Gigi Datome – il fuoriclasse silenzioso

Il giocatore del Fenerbahce è uno dei migliori interpreti del suo ruolo in Europa, scopriamo quali sono e caratteristiche che lo rendono indispensabile per i turchi.

di Massimo Mattacheo, @MaxMattacheo

Parlare di Luigi Datome significa discutere di un giocatore unico nel panorama europeo, fondamentale nello scacchiere tattico voluto da Obradovic per il suo Fenerbahce. Non un realizzatore micidiale, né un difensore strabiliante, ma indispensabile per i turchi nella ricerca di quella prima storica EuroLega che permetterebbe a Zelimir di scolpire ancora di più il suo nome in quello delle leggende di questo sport.

L’importanza del giocatore italiano è parsa fuori di ogni dubbio fin dal suo arrivo ad Istanbul in una squadra ricca di talento ma alla ricerca di un’amalgama e una chimica da trovare in fretta: l’inizio della passata stagione ha visto qualche scivolone europeo di troppo – necessario comunque in un processo di crescita e di conoscenza di una squadra nuova per molti elementi – che ha poi portato il Fener fino a giocare l’atto finale a Berlino, perso solo al supplementare contro il CSKA Mosca.

Datome si è inserito fin da subito nel roster di Obradovic: reduce da una esperienza in NBA abbastanza fallimentare – spazio quasi nullo per lui a Detroit, pochi scampoli di gara a Boston – è stato bravo a rimettersi in gioco in Europa, a dimostrare a tutti quale fosse la sua dimensione internazionale e a fornire una serie di prestazioni convincenti. Spesso inserito nel quintetto iniziale, ma – ancora più importante – in quello che concludeva le partite, Gigi si è inserito in punta di piedi e in silenzio, lasciando parlare il campo, da vero fuoriclasse.

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L’impatto dell’ala italiana nella passata stagione è andato ben oltre i freddi numeri: Datome non è un giocatore da statistiche, non ha bisogno di prendersi troppi tiri per essere decisivo. Ma quando la partita si fa tesa, i canestri contano, Gigi c’è sempre: leggendo gli scout, i fogli delle statistiche, si può vedere come sia difficile trovare una singola voce che il numero 70 del Fenerbahce non sia stato in grado di riempire.

La squadra ha conquistato il titolo di campione di Turchia nella passata stagione, al termine di una finale molto tirata e combattuta contro l’Anadolu Efes: a testimonianza della grande stagione di Datome, è stato lui scelto come MVP della Finale.

L’uscita di Hickman e l’entrata di Nunnally – maggiore talento offensivo, minore capacità difensiva per l’ex Avellino rispetto al predecessore – è stato l’unico movimento di mercato significativo per un Fenerbahce desideroso di cancellare la delusione di Berlino e pronto a dare l’assalto al titolo continentale inseguito negli ultimi anni. A Datome l’estate ha portato una delusione tremenda, la mancata qualificazione dell’Italia alle Olimpiadi di Rio – giocando il Preolimpico in casa, a Torino – e lo ha motivato ulteriormente, con il desiderio di cancellare quanto la passata stagione gli abbia riservato a livello di club.

La stagione europea della squadra di Obradovic, fino a questo momento, ha subito una serie di alti e bassi notevoli, alternando serie di vittorie ad altre di sconfitte in rapida successione. E lo stesso rendimento di Datome è lo specchio di quanto fatto finora dai turchi: 10.7 punti di media (e 10 gare in doppia cifra) nelle 17 vittorie finora conseguite, soli 8 punti di media (e 4 gare in doppia cifra) nelle 9 sconfitte. Spesso si dice che i numeri non mentono mai, e nel caso dell’italiano non fanno eccezione: sono decisamente inferiori nelle partite perse rispetto che in quelle vinte.

E quindi si può dire come Datome possa rappresentare il vero equilibratore del Fenerbahce, un giocatore capace di esaltarsi nei momenti più belli, ma al tempo stesso in difficoltà insieme alla squadra quando le cose vanno male. L’italiano è uno dei leader riconosciuti della squadra di Obradovic – una formazione che può contare su un talento sconfinato ma che ha nei collanti i giocatori chiave – e il suo impatto sulle partite risulta determinante.

L’allenatore serbo conosce le sue qualità e lo ha trasformato in uno dei killer cestistici, insieme a Bogdanovic e Sloukas, del suo Fenerbahce: nei momenti decisivi, quando la palla scotta e c’è la necessità di fare una cosa utile alla squadra – un rimbalzo, un passaggio, un canestro, un tagliafuori – Datome è pronto a rispondere presente, e spesso non tradisce. Con Sloukas e Bogdanovic tormentati da infortuni vari nel corso di questa stagione, il numero 70 ha assunto un ruolo di ancora maggiore rilievo, elevando il suo rendimento in modo esponenziale nelle ultime uscite, che hanno visto il greco assente per problemi fisici. Troppo importante difendere il quarto posto – che significa vantaggio del fattore campo nei playoff – per arretrare di un metro il proprio rendimento, necessario per i turchi per ottenere il miglior piazzamento possibile.

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A Gigi l’umiltà non è mai mancata, ed è stato questo uno dei punti di forza della sua carriera: consapevole delle sue qualità – pregi e difetti del suo gioco – non ha mai espresso un concetto sopra le righe e ha sempre preferito fare parlare il campo piuttosto che le voci. Agire, questa è una parola chiave per capire il mondo di Datome: un giocatore che sa sempre cosa fare, dotato di un’intelligenza cestistica sopra la media e in grado di rendersi sempre utile.

Il vero salto di qualità Datome lo ha compiuto nel momento in cui è arrivato in Turchia dopo l’esperienza americana: cresciuto in Italia fino a diventare MVP del campionato e realizzatore di primo rango, ha saputo evolvere il proprio gioco a seconda della necessità della sua squadra. Un salto di qualità avvenuto in primis a livello mentale, agevolato dalla mente sopraffina di Obradovic che lo ha messo fin da subito nelle migliori condizioni per esprimersi, ma portato avanti dallo stesso Datome, che ha capito di non potere essere il primo violino in una squadra ad altissimi livelli e ha saputo ridisegnarsi come un giocatore unico nel panorama europeo.

Unico perché non ci sono squadre che possano contare in roster un giocatore come Gigi: capace di essere leader pur senza alzare la voce, rispettato e riconosciuto da compagni e avversari come una pedina chiave nello scacchiere turco, Datome è pronto a essere ancora una volta decisivo. Perché un vero leader sa quando è il momento di salire in cattedra, con l’ambizione di vincere e convincere.

I trionfi di squadra, ai massimi livelli sono l’unica cosa che per ora manca a Luigi Datome, il vero grande fuoriclasse silenzioso d’Europa.

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