A tu per tu con Francesco Dragonetto: “Prima di allenare ero un arbitro”

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Francesco Dragonetto non è un coach come tanti, perché a muovere il suo mondo è la passione per il basket senza compromessi, attraverso sacrifici e voglia di andare sempre avanti. Dragonetto è assistente in A1 femminile a Battipaglia e recentemente assistente della Nazionale italiana U16 femminile, dove sta affiancando coach Riccardi in occasione del raduno della Nazionale in programma a Vasto (Ch) dal 3 al 16 luglio (per poi affrontare gli ultimi tre giorni la Germania).

Com’è iniziata la sua carriera da allenatore?

Premetto che mi sono avvicinato al basket molto tardi, avevo già 14 anni, e per puro caso. Mi sono appassionato nella società del mio piccolo paese a Mugnano e dal primo giorno che ho messo piede in campo mi sono innamorato di questo sport. Avendo cominciato tardi ho prima deciso di arbitrare ma allo stesso tempo amavo stare in palestra con gli allenatori, guardarli lavorare e, quando si poteva, dargli una mano. Ho iniziato la mia carriera alla Pro Cangiani società del papà di Chiara Pastore e nel mio viaggio cestistico ho allenato sia maschi che femmine. Di sicuro nel mio percorso reputo fondamentali gli anni passati al fianco del mio primo tutor, e molte volte capo allenatore, Massimo Massaro, ma anche in Partenope e successivamente a Basket Napoli e Vivibasket Napoli con Roberto Di Lorenzo mi hanno permesso un’ottima formazione e di migliorare il mio bagaglio tecnico.

Perché la pallacanestro femminile?

Perché la reputo uguale a quella maschile, l’unica differenza é nel sesso dei giocatori. Ogni volta che lavoro con le donne resto affascinato dalla loro grande capacità di impegnarsi e seguire le richieste. Ho passato tanti pomeriggi a seguire gli allenamenti di Mirco Diamanti quando era a Napoli, ed il fatto che lui insegnasse alle sue ragazze a difendere come gli uomini mi ha fatto sempre pensare che non ci fosse  nessuna differenza. Vederlo festeggiare lo scudetto quest’anno mi ha reso felicissimo, è un grande professionista e grandissimo conoscitore della pallacanestro, ma soprattutto è la sua umiltà che gli ha permesso di fare grandi cose. È a lui che devo il mio amore per la pallacanestro femminile.

Cosa pensa di questa stagione appena conclusa? Cosa migliorare e cosa mantenere?

É stata una stagione molto esaltante, ma allo stesso tempo difficile. Personalmente, questa stagione mi ha insegnato a rivedere e rivalutare soprattutto il valore e l’importanza del gruppo. Per questo devo ringraziare le ragazze che ho allenato: la loro disponibilità e il loro impegno, soprattutto nel momento più difficile della stagione, ci ha permesso di lavorare con serenità ed ha reso il mio lavoro molto più semplice. Di certo di questa stagione resterà nella mia esperienza, ritrovarmi a lavorare per raggiungere risultati importanti come lo scudetto U20 è stata un’ emozione incredibile, ma della quale già il giorno dopo mi ha portato velocemente a cambiare pagina, come anche l’aver raggiunto una salvezza che sembrava impossibile, chiedendomi di realizzarla da capo.

Obiettivi nuova stagione?

Ora come ora non ho obiettivi e non so cosa farò. In questi giorni mi sono concentrato sulla nazionale under 16 e vivrò questa esperienza senza distrazioni. Per il futuro, spero di poter dare seguito all’esperienza di quest’anno e  continuare la mia crescita personale. Quello che è successo quest’anno é solo un punto di partenza perché ho ancora tanto da imparare.

Cos’è per lei la nazionale italiana?

Credo che arrivare a vestire la maglia della nazionale italiana sia una cosa straordinaria. Poter portare la scritta “Italia” addosso ti riempie d’orgoglio e allo stesso tempo aumenta la tua responsabilità. Ho iniziato l’esperienza U16 da pochi e la sto vivendo con molta attenzione e serenità, questo grazie anche all’ottimo lavoro in sintonia con coach Riccardi e coach Piazza

Cosa pensa della sofferta sconfitta azzurra femminile e cosa si auspica per quella maschile?

Il campionato europeo per la nostra nazionale femminile é stato molto positivo. Abbiamo giocato una pallacanestro importante dove le nostre giocatrici sono riuscite ad esprimere tutte le loro capacità tecniche. Abbiamo raggiunto un settimo posto che poteva tranquillamente essere il quinto, dandoci la possibilità di andare al mondiale, ma come sappiamo anche qualche episodio non ci é stato favorevole. Non mi soffermerei sugli episodi, ma sul fatto che la nostra nazionale sia riuscita a giocarsela con tutti e con un’incredibile intensità ed energia. Per quanto riguarda la maschile credo che la nazionale continuerà il proprio percorso di crescita cominciato lo scorso anno, anche se ci saranno dei cambiamenti e delle differenze di roster rispetto al 2016. Sarà una nazionale coesa ed i giocatori che scenderanno in campo giocheranno ancora più uniti aiutandosi a vicenda. Sarà il nostro marchio di fabbrica che ci porterà, sotto la guida di Messina, a giocare un buon europeo.

Cosa si aspetta dal suo lavoro e quali sono i suoi obiettivi per la sua carriera? Ora c’è la sua U16…

L’ esperienza U16 per me è motivo d’orgoglio. Credo che chiunque inizi questo percorso speri, un giorno, di poter lavorare per la propria nazione. Per il futuro io non mi pongo obiettivi, perché credo che allenare sia bellissimo a qualsiasi livello. È bellissimo veder crescere qualsiasi tipo di giocatore ed è questa l’essenza principale del lavoro di ogni allenatore. Vincere é certamente importante, ma a volte non è legata alla crescita delle squadre e dei giocatori. In tutti questi anni ho lavorato in posti e situazioni diverse e sempre con grande entusiasmo, spero che tutto questo possa continuare per molto tempo ovunque mi ritrovi ad allenare.

Il giocatore o giocatrice del passato preferito?

É una bella domanda perché credo che si possano fare tanti nomi importanti ma io amo ripercorrere, anche in questo caso, atleti che ho visto giocare dal vivo e che mi hanno fatto appassionare a questo sport. Per i giocatori uomini ce ne sono due in particolare: Davide Bonora, per la sua straordinaria capacità di far giocare le sue squadre, e Mike Penberthy che, con la sua straordinaria capacità di segnare da tre punti, mi ha fatto innamorare della bellezza di segnare un canestro proprio da tre punti. Per quanto riguarda le donne non ho nessun dubbio a dire che Francesca Zara mi abbia dato la possibilità di vedere giocare e allenarsi una giocatrice fortissima. Francesca non é una giocatrice del passato ma ancora molto attuale e che, anche quest’anno, ha giocato per la sua Broni con grandissima professionalità. Di certo per me è la giocatrice che ho amato veder giocare di più.

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