Inside EuroLeague – CSKA e Fenerbahce, dentro una rivalità

Protagonisti di una finale memorabile a Berlino, sono ormai la rivalità europea per eccellenza. Dentro la struttura tecnica di Obradovic ed Itoudis.

di Alberto Marzagalia

CSKA e Fenerbahce, Itoudis ed Obradovic, Teodosic e Bogdanovic, russi e turchi: oggi è “the rivalry” in Europa. Il nuovo format di EuroLega permette di scrivere ulteriori capitoli di questo splendido libro, con le due sfide garantite di stagione regolare. Ed allora entrano in gioco scacchiere in cui le pedine sono mosse in modo scientifico e la tattica raggiunge vette stratosferiche, tra schermaglie, infortuni e messaggi tecnici e psicologici molto chiari.

Ma dove eravamo rimasti? Certo, quel 15 maggio a Berlino in cui i demoni, ancora una volta palesatisi sul volto spettrale di Andrey Vatutin, con le sembianze dell’ennesima rimonta subita durante una Final Four, vennero definitivamente sconfitti.

101-96, un supplementare necessario per domare i turchi che non ne volevano sapere di perdere: 50-30 all’intervallo lungo, ancora +16 a fine del terzo, Hines che pare rimettere le cose a posto col canestro del 79-71, poi dopo una persa ed un errore al tiro di De Colo, entra in missione Bobby Dixon. Un rimbalzo offensivo impossibile tra i giganti, l’assist per la bimane di Udoh, la tripla seguente e la penetrazione conclusa con una lacrima che scuote morbidamente la retina.

Ed all’improvviso è 79-78 russo: il vantaggio non c’è più. De Colo che riporta i suoi a +3, sfruttando al meglio una disattenzione colossale di Datome in backdoor, ma Dixon vede solo il fondo del cesto, altra tripla ed 81 pari.

I tiri liberi di Sloukas a 21” dal termine lasciano il pallone più pesante della storia nelle mani dei russi e l’azione che ne segue è francamente sconfusionata: vuoi vedere che Teodosic fa un altro salto nella storia dalla porta sbagliata? Quasi persa, tripla sul ferro di Nando ed ecco che la giustizia divina è in agguato, gli dei del gioco che pronunciano un colossale “NO”, non può finire così. Ed allora è Viktor Khryapa a volare in cielo per il tap-in che porta all’overtime. Chi, se non lui? Perché quella persa del Forum è ancora lì, nella mente e nel cuore di Mosca tutta e Dixon non può essere la reincarnazione di Tyrese Rice.

Il resto è storia, Sloukas prova ad indirizzare la partita verso Istanbul partendo con una tripla, ma questa volta sarà CSKA, con tanti saluti alla maledizione dell’atto finale.

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«I want to congratulate my smaller brother Dimitris for his first title. I hope that everyone will be here so we can come back next year and win the title».

Le parole di Obradovic in sala stampa a Berlino sono la palla a due della nuova EuroLega, la sottolineatura del “primo” titolo di Itoudis non è casuale: classe ma rivalità, sportività ma rivendicazione del proprio status.

Il nuovo calendario ha cambiato tante cose: in primis il fattore infortuni, decisivo, se non devastante per alcuni. Non trattandosi di una “regular season” in stile NBA, lo sforzo profuso con totale intensità, a questi ritmi, ha creato non pochi problemi alle squadre. Lo stesso Obradovic crediamo abbia dovuto gestire in modo diverso, poiché ad un certo punto della stagione ha dovuto confrontarsi con l’impossibilità fisica di interpretare ogni istante di gara come richiede lui: non facile, il suo volto paonazzo non conosce rilassamento.

Bogdan Bogdanovic è stato finora la chiave della stagione del Fener. Il suo lungo infortunio ha causato un abbassamento del tasso tecnico, soprattutto offensivo, notevolissimo. Che fosse forte lo sapevamo tutti, che il suo impatto fosse così pesante ha francamente stupito anche i suoi tifosi più fedeli. L’urgenza mostrata dal suo coach, quando al rientro gli diede subito minutaggi che parvero quasi eccessivi, nonostante la forma da ritrovare, ci ha chiarito tutto: si rischiava di staccarsi troppo dal vertice, diverse squadre viaggiavano a ritmo infernale, il fenomeno serbo ci voleva immediatamente. Proprio lui, quello che in finale mancò più di tutti, coi suoi soli 6 punti e quello 0/6 da tre che fece il paio con l’1/10 dalla lunetta di Vesely, cause principali del mancato successo turco.

