Mike James: sì o no? Analisi della scelta di Messina

Mike James: sì o no? Analisi della scelta di Messina

In estate, la scelta più discussa da parte di Ettore Messina, è stata quella di chiudere le porte delle squadre a Mike James. Abbiamo provato ad analizzare i motivi della scelta e le conseguenze che questa ha prodotto.

di Alessandro Migliore

Dopo una stagione fallimentare, Milano, nella persona di Giorgio Armani, avvia una rivoluzione. Cambia la dirigenza tecnica e quella societaria, a prendere le redini dell’intera parte cestistica è Ettore Messina. La sua idea, fin da subito, è quella di cambiare un trend negativo che all’ombra della madonnina si sta verificando da anni. Puntando a creare un gruppo che sia più forte del singolo. Da questo nasce la convinzione di cambiare molti uomini a roster, nonostante le difficili situazioni contrattuali che permettono poco margine di manovra. La scelta più difficile riguarda proprio Mike James. Il play americano è stato, per gran parte della stagione, l’unico punto di rifermento della squadra allenata da Pianigiani. Salvo poi perdersi nell’ultima parte di stagione, quella cruciale. Dopo mesi di riflessione, la scelta di Messina è quella di rinunciare all’enorme talento di James e puntare su Rodriguez, giocatore che in passato Messina aveva già allenato. Questa scelta, legata all’annata precedente che ha vissuto James, ha fatto discutere parecchio, dividendo l’opinione anche tra gli stessi tifosi biancorossi. Abbiamo provato ad analizzare l’attuale stagione in Eurolega di Milano, per confrontarla con quella passata.

I NUMERI :

Probabilmente l’analisi più scontata, con la consapevolezza che i numeri non forniscono verità assolute, e devono essere interpretati. Partendo dai numeri di squadra, la passata stagione di Eurolega, Milano chiude al dodicesimo posto. A metà della regular season, nonostante il buon avvio, il record è negativo, 7-8. Questa’anno il record di metà stagione è positivo, 9-8. In un anno Messina ha ribaltato completamente la filosofia della squadra, si è passati dal cercare di segnare un punto in più dell’avversario a subirne uno in meno. Come dimostrano i numeri, Milano passa in un anno da un rating difensivo di 121 (secondo dato peggiore dell’intera lega) ad un rating di 113. Per quanto riguarda Mike James, i suoi numeri sono rimasti praticamente invariati rispetto alla passata stagione. Lo scorso anno ha chiuso con 20 punti, 6 assist e 4 rimbalzi contro i 20-5-4 della stagione ancora in corso. Da questi primi dati, si potrebbe dire che la separazione paradossalmente abbia fatto bene ad entrambi. Milano, migliora il suo record e riesce finalmente ad avere un’accenno di solidità difensiva, dall’altra parte James continua ad avere grandi numeri ed è quinto con il CSKA.

I NUMERI DI JAMES A CONFRONTO CON RODRIGUEZ:

Lo scorso anno, il gioco di Milano era totalmente incentrato su James, quasi il 30% dei possessi era gestito dall’americano, le sue condizioni hanno perciò influenzato tutta la stagione. Mike James gioca una media di 34 minuti a partita, quest’anno il giocatore più utilizzato da Messina è Rodriguez che ne gioca 26, la percentuale di possessi gestiti dallo spagnolo scende al 19%. L’ovvia conseguenza è il poco coinvolgimento dei compagni, lo scorso anno la squadra meneghina ha prodotto solo 16 assist di media a partita, con una percentuale rispetto ai canestri realizzati del 50%. Per intenderci, quest’anno, nonostante la percentuale sia ancora inferiore rispetto alla media della lega, il dato sale al 56%.

Pur considerando questo, il WIN Share di James, dato che stima le vittorie aggiunte dal singolo giocatore è pari a 3.1. Numero impressionante se rapportato alla media della lega che è di 0.5. Considerando anche che l’Olimpia ha chiuso la stagione con un record negativo. Ancora una volta questi numeri arrivano quasi esclusivamente dall’attacco, infatti se si rapporta il WIN Share alle giocate difensive, il dato scende drasticamente a -0.2. Confronto con Rodriguez, il suo sostituto naturale nella stagione in corso, il WIN share è di 1.6. Nonostante il dato, valutando le azioni difensiva, scenda molto resta comunque positivo a 0.2. James quindi ha un dato doppio rispetto al suo successore, ma bisogna sempre considerare l’utilizzo dei due giocatori. Infatti se si rapporto il dato sui 40 minuti allora la situazione si ribalta, James ha un WIN Share di 0.121 contro lo 0.140 di Rodriguez. Entrambi i dati restano comunque impressionanti rapportati alla media, in questo caso il dato generale è di 0.007.

