver segnato solamente 21 punti nei primi 20′ di gioco, sale di colpi e ne realizza 20 nel solo 3° quarto. Nell’ultima frazione Navarro sbaglia molto, pur servendo a Lorbek un “cioccolatino” per un comodo appoggio al tabellone, ma il CSKA è solo Siskauskas e non può evitare l’inevitabile, ovverosia la sconfitta. “LaBomba” chiude con 4/13 dal campo (2/8 da 3) e 3 assist ma, per sua enorme fortuna, gli avversari fanno ancora peggio al tiro (38% da 2 e 23% da 3 per i moscoviti) e, nonostante il sostanziale equilibrio a rimbalzo, non riescono a concretizzare gli extra-possessi e nemmeno ad andare in lunetta con costanza (cosa che, invece, riesce un po’ meglio ai catalani). Quella sfida rappresenta un po’ tutta la stagione 2009-10 di Navarro, almeno in ambito europeo: il talento è sempre fuori discussione, ma un giocatore del suo calibro fa notizia, in senso negativo, anche quando chiude col 35.5% di media da 3 in Regular Season e col 34.5% le Top 16.

Dall’altra parte del tabellone, nel frattempo, l’Olympiacos si sbarazza con molta fatica del Partizan Belgrado, enorme sorpresa di quell’edizione di Euroleague, grazie soprattutto alla coppia McCalebb-Vesely. I Reds di Atene devono però ricorrere alla totale precisione di Teodosic (MVP della stagione) dalla linea della carità (4/4 negli ultimi 2 possessi biancorossi dell’overtime) e al solito – almeno per quella stagione – Linas Kleiza (19 e 11 rimbalzi contro i serbi), da poco insignito del titolo di miglior realizzatore della manifestazione (chiuderà complessivamente con 17.1 punti di media a gara, oltre a 6.5 rimbalzi). La finale è così non solo uno scontro generazionale, in cui Navarro e Papaloukas devono forse lasciare spazio ai giovanissimi, ma già in rampa di lancio, Rubio e Teodosic, bensì anche uno scontro tra 2 diverse filosofie di pallacanestro, un confronto tecnico-tattico tra coach Pascual e il “Drago” Giannakis. Il tutto, in 2 roster infarciti di talento, individualità e risorse, ma forse non accreditati – a inizio stagione – del ruolo di avversari nella finale di Parigi.

Davanti a mezzo Barça, versione calcistica, e a un palazzetto stracolmo, non solo di appassionati, ma anche di autorità, l’arcobaleno si palesa però ancora una volta. Non tanto in qualità di fenomeno ottico e meteorologico, quanto sotto forma di parabola arcuata dopo ogni uscita dai blocchi o dopo qualsiasi movimento a ricciolo del numero 11 in maglia blaugrana. La coppia Trigari-Peterson, in commento per Sportitalia, è la più diretta ammiratrice di uno show balistico che rimarrà nella memoria di molti: perché, per quanto Rubio impressioni per visione di gioco e qualità nella gestione di ogni singolo possesso, quelli di Navarro sono movimenti stra-conosciuti eppure sempre così abbacinanti, che siano floater dopo aver battuto il closeout avversario, o destro-sinistro nel sistemare i piedi (e il corpo) prima della tripla. E pensare che la finale del “Re” comincia con un fallo speso immediatamente e uno 0/3 al tiro che sembra far presagire un’altra serata incostante al tiro. Poi 5 punti in fila e l’assist per la tripla di Rubio, con cui il Barça comincia a spezzare un po’ la difesa biancorossa dell’Olympiacos (28-19 dopo 10′ di gioco). Nel 2° quarto le bombe permettono ai blaugrana di allungare ulteriormente e, manco a dirlo, protagonista è ancora Navarro (2 triple e 1/2 ai liberi nel periodo), autore anche del canestro che vale il provvisorio +14 a 1′ dalla fine del 1° tempo.

La ripresa potrebbe essere quasi una formalità, ma l’orgoglio greco non conosce confini e serve allora un superbo, per lo meno nel 3° quarto, Ndong (con la collaborazione preziosa di Sada) per gettare acqua sul fuoco della rimonta Olympiacos. Navarro è però nuovamente fondamentale, prima con la tripla che vale il nuovo vantaggio in doppia cifra (52-42) al 24′, poi con la lacrima a 2′ dal termine della frazione, che, parole di Trigari, «dipinge nel cielo di Parigi». Le grafiche televisive ricordano più volte che “LaBomba” è l’unico giocatore rimasto al Barça fin dal 2003, anno in cui la squadra catalana si aggiudicò la prima Eurolega della sua storia (quell’anno fu peraltro triplete, viste anche le vittorie in Liga e in Copa del Rey), mentre le stoppate di Morris e di Vazquez e le triple di Basile e Lorbek completano la festa blaugrana. A riguardare quella gara, il riconoscimento di MVP delle F4 assegnato al “Re” verrebbe messo un po’ più in discussione di quanto non lo fu immediatamente dopo la finale, specie per il bel week-end di Rubio, per la solidità di Mickeal, Morris, Ndong e Sada, ma la prova di Navarro andò oltre i semplici numeri. Ci consegnò tutto il campionario offensivo di un giocatore che, per doti fisiche, probabilmente non avrebbe mai potuto scrivere le pagine sportive che ci ha consegnato su cuoio, non su carta. Almeno a livello individuale, nella carriera di Navarro vi sono partite ben più significative (la semifinale di Eurobasket 2011, innumerevoli derby col Real, qualche partita del Mondiale U-19 insieme a Gasol), eppure la finale di Parigi consacrò la rivoluzione. La rivoluzione dell’arcobaleno. Senza cahiers de doléances inviati agli Stati Generali, ma con una parabola che avrebbe contraddistinto per sempre – in parte – la più aulica palla al cesto.

Prima puntataEuroLeggende: Dejan Bodiroga – 2002 e 2003, Panathinaikos e Barcelona ammirano l’onnipotenza cestistica

Seconda puntataEuroleggende: Dino Meneghin – 1986 e 1987 le ultime due vittorie di 12 finali in 18 anni

Terza puntataEuroLeggende: Tyus Edney – L’impresa con lo Zalgiris nel 1999 ed il bis sfiorato con Treviso

Quarta puntataEuroLeggende: Sarunas Jasikevicius – 2003, 2004, 2005 e 2009. Vincere non basta

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