Stelle d’Europa: Partizan Belgrado 1991-92 – Il miracolo di Djordjevic, Danilovic e un debuttante Obradovic

Stelle d’Europa: Partizan Belgrado 1991-92 – Il miracolo di Djordjevic, Danilovic e un debuttante Obradovic

Raccontiamo una squadra che ha scritto un pezzo di storia del basket europeo. Quel Partizan Belgrado che nel 1991 è andato all-in senza guardare la carta d’identità dei suoi protagonisti.

di Matteo Andreani, @matty_vanpersie

Partizan Belgrado, 1992. 

Non solamente una giovane squadra serba piena di talento, ma qualcosa di più.

Forse a causa del momento politico, forse a causa della sempre illegale quantità di talento proveniente dall’universo cestistico slavo, forse l’idea di avere nella stessa squadra Obradovic, Djordjevic e Danilovic.

Andiamo per gradi, raccontando come è nato un “miracolo” sportivo o forse, più semplicemente, come il talento abbia preso il sopravvento su tutto e tutti, infischiandosene degli anni d’esperienza e della carta d’identità.

Estate 1991, la Jugoslavia si prepara ad affrontare EuroBasket. La compagine allenata da Dusan Ivkovic è in piena preparazione per il torneo che si disputerà a Roma dal 24 al 29 giugno 1991. Zeljko Obradovic è il capitano di un giovanissima squadra, piena di talento. La sua carriera da giocatore ha subito una brusca interruzione poco anni prima per un fatto extracestistico (un incidente d’auto lo ha condannato ad un anno di prigione) ma gode della piena fiducia di Ivkovic, il quale non esita nell’individuarlo come giocatore di maggiore esperienza e capitano.

Al termine del training camp, poco prima di partire per Roma, avviene un fatto che “sconvolge” la carriera di Obradovic. Una telefonata, cambia e cambierà tutto per la sua carriera e per l’intero universo cestistico europeo.

Al telefono, parla Radojica Nikčević, presidente del Partizan Belgrado. Non è solo ma è in compagnia dell’intero staff organizzativo. La proposta è importante, secca, senza possibilità di rimandare. Ritirarsi dal basket giocato, mancando così l’opportunità di giocare EuroBasket 1991 da capitano della Jugoslavia, per diventare allenatore del Partizan Belgrado.

A 31 anni, Obradovic è di fronte ad una scelta importante, forse decisiva per lui. Un’età giovane per andare in panchina, tanti rischi, l’EuroBasket da capitano della Jugoslavia da saltare ma anche tanta adrenalina, consapevolezza nei propri mezzi e quel pizzico di sana follia.

Obradovic accetta. 

Niente EuroBasket (che tra l’altro sarà vinto dalla Jugoslavia in finale contro l’Italia grazie ad un maestoso Toni Kukoc), niente più basket giocato ma solamente Coach Obradovic da quel momento in poi.

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Il Partizan Belgrado ringrazia e si mette subito al lavoro. Obradovic è un debuttante in panchina, con solamente alcune panchine tra le giovanili e l’intenzione del club è quella di affiancargli esperienza. Così arriva la chiamata ad un santone del basket slavo, di nome Aleksandar “Aza” Nikolić. Non solo, Obradovic avrà al suo fianco un uomo di fiducia, ex compagno di squadra e anche lui 31enne di nome Milenko Savović, che ha affrontato lo stesso percorso dopo aver giocato la stagione precedente al Vojvodina.

Nasce così uno dei Partizan più forti e sorprendenti di sempre.

Squadra giovane, con un solo over 30, Dragisa Saric, ala versatile in uscita dalla panchina. É la squadra di due giovani stelle, che ben presto faranno la conoscenza con il nostro paese, ovvero Aleksandar Djordjevic e Predrag Danilović.

La stagione non parte esattamente in discesa.

Come accennato in precedenza, il paese è scosso dai problemi politici e dalla guerra che coinvolge direttamente ed indirettamente quelle che saranno poi Serbia e Croazia. I sedicesimi di finale valgono per la qualificazione al girone e sono due partite, andata e ritorno, con somma punti. Il Partizan a causa dei problemi già raccontati e in attesa di trovare la giusta soluzione, accetta di giocare entrambe le partite in Ungheria contro il Szolnoki Olaj. No problem per i ragazzi di Belgrado, due vittorie schiaccianti.

