Olympiacos e Panathinaikos: il ritorno delle divinità greche

Olympiacos e Panathinaikos: il ritorno delle divinità greche

Olympiacos come Apollo del Pireo, Panathinaikos come Ares, Dio della guerra. Tra il sacro e il profano ma con l’obbiettivo comune di raggiungere la gloria eterna.

di Matteo Andreani, @matty_vanpersie

L’universo cestistico greco è qualcosa di unico, speciale, lo si può addirittura considerare sacro. La pallacanestro considerata sacra in una nazione che non ha eguali al mondo per quanto riguarda la sacralità intesa come nascita delle credenze, dei miti, delle teologie, praticamente tutto quello riguarda la religione e/o filosofia.

Stiamo esagerando? Forse.

Ma il senso di appartenenza e il sentirsi legato ad una società, che ha il pubblico greco nei confronti della propria squadra è unico al mondo. Per questo 5 anni senza alzare la coppa più prestigiosa d’Europa è un’eternità per due club che hanno il nome di Olympiacos e Panathinaikos.

Poco importante se negli ultimi 5 anni l’Olympiacos ha raggiunto per ben due volte la finale, perdendola contro il Real Madrid nel 2015 e lo scorso anno contro il Fenerbahçe.

Il secondo è il primo dei perdenti. Sarà una frase fatta, banale, ma rispecchia la verità. A nessuno piace perdere, nonostante sia sempre un privilegio raggiungere l’evento più grande in Europa, le Final Four.

Il Panathinaikos ha vinto l’EuroLega 4 volte negli ultimi 16 anni, ovvero dal 2002, momento in cui è nato il nuovo format EuroLeague Final Four. Numeri di livello assoluto, considerando il fatto che le due squadre di Atene sono praticamente habitué delle Final Four.

Quindi verrebbe da chiedersi dov’è il problema?

Non vincere la coppa, è questo il problema. 5 anni di astinenza per l’Olympiacos, 7 per il Panathinaikos.

Ah, giusto per essere precisi, le ultime vittorie:

-Final Four 2013 Londra,  vincente Olympiacos.

-Final Four 2012 Istanbul, vincente Olympiacos.

-Final Four 2011 Barcelona, vincente Panathinaikos.

In Grecia, ricordando questi 3 anni consecutivi come gli ultimi vincenti, comincia a dar fastidio questo lasso di tempo in cui l’Europa non si tinge più di bianco e azzurro greco. (biancorosso o verde che sia).

Come tornare a vincere?

La risoluzione dei problemi in casa Olympiacos ha un nome ed un cognome, David Blatt.

L’ingaggio del coach israeliano assicura alla squadra di Spanoulis e Printezis un coach di assoluto blasone. Blatt è la qualità assoluta in panchina, una garanzia a livello tecnico e tattico che ha pochi eguali non solo nella EuroLega attuale, ma nella storia di questa competizione. L’eliminazione dello scorso anno ai quarti di finale ad opera dello Zalgiris Kaunas, allenato da un maestoso Sarunas Jasikevicius, ha fatto sorgere qualche dubbio agli addetti ai lavori che Spanoulis e Co abbiano terminato il loro ciclo.

David Blatt ha confermato Spanoulis e Printezis al centro del suo progetto e del mondo Olympiacos. Kill Bill ha spento 36 candeline quest’estate ma le sue cifre non sembrano averne risentito. L’ultima stagione lo ha visto viaggiare a 14 punti e 6 assist di media, anche se ha avuto più riposo del solito. Riposo a cui è stato costretto più volte Georgios Printezis a causa dei numerosi problemi fisici.

L’estate di riposo ha fatto bene ai due campioni greci e Blatt vuole ripartire da loro. Ma società e coach hanno capito benissimo che, nonostante siano due campioni assoluti, Spanoulis e Printezis hanno bisogno di un supporting cast di grande qualità.

