A tu per tu con Giacomo Galanda: “Preolimpico scommessa persa, non una scommessa sbagliata”

Durante i sorteggi del Mondiale Under 19, abbiamo scambiato due parole con Giacomo Galanda.

di Marco Novello

L’ala-pivot friulana è stata ospite alla cerimonia dei sorteggi dei gironi del prossimo mondiale u 19 che si terranno nella sua Udine.

3 scudetti, 1 coppa Italia, 2 supercoppe italiane, 2 campionati di LegaDue, un oro, un argento ed un bronzo europeo, un argento olimpico ai giochi di Atene 2004, una bacheca che pochi giocatori professionisti al giorno d’oggi possono vantare. Uno di questi fortunati risponde al nome di Giacomo Galanda, ala-pivot di 210 cm che ha calcato i parquet nostrani per più di 20 anni, indossando tra le altre le maglie di Fortitudo Bologna, Olimpia Milano, Pallacanestro Varese e Mens Sana Siena. L’ex giocatore era presente oggi, in qualità di testimonial, ai sorteggi dei gironi del prossimo mondiale under 19 femminile che si terrà nella sua Udine. A fine dell’evento il dirigente di Pistoia ha rilasciato qualche dichiarazione sia sulla Serie A che sulla nazionale.

Secondo “Jack” la favorita numero uno “resta Milano, per qualità e profondità del roster milanese. E’ vero ora è impegnata con l’EuroLega e questa competizione sta portando via energie ai ragazzi di Repesa, ma sono convinto che saranno sicuramente pronti per affrontare al meglio i play-off”. Non sarà però un monologo quello dei meneghini; per il nativo di Udine “le contendenti più serie al tricolore sono Venezia ed Avellino, non inserisco Reggio Emilia perché in stagione fino ad ora ha avuto troppi problemi”.  Il discorso si è poi spostato sulla carenza di nuovi giovani pronti ad esordire sia in serie A sia con la maglia della nazionale e si possono trovare diverse cause a tal proposito; “i giovani italiani non giocano le coppe europee, non fanno esperienze oltre confine e non si fanno il nome, oltre ovviamente a livello NBA per quei pochi che abbiamo. Molti di essi tra l’altro giocano  in A2, campionato che assomiglia, come format, alla Serie A di un tempo con solo due stranieri ed il resto italiani producendo così partite più combattute. Quindi in fin dei conti manca il coraggio dei dirigenti ad impostare un progetto duraturo sui giovani per dare quindi ricambi generazionali all’altezza. Recentemente solo Trento e Reggio Emilia hanno provato ad inserire giovani tra i quali soprattutto Della Valle, Flaccadori e Dada Pascolo, ci vuole coraggio e tempo oltre che programmazione con società che danno fiducia agli allenatori”.

Nazionale appunto, l’eliminazione al torneo preolimpico pesa ancora, soprattutto perché giocato davanti al pubblico amico di Torino, ma anche perché l’ultima apparizione risale appunto ad Atene poi il nulla. “Ricordare certi traguardi che la nostra nazionale ha raggiunto è sempre bello; la memoria ed il ricordo di tali imprese aiuta a stimolare i giovani ad avvicinarsi al nostro sport, ma non si può vivere solo di ricordi. Bisogna tornare a produrre risultati perché si io ho fatto parte di quegli 8 anni magici che hanno portato un sacco di medaglie ora però serve investire sui vivai delle squadre italiane”. Cosa è mancato per accedere all’olimpiade è stato “semplicemente il vincere le partite giuste, la Croazia è stata più concreta di noi nel momento verità, mentre noi siamo stati belli fino ad un certo punto. In fin dei conti non è stata una scommessa sbagliata, la Federazione aveva puntato molto su questa Olimpiade, ma ho solo perso la scommessa. Dobbiamo imparare a vincere le partite che contano, si vincono con i gregari, con i leader che guidano la squadra in momenti di difficoltà, con la difesa, con il gioco di squadra e purtroppo tutto questo ci è mancato nella partita più importante. Vedevo Messina che cercava di trasmettere grinta ai nostri atleti e parlare con loro; non sono cose che si possono improvvisare all’ultimo momento, ma sono cose che si acquisiscono col tempo, dobbiamo forse ancora soffrire prima di tornare a gioire.” Questo è il pensiero finale dell’ala friulana.

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