A causa di tutto ciò però, la FIBA decide che il Partizan non potrà più giocare a Belgrado ed è quindi costretto a scegliersi una casa al di fuori del proprio confine, come avvenuto per Slobodna Dalmacija Split (ex Jugoplastika) e Cibona Zagreb.

Curiosamente, tutte e 3 scelgono la Spagna come nuova casa. Il Partizan giocherà a Fuenlabrada, comune autonomo della Comunidad de Madrid, mentre le altre decidono di giocare a La Coruña e Cadiz.

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Il Partizan de Fuenlabrada, come simpaticamente rinominato da fans e media, inizia la stagione europea con il campo spagnolo contrassegnato come quello di casa e con un notevole numero di fans presente all’Arena. I tifosi spagnoli sposano la causa e, convinti o meno, sono al fianco di Obradovic e compagni.

Djordjević, Danilović, Nakić, Koprivica, Stevanović.

Il quintetto titolare scelto da Obradovic è questo. I primi due sono nomi noti al pubblico italiano, due giocatori internazionali con una medaglia d’oro già vinta ad EuroBasket pochi anni prima, i quali mostreranno il loro talento alla Jugoslavia e non solo. Due punti di riferimento, due stelle di 21 e 24 anni con una personalità e una leadership immensa che faranno da guida un gruppo di giovanissimi talenti e che permetterà loro di lanciare definitivamente la loro carriera individuale.

Ivo Nakić è l’ala titolare, un 3 versatile con un ottimo tiro dalla lunga distanza. Soffre ad inizio stagione il fatto di essere nativo della Croazia, con i relativi problemi social-politici che hanno travolto l’intero territorio.

Slavisa Koprivica è uno dei tanti giovani in rampa di lancio, proveniente dalla gloriosa Jugoslavia giovanile che nel 1997 aveva vinto e dominato nel torneo giovanile di Bormio con Vlade Divac, Dino Radja, Toni Kukoc and many more.

Zoran Stevanovic è il classico lungo di scuola slava, tecnico con movimenti da ballerino e mani educate.

La panchina è corta, come si usava fare in quei anni, ma presenta nomi interessanti tra cui un certo Zeljko Rebraca che vedremo protagonista a Treviso e anche dall’altra parte dell’oceano più avanti.

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Si parte, finalmente è il basket giocato a parlare.

Il Partizan non gode del favore dei pronostici, ma questi ragazzi terribili non hanno nulla da perdere. Giocano duro, giocano tecnico, giocano a pallacanestro.

Djordjevic e compagni partono fortissimo, vincono e convincono ma il vero punto di svolta arriva contro Milano nella terza partita del FIBA European Championship (ovvero l’EuroLega di oggi). Milano è battuta nettamente segnando ben 96 punti. I 31 punti di Danilovic, uniti a quella sana incoscienza, porta questo gruppo ad avere una grande fiducia nei propri mezzi e nessuna paura, spaventando l’Europa.

I ragazzi fanno sul serio.

Nella partita successiva, arriva la prima sconfitta contro Joventut Badalona. I catalani hanno la meglio 79-76, in una partita che ritroveremo successivamente con in palio qualcosa di decisamente importante.

La sconfitta in terra catalana, accende una mini crisi. Il Partizan perde con Badalona, poi a Leverkusen e infine con l’Estudiantes per una serie di 3 debacle consecutive.

Crisi? 

La partita successiva, il Partizan vince in un campo difficile come quello di Salonicco, contro un mostro sacro del basket greco di nome Nikos Galis, autore di 33 punti. É una vittoria fondamentale a dir poco, una vittoria che fa capire alla squadra che è una Squadra con la S maiuscola, in grado di superare momenti difficili e di acquisire sempre più fiducia nei propri mezzi.

Badalona ed Estudiantes corrono forte, ma dietro è bagarre e non si possono perdere punti per strada.