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Nigel Williams-Goss è arrivato ai Reds, ricercato da mezza Europa. La guardia americana uscita dal college di Gonzaga ha impressionato nel suo periodo in Serbia, al Partizan Belgrado. Williams-Goss, classe 1994, è una guardia in grado di fare la differenza in entrambi i lati del campo. Ottimo difensore specialmente sul portatore di palla e guardia in grado di fare canestro con grande facilità sia all’interno del pitturato che dalla linea dei 3 punti. Insomma, un gran colpo, sperando che ricalchi le orme di quanto fatto da Erick Green due stagioni fa, con prospettive superiori.

Axel Toupane e Janis Timma sono altri due acquisti della campagna estiva dell’Oly. Toupane ha dimostrato di saper giocare all’interno di un sistema collaudato di squadra, in cui tutti hanno il loro ruolo. Cresciuto partita dopo partita, Toupane ha mostrato qualità e funzionalità richieste da un coach esigente come Blatt. Fisicità in entrambi i lati del campo e un discreto feeling con il canestro. Feeling che non è mai mancato ad un attaccante puro come il lettone Janis Timma. Oltre 40% da 3 punti per l’ex Baskonia ed un ruolo da spaccapartite alla Jaycee Carroll pronto per lui. Il lettone sembra finalmente pronto ad una piazza importante come quella di Atene, dopo essere cresciuto step by step, partendo dal Riga, passando per lo Zenit San Pietroburgo, fino all’ultima ottima stagione in terra basca.

Zach Leday è l’acquisto meno noto di quest’estate, arrivato in sordina negli ultimi giorni di agosto dall’Hapoel Gilboa, Israele. Classe 1994, Leday ha fatto una grande impressione in questa preseason. Già due volte oltre i 30 punti, ha dominato contro l’Hapoel Gerusalemme registrando 31 punti, 11 rimbalzi e un irreale 46 di valutazione. L’americano ha dimostrato sin da subito grande feeling con il canestro, trovandosi molto bene con i suoi compagni di squadra. Blatt ha voluto firmarlo con un triennale, investitura importante. Sasha Vezenkov è la scommessa voluta dalla dirigenza greca. L’ala bulgara, svincolata dal Barcelona, è in cerca di riscatto dopo la brutta stagione in terra catalana. A soli 23 anni, una grande opportunità si presenta per Vezenkov. Che sia lui il “crack” di questa stagione e che abbia sbagliato il Barça a non dare una seconda opportunità a questa giovane talentosa ala bulgara?

Ottimi acquisti uniti ad un gruppo solido che ha già fatto bene ad altissimi livelli. Un condottiero di nome David Blatt e un titolo europeo messo nel mirino della squadra del Pireo.

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Miglior guardia d’Europa. Spesso questa affermazione è stata affiancata a Nick Calathes. Il playmaker del Panathinaikos ha dimostrato di un essere un vera stella in Europa e di aver ritrovato nel Panathinaikos il suo ambiente ideale. 15 punti e 8 assist di media non sono sufficienti a descrivere il livello di leadership avuto da Calathes nell’ultima stagione in Grecia e in Europa.

Una stella come Calathes e tanta qualità. Per quale motivo allora lo scorso anno il Panathinaikos non ha nemmeno raggiunto le F4? Un Real Madrid superbo e un Luka Doncic ancora di più, in primis. Poi ha influito sicuramente la guerra voluta ed estremizzata esageratamente da Dimitris Giannakopoulos, boss del Panathinaikos, verso l’Eurolega. Ogni frase, momento o partita era un contesto giusto per creare polemica, confusione e questo non ha avuto un influenza positiva sull’ambiente, distorcendo da quale fosse veramente l’obbiettivo principale.

