Europa terra di conquista: un fenomeno inarrestabile, con qualche eccezione

Il mercato estivo ha confermato un trend sempre presente nel corso degli anni, e che sembra non potersi arrestare: l’Europa è terra di conquista.

di Massimo Mattacheo, @MaxMattacheo

Europa, Cina, America. Tre mondi diversi, per certi versi agli antipodi a livello culturale e nello stile di vita. Tre paesi legati a doppio filo da alcune cose, e da una in particolare: lo sport. Sono queste tre le potenze mondiali a livello olimpico, con qualche incursione sporadica di altri paesi. Sono questi paesi a produrre il maggiore spettacolo in tutte le discipline. Sono questi tre i templi della pallacanestro mondiale, per motivi diversi.

Si può cominciare così, descrivendo questi luoghi, un discorso relativo alla pallacanestro, che conduce a una considerazione importante: l’Europa è terra di conquista, questo è un fenomeno inarrestabile e – forse – inevitabile. La storia insegna come siano stati gli europei i pionieri nelle conquiste, con paesi ed eserciti pronti a darsi battaglia per avere il predominio mondiale. Come non ricordare i conquistadores spagnoli, oppure la grande flotta inglese, o ancora i francesi o i grandi esploratori – Colombo, Magellano e molti altri – scopritori di mondi sconosciuti e per certi versi arretrati. Scoperte importanti e significative, che in alcuni casi – come per la scoperta dell’America – hanno cambiato inevitabilmente il corso della storia, segnando date che resteranno per sempre scolpite nella memoria e che verranno sempre insegnate a scuola.

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Dominio e predominio, due parole importanti nella storia, due termini che ancora oggi suonano importanti per comprendere l’evoluzione moderna della pallacanestro. Un gioco, quello inventato dal Professor Naismith, che ha subìto numerosi cambiamenti ed è andato incontro a tante variazioni per arrivare alla modernità. Non esiste e non è mai esistito un modo giusto o sbagliato di fare pallacanestro, solo variazioni sul tema.

The American Dream – L’America. La patria della pallacanestro. Il luogo che tutti i ragazzi che iniziano a giocare sperano di raggiungere. Un sogno, un qualcosa di difficile ma al tempo stesso di entusiasmante: non c’è nulla di nuovo nella storia. Sono tanti gli italiani che all’inizio del Novecento hanno tentato la fortuna, imbarcandosi in viaggi lunghissimi e logoranti alla ricerca di qualcosa di diverso, di nuovo, di appagante. Sono numerose le spedizioni di gente che in America cerca la fortuna, la felicità. Al giorno d’oggi la situazione è cambiata, la società si è evoluta, ma per la pallacanestro l’America rappresenta il massimo. Ai migliori interpreti europei del gioco non basta più giocare e spesso dominare in EuroLega, essere ai massimi livelli, diventare icone.

No, cercano di più. Cercano nuove avventure, nuove sfide. Un qualcosa che gli permetta di sentirsi appagati e ancora più motivati. Vogliono la NBA, confrontarsi con i migliori in assoluto, guadagnare cifre importanti – superiori a quelle che percepiscono in Europa – vogliono il massimo. La NBA è una lega elitaria, un campionato massacrante dove solo i grandi emergono. Un’esperienza di vita e di lavoro, un treno da cogliere al volo. Carpe diemcogliere l’attimo, rendere straordinaria la propria vita: questo il grande insegnamento del Professor John Keating (interpretato da Robin Williams) nel film ‘L’attimo fuggente’.

E proprio questa frase spiega a meraviglia la scelta dei migliori giocatori di EuroLega – ultimi in ordine di tempo Teodosic, Bogdanovic e Udoh – di giocare in America, di giocare al proprio meglio, di cogliere l’attimo che può durare una frazione di secondo o può essere per l’eternità. Una scelta decisa e da cui non sempre si torna indietro, una nuova vita: il fascino del paese a stelle e strisce attrae, e diventa difficile respingerlo.

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LA NUOVA FRONTIERA – Per Colombo furono le Americhe, per la pallacanestro moderna è la Cina. Un paese in grande crescita economica e non solo, con una cultura completamente diversa da quella occidentale. Una vita nuova, anche in questo caso, che non ha lo stesso fascino che offre l’America ma che è in grado di attirare i migliori giocatori del Mondo, grazie a offerte faraoniche.

E se nel calcio i cinesi sono una realtà ormai consolidata a livello di proprietà di squadre – l’Inter e il Milan sono due casi – anche il campionato cinese sta vivendo una fase di lenta crescita. Una competitività diversa rispetto all’Europa, ritmi più bassi e meno pressione, uniti a guadagni economici molto elevati, che nessuna altra squadra sarebbe in grado di offrire fanno sì che alcuni grandi interpreti del pallone abbiano deciso di scegliere la Cina. E non solo gente come Tevez che è sul finire della carriera, ma anche giocatori nel pieno del loro percorso, come Hulk, Witsel e Oscar, hanno deciso di accettare proposte irrinunciabili.

Nella pallacanestro sta succedendo lo stesso: nella maggior parte dei casi sono giocatori over 30 che decidono di trascorrere delle annate in Cina, per monetizzare al massimo il loro talento, ma alcune volte è proprio la forza economica a privare l’Europa di grandi talenti. Basti pensare a Kyle Fogg dell’Unicaja Malaga – squadra con cui avrebbe disputato la prossima EuroLega – che a 27 anni ha scelto la Cina dopo avere ricevuto un’offerta complessiva superiore ai 2 milioni di dollari in due anni. O ai vari Langford, Weems, Bourousis e Jackson, tutti giocatori che avrebbero potuto recitare un ruolo importante in Europa e che hanno optato per la soluzione cinese, per guadagnare di più.

La Cina non rappresenta un sogno, ma un mondo sconosciuto ai più che offre garanzie soprattutto da un punto di vista economico, rispetto che una competitività delle squadre. Anche questa è una scelta di vita, che si sta verificando sempre di più.

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NON MANCANO LE ECCEZIONI – Europa terra di conquista, vero. Ma al tempo stesso continente capace ancora di conquistare e di attirare. Ci sono stati nella storia recente tanti giocatori che non hanno mai tentato il salto in America – Bodiroga, Diamantidis, lo stesso Sergio Llull – che hanno preferito trascorrere tutta la carriera nel Vecchio Continente e affermarsi come stelle incontrastate della pallacanestro. E ci sono anche quei giocatori che hanno voluto tentare l’avventura NBA, ma che dall’America sono stati respinti soprattutto a livello fisico, come nel caso di Spanoulis e Navarro, che hanno deciso di tornare a giocare in Europa.

Ci sono anche altre eccezioni, come quella di Sergio Rodriguez, funambolico playmaker appena annunciato dal CSKA Mosca che ha dimostrato di potere giocare in NBA e anche con un ruolo di impatto, ma che ha preferito tornare in EuroLega, dove ha dimostrato di essere un fuoriclasse assoluto. La sicurezza di un contratto importante, l’ambizione di vincere tutto a livello europeo e la possibilità di farlo in una delle migliori quattro squadre d’Europa sono state motivazioni molto forti che hanno convinto lo spagnolo a fare il percorso inverso, permettendo ai tifosi di ammirare le sue prodezze. Anche la sua è stata una scelta di vita, la certezza del Vecchio Continente ha prevalso sulle incertezze che avrebbe avuto in NBA: perché è vero che il sogno americano è affascinante, ma al tempo stesso per un europeo può essere un rischio.

Il trend comunque resta segnato, l’Europa è una terra di conquista. Con qualche eccezione.

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