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Quella finale ci disse che il territorio in cui si giocò fu quello dello CSKA. Troppi possessi ed un ritmo offensivo concesso agli avversari che mise perfettamente in partita Teodosic e De Colo: al netto della rimonta finale fu veramente troppo per quel Fenerbahce. 22/13 di ratio assist perse russe contro il 16/13 turco fu tutto.

Cosa cambiare? Praticamente nulla, dentro Nunnally e fuori Hickman, pareva poca roba in termini di roster, divenne in realtà molto di più a livello di tecnica e tattica.

Il perimetro è la chiave. Il dominatore di mille EuroLeghe capì alla perfezione due punti chiave: giocare ai 90 punti contro Mosca vuol dire colore sbagliato del referto quasi certo ed inoltre bisogna attaccare dal palleggio gli esterni, anche a costo di esagerare un poco e rallentare la circolazione di palla. Non è casuale la sottolineatura della vecchia volpe di Cacak, dopo il recente successo contro i moscoviti: «In alcuni frangenti abbiamo mosso la palla troppo lentamente». Vero, coach, ma c’è molta tattica in questa dichiarazione…

Ed infatti, sia nella vittoria di Mosca (anche qui OT ed un Dixon che quando vede rossoblu diventa letale e ne mette 12 nel solo prolungamento) che in quella di pochi giorni fa ad Istanbul, si vedono i giocatori turchi attaccare ripetutamente nella stessa azione i pari ruolo sul perimetro.

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Itoudis di suo ben sa che era vantaggio Fener sotto canestro lo scorso anno ed allora ha aggiunto Augustine, ottimo giocatore di “pick and roll”.

L’impatto dell’ex Khimki è però inferiore a quello che riesce a dare Kyle Hines: 16’17” in campo, per 6 punti e 4,3 rimbalzi con poco più di un fallo subìto a partita. Per chi spesso conclude in solitaria facilità, grazie agli omaggi che arrivano da Milos e Nando, è decisamente insufficiente. Lo stesso Freeland, sempre alle prese con problemi fisici, non è ancora in grado di dare un contributo solido ed allora si va appunto dal vecchio Kyle Hines, manuale di tecnica ed impatto fin dai tempi di Veroli. Ma anche per lui diventa difficile sopportare l’impatto di Udoh, confermatosi miglior big man in Europa, e Vesely, un po’ ondivago (anche lui alle prese inizialmente con qualche acciacco), ma sempre devastante quando innescato a dovere. Da non sottovalutare un lieve miglioramento nella conclusione dai tre metri che potrebbe renderlo ai limiti dell’illegalità.

Nello scacchiere della grande sfida vi sono poi altri quattro nomi che giocano un ruolo fondamentale. Kostas Sloukas e Gigi Datome da una parte, Andrey Vorontsevich e Cory Higgins dall’altra.

Sloukas assume sempre più le sembianze del leader assoluto, piccolo Spanoulis per impatto alla corte di re Zelimir. Gigi deve comprendere che il suo ruolo è sempre maggiore, sebbene un poco ridimensionato al rientro di Bogdanovic. Alla splendida pulizia offensiva deve però accompagnare un peso diverso dietro, dove il lato debole resta suo difetto terribile. L’errore di Berlino è chiaro, come incubo da rimuovere e punto di partenza. Cory Higgins è il metronomo delle fortune dei due fenomeni Milos e Nando: la completezza del suo rendimento li porta ancora oltre. Vorontsevich è ormai punto fermo del sistema CSKA: siamo alla scientificità assoluta nelle spaziature e nelle ricezioni. Un manuale che sa giocare eccome, altro che specialista dall’arco.

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Molto ovvio che la maggior parte di tutto ciò che si è analizzato debba associarsi ai nomi di Teodosic e De Colo: se questi due fanno il loro, è assai probabile che non ce ne sia per nessuno. Alcuni momenti della stagione lo hanno già ampiamente dimostrato, prima che gli infortuni ne abbiano rallentato il dominio. Ed è proprio questo che, ben chiaro nella mente di Obradovic, porta a quell’attacco ripetuto dal palleggio contro di loro. Sfiancarli dietro può essere fondamentale per limitarli davanti.

Due roster eccellenti, pochi cambiamenti che ne hanno aiutato la continuità e la possibilità di prosecuzione di una crescita tecnica ulteriore, un obiettivo chiaro che non può essere diverso dal sollevare il trofeo finale.

Itoudis ha imparato come fare, Obradovic è quello che glielo ha insegnato più di tutti. Pablo Laso con Llull e Doncic avrebbe qualcosa da dire, mentre sotto traccia il nome degli “dei” Vassilis e Georgios è lì a dirci che sarà una primavera fantastica.

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