[ESCLUSIVA] Luigi Gresta: “In Italia difendiamo una casta inesistente, in Austria il basket è un happening”

Abbiamo contattato Luigi Gresta, che ci ha raccontato della sua nuova esperienza e ha proposto alcune idee per la pallacanestro italiana.

di Massimo Mattacheo, @MaxMattacheo

Un allenatore di grande esperienza, che in Italia ha allenato diverse squadre e che ora ha scelto un nuovo percorso per la sua carriera: in esclusiva abbiamo contattato Luigi Gresta, ora alla guida degli Arkadia Traiskirchen Lions, squadra che gioca nell’Admiral Basketball Bundesliga in Austria. Gresta ci ha raccontato alcuni aneddoti relativi alla squadra e ha proposto una serie di riforme per migliorare il basket in Italia.

In estate, dopo l’esperienza di Matera, hai scelto di intraprendere una strada diversa. Come mai hai deciso di tornare in panchina, in Austria?

ʺLavoro per Interprerformances, un’esperienza diversa rispetto a quella di allenatore. La mia scelta e le mie dichiarazioni sono state frutto di una presa di coscienza frettolosa, data dal fatto che ho visto dinamiche che non mi piacevano nel mondo della pallacanestro e che lavorando dietro una scrivania ho notato in modo ancora più accentuato. Quando però Capicchioni mi ha chiesto la disponibilità per andare ad allenare in Austria, in una squadra che è gestita da Interperformances non gli ho nemmeno fatto finire la frase che ho deciso di accettare e di tornare in giocoʺ.

Che tipo di organizzazione hai trovato? E il livello del campionato com’è?

ʺIn Austria ho trovato una grande serietà organizzativa e delle innovazioni che non sapevo esistessero. Ti faccio un esempio, qua si usa Keemotion, che permette di filmare le partite in diretta, selezionare determinate cose, taggare i giocatori e fare altro: è una tecnologia che in Italia non ha nessuno, nemmeno le squadre di Serie A (tranne qualche eccezione). A livello di gioco, penso che il campionato austriaco non abbia nulla da invidiare alla nostra A2, non circolano molti soldi ma ci sono buone squadre. Mi è stato detto che rispetto a qualche anno fa il livello è calato, ma lo stesso è accaduto anche in Italia. La serietà del campionato è comunque molto altaʺ.

Che differenze hai trovato tra l’Austria e il Kuwait, altro campionato in cui hai allenato?

ʺIl Kuwait è solo un luogo in cui potere guadagnare bene, anche a livello di seguito è inesistente. Là la gente viene pagata per venire nei palazzetti e tifare, quando ci sono 100 persone è tanto. A livello di cifre molto bene, è un paese in cui il potenziale economico è molto alto ma in cui il livello tecnico è molto basso, ci sono solo giocatori kuwaitiani. Altri campionati, come a Dubai e in Bahrain, c’è più evoluzione, mentre un discorso a parte merita il Libano che è un campionato di altissimo livello. In Austria il basket ha un discreto seguito, le palestre sono buone e il tifo è puro, non ci sono gli ultras e la tifoseria è molto corretta e saluta con affetto al termine di ogni gara. La pallacanestro è vissuta come un happening, al termine delle partite quasi sempre c’è il terzo tempo: è una visione dello sport in stile americano, anche se c’è l’importanza della vittoriaʺ.

Ti sei esposto anche tramite Facebook con idee per migliorare il basket italiano. Ci sono campionati, come la Germania o pure la stessa Austria da come mi racconti, che sono in espansione e vicini se non migliori rispetto a quello italiano. Come si può tornare ad avere un prodotto appetibile anche all’estero?

ʺPer me basterebbe emulare quanto di bello viene fatto dagli altri, vedere come sono vissute le partite in Germania. In Italia spesso sembriamo fare richieste assurde, con una visione all’indietro e nostalgica delle cose. Si difende una casta che non esiste, perché di italiani per giocare ad alto livello non ce ne sono. Basta guardare ai modelli vincenti che abbiamo sviluppato, quando ho fatto la finale di A2 contro la Virtus Bologna c’erano tre stranieri e il campionato era di altissimo livello: tanti grandi nomi giocavano in A2 allora. Il paradosso è che un cittadino USA con passaporto italiano può arruolarsi nell’esercito ma non può giocare da italiano, mentre gli stranieri che si fanno 4 anni in Italia di formazione possono giocare da italiani. Capisco i casi in cui si otteneva il passaporto con i ‘matrimoni finti’ in cui non si conosceva nemmeno la moglie, ma da questo punto ci è venuta incontro la legge italiana, che ha allungato da 6 mesi a 3 anni i tempi per ottenere la cittadinanza. Non bisogna dimenticare che i vari Calabria, Radulovic e altri hanno dato tanto alla Nazionale e hanno aumentato la qualità del campionato.

Un altro aspetto fondamentale che deve essere sviluppato è quello della visibilità televisiva, che deve essere portata avanti in tutti i modi. Va bene il prodotto offerto da Sky, ma deve esserci qualcosa in chiaro. Non è possibile che la nostra pallacanestro abbia meno appeal di altri programmi, molta genteguarda quasi solo i primi 6-7 canali, quindi è necessario che il basket venga trasmesso in uno di questi, anche pagando per farlo. Credo che molta gente adesso non sappia nemmeno chi giochi in Italia e quali siano gli italiani più forti, c’è poca visibilità. La questione dei palazzetti è meno importante, non mi interessa troppo il discorso sulla capienza perché se poi vanno 1000 persone alla partita l’impianto è vuoto: mi preoccupo più della qualità, perché in Serie A ci sono alcuni impianti davvero brutti, anche a livello di spogliatoiʺ.

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