ESCLUSIVA BASKETINSIDE: Intervista a Mario Boni

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C’è una foto che di recente è circolata on-line in cui un po’ di anni fa al Camp di Cutigliano tu mostri a dei ragazzi la corretta postura di tiro, e dietro di te c’è Kobe Bryant che ti fissa quasi sbalordito. Non è che la cosiddetta “mamba mentality” (quella cattiveria agonistica, quella capacita’ di sapersi caricare quando si ricevano fischi ed insulti di ogni sorta, quel killer instinct sportivo) l’ha ripresa da te? Mario Boni e Kobe Bryant al camp di Cutigliano (1990) Mi piacerebbe fosse cosi. Al camp di Cutigliano c’era tutta la famiglia Bryant: oltre a Kobe, c’erano le sorelle, Joe, e la mamma. E’ stato un periodo bellissimo della mia vita perché la pallacanestro in Toscana era davvero all’apogeo. Mi fa piacere il fatto che relativamente di recente, nel corso di una intervista, parlando dell’Italia, Kobe Bryant abbia ricordato proprio me, dicendo che ero un grande giocatore. Mi auguro che qualche esempio di come io ho sempre affrontato partite ed allenamenti sempre al massimo lo abbia preso e questo abbia in piccola parte contribuito a renderlo cosi vincente come è stato.