L’Olimpia Milano è nuovamente un punto di svolta per i bianconeri di Belgrado. Il Partizan vince a Milano trascinata dal duo Djordjevic – Danilovic, i quali fanno letteralmente quello che vogliono, rendendo vana una prestazione da 29 punti di Antonello Riva.

Djordjevic e Danilovic incantano l’Europa. L’Italia ammira i due talenti serbi a tal punto che l’anno successivo li porterà entrambi a giocare nel campionato italiano con Olimpia Milano e Virtus Bologna pronte ad aggiudicarsi il loro talento.

Questa vittoria con Milano e quella con Badalona, proprio nel finale grazie a due liberi nel finale di Stevanovic, sono le vittorie chiave con di fatto permettono al Partizan di qualificarsi ai Quarti di Finale.

Partizan Belgrado – Virtus Bologna, Olimpia Milano – FC Barcelona,  Cibona – Joventut Badalona e Maccabi Tel Aviv – Estudiantes.

Questi sono gli accoppiamenti dei Quarti di Finale, al meglio delle 3 gare. Il Partizan affronta la Virtus Bologna di Ettore Messina e lo fa con una novità importante. La FIBA concede al Partizan l’opportunità di tornare a casa e di giocare gara 1 al Pionir, storico fortino degli uomini di Belgrado.

La prima gara è dominata nettamente da Obradovic e la sua squadra. I due migliori? Tanto per cambiare Djordjevic e Danilovic con 26 e 20 punti. Gara 2 invece è all’insegna dell’equilibrio, con la Virtus che sopravvive ai terribili ragazzi serbi vincendo 61-60 e forzando la serie alla terza gara, sempre a Bologna come previsto dalle regole in vigore.

Gara 3 è ancora una battaglia, con le due squadre che si sfidano colpo su colpo, senza un vero padrone, smentendo la vigilia che vedeva una Virtus Bologna nettamente favorita. Il Partizan vince 69 a 65 con uno strepitoso Danilovic da 23 punti. Djordjevic non è in grande serata ma ci pensano i 15 punti di Nakic e le solide prestazioni di Koprivica e Stevanovic a far cadere la Virtus di Messina.

É Final Four! 

Pazzesco traguardo raggiunto dal Partizan Belgrado. Una squadra con due stelle, tanti buonissimi giovani e un debuttante in panchina.

Perché fermarsi? Istanbul e la Abdi Ipekci Arena sono un appuntamento con la storia, un evento in cui i terribili ragazzi possono scrivere una delle pagine più incredibili della storia del basket europeo.

Per la terza volta in stagione, nel destino del Partizan Belgrado si presenta l’Olimpia Milano.

Gli uomini di Mike D’Antoni avevano battuto il Barcelona 2-0 ai quarti di finale, vincendo al fotofinish gara 1 e più nettamente la gara successiva. Questa Olimpia è una squadra di talento, con Antonello Riva e Darryl Dawkins a farla da padrone, ma anche incostante e con problemi di continuità. Il Partizan ha già dimostrato per ben due volte che è in grado di batterla nella stagione regolare. La fiducia negli uomini di Obradovic è alta e nel frattempo arriva anche il primo trofeo da allenatore per Obradovic. Il Partizan vince la coppa jugoslava vincendo nettamente contro il Bosna Sarajevo. Sarà il primo di una lunghissima lista dei trofei per questo discreto allenatore.

É tempo di Final Four. Una competizione unica, dove i campioni sono i veri protagonisti nel loro habitat naturale.

Inizia la semifinale e Dawkins è una furia sotto canestro per Milano. L’americano ex Torino domina i tabelloni e ben presto raggiunge la doppia doppia. Il Partizan però è qui per un motivo, una squadra solida e due stelle di prima categoria. L’apporto di uomini come Koprivica e Dragutinovic è fondamentale in questa gara. Lottano su ogni pallone e sono importanti soprattutto dove le statistiche non arrivano. Ma queste sono o non sono le gare dei campioni?

