[ESCLUSIVA] Maurizio Gherardini: “Tony Parker ad un passo da Treviso”

Il dirigente del Fenerbahce è stato nostro ospite in diretta Facebook.

di La Redazione

Il General Manager del Fenerbahce, Maurizio Gherardini, è stato nostro ospite sulla pagina facebook di Basketinside.

In un’ora ha affrontato tantissimi temi della sua pluridecennale carriera da dirigente, qui abbiamo raccolto i migliori.

SITUAZIONE

“Ieri in Turchia hanno deciso di riprendere il campionato di calcio, nei prossimi giorni si deciderà se, quando e come ripartire anche con gli altri sport. Ci sono tanti punti interrogativi, ne sapremo meglio nei prossimi giorni. Per adesso non sono ancora stati decisi altri scenari, come invece è accaduto in Spagna o Germania.

Non so se l’Eurolega ricomincerà, il 24 maggio è la data in cui sapremo tutto. La vedo comunque molto dura”

FENERBAHCE

“Dobbiamo valutare le stagioni alla fine, quindi la partenza a rilento non mi preoccupava. Sapevamo che avremo avuto tante problematiche: due lunghi infortunati, compreso Vesely che per noi è fondamentale, tanti reduci dal mondiale, il calendario iniziale duro. Abbiamo comunque vinto un trofeo ed eravamo in corsa dappertutto prima dello stop.

Per quanto riguarda quello fatto negli ultimi cinque anni, mai avrei pensato che saremmo arrivati alle Final Four ogni stagione, nemmeno di vincere una Eurolega. Io nel profondo del mio cuore penso sempre che ne abbiamo vinte due, perché in quel supplementare con il CSKA ci sono state delle sviste abbastanza importanti…

Nei social media Fenerbahce è costantemente nei top-5 al mondo, quindi vuol dire che hai 26 squadre NBA dietro di te e questo ti dà l’idea di cosa sia Fenerbahce nel basket, nel calcio, nella pallavolo e in tutte le nove discipline che fanno parte della polisportiva. L’obiettivo di un grande club è sempre l’eccellenza, infatti negli anni, prendendo ad esempio la sezione di basket femminile, sono passate le migliori, da Candace Parker alle stelle WNBA, fino alle nostre Sottana e Zandalasini. Ad ora Cecilia probabilmente è la migliore giocatrice europea”.

OBRADOVIC RESTA O LASCIA?

La sua priorità è sempre quella di rimanere al Fener, ma sta aspettando, come tutti, lo sviluppo di quest’emergenza. Ridisegnerà nuovi budget, nuovi numeri, nuove modalità. Quando avremo quelli, allora sapremo di più anche di Obradovic. Ma il suo messaggio è stato più che chiaro!

Questo è il momento delle fake news e del gossip, ma è anche normale visto che non c’è sport giocato: Kalinic e Datome ad ora non hanno nessuna intenzione di muoversi. Qui ci si ricollega al punto precedente: senza sapere la dimensione futura della società, è difficile parlare di rinegoziazione di contratti, di budget e cose così”

CAMPIONATO IN TURCHIA

“Rispetto al 2014 quando arrivai al Fenerbahce molte squadre hanno sofferto problemi economici, come il Galatasaray, il Besiktas, il Darussafaka, ma anche il Banvit, ma la competitività in Turchia è comunque molto alta, sebbene Fenerbahce ed Efes ora siano un gradino sopra.

Per quanto riguarda i giovani, c’è il nostro Omer Yurtseven, che si è dichiarato al draft dopo un’esperienza NCAA (a Georgetown, ndr). Certo, non ci sono gli Osman o i Korkmaz, ma ce ne sono molti che potrebbero far bene in Europa. Qui in Turchia la federazione paga tutte le spese delle società che partecipano al campionato U19, quindi non si può dire che la TBF non stia aiutando il movimento. Tutto dipende poi da come i ragazzi escono dalle giovanili e come si affacciano nel mondo dei grandi, ma questo è un problema di molti, non solo della Turchia”.

FUTURO

“Quando approdai ai Raptors dovevo anche seguire le vicende della nazionale, e tuttora sono consulente. Un personaggio incredibile è stato Steve Nash con cui ho parlato spesso. Mi venne anche a trovare ad Istanbul, ma secondo me solo perché voleva vedersi delle partite di calcio…

Quando entrò nella Hall of Fame, mi disse che gli sembrava alquanto strano non avere l’adrenalina, gli sembrava di non dare mai il 100% durante le giornate senza pallacanestro. Ecco, questo è ciò che ‘temo’ di dover affrontare dopo 39 anni di carriera, dalla quale non mi aspettavo nulla di tutto questo. Il mio sogno era quello di fare il giornalista sportivo. Sicuramente mi sento un privilegiato per ciò che ho vissuto”

TREVISO

“Non penso solo ai titoli di quei 14 incredibili anni. Penso alla famiglia Benetton, una famiglia come ce ne sono davvero poche in giro. Tante cose sono nate lì, come il Basketball Without Borders, l’Eurocamp, la Summer League, la Ghirada costruita per far crescere i giovani. Treviso fu anche la prima a creare un’unità di scouting per cercare prospetti in giro per il mondo. Infatti in un anno ha portato tre nostri ragazzi al draft NBA. Treviso ha raggiunto traguardi impensabili con un budget che era un terzo delle altre potenze.

