Esclusiva Basketinside.com: intervista con Kyle Anderson, il Magic Johnson di UCLA

0

Kyle Anderson cerca di esaltare il suo nuovo pubblico, quello di UCLA
Photo took from bleacherreport.com
Kyle Anderson è un longilineo playmaker di 207 centimetri, tranquilli avete letto bene, proprio 207 centimetri. Il freshman dei Bruins non è di certo il miglior atleta della NCAA, infatti è piuttosto lento per giocare da esterno ma riesce comunque a fare la differenza grazie alle sue mani, strumenti così educati che potrebbero suonare Chopin così come scrivere poesie ma hanno deciso di regalare assist. Nel suo primo anno in California è già il miglior rimbalzista della squadra e il secondo miglior passatore, il tutto sfiorando la doppia cifra per punti realizzati, certe cifre e un certo fisico non vi ricordano un altro giocatore che a Los Angeles (in NBA però) ha fatto la storia? Un certo Magic? Ovviamente è presto per dirlo dato che Kyle ha ancora 19 anni ma gli indizi lasciano ben sperare. Prima di iniziare la sua avventura a UCLA Kyle è sempre stato considerato uno dei migliori 5 prospetti della sua annata anche perché questo ragazzo è una vera leggenda liceale: negli ultimi 3 dei suoi 4 anni di liceo infatti ha portato a casa un record complessivo di 93 vittorie e 1 sconfitta riuscendo a condurre St. Anthony in cima alla Fab 50, la classifica dei migliori licei d’America. Ditegli qualsiasi cosa ma non provate a dire che non è un vincente.

Nome:Kyle Anderson
Data di nascita: 20 Settembre 1993
Luogo di nascita: Fairview, New Jersey
Altezza: 2.07 m
Peso: 106 kg
Ruolo: Playmaker/Ala Piccola/Ala Grande
High School: St. Anthony High School
Squadra: UCLA Bruins
Statistiche 2012/2013: 9.2 punti, 8.7 rimbalzi, 3.7 assist, 1.7 recuperi

Considerando le tue caratteristiche ritieni che il sistema di coach Ben Howland sia il più adatto al tuo modo di giocare? Pensi che sfrutti a pieno le tue qualità?

Certamente, non solo mi trovo molto bene con gli schemi di coach Howland ma mi diverto anche molto a giocare in questo sistema di gioco. Inoltre questo tipo di gioco mi valorizza, infatti ho la possibilità di avere la palla in mano in determinate situazioni in cui ho gli spazi giusti sia per creare qualcosa di buono per i miei compagni ma anche per costruirmi il mio stesso tiro.  

Sei passato dall’essere la stella assoluta del tuo liceo a far parte di una squadra ricca di giocatori molto talentuosi come Shabazz Muhammad, Larry Drew II e Jordan Adams. E’ stato difficile per te, specie all’inizio, non avere la palla in mano così spesso come all’High School? Pensi che questa situazione abbia migliorato altri aspetti del tuo gioco?

Onestamente non è stato particolarmente difficile per me, già da inizio stagione sapevo che avrei dovuto imparare a giocare più spesso senza palla. Sono migliorato molto in questo aspetto, ora riesco a leggere meglio le difese avversarie e a valorizzare maggiormente i miei compagni, inoltre la qualità dei miei blocchi è migliorata tantissimo.

Molta gente ti considera un ala mentre altri ti considerano un playmaker e infatti al momento sei il miglior rimbalzista della squadra ma anche il secondo miglior passatore quindi sei già molto completo. Qual pensi sia il punto forte del tuo gioco e quale invece il tuo punto debole?  

Del mio gioco mi piace molto il mio essere altruista col pallone, mi piace favorire i compagni per valorizzarli e distribuire assist a più persone possibile.  Ovviamente ho ancora molto da molta strada da fare, devo iniziare a segnare con continuità i tiri piazzati ogni volta che mi viene lasciato spazio per farlo, inoltre devo migliorare atleticamente aggiungendo muscoli  e diventando più veloce.

