EuroLega Preview: AX Armani Exchange Olimpia Milano

EuroLega Preview: AX Armani Exchange Olimpia Milano

Il nuovo corso targato Ettore Messina ha tutte le carte in regola per riportare Milano ai vertici europei, ma le prime uscite in campionato fanno subito emergere molti dubbi

di Stefano Bartolotta

Le preview, normalmente, si scrivono, come dice la parola stessa, prima che inizi la stagione. In effetti, quella di EuroLega deve ancora iniziare, ma quella italiana, invece, ha già visto due partite ufficiali, quindi non si può non tener conto anche in chiave europea di ciò che è emerso da queste prime uscite. Nello specifico, una Milano che avrebbe dovuto dominare in lungo e in largo in Patria, è invece stata sconfitta da Brescia, e ciò che si è visto in campo lancia segnali che non possono essere derubricati sotto le voci “siamo a inizio stagione”, “ci vuole tempo”, “lasciamoli lavorare in pace”.

Messina era stato chiaro nella sua presentazione a giugno: certe cose, ha detto il nuovo coach, voglio vederle fin dal primo giorno. Con Brescia, invece, non si sono viste, e in realtà anche la vittoria di Treviso è apparsa più fisiologica, nel senso di legata alla composizione dei roster in senso stretto, che dovuta a qualche qualità speciale emersa dal lavoro effettuato in pre season. Pertanto, preoccuparsi è lecito e nient’affatto prematuro.

Per questo motivo, ho deciso di utilizzare gli spazi relativi ai punti di forza e di debolezza per esporre i cosiddetti best case e worst case scenario: se la squadra e il coach cresceranno rispetto a quanto visto finora, ci godremo ciò che ho esposto nei punti di forza, ma se non succederà, saremo costretti ad assistere a ciò che espongo nei punti di debolezza.

Quintetto titolare: Shelvin Mack (pg), Nemanja Nedovic (sg), Vladimir Micov (sf), Jeff Brooks (pf), Arturas Gudaitis (c)

Panchina: Sergio Rodriguez (pg), Riccardo Moraschini (sg), Micheal Roll (sf), Aaron White (pf), Kaleb Tarczewski (c), Luis Scola (c), Andrea Cinciarini (pg), Paul Biligha (c), Christian Burns (pf), Amedeo Della Valle (sg), Javi Rey (c)

Punti di forza: Messina è una delle menti cestistiche più brillanti in Europa: parlano per lui il suo palmares, la conclamata capacità di far giocare insieme personalità forti, l’abilità nel trasferire il proprio credo cestistico nella mente e nell’anima di tutti coloro che giocano per lui. Con un roster composto da giocatori abili nelle letture offensive, le note idee di base messiniane, basate sulla circolazione della palla, sul tempismo nell’effettuazione delle giocate e sulle corrette spaziature, dovrebbero essere declinate in campo con manovre offensive caratterizzate da intelligenza, intensità e capacità di sorprendere le difese avversarie. Nella propria metacampo, la combinazione tra la puntuale occupazione di spazi e l’attenta esecuzione di compiti assegnati dal coach in modo preciso può consentire a chi è in campo di sentirsi parte di un vero sistema difensivo in cui contano le gambe del singolo ma anche la capacità del collettivo di piazzarsi sempre nel modo giusto a seconda delle circostanze. Poco spettacolo, ma molta concretezza, questo ci si può aspettare da un’Olimpia che tutti quanto dovrebbero vedere come un’avversaria difficile da affrontare e contro la quale è complicato giocare bene.

Punti di debolezza: Messina è stato un grandissimo allenatore negli anni Novanta e Zero, ma nell’ultimo decennio il gioco si è evoluto in senso contrario alle sue idee, soprattutto dal punto di vista offensivo. Se il sistema difensivo di Messina può ancora assolutamente dire la sua, i suoi concetti offensivi sono ormai difficili da mettere in atto con efficacia, visto che, nel basket di oggi, non basta più passarsi bene la palla e muoversi col giusto tempismo e nei giusti spazi senza la palla stessa, ma occorre farlo con un dinamismo e con un atteggiamento propositivo che non sono molto presenti nel playbook messiniano. Infatti, o la palla gira per linee esterne, e a quel punto il più delle volte devi affidarti agli 1 vs 1 e se trovi difensori che non si fanno battere l’azione muore, oppure perviene ai lunghi in post, ma solo con l’idea di un tiro da parte del lungo che riceve, non di un eventuale scarico; così, per le difese moderne, non è difficile adattarsi in modo che questa situazione abbia efficacia solo per brevi periodi all’interno della partita. Il roster è composto da giocatori sì intelligenti e volenterosi, ma ai quali manca la fantasia per provare ad andare al di là di ciò che viene detto loro dall’allenatore, con le eccezioni di Rodriguez e Scola, sempre che non siano venuti a Milano con l’intenzione di svernare a fine carriera; il problema è che, nel basket moderno, è molto più frequente di una volta la necessità di trovare una soluzione “a giochi rotti”, e quindi, in questo caso, il rischio è quello di vedere un esercito di soldatini ben disciplinati a cui però manca il necessario estro.

Pronostico: se si dovesse verificare il best case scenario esposto nei punti di forza, Milano è fortemente candidata a ottenere un posto nei playoff, perché è vero che la concorrenza è cresciuta, ma di fronte a qualità del genere viene difficile per qualunque avversario imporsi. Se, invece, dovesse verificarsi il worst case scenario, a fine stagione si parlerà di un fallimento epocale, che potrebbe avere ripercussioni forti anche sul futuro dell’Olimpia, perché se nemmeno una personalità rispettata come Messina riesce a creare una squadra vincente, chi la può creare?

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