Andrea Cinciarini – Il vero collante milanese

Come nella scorsa edizione, anche in queste Final Eight di Coppa Italia Cinciarini ha svolto un ruolo fondamentale per permettere a Milano di vincere.

di Marco Arcari

Sento spesso dire che Milano dovrebbe affidarsi unicamente ai giocatori di maggior talento, ovvero Sanders e Simon. Poi, dopo aver passato quattro giorni a Rimini per le Final Eight, mi accorgo che, forse, queste opinioni sono azzardate, se non addirittura sbagliate.

La pallacanestro è uno sport di squadra, ma si mentirebbe – sapendo di mentire – dicendo che i singoli non fanno la differenza. Basta guardare cosa sta facendo Sergio Llull in quel di Madrid da inizio stagione – o, meglio, da 4/5 anni a questa parte – o cosa fecero i vari Navarro, Diamantidis e Spanoulis nel tempo. I singoli fanno la differenza, eccome. L’appassionato e il tifoso, però, non devono fermarsi unicamente ai numeri di una determinata partita, quanto piuttosto valutare nel complesso la prestazione di un giocatore, per poi andare a vedere in quali situazioni abbia reso al meglio.

Il singolo, allora, deve essere valutato su più aspetti. E se per singolo intendiamo Andrea Cinciarini, allora bisogna valutare tutto, specialmente delle Final Eight che si sono appena concluse. Perché Milano si è presentata al primo appuntamento importante stagionale – un trofeo è cosa ben diversa dalla Stagione Regolare di EuroLeague – con una defezione importante: quel Krunoslav Simon messo ko da problemi alla schiena e mai vistosi in campo nella manifestazione riminese. E allora, per tornare ai singoli, tutti si sarebbero aspettati che, a decidere le sorti della spedizione biancorossa, fossero i vari Kalnietis, Sanders, Hickman, Macvan, Raduljica. In parte, questa previsione si è rivelata corretta, poiché Macvan ha realizzato il canestro decisivo nei Quarti contro Brindisi, Sanders ha dominato contro Reggio Emilia in Semifinale e Hickman ha vissuto una partita di onnipotenza cestistica proprio in Finale, contro Sassari.

Nel mezzo, però, vi è sempre il capitano biancorosso: quell’Andrea Cinciarini arrivato in un ambiente tanto affamato dalle vittorie quanto frustrato dagli insuccessi e dalle batoste rimediate nella seconda stagione di Banchi come head coach. Perché se è vero che la continuità di Macvan ha fatto la differenza per i biancorossi, è altrettanto vero che la tripla contro Reggio Emilia e la prestazione in Finale del play italiano pesano non poco per valutare chi sia stato il giocatore chiave di questa squadra in queste Final Eight. Come avvenuto lo scorso anno, Cinciarini risorge proprio nel momento in cui Milano deve ritrovarsi per vincere il primo trofeo nel nuovo anno solare. Proprio come l’anno scorso, è lui a piazzare i canestri decisivi ma a vedere altri portare a casa la palma di MVP della competizione. Certo, il criterio di assegnazione deve assolutamente tenere conto della prestazione in Finale del singolo candidato, quindi la scelta di Hickman non è nulla di incredibile. Eppure, nell’atto conclusivo della Coppa Italia, Cinciarini gioca 26 minuti e risulta essere il secondo per valutazione (17, dietro solo al 26 di Hickman) e per rimbalzi (6), nonché primo per assistenze (4). Il tutto, dopo aver realizzato la tripla della staffa nella Semifinale con Reggio Emilia, con seguenti polemiche per quell’esultanza liberatoria in cui vi era tutto fuorché una mancanza di rispetto per la sua ex-squadra.

Come l’anno scorso, Cinciarini è il gestore della clessidra per una città che logora dall’interno con la sua velocità, con la sua frenesia e con la sua brama di successi. È l’equilibratore di un ambiente che ha voglia di innalzarsi al cielo quasi come lo fanno i grattacieli che sorgono nelle zone riqualificate della città. Questo, più di ogni altra cosa, va detto di un giocatore che sarà anche battezzabile da oltre l’arco dei 6.75 e in Europa soffrirà molto più che entro i confini italici. Perché se è vero che per vincere servono i grandi campioni, è altrettanto vero che uno spogliatoio vive di equilibri sottili, messi a continuo repentaglio da identità e personalità che, inevitabilmente, prima o poi verranno a divergere. In quel momento – la divergenza non solo di vedute sul basket, magari – un uomo, oltre che un giocatore, come Andrea Cinciarini serve eccome.

Le medie di questa sua Coppa Italia potrebbero dire il contrario, ma qui torniamo a quanto detto in apertura: valutare unicamente i 4.3 punti, i 4.0 rimbalzi e i 3.3 assist (con il 55.6% da due e il 25.0% da tre) rappresenterebbe una forzatura di non poco conto. I numeri a volte spiegano tutto, ma in molti altri casi raccontano pochissimo. In questa situazione particolare, oserei dire che non raccontano quasi nulla. Cinciarini è stato il collante di una squadra che – come ci ha abituati a fare quest’anno – ha vissuto di individualità, a turno, per portare a casa il quarto trofeo della gestione Repesa. Un allenatore messo sulla graticola nonostante abbia portato a Milano tutti i trofei disponibili in Italia, palesando sì lacune in Europa. Chiariamoci subito, però: l’EuroLeague è una competizione ben diversa dalla Serie A e non credo di mancare di rispetto a nessuno nel dire una cosa che è lapalissiana. Repesa verrà valutato alla fine di questa stagione, senza dubbio: ma le divergenze di cui parlavo prima sono chiare e basterebbe guardare attentamente qualche partita dell’Olimpia per capire che, tra corpi estranei e isolamenti, spesso la squadra non gioca come vorrebbe il suo allenatore.

Cinciarini è il trait d’union delle sfaccettature che compongono la realtà milanese. E per quanto i fenomeni – anche grazie a un’attenzione mediatica – possano essere individuati in altri giocatori, il playmaker italiano ha dimostrato di esserci sempre, anzitutto con la testa, in quelle partite in cui Milano si giocava trofei. E, per quanto belle, le varie chiacchiere sulla sua forza, sul suo ruolo, sulla sua possibilità di essere in Nazionale o meno, stanno a zero. Nella pallacanestro a parlare è sempre il parquet, il quale ci dimostra che, nelle gare secche in Italia, difficilmente Cinciarini toppa. Con buona pace di molti dei suoi detrattori.

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