L’EuroLega, il calendario e i campionati nazionali: dove sta la verità?

A cinque turni dai Playoff si può cominciare a ragionare definitivamente sulle novità continentali e sull’impatto dei tornei nazionali sulle squadre di EuroLega.

di Alberto Marzagalia

Lo abbiamo detto ormai allo sfinimento: il nuovo format voluto da Bertomeu ci avrebbe dato indicazioni molto importanti per il futuro, nonché una serie di valutazioni del tutto inattese per il mondo del basket europeo.

Vi sono cinque punti fondamentali che hanno inciso pesantemente sulla stagione dei 16 club di EuroLega, indipendentemente dai tornei nazionali che andremo ad analizzare.

Il numero di partite, con cinque doppi turni del tutto inediti, i viaggi continui, che non hanno lasciato spazio agli allenamenti veri e propri, gli infortuni causati da questi ritmi, mai tanti come quest’anno, l’adattamento dei coach ad una nuova intensità ed a più ampie rotazioni, improponibili agli stessi livelli del passato su così tanti impegni,  e l’impatto dei big match, praticamente continui per tutta la stagione, almeno 6-7 al mese per ognuna di queste squadre.

Credo sia importante sottolineare soprattutto l’impatto dei viaggi.

Un preparatore di assoluto livello come Giustino Danesi mi disse ad inizio stagione come questo fosse uno dei problemi principali da affrontare. Stress fisico e mentale causato da continui spostamenti, impossibilità di avere un programma comune a tutta la squadra e, di conseguenza, la necessità di lavorare a gruppi ristretti e separati, con esigenze nuove e differenti pressochè ogni giorno.

Ritengo che gli spostamenti con aerei privati siano il futuro anche da noi, poiché quanto possa contare un rientro nella notte dopo la gara ed un sonno nel proprio letto, piuttosto che lunghe attese per aerei di linea i cui orari non combaciano con le esigenze della squadra, è chiarissimo a tutti.

A questo si lega ed aggiunge il concetto di intensità, che in Europa resta molto più alto di quello NBA. Vero che là le partite di “regular season” sono 82, ma altrettanto vero che moltissime di quelle 82 sono giocate, almeno per tre quarti, a ritmi e richieste dalla panchina assai inferiori a quelle abituali del vecchio continente.

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Per essere chiari è impensabile paragonare quanto chiede un Obradovic ai suoi sui 40 minuti, rispetto a quanto un top coach NBA chiede ai suoi sui  loro 48.  A partire dalla difesa che, sia fisicamente che mentalmente, qui non può mai mancare, diversamente da quanto avviene nelle lega americana per lunghissimi tratti di gara.

Credo altresì che quella sorta di “gentlemen agreement” che prevede, in NBA, i panchinari in campo in determinati momenti delle gare (secondo periodo ed inizio del quarto su tutti) possa diventare, magari non nel breve, situazione comune in Europa, sebbene sia molto complicato per mentalità.

Ma oltre a tutte queste considerazioni, quale peso hanno avuto i tornei nazionali, che rendono il quadro ancor più differente rispetto a quanto avviene in NBA? Sono di livello così inferiore rispetto alla massima competizione europea?

La Spagna divide sicuramente con la Turchia il primato per il campionato di livello più alto.  Basti pensare ad ottime squadre come Andorra e Bilbao, in lotta per l’ultimo spot playoff.

Il Real Madrid, primo in EL (19/6) , è secondo dietro al “miracolo” Tenerife, con un record di 16/6, sconfitto da ben 4 squadre (Tenerife stessa, Malaga, Gran Canaria e Betis) che non siano le compagne di viaggio europeo (Baskonia e Barça, vincenti comunque in casa contro i blancos in ACB). 86 punti segnati e 76,9 subiti contro gli 87,2 e 79,5 europei.

Il Baskonia è quarto (16/7) in patria e quinto (14-11) in EL. Sconfitto anche da una squadra di seconda fascia come Manresa (oltre a Tenerife, Gran Canaria, Malaga, Valencia e Barça due volte), il differenziale punti nazionale dice 85/78,2  e 81/79,6 in Europa.

Il Barcellona è più indietro sia in ACB (sesto, 15/7) che in EL (undicesimo con 10/15). Rispettivamente a 82,5/77,6 e 72,3/75,9 la situazione punti segnati/subiti: notevoli i dieci punti in meno a referto durante la settimana.

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In Turchia comanda il Fenerbahce (19-2), sconfitto solo da Usak Sportif e Tofas Bursa, in quelle prove definite da Obradovic “inaccettabili per atteggiamento”.  Il 16/9 europeo dice quarto posto, dove si segnano 5,7 punti in meno rispetto alla TBL, subendone 1,9 in più (75,2).

L’Efes è secondo con lo stesso record, ma paga un 13/12 in Europa che lo pone  in piena lotta per i Playoff. Le due sconfitte sono arrivate da Banvit e Fenerbahce. Impressionano gli 84,6 subiti in EL rispetto ai 71,5 di TBL: quasi simile il dato offensivo (86,2 ed 84,6).

Scorrendo la classifica turca troviamo il Darussafaka di Blatt, 14/7 ma rovesci importanti con Besiktas e Tofas, oltre all’Efes ed ai soliti Banvit e Fenerbahce (0-2 con entrambe). 80,7/73,5 e 78,8/79,6 i differenziali nazionali ed europei. Anche qui, notevole il dato dei punti subiti.

