Milano, ora è crisi vera. Un’involuzione che non conosce fine

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Fischi. Assordanti. Il pubblico del Forum non ha gradito l’ennesima prestazione incolore dell’Olimpia Milano in EuroLega e ha espresso il proprio disappunto al termine della disfatta contro il Panathinaikos. La gara di stasera è solo l’ultima in ordine cronologico in cui la squadra di Repesa ha palesato evidenti difficoltà nel reggere contro gli avversari, subendo parziali devastanti e non essendo in grado di esprimere un gioco corale efficace che permetta di rimanere a contatto.

I giocatori sembrano scollati, ognuno pensa a se stesso, anche quasi a volere giocare contro l’allenatore. Come se fosse Repesa la causa di tutti i mali della squadra. Vero che l’allenatore croato può avere colpe nelle sconfitte, ma da qui a chiedere la sua testa ce ne passa: invece, con una serie di prestazioni incolori e a tratti angoscianti contro avversari più o meno alla portata, sembra che il messaggio che i giocatori vogliono lanciare alla proprietà e allo staff dirigenziale sia quello: ‘via Repesa’ per provare a cambiare la rotta.

Eppure la stagione era iniziata in maniera positiva: le vittorie nelle prime due gare contro Maccabi e Darussafaka, seppure ottenuto soffrendo nel finale, sembravano potere indirizzare in un certo modo la stagione di Milano. Un gioco corale frizzante, un attacco in cui erano diversi i giocatori coinvolti, in un sistema in grado di valorizzare le individualità e di cavalcare gli uomini più in forma. La difesa non aveva entusiasmato nemmeno allora, ma ad inizio stagione poteva essere comprensibile avere bisogno di tempo per oliare i meccanismi.

Le successive sconfitte contro Olympiacos e Real, che avrebbero potuto davvero svoltare la stagione in caso di successi, hanno aperto invece un periodo nero, che ha visto l’Olimpia trionfare solo in due delle successive nove partite europee, un trend negativo che non sembra trovare rimedio. La gara con Bamberg, persa al supplementare dopo avere dilapidato un +17 nel primo tempo, ha privato la squadra di tutte le certezze che aveva acquisito fino a quel momento: il gioco corale sembra essere quasi sparito, Sanders è il go-to-guy nelle difficoltà ma non può essere sempre al massimo e molti giocatori hanno cominciato a rendere al di sotto delle aspettative.

L’addio recente di Alessandro Gentile, che ha scelto proprio il Panathinaikos per proseguire la carriera, non poteva e non può essere considerato come la risoluzione di tutti i mali che hanno afflitto la squadra, anzi, un elemento del suo talento avrebbe potuto fare comodo in un contesto diverso. La situazione che si è venuta a creare a Milano, con il giocatore che in estate sembrava pronto a lasciare salvo poi fare dietrofront ha creato forse qualche difficoltà anche ai compagni. Gentile non stava disputando sicuramente la migliore stagione in carriera sia a livello numerico sia a livello di impatto, ma il suo contributo alla squadra è rimasto di buon livello.

La scelta di lasciare è stata presa di comune accordo, ma sono anche altri i giocatori sotto osservazione: un rendimento deludente da parte di alcuni dei grandi acquisti estivi ha complicato, o forse compromesso, il cammino europeo di Milano, ora in fondo alla classifica con il record di 4 vinte e 9 perse e chiamata ad un’impresa per risalire la china. L’avversario del prossimo turno è il Barcellona, al momento appena sopra in classifica: un successo potrebbe ridare vigore ed entusiasmo ad un gruppo che sembra averlo perso.

E se il talento, la profondità e l’atletismo sembrano essere sufficienti per arrivare fino in fondo in tutte le competizioni in Italia, la squadra sembra avere fallito nel salto di qualità a livello europeo. In una competizione come l’EuroLega, così spietata che ogni sconfitta può essere fatale a fine anno, Milano ha avuto un ottimo approccio ma si è sciolta e slegata alle prime difficoltà, entrando in un vortice complesso da giustificare e che ha portato a risultati deludenti.

Invertire la rotta ora è difficile, il cammino è arduo, ma non deve mancare l’orgoglio: questa squadra ha le potenzialità per uscire dal momento. Ma adesso è crisi vera e sembra non vedersi la luce in fondo al tunnel: serve un cambio di rotta immediato, a partire da venerdì, perché altrimenti potrebbero essere tante le serate come quella di stasera, in cui i fischi dei tifosi sono il rumore di sottofondo più evidente.