(Fonte statistiche:https://hackastat.wordpress.com/statistiche-eurolega-regular-season-2019-2020/)

CONSIDERAZIONI:

I numeri evidenziano la stagione magnifica che ha vissuto James. La media punti è la più alta della lega, ed il WIN Share è irreale. Ma ancora una volta bisogna rapportare i numeri al minutaggio, infatti James non è praticamente mai uscito dal campo. Inoltre tutti questi numeri, sono per lo più frutto di giocate individuali, ed esclusivamente offensive. La differenza principale, e probabilmente quella che ha portato Messina a maturare questa scelta sta, almeno per quanto riguarda i numeri, nell’applicazione difensiva e soprattutto nel maggiore coinvolgimento dei compagni. Si è infatti passati da un accentratore puro, che gestisce il 30% dei possessi e sul totale delle conclusioni realizza solo il 34% di assist. Ad un giocatore che gestisce poco meno del 20% dei possessi e di questi, il 40% si conclude con un assist per un compagno. A questo va aggiunta l’aggravante della gestione, come detto, James per esigenze tecniche e tattiche, è stato il giocatore più utilizzato in tutta la regular season, questo non gli ha permesso di determinare nel finale di stagione. Rodriguez invece è gestito con più cautela da Messina, con la speranza di averlo più fresco al termine della regular season.

LA QUESTIONE MENTALE:

“Difendere come dei matti, passarsi la palla in attacco e prendersi le proprie responsabilità”. Con queste parole Ettore Messina si presentava a Milano l’estate scorsa. Probabilmente il destino di Mike James era già segnato. Non tanto per i numeri che ha prodotto nella stagione precedente, che come abbiamo visto sono eccellenti. Ma proprio perché, fin da subito, è stato chiaro che l’idea di Messina era quella di creare un gruppo, che avesse una forte identità e che lottasse per i compagni.

Per capire meglio questa scelta bisogna tornare indietro al finale di stagione dello scorso anno. Nello specifico alla terzultima giornata di Regular season di Eurolega, quando Milano si gioca, in casa contro il Panathinaikos, l’accesso ai playoff. Il primo tempo non è dei migliori, nonostante questo Milano chiude avanti. Al rientro dagli spogliatoi sale in cattedra Calathes, che non concede respiro a James in difesa e lo surclassa in attacco. James esce completamente dalla gara, sembra non abbia più voglia di lottare per portare a casa la vittoria. In campo è deleterio, ma fuori dal campo dimostra tutti i suoi limiti, ha l’atteggiamento di superiorità che non può appartenere ad uno sportivo, a maggior ragione se parliamo di sport di squadra.

Questo atteggiamento continua durante tutti gli ultimi minuti di gara, quando lo stesso James non segue più le indicazioni del coach. E persiste per il resto della stagione. Da quella gara, persa da Milano, nasce probabilmente tutto il fallimento della stagione. L’Olimpia chiuderà dodicesima la regular season e verrà sconfitta 3-0 da Sassari in Italia. La conseguenza è l’allontanamento di Pianigiani e la rivoluzione che abbiamo descritto all’inizio. Certamente tutto questo nasce anche da una cattiva gestione dello stesso James, ma come detto, la mancanza di professionalità dimostrata nell’ultimo mese e mezzo a Milano è stata troppo grave.

CONCLUSIONI:

Messina poteva certamente rischiare ed accettare questa scommessa, ma probabilmente il gioco non valeva la candela. Il pericolo di trovarsi a fine stagione, con un Mike James completamente fuori dal progetto era alto ed altamente imprudente. Considerando soprattutto l’annata appena vissuta da Milano, l’ennesimo fallimento sarebbe stato troppo per una piazza così esigente, anche per un monumento del basket come lo è Messina. Certamente Messina non poteva rischiare di fallire già alla prima stagione in biancorosso. Le qualità di Mike James non sono certo in discussione, ma la distanza cestista tra lui e Messina era probabilmente troppo grande. Se a questo si aggiungono gli ultimi mesi che James ha vissuto a Milano, a questo punto non diventa così complicato comprendere la scelta di rinunciare al suo talento per privilegiare la compattezza del gruppo.

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