Intervista a Luigi Lamonica: “Le difficoltà di Milano conoscibili solo per chi è all’interno della società. Eurobasket itinerante? Formula che apprezzo”

Abbiamo incontrato uno dei migliori fischietti degli ultimi anni, che ci ha parlato di alcuni aspetti della stagione di Eurolega, dei Eurobasket 2017, e del momento difficile del basket italiano.

di Marco Di Egidio

Dopo aver calcato i campi di serie A per ben 23 anni, superando le 500 partite arbitrate, da questa stagione il basket italiano ha dovuto fare a meno, per raggiunto limite di età, del fischietto di Luigi Lamonica. Non sorprende di certo che uno dei migliori arbitri in assoluto degli ultimi vent’anni continui a dirigere partite di club in Eurolega e di nazionali ad Eurobasket, Mondiale e Olimpiadi. Sorprende un po’, invece, che lo si incontri da spettatore ad una partita di serie B italiana (Teramo-Cassino), lui che è abituato ad avere a che fare con palcoscenici di ben altra caratura: evidentemente per certe persone la palla a spicchi affascina in qualunque sua manifestazione. Noi, comunque, ne abbiamo approfittato per fargli alcune domande riguardanti situazioni che lui può vivere in prima persona.

– Il cammino di Milano in Eurolega, rispetto a quelle che erano le aspettative, è stato assolutamente deludente finora. Ai risultati negativi si sono aggiunti una serie di grane societarie che hanno portato, tra le altre cose, alla cessione in prestito di Alessandre Gentile. Quali pensi siano i motivi a monte di questa situazione?

Per chi non è dentro la società è impossibile sapere quale siano i reali problemi, di certo c’è che finora gli obiettivi dichiarati in estate sono ben lontani dall’essere raggiunti. L’Eurolega di quest’anno sembra essere particolarmente equilibrata. Ci sono almeno 10 squadre in una manciata di punti, questo significa che una vittoria o una sconfitta può cambiare tutto a livello di morale di squadra. Milano ha, quindi, ancora il tempo per poter raddrizzare il proprio percorso nella competizione.

– Come già successo nel 2015, anche Eurobasket 2017 sarà itinerante, con gironi a Helsinki, Tel-Aviv, Cluj e Istanbul, dove si giocherà anche la fase finale. Sei soddisfatto di questa formula o preferiresti tornare ad un europeo in una sola Nazione?

Devo ammettere che ad inizio Eurobasket 2015 ero scettico su questo sistema, poi successivamente mi sono ricreduto. La formula convincente. Io capitai ad arbitrare il gruppo di Zagabria, per poi andare nella fase finale a Lille. Ho notato da subito grande entusiasmo nell’ambiente, in una nazione come la Croazia che comunque vive di pallacanestro da sempre. La separazione dei gironi in città diverse è un vantaggio sotto vari punti di vista: prima di tutto a livello organizzativo è tutto più facile, ti ritrovi a dover gestire una sorta di mini torneo di una settimana nella quale puoi potenzialmente fare tutto esaurito ad ogni partita. Inoltre permetti di snellire in termini di tempo il torneo giocando molte più gare in contemporanea, fattore che diventa determinante considerando che il prossimo europeo sarà il primo a 24 squadre.

– Parliamo un po’ di Italia: cosa pensi della situazione attuale della Serie A, anche alla luce del fatto che la partita più seguita in tv finora è stata una partita di A2, ovvero il derby di Bologna?

Credo sia fisiologico che una partita come il derby di Bologna, pur essendo stato il primo in A2, sia seguitissimo, anche perché mancava da 8 anni ormai. Oggi come oggi la A2 è un campionato bello da vedere ed è anche ben organizzato. Apprezzo molto le regole sugli stranieri e il mercato in generale: c’è chiarezza ed è fatto in modo che le squadre puntino sui giovani senza compromettere gli obiettivi. In serie A invece l’apertura del mercato porta ad un disinnamoramento del tifoso, che vede la propria squadra rivoluzionata da un anno all’altro, giocatori che vanno e vengono. Ottima anche la scelta di creare LNP Pass: credo che lo streaming delle partite faccia parte del futuro della pallacanestro, nel campionato tedesco lo usano già da anni. Qui in Italia c’è ancora tanto da lavorare per arrivare a quei livelli di servizi, ma siamo sulla strada giusta.

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