Archivio LegaBasket: Kobe su SuperMario
Kobe su SuperMario (src: archivio Legabasket – Il Cittadino – 11 ottobre 2011)
Si sentono tanti opinionisti disquisire e filosofeggiare sulla capacità di determinati giocatori di venirsi a trovare “in the zone” ovvero quello stato di trance agonistica in cui tutto sembra riuscire facile e naturale. A me ed a noi interessa sapere invece da te, uno dei pochissimi che potrebbe dare un parere rilevante: cosa scatta? Quali le sensazioni? Guarda, la domanda è proprio bella… Mi fai venire i brividi. La mia fortuna è stata quella di non essere un giocatore normale, e di essere sempre il protagonista delle squadre in cui ho giocato. Mi è quindi capitato spesso di essere “in the zone”, ovvero in quei momenti che tu hai appena citato. Sembra di essere su una nuvola, sembra quasi di vedere un altro che fa delle cose incredibili. E’ una cosa magica, è come vivere dentro un film in cui tu sei l’attore ma quasi ti estranei, è veramente una piccola magia. Lo capisci che stai entrando “in the zone” quando cominci a fare dei canestri incredibili e quando ti senti che tutto va per il verso giusto. Entri in quella specie di parentesi magica e ti dirò che il motivo per cui continuo a giocare e per il quale ho giocato in tutte le categorie è proprio il cercare di ritrovarla ancora. Mi fa sentire bene, potrei azzardare anche il termine “felicità”: ti sembra di poter volare ed è davvero una piccola magia. [youtube http://www.youtube.com/watch?v=brOS70nJcb0] A proposito di sensazioni quasi uniche: pur sapendo che ce n’è anche un terzo che hai disputato (Teramo contro Roseto), quali sono le somiglianze e differenze tra il derby Aris – Paok e quello tra Montecatini – Pistoia? Il derby è una cosa meravigliosa, l’aspettativa dello stesso anche: non appena vengono sorteggiati e diramati i calendari della stagione, si va subito a vedere quando ci sarà la stracittadina. Ti posso dire che il derby della città di Salonicco, alla quale io sono tanto legato, tra Aris e Paok è una questione proprio di religione: la gente greca vive l’appartenenza alla squadra quasi come un motivo religioso, è sentitissimo ed il trasporto é unico. In Italia invece, tra Montecatini e Pistoia, è visto e vissuto più in termini di rivalità territoriale piuttosto che quella motivazione quasi “santa” dell’attaccamento e dell’appartenenza alla maglia. Belli entrambi, ma mi trovo a dover sottolineare il fatto che per il derby greco ho constatato proprio un trasporto religioso.
Mario Boni a Salonicco
Mario Boni a Salonicco (src: roseto.com/)
Senza doverti attenere a una composizione equa in termini di ruoli (ex: non serve ci sia un play, un centro, etc. ma potrebbero anche essere tutte guardie!), chi sono i 4 compagni che sceglieresti al tuo fianco a comporre il miglior quintetto offensivo italiano di sempre? Te ne do 5 oltre a me: Vincenzino Esposito, Antonello Riva, Carlton Myers, Alessandro Fantozzi, Gianmarco Pozzecco. Attaccanti E invece ricollegandosi all’argomento discusso in precedenza, quali quelli che vorresti al tuo fianco dovessi metter su la squadra piu’ determinata, “tignosa” ed affamata di vittorie come te? Tutti quelli che ti ho appena citato hanno tutti anche quest’altra componente e quindi le loro nomination restano valide anche per quest’altra compagine. Altri nomi sono Sasha Danilovic (capace di avere un impatto emotivo sulle partite incredibile), Nando Gentile e Gianluca Basile (capace di giocare bene nei momenti determinanti). Poi è ovvio che facendo dei nomi se ne dimentichino degli altri. Vincenti Abbiamo nominato molti grandi che son stati protagonisti in Nazionale. A proposito di quest’ultima, celeberrimo é il fatto che Ettore Messina abbia dichiarato che uno dei suoi più grandi rimpianti da allenatore sia stato il non averti riservato lo spazio che avresti meritato in canotta azzurra. Come te la sei vissuta tu al tempo? Come invece la vedi oggi? Devo dire che al tempo l’ho vissuta molto male. Sono convinto tuttora che meritassi ampiamente il posto, reputandomi il più forte in circolazione. La mia fortuna, in questa come in altre occasioni (es: la squalifica per doping), è quella di non essermi mai voltato indietro e commiserato. Pur avendola vissuta molto male al tempo, non mi sono mai voltato indietro e quindi oggi ti direi: si vede che doveva andare cosi.
Mario Boni in Nazionale
Mario Boni in Nazionale
Parlando del coach in questione, come vedi il suo ingresso nello staff dei San Antonio Spurs? Con lui poi in seguito ho parlato, fu lui a consigliarmi alla Virtus. Lo considero uno dei grandissimi allenatori europei a livello mondiale insieme ad Obradovic e Ivkovic. Sono contento per lui, è un’esperienza di vita, ma confesso che mi piacerebbe vederlo e lo preferisco come capoallenatore di una grande squadra di Eurolega. Avendo nominato il tema Italiani & NBA… Dovendo pensare ad un giocatore odierno che possa somigliarti, mi veniva in mente Alessandro Gentile, principalmente per il talento offensivo, la “tigna” e l’insofferenza alla panc
hina. Che ne dici? C’è qualcun altro che ti ricordi te?
Bravo! E’ proprio lui che ti avrei indicato: giocatore che mi piace tantissimo, fischiatissimo poi… Ora premesso che è risaputo come tu non abbia una grande considerazione della NBA (playoffs a parte), cosa faresti al posto suo oggi (con la chiamata dei Rockets)? L’NBA è un grande circo che però a livello economico ti cambia anche la vita. A me non piace (la stagione regolare é inguardabile), ma se fossi io ai giorni d’oggi a trovarmi in condizione di poterci andare ci andrei, cosi come ha fatto Datome che ha ottenuto un tipo di contratto che qui in Europa non sarebbe riuscito ad avere. Ribadisco, pur essendo la mia mentalità profondamente europea e non essendo un grande fan di quello che di fatto è un altro tipo di spettacolo (come fosse andare al circo), dato il divario economico che c’è ai giorni d’oggi con le possibilità che vengono offerte oltreoceano, mi trovassi a dover decidere e ad averne le possibilità al giorno d’oggi mi adeguerei ed andrei in NBA. Tu che all’estero ci sei andato, e ci hai lasciato anche un pezzo di cuore (a Salonicco), vuoi dirci la tua sulle dichiarazioni di Aradori? Pietro è un altro giocatore che mi piace tantoSono contento per lui: è andato ad una squadra importante (il Galatasaray), in una bella città (Istanbul) e giocherà l’Eurolega. Riguardo alle sue dichiarazioni nello specifico, credo che il problema dell’Italia sia che non ci sono più i settori giovanili e non ci sono più i giocatori che giochino: troppi stranieri. A me piacerebbe vedere regole simili a quelle che hanno in Turchia e Russia: vedere in campo sempre due italiani. Capisco sia molto difficile ma credo che mai come oggi il movimento italiano soffra di mancanza di giocatori, o meglio della possibilità di far giocare i giocatori. Perché se poi c’è spazio e li facciamo giocare i giocatori escono; se guardi alla mia generazione siam venuti tutti fuori giocando, confrontandosi, senza limitazioni (under, over). Siamo usciti perché avevamo la possibilità di giocare. Capisco che il mondo sia cambiato, ma nonostante ciò la specificità dello sport dovrebbe essere preservata: identità nazionale, identità culturale. L’invasione non mi piace: vorrei vedere i nostri ragazzi nei nostri vivai avere la possibilità di giocare e sbagliare senza troppe limitazioni. Che puoi dirci su un altro recente tema caldo: come è stato gestito il caso Hackett? Il ragazzo ha sbagliato, è stato un po’ pollo ed un po’ troppo istintivo, ma il caso è stato gestito a mio parere male dalla Federazione e da Milano. Fermo restando che Daniel abbia commesso un errore, in un momento di crisi come questo in cui il prodotto basket non va piu’ di tanto, si sarebbe dovuto gestire il caso diversamente. Capisco che il regolamento dica una cosa, ma considerato tutto, sappiamo bene che la situazione avrebbe potuto esser ricucita diversamente, trovando un’altra causa che avrebbe portato ad una pena minore e meno severa. Umanamente mi dispiace per il ragazzo e spero che, dopo questa prima sanzione cosi pesante, ci possa essere una revisione ed un atto di clemenza da parte del presidente. Buona parte continua a soprendersi, ma tu l’avevi sempre detto… Quando di anni ne avevi 40, nella festa-promozione di Teramo, urlasti in diretta tv a Franco Lauro che avresti giocato fino a 50 anni…
Mario Boni
Mario Boni (src: facebook.com/)
18 finali giocate ed una persa, 10 promozioni, 5 coppe, 1 mondiale militare e uno over 50, eppure ancora tanta fame cestistica. Il basket per Mario Boni è…? Una ragione della mia vita. E’ la competizione che mi rende vivo. E tanti dettagli particolareggiati a riguardo e le motivazioni sono quelle che poi abbiamo discusso nel corso di questa chiacchierata.  di Valerio D’Angelo

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