Ricordo quell’anno con Toni Kukoc, quando da outsider facemmo una cavalcata incredibile, battemmo il PAOK in Grecia e arrivammo in finale. Perdemmo la Coppa Campioni (contro il Limoges di Boza Maljkovic, ndr) praticamente all’ultimo possesso. In quel momento bruciò molto, ma ora fa parte di quelle delusioni che vengono sopraffatte dal ricordo di una stagione comunque pazzesca.

Tornando alla Ghirada – fu creata dai Benetton anche per lasciare qualcosa di concreto alla città – venne copiata da pochi altri soprattutto per i costi, ma l’Alqueria che ha fatto Valencia è davvero un bel lavoro e verrà completata da un palazzo da 15000 posti lì subito attaccato. Anche Tony Parker l’ha fatto a Villeurbanne collegando basket ed educazione, ma è servito un pool di imprenditori per metterla in piedi. Poi ovviamente il Real, vicino all’aeroporto, con una struttura fantascientifica. Ma qui stiamo parlando di società molto facoltose”.

Maurizio Gherardini e Paolo Vazzoler

LA NBA

“La dimensione della NBA non è comparabile con quella europea. Lì pensi le cose e hai la possibilità, soprattutto economica, per farle. Qui puoi anche pensarle, ma poi spesso non puoi metterle in pratica. C’è una concezione di business completamente differente, qui devi pensare a promozioni o retrocessioni, a volte senza pensare alla programmazione.

A Toronto fummo i primi a firmare due persone che studiassero i numeri, ora è la normalità. Fummo i primi a costruire una struttura medica con un Director of Science che coordinasse fisioterapista, medici, ortopedici, dentisti, ecc; ora anche quello è la normalità”

EUROLEGA

“Il successo fu già dall’intuizione di partenza, poi ispirarsi alla NBA aiuta sicuramente per la sua crescita. Certo, ci sono aree in cui migliorare, però arrivare ad una Lega di eccellenza così strutturata serve assolutamente nel mondo dello sport.

Io vicino a Milano lo scorso anno? No, sono cose scritte dai giornali quando cambiano tante cose nelle società importanti, come accaduto l’estate scorsa con l’Olimpia. L’arrivo di Ettore Messina in quel doppio ruolo è davvero un ottimo punto di partenza per Milano, nei prossimi anni farà grandi cose

ORGOGLI E RIMPIANTI

“Il giocatore che mi ha reso più orgoglioso è stato sicuramente Rod Griffin: riuscii a portare una scelta al primo giro NBA (i Nuggets lo scelsero con la #17, ndr) in una piccola città come Forlì, penso che sia stata la prima volta che un americano scelto al primo giro del draft venisse a giocare in Europa. Poi anche Jorge Garbajosa: me ne aveva parlato Scariolo, all’epoca coach del Baskonia, dicendomi che aveva un giovane lungo che però non riusciva ad impiegare con ampio minutaggio nel suo sistema di gioco. Mi annotai il suo nome, ma sapevo che a Treviso sarebbe stato il terzo o quarto lungo della squadra che stavo costruendo.

Divenne un giocatore incredibile, un tiratore da 3 incredibile, un collante incredibile. Fece quattro anni a Treviso, poi andò a vincere anche a Malaga. Poi a Toronto il primo anno fu davvero determinante, e quella stagione vincemmo il primo stendardo della storia con la vittoria della Atlantic Division. Purtroppo un gravissimo incidente verso la fine della stagione lo bloccò per oltre un anno e mezzo, ma da semi-sconosciuto al Baskonia o ipotetico terzo-quarto lungo a Treviso, si era dimostrato un giocatore fondamentale anche in NBA.

Facendo questo lavoro ci sono tanti “rimpianti”, ma sicuramente il più grande è stato Tony Parker. Lui era già in NBA, venne in visita all’Eurocamp a Treviso. Scherzando, Benetton gli disse ‘Tony, mica devi tornare in NBA, devi venire qui a Treviso’ e il play degli Spurs rispose che fu colpa mia se non giocò mai per Treviso. E infatti disse una mezza verità…a 17 anni volevo portarlo come secondo play dietro ad un giovanissimo Bulleri per arrivare fino in fondo in campionato e nell’allora Coppa Campioni.

Sembrava una cosa fatta, ma quando si trattò di chiudere il discorso, alcune persone che in teoria lo conoscevano meglio di me mi misero qualche pulce nell’orecchio e mi tirai indietro all’ultimo. Dovevo raggiungere dei risultati e non mi fidai di una coppia di playmaker così giovane. Poi prendemmo Tyus Edney ed avemmo una buona stagione lo stesso, però con Tony ancora scherziamo su quella scelta”

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