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Il Galatasaray, sesto con un record di 12/9 in TBL, è quattrodicesimo con 8-17 in EL.  Segna praticamente gli stessi punti, ma ne subisce parecchi in più fuori dai confini (83,3 contro 77).  La pessima stagione, anche in Turchia, ha visto gli uomini di Ataman sconfitti perfino da squadre minori come Istanbul BBL, Gaziantep e Pinar.

Il torneo greco vede corsa a due: la probabilissima finale resterà di altissimo livello, questione tra Oaka e Pireo, oggi separate dalla sola differenza canestri a favore dei “reds”, con egual record di 20-1 e derby equamente divisi. Notevolissimo il dato difensivo della squadra di Sfairopoulos, che subisce solo 65,2 entro i confini, contro i 73,5 europei, dove resta la miglior organizzazione difensiva ormai da anni. Lo stesso Pana è a 64,8 contro 75,5 subiti.

Oly terzo a 18/7, saldamente tra le prime di EL, mentre il Pana, sesto a 14-11 necessita di un ultimo sforzo per agguantare la post season. Il derby nei Playoff è ipotesi non remota.

Forse sottovalutato il livello del torneo russo, dove Zenit, Khimki, Kuban ed UNICS sono duri banchi di prova per la corazzata CSKA, comunque dominante ovunque giochi. In patria proprio Zenit e Kuban hanno superato la squadra di Itoudis, che  segna in ogni caso con grande frequenza, sia in Russia (92,9) che fuori (87,6), dove però subisce 79,1 punti a serata contro i 75,8 della VTB.

Già otto le sconfitte dell’UNICS, quinto (12/8), così come relegato a fondo classifica in Europa (sedicesimo a 7/18). Grande la differenza offensiva, che crolla fuori dai confini a 76,8 contro gli 89,8 in patria, mentre la differenza nei punti subiti è minore, addirittura maggiore  in patria (84,8 contro 81,8).

Di queste undici squadre analizzate, solo Unics, Barcellona e Galatasaray sono ampiamente fuori dai giochi europei: quasi tutte le altre sono saldamente ai Playoff o comunque in lotta (una sola potrebbe essere esclusa a favore di Stella Rossa o, quasi impossibile, Zalgiris).

Per i catalani può valere la scusante infortuni, tremendi e continui, sebbene la qualità, mostrata anche in patria, sia stata di bassissimo valore (ma in un campionato assai competitivo).

Questo rende di molto peggiore la stagione di chi, come quattro delle restanti cinque (Maccabi, Olimpia, Zalgiris e Bamberg), esclusa solo la miracolosa Stella Rossa, gioca in tornei nazionali del tutto minori.

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Se per i serbi di Radonjic basterebbe quanto fatto finora a definire straordinaria la propria campagna europea e nazionale (record all-time in ABALIGA con 25-1, semifinale alle porte con il Buducnost e probabile finale contro la vincente di Cedevita-Partizan), vista l’unica sconfitta in patria nel derby esterno col Partizan, per gli altri non si può che parlare di mancato sfruttamento del vantaggio di un campionato più semplice.

Mentre Maccabi, EA7 e Zalgiris comandano nei rispettivi tornei nazionali, il Bamberg è al momento secondo, in attesa del ritorno con l’Ulm capoclassifica dei soli USA in quintetto.

Praticamente mai in lotta in Europa, dove sono saldamente tra le ultime, i numeri ne attestano grandissime difficoltà.

Da un Maccabi che segna solo 78,6 punti contro gli 87,1 nazionali, ad un’Olimpia che ne subisce 88,4 contro i 78,8 della LBA, passando per un Bamberg saracinesca in patria (68) e ben diverso in EL (79,7) ed uno Zalgiris simile (67,7 contro 79,6), la situazione è comunque molto negativa.

La partecipazione a campionati più “leggeri” avrebbe  dovuto garantire una maggior freschezza, e quindi competitività, a quasi tutte queste squadre, cosa praticamente mai avvenuta. Si impone una profonda riflessione sulla costruzione e gestione dei roster, poiché forse solo UNICS e Zalgiris partivano, sulla carta,  senza reali possibilità di Playoff. Ecco perché forse, da questo elenco sarebbe lecito togliere i lituani del grande Jasikevicius.

E tale livello dei tornei nazionali è attestato, su tutto, dal differenziale punti di Bamberg e Zalgiris, rispettivamente +17,75 e +16,3: sfide di tutto riposo, null’altro.

Come abbiamo detto, la stagione che volge al termine del round robin ci avrebbe dato indicazioni importanti ed una di quelle è certamente rappresentata dalla netta divisione attuale tra 9 (forse 10) squadre competitive e le altre ben lontane.

Questo netto divario potrebbe acuirsi in considerazione delle attuali sfidanti di Eurocup, dove nomi come Valencia, Kuban od Hapoel potrebbero avere i numeri per poter far molto bene in un’eventuale Eurolega 2017/18: già oggi sono meglio di molte delle ultime del massimo torneo.

Ma qui entrano in gioco valutazioni politiche che esulano dalle nostre attuali considerazioni.

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