Djordjevic è autore di 20 punti con 3 su 5 dalla lunga distanza mentre Danilovic è il solito devastante giocatore che l’Europa intera è ormai abituata ad ammirare, autore di 21 punti e 10 rimbalzi. Il Partizan è un incubo per Milano, terza sconfitta in stagione e addio sogni di gloria. É finale per gli Obradovic e compagni!

In finale si ritrova quel Joventut Badalona con cui il Partizan si è già sfidato due volte in stagione regolare, come avvenuto con Milano. L’equilibrio è sempre stato il film di ogni partita e anche questa volta non sarà da meno. I catalani in semifinale hanno avuto la meglio di un Estudiantes, impotente di fronte allo show di Jordi Villacampa. 

Villacampa è una bandiera della Joventut. Idolo di casa, sempre e solo con questa camiseta in tutta la sua carriera alla ricerca di un trofeo europeo dopo i due strepitosi campionati spagnoli vinti negli anni precedenti.

Partizan Belgrado – Joventut Badalona non è una semplice finale, ma è un appuntamento con la storia per entrambe. Due squadre alla ricerca del prima EuroLega (chiamata con il termine moderno) in cui chiunque riuscirà nell’impresa, scriverà un pezzo di storia della pallacanestro europea.

Si gioca e tanto per cambiare, c’è tantissimo equilibrio. Nessuna delle due squadre riesce a prevalere, con una tensione palpabile dato che in palio c’è qualcosa di grande, grandissimo.

A 2 minuti dal termine, il punteggio è in perfetta parità, 65-65. Che partidazo. 

La Penya segna da 3 punti con Jofresa, autore di una magistrale partita sin qui, che vale il +3 per i catalani. Si segna con il contagocce e ogni possesso può essere decisivo. Decisivo? Sul vocabolario, è un sinonimo di Aleksandar Djordjevic. Il playmaker del Partizan segna da 3 punti e impatta il punteggio sul 68 pari con un minuto da giocare. Tutto è ancora aperto, in un finale da cardiopalma. 37 secondi da giocare, Jordi Villacampa dalla lunetta. L’impensabile accade. La guardia spagnola sbaglia, ma sul rimbalzo c’è il fallo del Partizan. Non un semplice fallo, ma il quinto personale per Danilovic che lo estromette dalla partita. Colpo terribile per il Partizan. Danilovic fuori in un finale punto a punto, getta nella disperazione i tifosi e non solo. La guardia con 25 punti e 5 rimbalzi era stata per l’ennesima volta il faro di una squadra aggrappata al talento delle sue stelle.

Morales dalla lunetta sbaglia, ma la Joventut cattura l’ennesimo preziosissimo rimbalzo in attacco. Jofresa, autore di una super finale, si prende il tempo che serve. Attacca il canestro e con una penetrazione incredibile, segna il canestro della possibile vittoria per Badalona!

Jofresa ha speso parecchio tempo a disposizione, ma non tutto.

Rimessa rapida, 8 secondi al termine.

MIRACOLO DI DJORDJEVIC. Il playmaker serbo segna un’incredibile tripla fuori equilibrio che regala la vittoria al Partizan Belgrado.

IL PARTIZAN BELGRADO É CAMPIONE D’EUROPA!

É un’impresa leggendaria.

É l’impresa di Djordjević e Danilović, due campioni il cui futuro sarà radioso.

É l’impresa di Obradovic, che vince la Coppa più importante in Europa al suo primo anno d’allenatore.

É l’impresa di Radojica Nikčević, presidente dal coraggio immenso, che ha avuto le palle di affidare la squadra ad un esordiente di 31 anni, formando una squadra giovane, giovanissima, dove il talento ha prevalso su tutto.

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La delusione per Joventut Badalona è immensa. Perdere così non fa male, di più. Jordi Villacampa, leader della Penya e autore di una finale non di primissimo livello ed è a pezzi. Come tutto il popolo di Badalona, dai fans alla squadra.

Ma il destino sa essere incredibile e beffardo. Quello stesso Obradovic che ha spento i sogni di gloria del Badalona, approderà sulla panchina della stessa Penya nel 1993. E quella, tanto per cambiare, non sarà una stagione banale.

Prossimo appuntamento, Joventut Badalona 1993-94 con allenatore Zeljko Obradovic.

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