Se Mike James ha abbandonato la nave per sbarcare all’Olimpia Milano, Keith Langford ha deciso di riabbracciare l’Europa sbarcando alla corte di Xavi Pascual. Sebbene il passaporto reciti 15 settembre 1983, Langford è tra i top scorer della competizione ad occhi chiusi. Go-to-guy per eccellenza, punti nelle mani e nessuna paura di prendere tiri pesanti. Un tassello ideale da affiancare a Calathes per formare una coppia di indiscutibile potenziale. Xavi Pascual, da allenatore con grande esperienza qual è, ha voluto giocatori funzionali alla sua squadra.

DeShaun Thomas è uno di questi. Già allenato al Barcelona, Thomas è un ottimo difensore e sa colpire dalla linea da 3 punti. Con Calathes e Langford a creare dal palleggio, il ruolo dei tiratori è di un’importanza fondamentale. Oltre al già citato Thomas, saranno decisive le percentuali al tiro di Matt Lojeski e Nick Pappas. Il greco è rimasto ad Atene dopo un estate di tira e molla contrattuali ma simboleggia lo spirito di lotta e grinta che aleggia ad OAKA e proprio per questo è un idolo della folla.

In una squadra aggrappata al talento offensivo dei suoi piccoli, è necessario avere tanti muscoli ed atletismo sotto canestro. E’ quello che si chiede a Thanasis Antetokounmpo ogni secondo che scende in campo. Il fratello minore di Giannis non ha il talento della stella dei Bucks, ma sa sfruttare il suo enorme atletismo in entrambi i lati del campo. Punti e rimbalzi sono il pane quotidiano di James Gist, un garanzia per l’EuroLega. Il Pick and Roll Calathes-Gist ha dimostrato che nessun ferro è al sicuro in Europa e questo può essere una chiave degli schemi offensivi del Pana.

Gist non è il solo punto di riferimento nel pitturato. L’opera di rinforzamento sotto canestro è stata notevole in estate. Georgios Papagiannis ha abbandonato i Sacramento Kings e la NBA per portare i suoi 220 cm ad Atene. Può essere un grande colpo, tutto dipende dal suo “nuovo” ambientamento in Europa. Le prospettive oltreoceano sul lungo greco erano tantissime ma ha visto il parquet NBA con il contagocce durante la sua esperienza.

Ioannis Papapetrou è stato il furto dell’estate. Passare dall’Olympiakos al Panathinaikos o viceversa è sempre un dramma, sportivamente parlando, ad Atene. Basti pensare che Vassilis Spanoulis, dopo il suo celebre passaggio al Pireo, ha dovuto spostarsi con la scorta per anni e questo fa capire tutto. Papapetrou ha dimostrato di saper giocare ad altissimi livelli, sia con l’Olympiacos che con la nazionale greca. Nonostante siano anni che gioca nel grande palcoscenico europeo, Papapetrou è un classe ’94. L’ala greca ha tutte le carte in regola per essere il colpo grosso del mercato Panathinaikos.

Idee chiare, grandi acquisti e una voglia incredibile di tornare ad alzare la coppa più prestigiosa d’Europa. Atene è divisa a metà ma in comune ha lo stesso obbiettivo. Da una parte i bianchi-rossi dell’Olympiacos, dall’altra i verdi del Panathinaikos.

Come già detto all’inizio, la pallacanestro è sacra ad Atene, quasi come la religione. Flirtando con la blasfemia, vogliamo paragonare le due squadre a due divinità.

Olympiacos è Apollo del Pireo. Dio dell’ordine e dell’equilibrio, compito affidato ad una divinità cestistica come David Blatt.

 Il Panathinaikos è Ares, Dio della guerra. Ares era il Dio più affascinante e bello tra gli dèi e per questo motivo faceva ingelosire Apollo, nonostante fosse suo “semifratello”. Perché il Dio della guerra? Sportivamente parlando, entrate ad OAKA e capirete il perché.

Fratelli, rivali eterni ma Olympiacos e Panathinaikos hanno un obbiettivo comune. La gloria eterna.

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