 Sei sempre stato considerato uno dei cinque giocatori migliori della tua annata ed eri quindi corteggiatissimo da quasi ogni ateneo degli Stati Uniti ma hai deciso quasi subito di legarti a UCLA. Cosa ti ha convinto in così poco tempo che UCLA sarebbe stato il posto giusto per te?

Ho sempre voluto giocare a UCLA per il successo che le guardie allenate da coach Howland hanno sempre avuto. Lui ha allenato e ha cresciuto molti giocatori che non solo sono riusciti a raggiungere l’NBA ma sono stati in grado di mantenere livelli di eccellenza lungo tutto l’arco della loro carriera. Questi giocatori sono passati dal sistema di coach Howland e solo dopo sono diventati le superstar che sono oggi.

Dopo essere diventato un Bruin la NCAA ha passato circa 4 mesi a investigare sulla tua situazione temendo qualche violazione nel tuo recruitment da parte di UCLA ma alla fine tutto è andato per il meglio e hai ricevuto il permesso per giocare appena in tempo per l’inizio della stagione. Hai mai avuto paura di non poter giocare anche solo una parte della stagione?

Onestamente no, non sono mai stato preoccupato a riguardo, non ne avevo motivo, sapevo che tutto si era svolto regolarmente. Io mi sono sempre concentrato sulla squadra, indipendentemente dalla situazione il mio compito è sempre stato quello di aiutare i Bruins.

Kyle tu sei un vincitore, al liceo, a St. Anthony, hai chiuso la carriera con un record complessivo di 93-1. Per una persona così abituata a vincere quanto è difficile iniziare la stagione con tre sconfitte nelle prime cinque partite? Cosa pensi ci sia da cambiare nella tua mentalità e in quella della squadra per svoltare una stagione altalenante come questa.

Certe volte è tutta una questione di ambiente, a St. Anthony ho avuto la fortuna di far parte di un gruppo incredibile che è cresciuto insieme. Certo un inizio come questo non è stato facile ma ogni giorno cerco di affrontare le difficoltà una per una, un passo alla volta così da riuscire a fare ciò che ho sempre fatto anche con i miei nuovi compagni a UCLA e cioè vincere. La nostra è una squadra molto giovane e quasi totalmente nuova ma ora stiamo iniziando a conoscerci meglio e sono certo che abbiamo tutto ciò che serve per chiudere al meglio questa stagione. 

A questo proposito, dopo le Final Four del 2008 UCLA non ha mai più superato il secondo round del torneo NCAA o vinto un torneo di conference. Pensi che i Bruins di quest’anno possano riuscire a cambiare il trend?

Certo che sì. Ciò che vogliamo è dare il massimo fino alla fine della regular season per poi giocarci tutto nel torneo della Pac-12. Al momento tutto ciò che dobbiamo fare è restare concentrati e affrontare un avversario per volta, senza guardare troppo in avanti e senza preoccuparsi del record. Noi faremo di tutto per giocarci il Torneo NCAA ma stai certo che, indipendentemente da quale torneo giocheremo, cercheremo di vincerlo.

Facciamo il punto della situazione. Sei una guardia con un fisico da ala grande, sai passare la palla, sai prendere i rimbalzi e hai un DNA da vincente, inutile quindi dire che saresti considerato un innesto importante per qualsiasi franchigia NBA. Hai già fatto qualche pensiero al Draft NBA o sei determinato a restare a UCLA? 

Attualmente il mio solo pensiero è UCLA e il mio unico obbiettivo è quello di aiutare la mia squadra a chiudere la stagione nel migliore dei modi.

Ringraziamo l’ufficio stampa di UCLA, specialmente Alex Timiraos, e ovviamente Kyle Anderson per il tempo concessoci e per la loro disponibilità.